Direttiva EPBD, riqualificazione degli edifici esistenti



01/04/2026 – La grande sfida della nuova Direttiva EPBD passa soprattutto dagli edifici esistenti: non sarà in alcun modo possibile raggiungere l’ambizioso traguardo di un parco edilizio decarbonizzato al 2050 senza intervenire e riqualificare l’esistente.
 
Tuttavia, le criticità e le barriere di certo non mancano: saranno necessari ingenti investimenti, che in parte potranno essere sostenuti da fondi pubblici, ma che comunque richiederanno uno sforzo anche da parte dei cittadini. Operazione non certo semplice, se consideriamo anche il momento economico non proprio florido e le incertezze odierne sul piano geopolitico.
 
Di questo si è parlato lo scorso 25 marzo, in occasione della Fiera MCE di Milano, nella tavola rotonda, organizzata dal CTI, dedicata alla EPBD, la Direttiva Europea sull’efficienza energetica degli edifici. Si è rivelata un’occasione di confronto molto interessante e, visto l’alto livello dei relatori presenti, sono scaturiti diversi spunti di riflessione che cercheremo di condensare in questo articolo.
 
Al tavolo sono intervenuti: Nicolandrea Calabrese (Enea), Vincenzo Corrado (Politecnico di Torino), Virginio Trivella (Ance), Valeria Erba (Anit), Nicolas Merlini (Anima), Massimiliano Magri (Anie), Stefano Cervi (Cnpi) e Diego Prati (Cna).
 
Abbiamo chiesto il parere degli esperti del settore, in particolare sulla fattibilità e sulle concrete possibilità di raggiungere tutti questi obiettivi. Qual è la strada migliore? Quali gli ingredienti per cercare di superare le criticità? Di seguito una sintesi delle principali evidenze emerse.
 

Direttiva EPBD, il recepimento nazionale

Innanzitutto, il punto della situazione: la direttiva EPBD andrebbe recepita dai vari Paesi Membri entro maggio 2026. In Italia, è inutile negarlo, siamo leggermente in ritardo sulla tabella di marcia. Anche se ormai pronto, non è ancora stato consegnato alla Commissione Europea il piano di ristrutturazione.
 
Ma siamo in buona compagnia: anche altri importanti Paesi come Francia e Germania sono in ritardo. Per tale motivo si è aperta una procedura di infrazione, che comunque potrebbe rientrare a breve proprio con la consegna del piano.
 
È comunque opportuno considerare, come attenuante, che recepire una Direttiva come questa non è certo un’operazione banale. Gli obiettivi vanno attentamente calibrati, poiché le risorse da mettere in campo sono ingenti (si parla di un ordine di grandezza di decine di miliardi di euro ogni anno). Va quindi considerata una molteplicità di fattori al fine di raggiungere l’ottimo dal punto di vista del rapporto costi-benefici.
 
Il recepimento molto probabilmente sarà costituito da un decreto legislativo prima e da diversi decreti attuativi successivi. Sono diverse le novità che ci aspettano, a partire da una revisione dei requisiti minimi (che la Direttiva chiama MEPs) e dell’APE.
 
Anche la scelta degli indicatori potrebbe cambiare: secondo quanto scritto nella Direttiva e nelle relative linee guida uscite nel 2025, ci si potrebbe orientare sull’utilizzo dell’energia primaria totale come principale indicatore di performance. Anche il meccanismo dell’edificio di riferimento potrebbe essere messo in discussione a favore di classi cosiddette “fisse”.
 
Tornando a parlare di requisiti minimi, è chiaro che quelli che forse destano più preoccupazione sono le soglie del 16% e del 26% sugli edifici non residenziali. Questi, infatti, saranno requisiti puntuali che scatteranno per gli edifici esistenti più energivori.
 
Per gli edifici residenziali, invece, è previsto l’innalzamento progressivo della performance media dell’intero patrimonio edilizio, con un trend che dovrà essere monitorato per verificare che sia in linea con gli obiettivi.
 
Come già anticipato, saranno necessari investimenti ingenti che però saranno sostenuti da incentivi e detrazioni: per gli edifici non residenziali, principalmente il Conto Termico, mentre per i residenziali le detrazioni fiscali per l’efficienza energetica e il cosiddetto Bonus Casa.
 
Non dimentichiamo, inoltre, di avere una visione ampia sugli obiettivi del Paese. La Direttiva EPBD deve essere analizzata a fianco delle Direttive EED sull’efficienza energetica e RED sulle fonti rinnovabili. Queste tre Direttive, infatti, sono i pilastri della strategia europea sull’energia e il clima.
 

Direttiva EPBD, il ruolo della normativa tecnica

Nel contesto dell’EPBD, la normativa tecnica ha sempre giocato un ruolo molto importante definendo la metodologia di calcolo delle prestazioni energetiche degli edifici. Anche con il recepimento della nuova Direttiva sarà lo stesso. È infatti in fase di finalizzazione il nuovo quadro di norme (nazionali ed europee) che supporteranno il recepimento nazionale.
 
Una delle principali novità potrebbe essere costituita dal metodo dinamico orario. Tale metodo, anche se semplificato rispetto ad altri algoritmi di simulazione, costituisce comunque un notevole passo avanti rispetto all’attuale metodo mensile. Si ritiene che il passaggio al metodo orario sia condizione necessaria per valutare correttamente e più realisticamente alcuni aspetti, come il raffrescamento e l’interazione tra fabbisogni e produzione in loco da rinnovabili.
 
Ma questo passaggio non deve spaventare i professionisti: gran parte della complessità verrà assorbita dagli applicativi di calcolo e il numero di input e, in generale, la modellazione e la descrizione dell’edificio non richiederanno oneri aggiuntivi rispetto ad oggi.
 

Direttiva EPBD, il settore edile è pronto?

La sfida della decarbonizzazione del patrimonio edilizio richiede una trasformazione profonda, ma l’attuale ecosistema presenta forti limiti strutturali. Le imprese sono pronte, ma servono regole: il settore sa adeguarsi alla domanda (come dimostrato di recente), ma senza regole chiare la qualità scade. Le imprese serie chiedono sistemi di qualificazione e una crescita costante, senza scossoni improvvisi.
 
La direzione della decarbonizzazione è corretta, ma gli obiettivi quantitativi non sono raggiungibili con l’assetto attuale. La tecnologia c’è, e questa è una buona notizia, ma serve adoperarsi per ristrutturazioni profonde: non ci si può affidare solo alle fonti rinnovabili trascurando l’efficienza globale.
 
Bisogna applicare il principio Energy Efficiency First (prima l’efficienza energetica). La direttiva chiede interventi ‘profondi e sistemici’ che uniscano l’efficienza a sicurezza sismica, antincendio, accessibilità e salubrità. Questo aumenta i costi, ma rappresenta una straordinaria leva di politica industriale per il Paese.
 
Ma come superare le barriere? Il patrimonio immobiliare italiano è troppo eterogeneo per essere affrontato con una strategia unica. I veri ostacoli sono la frammentazione delle proprietà, i processi decisionali complessi (specialmente nei condomini) e le diverse capacità di spesa. Poiché le risorse sono limitate, non si può fare tutto subito. Serve una segmentazione del patrimonio e una scala di priorità basata su criteri oggettivi (consumi, capacità economica, ecc.).
 
Gli incentivi pubblici da soli potrebbero non bastare. Occorrerà:

  • Spingere a livello europeo per una green golden rule (scorporare gli investimenti green dal calcolo del deficit).
  • Mobilitare la finanza privata (in linea con la Clean Energy Investment Strategy della Commissione del 10 marzo 2026).
  • Introdurre strumenti come i TLTRO verdi della BCE e trattamenti prudenziali agevolati per i prestiti green.
  • Riformare il Fondo Nazionale per l’Efficienza Energetica trasformandolo in una piattaforma stabile di garanzie e contributi.

 
A livello del singolo edificio, non dimentichiamo il ruolo che potrebbe avere il passaporto di ristrutturazione: questo strumento può guidare i proprietari in una sequenza ordinata e logica di interventi nel tempo, evitando sprechi o blocchi futuri.
 

Direttiva EPBD, gli interventi sull’involucro

Il principio dell’efficienza energetica al primo posto prevede innanzitutto che si abbassino i fabbisogni dell’edificio. Per fare questo, considerando due tra i servizi energetici più importanti come il riscaldamento e il raffrescamento, occorre intervenire sull’involucro isolando le superfici disperdenti. Tuttavia, questi sono tra gli interventi più onerosi dal punto di vista dell’investimento iniziale e complessi tecnicamente.
 
Due sono le principali leve per superare le barriere: da un lato un’analisi economica che non tenga conto solo ed esclusivamente del tempo di ritorno, ma del valore generato lungo tutta la vita utile (che per i sistemi a cappotto è intrinsecamente molto più lunga rispetto ad altre tipologie di interventi).
 
Dall’altro lato, occorre considerare anche altri benefici che possono scaturire da questo tipo di interventi: il maggior comfort derivante da un aumento della temperatura media radiante, la risoluzione di problemi di condense e muffe nei ponti termici, le sinergie che possono scaturire dall’accoppiamento con impianti a bassa temperatura e potenzialmente più efficienti.
 

Direttiva EPBD, il ruolo degli impianti

Pensando agli impianti, viene spontaneo chiedersi quale sia la tecnologia migliore o comunque la più adatta a rispondere alle sfide della Direttiva. Anche in questo caso, non è facile dare una risposta univoca. Da un lato, è abbastanza ovvio che la direzione è quella della maggiore efficienza energetica e dell’utilizzo di fonti rinnovabili.
 
Tuttavia, nella maggior parte dei casi la tecnologia migliore è quella più adatta all’edificio e al contesto in cui ci si trova. Non esiste quindi una soluzione preconfezionata che vada bene ovunque, bensì una molteplicità di configurazioni che si possono proporre a seconda dei casi. In tal senso il ruolo del progettista e dei professionisti del settore è fondamentale.
 

Gestione, controllo e monitoraggio

I discorsi sull’efficienza energetica non si esauriscono con la progettazione e l’installazione. Per minimizzare i consumi energetici nel tempo sono fondamentali il controllo e la regolazione. Durante la vita utile non solo degli impianti, ma dell’intero edificio, sono fondamentali i cosiddetti sistemi BACS (di automazione e controllo). Il sistema edificio-impianto deve essere progettato in modo da rispondere ai fabbisogni dell’utenza, ma per inseguire la fisiologica variabilità nell’utilizzo degli ambienti è necessaria un’adeguata regolazione.
 
Accanto alla regolazione, è altrettanto importante il monitoraggio. Sapere, quasi in tempo reale, quali siano i consumi dell’edificio permette infatti di mettere in atto azioni di taratura affinché non si abbiano sprechi di energia. Si parla spesso di edifici “smart”, anche se questo termine è spesso abusato e perde di significato. Esistono tuttavia norme e precisi criteri con cui identificare i diversi livelli di automazione e controllo dell’edificio e quindi distinguere i sistemi di regolazione più performanti.

Direttiva EPBD, i professionisti del settore

Tutto ciò che abbiamo detto sull’efficienza e sugli obiettivi della direttiva EPBD rimarrebbe solo sulla carta senza i professionisti del settore, intendendo sia le imprese e gli installatori, sia i progettisti. Spetta a loro dialogare con i cittadini per mettere in pratica nella maniera migliore quanto richiesto da leggi e regolamenti.
 
Sorge spontaneo chiedersi se, ad oggi, i professionisti siano per numero e per formazione adeguati a tali sfide. La risposta è affermativa, tuttavia non mancano le criticità. Sarà necessario puntare sulla formazione continua affinché gli operatori restino al passo con le novità regolatorie e di mercato. Oltre a ciò, è fondamentale garantire al cittadino professionisti qualificati, per far sì che i lavori siano davvero efficaci e non si alimenti sfiducia sui risultati.
 
Il tema è sicuramente molto attuale. Una riflessione andrebbe fatta anche sul DM 37/2008 per quanto riguarda gli installatori: questo Decreto, pur avendo costituito finora un valido riferimento, forse oggi andrebbe aggiornato per rispondere alle richieste dell’EPBD e delle Direttive RED e EED.
 
In estrema sintesi, gli obiettivi dell’EPBD sono senz’altro ambiziosi. Gli investimenti saranno considerevoli, ma puntare sull’efficienza energetica deve essere vista come una strategia vincente nel lungo periodo. L’ottimizzazione nell’uso delle risorse può arrivare solo da sinergie lungo tutta la catena del valore e dal dialogo tra i diversi attori del settore. Per tale motivo, anche occasioni di confronto come questa possono essere utili. Non ci resta quindi che attendere – si spera non troppo – per vedere e discutere nel concreto le modalità di recepimento nazionale di questa importante direttiva.
 




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 Roberto Nidasio – CTI Comitato Termotecnico Italiano Energia e Ambiente

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