Incentivi turismo 2026: fondi, spese e requisiti



28/04/2026 – Efficientamento energetico, accessibilità, digitalizzazione e smart building entrano nella fase operativa per le imprese turistiche.

Dopo la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale del decreto attuativo 16 marzo 2026 del Ministero del Turismo (Mitur), la misura da 109 milioni di euro è pronta a finanziare gli interventi privati per la riqualificazione delle strutture ricettive e lo sviluppo dell’offerta turistica nazionale, anche mediante interventi in grado di favorire la destagionalizzazione dei flussi e gli investimenti in chiave ESG (Environmental, Social, Governance).

L’avviso che definirà tempi, modalità di presentazione e criteri di selezione verrà emanato entro il 20 maggio 2026, con il supporto di Invitalia, soggetto gestore della misura, che si occuperà della ricezione, valutazione e approvazione delle domande, della concessione ed erogazione delle agevolazioni, dei controlli e del monitoraggio.

Le istanze andranno presentate attraverso una piattaforma informatica dedicata.
 

Incentivi turismo 2026, come funziona il Fondo

Il decreto attuativo fissa in 109 milioni di euro la dotazione disponibile della misura, di cui 59 milioni destinati ai contributi a fondo perduto e 50 milioni ai finanziamenti agevolati.

Il contributo diretto alla spesa può arrivare fino al 30% delle spese ammissibili, con un tetto di 4,5 milioni di euro, mentre il finanziamento agevolato può coprire fino al 70% delle spese

Percentuali diverse per specifiche tipologie di beneficiari o spese potranno essere definite con un futuro avviso, fermo restando che il contributo a fondo perduto o l’equivalente sovvenzione lordo dovranno rimanere nel limite del 50% dei costi ammissibili.
 

Chi può accedere alle agevolazioni

Possono presentare domanda gli operatori del settore turistico identificati dai codici ATECO 2025 indicati nel decreto

La platea comprende servizi di alloggio, tra cui alberghi, bed and breakfast, case vacanze, campeggi, villaggi turistici, glamping e marina resort, ma anche ristorazione, centri termali e benessere, parchi di divertimento e tematici, discoteche, stabilimenti balneari e attività di organizzazione di conferenze e congressi.

Sono inoltre ammessi i soggetti che, pur non avendo i codici ATECO elencati, dimostrino da almeno tre anni un fatturato prevalentemente turistico, oltre ai proprietari delle strutture che si avvalgano dei requisiti dei gestori con il loro consenso. 

Il piano di investimento può inoltre essere presentato in forma congiunta tramite Reti soggetto, iscritte alla Camera di Commercio da almeno tre anni e composte da non più di cinque imprese.
 

Requisiti soggettivi e condizioni di ammissibilità

Per ottenere gli incentivi turismo, le imprese devono essere iscritte al Registro delle imprese, risultare attive, non trovarsi in liquidazione volontaria né in procedure concorsuali, avere sede legale in Italia oppure una sede sul territorio italiano, se stabilite in UE o SEE (Spazio Economico Europeo), ed essere in regola con obblighi previdenziali, fiscali e assicurativi. Il decreto richiede anche che non si tratti di imprese in difficoltà e che non vi siano aiuti illegali non rimborsati.

Ogni soggetto, sia singolo sia partecipante a una rete, può presentare un’unica proposta di investimento. Nei gruppi imprenditoriali, ciascuna entità giuridica può presentare una domanda e, se il gruppo possiede più unità locali in comuni diversi, è possibile presentare una domanda per ciascuna unità, nel rispetto del tetto complessivo di progetto fissato dal decreto.
 

 

Quali interventi sono ammissibili

Le spese ammissibili comprendono interventi per il miglioramento dell’efficienza energetica degli immobili o di loro porzioni autonome, purché asseverati nel progetto di investimento e coerenti con le condizioni previste dal Regolamento GBER (General Block Exemption Regulation).

Tra gli interventi edilizi e impiantistici esplicitamente richiamati figurano coibentazione dell’involucro, sostituzione di serramenti e superfici vetrate, pareti ventilate, giardini verticali, tetti verdi, sistemi schermanti e climatizzazione passiva, efficientamento dell’illuminazione e dei sistemi interni, riduzione dei consumi idrici, sostituzione delle caldaie e sistemi di climatizzazione a zone con sensori e attuatori per il controllo intelligente.

Consentiti anche rimozione e smaltimento dell’amianto se strettamente funzionali all’intervento, ripristino anche strutturale di edifici crollati o demoliti attraverso ricostruzione, purché sia accertabile la preesistente consistenza, e installazione di pergotende bioclimatiche. Sono ammesse anche sostituzioni di pavimenti, rivestimenti o tamponature interne con materiali sostenibili provenienti da fonti rinnovabili.
 

Rinnovabili, digitalizzazione e smart building

Il decreto include anche impianti e attrezzature destinati a ridurre l’inquinamento o adattare i metodi di produzione alla tutela ambientale. Rientrano tra questi gli impianti integrati per la produzione di energia da fonti rinnovabili, come fotovoltaico, solare termico, geotermia e pompe di calore, oltre ai sistemi di accumulo e agli investimenti in tetti verdi e sistemi di ritenzione e uso dell’acqua piovana.

Sul fronte della digitalizzazione, gli incentivi finanziano apparecchiature per la digitalizzazione degli edifici e per aumentarne la predisposizione all’intelligenza artificiale, compreso il cablaggio passivo interno, il cablaggio strutturato, la building automation, il collegamento a teleriscaldamento e teleraffrescamento efficienti, l’infrastruttura di ricarica per veicoli elettrici e gli impianti per la gestione automatizzata degli edifici.
 

Accessibilità, wellness e beni immateriali

La misura comprende anche interventi di riqualificazione di piscine, impianti termali, wellness, centri congressi o strutture per eventi, orientati a migliorare la qualità dell’offerta, introdurre soluzioni ecosostenibili o aumentare l’accessibilità, con l’obiettivo di promuovere un turismo responsabile e inclusivo.

Accanto alle opere materiali, il decreto ammette l’acquisto o lo sviluppo di software, brevetti, licenze, know-how e conoscenze tecniche non brevettate legate a digitalizzazione, destagionalizzazione, criteri ESG e turismo sostenibile. 

Per le sole PMI sono ammissibili anche spese di consulenza strettamente connesse agli interventi, entro il 4% dell’importo complessivo ammissibile, quale contributo a fondo perduto per ciascun progetto.
 

Limiti di spesa e tempi da rispettare

I piani di investimento devono avere un importo minimo di 1 milione di euro e massimo di 15 milioni di euro. Sono ammissibili solo gli interventi avviati successivamente alla presentazione della domanda di agevolazione.

Il decreto stabilisce inoltre che gli investimenti debbano essere conclusi entro 18 mesi dalla concessione delle agevolazioni e comunque non oltre il 30 settembre 2028. L’erogazione finale del saldo deve essere completata entro il 31 dicembre 2028.
 

 

Domande, documenti tecnici

Le istanze andranno presentate sulla piattaforma informatica dedicata

Il piano di investimento dovrà essere corredato da un documento progettuale redatto da un tecnico abilitato, che includa anche l’indicazione quantitativa del prevedibile aumento di presenze turistiche o pernottamenti e asseveri la disponibilità delle autorizzazioni necessarie nei tempi del cronoprogramma.

Alla domanda dovranno inoltre essere allegati:

  • la dichiarazione sul possesso dei requisiti generali;
  • la dichiarazione relativa a competenze, risorse e qualifiche professionali del proponente;
  • il piano economico-finanziario;
  • il cronoprogramma attuativo e procedurale;
  • la dichiarazione sull’eventuale possesso del rating di legalità e della certificazione della parità di genere

Ad ogni domanda verrà attribuito un CUP, che dovrà comparire nelle comunicazioni e nelle fatture elettroniche relative alle spese ammissibili.
 

Graduatoria e cantierabilità dei progetti

La graduatoria finale sarà costruita sulla base del punteggio attribuito ai singoli piani. In fase istruttoria, il soggetto gestore valuterà l’affidabilità tecnica, economica e finanziaria del proponente, i criteri di premialità, la sostenibilità finanziaria del piano, nonché la pertinenza e la congruità delle spese.

Un aspetto rilevante è la cantierabilità dei progetti. Il decreto prevede infatti che la validità e l’efficacia della determinazione di concessione siano subordinate alla presentazione, entro 120 giorni dalla sottoscrizione per accettazione, della documentazione comprovante il rilascio di concessioni, autorizzazioni, licenze e nulla osta necessari alla realizzazione degli interventi, se non già acquisita. 

È ammessa una sola proroga, di ulteriori 120 giorni, a fronte di una richiesta motivata e documentata che dimostri come il ritardo non sia imputabile al soggetto proponente.
 

Come vengono erogate le agevolazioni

Il contributo a fondo perduto può essere anticipato nella misura del 30% del totale concesso entro 30 giorni dalla sottoscrizione del disciplinare, previa fideiussione bancaria o polizza assicurativa.

È poi prevista un’erogazione intermedia fino all’80% complessivo, sulla base degli stati di avanzamento di lavori, servizi e forniture completati entro metà del termine previsto per la conclusione degli interventi.

Il saldo finale viene erogato entro 90 giorni dalla rendicontazione del 100% della spesa, con documentazione tecnico-amministrativa e contabile che attesti conclusione dei lavori e collaudo. 

Per il finanziamento agevolato, l’erogazione avviene entro 30 giorni dalla sottoscrizione del disciplinare; il prestito ha durata massima di cinque anni, tasso agevolato pari al 20% del tasso di riferimento europeo e rimborso con rate semestrali al 30 giugno e al 31 dicembre.
 

Cumulo, controlli e revoche

Le agevolazioni non sono cumulabili con altre agevolazioni pubbliche concesse per le stesse spese, comprese quelle in regime de minimis, salvo benefici fiscali e garanzie, e comunque entro i limiti delle intensità massime previste dal Regolamento GBER.

Il decreto prevede controlli, ispezioni e revoche delle agevolazioni. La revoca può intervenire, in tutto o in parte, in caso di:

  • mancato completamento del progetto nei termini;
  • violazione di norme edilizie, urbanistiche, ambientali o in materia di lavoro e sicurezza;
  • dichiarazioni mendaci;
  • cumulo non consentito;
  • mancato rimborso di oltre due rate del finanziamento agevolato;
  • trasferimento, alienazione o destinazione diversa dei beni agevolati senza autorizzazione. 

In caso di revoca, il beneficiario perde il diritto alle quote residue e deve restituire il beneficio indebitamente percepito, maggiorato degli interessi e, se ne ricorrono i presupposti, delle sanzioni amministrative pecuniarie di cui all’articolo 9 del d.lgs. 31 marzo 1998, n. 123.




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 Nicola Damato

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