“Carlo Levi, una voce del sud” è l’ultimo saggio dello storico e ricercatore Salvatore Venezia, calatino di origine ma torinese di adozione. Frutto di un minuzioso lavoro di scavo archivistico – condotto tra la Fondazione Carlo Levi di Roma e i faldoni del fondo leviano custoditi presso la Biblioteca Comunale di Caltagirone – il libro di Venezia getta una luce nuova e vibrante sugli anni centrali dell’impegno politico e civile dell’autore nel Mezzogiorno.
Attraverso il ritrovamento di scritti dispersi, interventi orali inediti e un prezioso epistolario mai pubblicato tra Levi e Danilo Dolci, Salvatore Venezia ci restituisce il ritratto di un “forestiero” che seppe farsi carne e voce delle rivendicazioni del Sud, da Palma di Montechiaro a Scicli, fino all’epilogo della sua parabola parlamentare. In questa intervista, l’autore ci guida all’interno della sua ricerca, spiegandoci perché il pensiero di Carlo Levi – tra spopolamento delle aree interne e migrazioni giovanili – non è affatto un cimelio del Novecento, ma uno specchio drammaticamente attuale dell’Italia.
Le ragioni di uno studio dedicato a Carlo Levi e l’attualità del suo pensiero
“Innanzitutto la voglia di studiare meglio la figura di un importante intellettuale del Novecento, ahimè presto dimenticato – spiega lo scrittore – che merita di essere riletto e scoprire l’attualità del suo pensiero politico, letterario e sociale, nonostante siano trascorsi più di 50 anni dalla sua morte. Si conosce tanto di Carlo Levi scrittore per una celebre opera come il ‘Cristo si è fermato ad Eboli‘ ma meno per ‘Le parole sono pietre’ o ‘L’orologio‘ e altre opere minori. La sua figura è quella di un personaggio poliedrico, oltre che scrittore, inizia come pittore a Torino grazie a Casorati e proseguirà sempre nella sua travagliata vita la sua passione per la pittura, si conosce poco di Carlo Levi la figura di poeta e invece meriterebbe di essere scoperto”.

La voce del Meridione e della Sicilia
“I suoi biografi Gigliola De Donato e Sergio D’Amaro – continua Venezia – hanno scritto una bella pubblicazione su Carlo Levi definendolo ‘un torinese del Sud‘. Nel mio libro ho voluto definirlo una vera e propria voce del Sud, soprattutto perché ho scoperto alcuni ‘scritti inediti’ di suoi interventi orali in occasioni di assemblee pubbliche, convegni dove Levi si recava per dare voce al Sud Italia e in particolar modo alla Sicilia.
L’intellettuale torinese nel suo capolavoro sul Mezzogiorno ‘Cristo si è fermato ad Eboli‘ richiama in ogni pagina la questione meridionale. Il libro ebbe il destino di diventare un simbolo, insieme alla dolente testimonianza di una nuova partecipazione politica di Carlo Levi, proprio in lui che vedeva nel Nord Italia l’area della civiltà umanistica cristiana e valutava la distanza culturale e sociale del Sud contadino. Carlo Levi dopo i frequenti spostamenti in Sicilia continuò i suoi viaggi nel meridione, in Lucania, in Calabria, in Sardegna e in luoghi, che diventeranno “eccentrici” fra ricordi personali e memorie collettive, dove nei contadini Levi intravide la presa di coscienza della loro esistenza.
“Da questa esperienza nel meridione d’Italia Levi era per esempio ben consapevole che la sola riforma agraria in Sicilia non era riuscita a riscattare la secolare fame di giustizia dei contadini. Nel territorio siciliano si evinceva ancora quel divario tra la società dell’accondiscendenza e del conformismo (come la società dei luigini) e la società della resistenza e dell’aspirazione alla giustizia (come la società dei contadini), come raccontato nel romanzo Cristo si è fermato ad Eboli”.
Un saggio per leggere le disparità tra Nord e Sud con gli occhi di una figura poliedrica
“Levi era certo che al di sopra di Eboli c’era l’Italia vera – prosegue Venezia -, mentre al di sotto scopriva che c’era un’altra Italia: due tempi storici ‘tra loro incomunicabili’, due realtà che non potevano avere nessun rapporto. ‘Ma la non identità del Sud, rispetto al Nord non è di per sé stessa inciviltà’, anzi è stata la scoperta di una diversa civiltà.
“Oggi quel mondo contadino non c’è più, però nel Mezzogiorno ci sono stati e ci sono ancora tanti sprechi, corruzione, arricchimenti illeciti, ciò avviene perché tutto il sistema economico, politico, sociale, in Italia va degradandosi. Lo Stato non svolge più il ruolo per il quale era stato concepito come per esempio l’intervento straordinario per il Sud, ma è stato occupato da forze politiche e che hanno usato e usano le istituzioni per i propri illeciti interessi come è stato dimostrato con la crisi di tangentopoli.
“La figura poliedrica di Carlo Levi – spiega lo studioso – si arricchisce con quel mix di esperienze nella pittura e nella scrittura e poi nella politica. Levi ebbe un rapporto coinvolgente e costante con la politica, fin dai suoi anni giovanili. Era fuori dai giochi di potere e di partito e fu un antifascista attivo, un agitatore e anche un saggista politico di spessore. La sua esperienza politica, quella ufficiale di senatore della Repubblica, si chiuse dopo nove anni proprio in Sicilia a Caltagirone, in un clima di delusione e di ripiegamento su sé stesso. Molti lettori di Carlo Levi hanno sempre cercato di capire il rapporto tra letteratura e politica nelle sue opere, e credo che la sua immagine, di antifascista in esilio, di scrittore, pittore e politico nel secondo dopoguerra è rimasta ormai consegnata alla storia d’Italia e dell’Europa”.
Le ancora attuali rivendicazioni di Levi sul Meridione
“Carlo Levi nei suoi racconti sul Mezzogiorno e sulla Sicilia ha sempre attinto dalla propria memoria, rinunciando alla finzione – prosegue -; ha utilizzato la scrittura per raccontare storie e avvenimenti reali. Levi ha usato sé stesso come voce narrante attraverso la parola nei suoi tanti interventi in conferenze e congressi in Sicilia, come ad esempio nel 1957 a Palermo sulla disoccupazione e la piena occupazione, nel 1959 a Scicli sul caso Chiafura e nel 1960 a Palma di Montechiaro sul lavoro e sviluppo nel Mezzogiorno.
“Anche nel Parlamento Italiano il Levi senatore si è speso si impegnò con accuratezza in alcuni settori principali quali il progresso del Meridione, la tutela del patrimonio culturale, la difesa degli emigranti che intravedeva come possibili protagonisti di un più generale movimento di emancipazione. Dopo tanti anni, i temi e i problemi trattati da Carlo Levi nei suoi interventi in occasione di assemblee o di convegni in Sicilia, rimangono di drammatica attualità, chiaramente in un contesto diverso. Oggi Levi scriverebbe dello spopolamento delle aree interne, della migrazione giovanile verso il Nord Italia e l’Europa e sulle tante e continue disparità territoriali che continuano a caratterizzare il sud Italia”.

Dalla ricerca archivistica, testimoniale e documentale, alcuna ancora sconosciuta, emerge un attivismo politico di Levi che lo accomunava ad altri intellettuali
“Sono tante le immagini che mi hanno fatto riscoprire Carlo Levi – conclude Venezia – , forse quella di uomo politico tra la gente, nel corso del Novecento la sua esperienza politica ha dimostrato che i problemi del nostro Paese non sono inesorabili: richiedono politiche adeguate, risorse sufficienti e, soprattutto, il coinvolgimento attivo delle comunità locali, proprio un percorso culturale e politico indicato anche da altri intellettuali come Dolci, Sciascia e Levi ne è stato un protagonista di quella stagione politica negli anni del dopoguerra.
“Sono vari questi scritti dispersi di Carlo Levi donati alla Città di Caltagirone e riflettono il suo percorso politico e letterario, in particolare il rapporto con la Sicilia negli anni ’50 e ’60. Interessante si è rivelato per me il rapporto sodale tra Carlo Levi e Danilo Dolci attraverso il ritrovamento dell’epistolario tra loro intercorso negli anni con corrispondenze inedite. Il mio saggio è frutto di un lavoro archivistico consultando manoscritti, disegni, fotografie e lettere di Carlo Levi conservati in vari archivi italiani e presso la Fondazione Carlo Levi di Roma. Il mio è stato uno studio che mi ha permesso anche di incontrare e raccogliere testimonianze di alcune persone tra le tante che hanno conosciuto Carlo Levi” afferma Venezia.
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Omar Gelsomino
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