Vertenza Electrolux, Urso chiede il ritiro del piano


CERRETO D’ESI – Entro il 15 giugno prossimo il ritiro del Piano Electrolux presentato lo scorso 11 maggio e le Istituzioni sono pronte a fare la propria parte.

Questo in estrema sintesi la notizia scaturita dal tavolo al ministero delle Imprese e del Made in Italy riunitosi oggi a Roma per affrontare questa vertenza che, per le Marche, prevederebbe la chiusura dello stabilimento di Cerreto D’Esi con 170 esuberi, in un quadro di oltre 1.700 esuberi a livello nazionale.

Presenti al tavolo, a partire dal ministro Adolfo Urso, i rappresentanti delle regioni interessati dalla vertenza, per le Marche il presidente Acquaroli, di alcuni comuni, presente la sindaca di Fabriano, Daniela Ghergo, esponenti delle sedi di Confindustria e i rappresentanti dei sindacati nazionali, locali e territoriale.

Ad attendere le notizie, molti dipendenti dei vari stabilimenti italiani della multinazionale svedese, compresi i lavoratori cerretesi giunti a Roma con un pullman, in presidio sotto la sede del Mimit, e visibili grazie al cartello con su scritto “Cerreto non si arrende”.

Presidio dei lavoratori a Roma

L’incontro

Da parte della multinazionale si è ribadito che le materie prime come l’acciaio, l’energia e i costi del lavoro raggiungono livelli insostenibili.

La posizione di Electrolux

«Il piano è determinato da un contesto di mercato particolarmente complesso in Europa, caratterizzato da una domanda stagnante, da una forte pressione sui prezzi e da svantaggi strutturali di costo rispetto ad altre aree produttive globali, che richiedono azioni mirate per rafforzare la competitività e garantire la sostenibilità nel lungo periodo. Electrolux Group ribadisce che l’Italia rimane un Paese strategico, con una presenza manifatturiera consolidata in diversi stabilimenti e un contributo costante nello sviluppo di prodotto, come testimoniano i significativi investimenti effettuati, oltre 750 milioni di euro negli ultimi 10 anni in produzione, automazione e innovazione di prodotto», la posizione ufficiale della multinazionale svedese.

Il parere del Ministero

«Il piano presentato dall’azienda è irricevibile, inaccettabile, sia per l’assenza di adeguate prospettive industriali, sia per le ricadute occupazionali che comporterebbe. È quanto ho espresso fin da subito, appena avuta notizia di quanto l’azienda aveva preannunciato ai sindacati. Una posizione che ho ribadito anche la scorsa settimana, incontrando i rappresentanti delle Regioni, al fine di giungere a una posizione unitaria delle istituzioni», le parole del ministro Urso.

«Chiedo all’azienda di ritirare il piano presentato e di aprire un confronto vero, per costruire insieme una soluzione industriale condivisa e sostenibile. Serve un nuovo piano industriale fondato su investimenti e innovazione, tutela degli stabilimenti e salvaguardia dell’occupazione. Noi siamo pronti a fare la nostra parte. Anche nelle crisi più difficili si può arrivare a un accordo che eviti licenziamenti, mantenga aperti gli stabilimenti e dia prospettiva produttiva. Lo abbiamo dimostrato con Beko: nessun licenziamento, nessuno stabilimento chiuso, nuovi investimenti e continuità produttiva. Anche in questo caso lavoriamo insieme, con responsabilità.

Anche per Electrolux la sfida è possibile, possiamo farcela». Il ministro delle Imprese, Adolfo Urso, ha quindi dato tempo a Electrolux fino al 15 giugno per ritirare piano e iniziare discussione diversa, in occasione della nuova riconvocazione del tavolo prevista per le 15.

Un momento dell’incontro

I sindacati

«Oggi le lavoratrici e i lavoratori in sciopero in tutti gli stabilimenti hanno mandato un messaggio molto chiaro: Electrolux deve ritirare il piano. A fronte della richiesta che abbiamo avanzato, l’azienda ha preso l’impegno, fino al 15 giugno prossimo, a non aprire azioni unilaterali, dallo spostamento delle produzioni ai licenziamenti. È fondamentale che l’azienda ritiri il piano per un elemento di rispetto nei confronti delle lavoratrici e dei lavoratori e delle organizzazioni sindacali. Ad oggi non c’è una situazione drammatica né dal punto di vista dei conti finanziari, né da un punto di volumi produttivi. Dal nostro punto di vista vogliamo aprire un vero confronto con l’azienda e il Governo per trovare le soluzioni per salvaguardare occupazione e stabilimenti. L’attuale piano evidentemente porterà alla cessazione della produzione nel nostro Paese perché attiva da subito un dimezzamento della capacità produttiva in Italia attraverso il trasferimento dei prodotti e con il rischio di un ulteriore peggioramento della situazione. Non accetteremo mai un piano che determinerebbe la fine dell’elettrodomestico nel nostro Paese. Lo stato di agitazione e le mobilitazioni dei lavoratori continueranno fino al 15 giugno», hanno dichiarato in una nota congiunta Michele De Palma, segretario generale Fiom-Cgil e Barbara Tibaldi, segretaria nazionale Fiom-Cgil e responsabile settore mobilità elettrodomestico.

“Non dobbiamo smobilitare”

«Il ministro ha detto ritirate il piano, tutti abbiamo detto ritiratelo, ma Electrolux non ha detto di sì. Electrolux ha detto semplicemente che il piano è un piano compatibile con la continuità produttiva e per la economicità dell’azienda, ma questo per noi non è un elemento di garanzia. Noi non dobbiamo smobilitare, dobbiamo fare ancora una volta la nostra parte Dobbiamo essere uniti, evitando che siano i lavoratori di Cerreto a pagare immediatamente, perché altrimenti saremo tutti a pagare, dall’inizio alla fine», le parole del segretario generale della Uilm, Rocco Palombella. «È importante mantenere la compattezza da parte di tutti. Dobbiamo ribadire le richieste che noi abbiamo fatto. C’è una decisione politica da parte di Electrolux, hanno cercato di illustrarcela con ragioni tecniche, ma non c’è nulla di tecnico che dimostra il licenziamento del 40% della forza occupazionale, non c’è nulla di tecnico nella chiusura di uno stabilimento quindi dobbiamo respingere in toto questa posizione e costruire un’alleanza. Anche Confindustria si faccia partecipe della nostra condizione», ha concluso il segretario generale della Fim Cisl, Ferdinando Uliano.

Il presidente delle Marche, Francesco Acquaroli

«Per quanto ci riguarda – ha dichiarato il presidente della Regione Marche, Francesco Acquaroli – questo piano industriale è irricevibile e inaccettabile. Al tavolo del Mimit abbiamo chiesto con forza il ritiro del piano. Le difficoltà che il comparto manifatturiero europeo sta attraversando, dai costi energetici alla logistica fino alle tensioni internazionali, sono criticità reali. Ma una crisi di sistema deve essere affrontata in modo strutturato e condiviso, non scaricando sui territori e sui lavoratori il peso di queste dinamiche. Non si può pensare di risolvere una fase complessa attraverso lo smantellamento di un presidio produttivo come quello di Cerreto d’Esi che rappresenta oltre cinquant’anni di storia industriale, professionalità, competenze e contributo concreto alla competitività dell’azienda e dell’intero settore dell’elettrodomestico.

Parliamo di 170 lavoratori, di famiglie e di un territorio che non può essere considerato una semplice variabile di bilancio. Noi riteniamo che le difficoltà si affrontino diversamente: con la sinergia, la concertazione, il dialogo, mettendo a sistema tutte le informazioni e costruendo soluzioni sostenibili e competitive per il territorio, per il Paese e per il sistema industriale europeo. Per questo chiediamo all’azienda un’assunzione di responsabilità: il ritiro del piano e l’avvio immediato di una fase di confronto reale con istituzioni, sindacati e territori. La chiusura dello stabilimento di Cerreto d’Esi e il licenziamento dei lavoratori non rappresentano un piano industriale né una riorganizzazione aziendale, ma l’inizio di un percorso che non intendiamo neppure lontanamente prendere in considerazione», ha concluso Acquaroli, confermando la massima determinazione nel sostenere i lavoratori e nel promuovere ogni iniziativa utile a scongiurare la chiusura del sito di Cerreto d’Esi.




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 Claudio Curti

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