Come ogni invenzione tecnologica, il clima bellico ha svolto la funzione di enzima per lo sviluppo dei veicoli pilotati da remoto in vari campi di applicazione civile, rendendolo fondamentale per la nostra società.
Etimologia:
Per una migliore fruizione del testo, è corretto specificare la provenienza della parola “drone”. Essa, difatti, deriva dall’inglese drone, che si lega alla sfera animale in quanto rappresenta il maschio dell’ape, il fuco. Il legame semantico fra la sfera animale e quella tecnologica nasce dal ronzio che il fuco e il drone emettono al loro passaggio. Un suono metallico e continuo che solca i nostri cieli.
I primi casi: da Venezia alla Guerra Fredda
Nel fervido clima insurrezionale che cingeva l’Europa del XIX secolo, la città di Venezia (allora Repubblica) subì il primo bombardamento della storia e anche il primo attacco di “droni” ante litteram da parte degli austriaci.
Ottenuto il consenso dal Generale Radetzky, il giovane Colonnello d’artiglieria Benno Uchatius portò sul campo i risultati della sua ricerca aerea. L’idea era di sfruttare dei piccoli palloni aerostatici (mongolfiere), legati fra di loro da delle funi, conferendo la giusta ampiezza e una buona stabilità in aria, e carichi di ordigni con micce a scoppio ritardato, i quali sarebbero esplosi non appena avrebbero toccato il suolo della Serenissima. Nonostante i calcoli di tutte le variabili possibili fossero stati realizzati con scrupolosità, l’attacco dei “droni ante litteram” fallì e riportò con i piedi per terra il Commando austriaco.
La ricerca, al contrario, non si arenò e alla fine del XIX secolo, con le invenzioni del radio trasmettitore e del ricevitore di Guglielmo Marconi, inventore italiano, e successivamente con la pubblicazione degli studi di Nikola Tesla, ingegnere di origine serba e naturalizzato statunitense, Method of and Apparatus for Controlling Mechanism of Moving Vessels or Vehicles (1898), sancì quello che potremmo definire il “controllo da remoto”.
I progetti passarono di mano in mano, arrivando, durante la Prima Guerra Mondiale, all’ingegnere inglese Archibald Low che, grazie al suo progetto Aerial Target, realizzò un prototipo di aeroplano radiocomandato pensato non solo come mezzo di difesa, ma anche come bombardiere volante. La messa in atto degli studi di Tesla e la realizzazione di Aerial Target, gli valsero l’appellativo di “padre dei droni”. A onor del vero, l’unico problema riscontrato all’epoca dagli addetti ai lavori era il perfettibile controllo da remoto dei droni, causato dalla non elevata affidabilità delle onde radio, migliorata solo in seguito alla Prima Guerra Mondiale.
Durante gli anni Trenta, il clima bellico accelera la ricerca e lo sviluppo dei droni. Leader nel settore è il Regno Unito che, dopo vari esperimenti, realizza il de Havilland DH-82 Queen Bee, nome che richiama il campo semantico del fuco. Un nome da ricordare perché rappresenta, già nel 1935, una delle invenzioni che più si avvicinano agli unmanned aerial vehicles (UAV) in nostro possesso.
Ad inseguire gli inglesi, furono i cugini statunitensi, i quali desideravano mettere a punto un prototipo di veicolo da remoto made in USA, sia per raggiungere Londra (il cosiddetto catch-up economico), sia per avere possibili assi nella manica da sfoderare nei confronti della Germania del Terzo Reich.
A mettere in moto le volontà di Washington fu Reginald Denny, ex pilota della Royal Navy che, trasferitosi negli Stati Uniti, cambiò vita inserendosi nel club di Hollywood e, senza perdere l’interesse verso il mondo dell’aviazione, divenne nel 1937 il maggior produttore di “aeroplano radiofonico” per l’esercito americano. Nel 1939, il drone QQ-2 è stato il primo UAV ad essere prodotto in massa.
In seguito, i veicoli controllati da remoto furono utilizzati in occasione di alcuni test nucleari per studiare gli effetti delle armi nucleari sulla terra e sull’acqua nella “Operazione Crossroads”, presso l’atollo di Bikini (1946), in modo tale da non esporre i piloti umani alle radiazioni.
Col passare degli anni, la tecnologia utilizzata sui droni è stata la più variegata. Telecamere termiche, batterie che permettevano di rimanere in volo per un giorno intero e la sempre più esigua dimensione dei velivoli sono solo alcune delle novità di cui gli statunitensi sono stati forieri. Si pensi agli anni della Guerra Fredda, quando Washington ha utilizzato i droni nel Vietnam per fotografare gli obiettivi di terra, registrare i danni post-intervento bellico e per scoprire obiettivi insospettabili. Il tasso di errore stimato, cd. casualty, era già, alla metà degli anni Settanta, al 10%.
Non a caso, di lì a poco, il Pentagono e la CIA, comprese le potenzialità di uno strumento come il drone, ne avrebbero sviluppato di nuovi dal valore di quasi tre miliardi di dollari. La decisione è stata presa, in special modo, dopo aver visto l’utilizzo da parte di Israele dei veicoli a pilotaggio da remoto nelle missioni in Libano.
La situazione odierna
Il mercato dei droni ha conosciuto un’espansione che non riguarda solo il settore militare. Grazie alle tecnologie più recenti e all’avvento dell’Intelligenza Artificiale, il drone è divenuto l’oggetto dei desideri di qualsiasi settore. Per quanto concerne il settore militare, con riferimento all’anno 2025, sono ben cinque i top player che si contendono il 31% di quota del mercato:
- Northrop Grumman, leader del mercato;
- Israel Aerospace Industries (IAI);
- General Atomics Aeronautical Systems;
- Thales Group;
- Lockheed Martin
Si stima che la dimensione del mercato (o market size) aumenterà dai 18,2 miliardi di dollari del 2025 ai 66,5 miliardi nel 2035, con un mercato sempre più vivo in Asia e in Paesi emergenti nel settore come Cina, India, Vietnam, Turchia e Ucraina, pronti a insediare gli Stati Uniti d’America.
Per quanto concerne il settore civile, la cinese DJI (Da-Jiang Innovations) controlla il mercato dei droni civili detenendone quasi il 70%, grazie all’utilizzo di software avanzati, di hardware fotografico eccellente e la localizzazione strategica, beneficiando delle invenzioni dell’ecosistema di Shenzhen, la “Silicon Valley dell’hardware”.
Lo sviluppo civile
Seppur lo sviluppo bellico sembri prevalere, quello civile non è da sottovalutare affatto. La missione che viene affidata al veicolo controllato da remoto dipende esclusivamente dall’attrezzatura di cui dispone. Ad esempio, gli unmanned aerial vehicles possono essere estremamente efficaci nella raccolta di informazioni per i conti di uno Stato che desidera monitorare i propri confini o le proprie coste; oppure, possono essere impiegati per sorvegliare aeroporti ed altri siti sensibili. Persino in agricoltura, i droni riescono ad individuare insetti parassiti, identificare malattie e monitorare lo stato di crescita della vegetazione. Anche il suolo è un soggetto monitorato, grazie ai sistemi di irrigazione e ai dati raccolti sulla fertilità del terreno stesso. Ancora, gli UAV possono essere utilizzati per la raccolta di campioni di nubi tossiche o per monitoraggio ambientale, in modo tale da prevenire possibili disastri naturali. Si pensi che già nel 2011, durante il disastro nucleare di Fukushima in Giappone, il ruolo dei droni fu cruciale per raccogliere campioni delle nubi nucleari nelle zone limitrofe, affinché la popolazione potesse essere evacuata correttamente.
Prospettive future
La differenza sostanziale fra il drone militare e il drone civile è una: l’uso che l’uomo decide di farne. Già, perché studi recenti hanno segnalato dei problemi etici nell’uso di droni. La popolazione ucraina, coinvolta nel conflitto con la Russia dal 2022, è affetta dalla cosiddetta paura dei droni (o drone-phobia), generata dal ronzio fastidioso che questa tecnologia emette e dall’incertezza di essere un target militare o un mero osservato per raccogliere informazioni. L’altro lato della medaglia è rappresentato dagli studi condotti dalla Fondazione Veronesi, i quali fanno emergere come i rischi di malattie nervose siano gli stessi oltre che per i piloti in volo, anche per i piloti da remoto.
Dunque, ancora una volta, la conclusione parrebbe essere una e una sola. Sì, perché la tecnologia per definizione è neutra. Starà all’uomo decidere che direzione imprimere allo sviluppo tecnologico: se verso la distruzione o verso la conservazione e l’innovazione.
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Francesco Maria De Siati
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