diversi morti, perché la guerra registra un’escalation


La guerra in Ucraina registra un’escalation dopo mesi di stallo apparente. In realtà migliaia di soldati e civili hanno continuato a combattere e morire, al netto di un’indubbia evoluzione del conflitto: i due schieramenti fanno sempre più affidamento al combattimento da remoto, utilizzando droni di ultima generazione. In particolare gli ucraini, i quali sono diventati autentici esperti nel settore al punto che vengono interpellati da altri Paesi. Risultato: un dispositivo di Kiev ha colpito un autobus russo diretto in Crimea, provocando almeno 7 morti e 11 feriti. Il raid è giunto in risposta a un maxi attacco sferrato da Mosca il 2 giugno contro diverse città ucraine. Le vittime sono state almeno 22.


Droni ucraini su bus e impianti petroliferi

L’attacco con drone attribuito alle forze di Kiev ha centrato un bus in viaggio da Mosca a Simferopol nei pressi di Yenakiyevo, nell’oblast di Donetsk controllato da Mosca.

L’intera notte scorsa è stata caratterizzata da una massiccia attività di droni. La Difesa russa ha dichiarato di aver abbattuto quasi 400 apparecchi sul proprio territorio. Nella sola regione di Leningrado ne sarebbero stati intercettati 50.

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Alcune decine di droni ucraini hanno bersagliato anche San Pietroburgo, causando un incendio in un importante stabilimento petrolifero. Si tratta del Petersburg Oil Terminal, uno dei principali centri di lavorazione e stoccaggio di prodotti petroliferi della Russia nord-occidentale.

La tattica ucraina ripercorre la cosiddetta guerra energetica cui abbiamo assistito negli ultimi quattro anni. Altri droni hanno infatti colpito l’impianto Progress di Michurinsk, nell’oblast di Tambov, specializzato nella produzione di tecnologia impiegata nei sistemi di navigazione e nella realizzazione di componenti per i settori aeronautico e missilistico.

I raid di Kiev non hanno risparmiato neanche l’area di Mosca, mentre alcuni aeroporti hanno sospeso temporaneamente le operazioni per motivi di sicurezza.

Raid russi, la strage del 2 giugno

L’offensiva ucraina è giunta in risposta a una serie di maxi attacchi sferrati da Mosca su diverse città del Paese invaso, compresa la capitale Kiev. A Dnipro è stato centrato un edificio di tre piani: almeno 21 i morti e oltre 120 i feriti.

Le autorità ucraine hanno ordinato l’evacuazione di oltre 7.000 civili da diverse città della regione di Kharkiv, sulla scia di crescenti timori per un’avanzata terrestre russa.

Il Cremlino ha parlato di attacchi “contro infrastrutture militari” e avvertito che la guerra continuerà “finché Kiev rifiuterà veri colloqui di pace”.

Perché la guerra in Ucraina si inasprisce?

La domanda da porsi in questi casi è sempre: perché ora? Pressato da un Paese in emergenza demografica e umanitaria, Volodymyr Zelensky ha chiesto agli Usa la fornitura urgente di missili Patriot per pareggiare gli Oreshnik russi.

Pur in affanno e con la fornitura di munizioni europee che procede a singhiozzi tramite la Repubblica Ceca, l’Ucraina ha imparato a fabbricare armi sempre più in autonomia e a diversificare la produzione. Puntando forte, come accennato, sui droni.

Gli Stati Uniti, dal canto loro, hanno tuonato la possibilità di schierare armi nucleari in altri Paesi membri della Nato in Europa. Una mossa volta da un lato a rassicurare i satelliti sul fatto che la riduzione del supporto militare convenzionale non comprometterà la deterrenza continentale. Dall’altro per farsi sentire forte e chiaro dalla Russia.

In tutto questo Vladimir Putin sa bene che gli Usa vogliono e devono necessariamente perseguire un disgelo con Mosca per non avvantaggiare la Cina e per congelare almeno uno dei molteplici fronti caldissimi in cui gli americani si sono impantanati.

L’attacco è inoltre avvenuto alla vigilia del Forum economico internazionale di San Pietroburgo, un evento annuale concepito per presentare la Russia al mondo. Il che spiega anche perché Kiev abbia deciso di colpire proprio ora la perla russa del Baltico.

Investitori e politici occidentali di alto profilo hanno smesso di partecipare da tempo al Forum russo. Tuttavia gli organizzatori affermano che saranno presenti delegazioni da oltre 130 Paesi e territori.

Il vero obiettivo della Russia in questa fase

L’obiettivo principale della Russia è di non farsi percepire debole sotto qualsivoglia aspetto, incluso quello sociale e dell’opinione pubblica. Arrivare ai negoziati definitivi da una posizione di vantaggio sul terreno e nell’immaginario collettivo è un aspetto essenziale.

Ma la verità è che perfino all’interno della stessa amministrazione Putin si sta allargando la fazione di chi vuole chiudere al più presto il conflitto.

Scrivendo sulla rivista Russia in Global Affairs, strettamente legata all’establishment della politica estera russa, il politologo Vasily Kashin ha sottolineato come l’obiettivo di “eliminare il regime anti-russo in Ucraina sia fondamentalmente irraggiungibile senza l’occupazione militare dell’intero Paese“. Compresa dunque la parte occidentale, “per un lungo periodo”. E per la Russia questo è tecnicamente infattibile.

Di recente anche il tabloid filo-Cremlino Moskovsky Komsomolets ha citato il commentatore politico Alexander Nosovich, sottolineando la divisione interna agli apparati russi di cui sopra.

La comunità di strateghi ed esperti è divisa tra chi è favorevole a proseguire l’operazione militare speciale fino al raggiungimento degli obiettivi e chi ritiene che sia giunto il momento di porvi fine. Poiché lo scenario peggiore non è tanto la sconfitta o l’assenza di una vera vittoria, bensì un’operazione speciale senza fine.

 



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