indagini, sospensioni e ombre sulla vigilanza – Il Desk


Le inchieste giudiziarie aprono interrogativi sulla gestione degli incarichi, sulla rotazione del personale e sull’efficacia delle misure anticorruzione

Negli ultimi mesi l’Ispettorato dell’Area Metropolitana di Napoli si è trovato al centro di una serie di vicende che hanno sollevato interrogativi non soltanto sul piano giudiziario, ma anche su quello organizzativo e amministrativo. Tre diverse inchieste, alcune delle quali coordinate dalla Direzione Distrettuale Antimafia, hanno infatti coinvolto funzionari e dipendenti dell’ente, delineando un quadro che impone una riflessione più ampia sui meccanismi di prevenzione della corruzione, sulla trasparenza dei processi decisionali e sull’efficacia dell’organizzazione interna.

Naturalmente sarà la magistratura ad accertare eventuali responsabilità individuali. Tuttavia, la successione ravvicinata di episodi investigativi pone una questione che riguarda direttamente il funzionamento dell’istituzione e la sua capacità di prevenire situazioni di rischio.

Le indagini sui decreti flussi

Due delle tre inchieste che hanno interessato l’Ispettorato napoletano riguardano il sistema dei decreti flussi.

Nella prima, secondo quanto emerso dagli atti investigativi, sarebbero stati coinvolti due dipendenti, uno in servizio a Napoli e uno presso l’ufficio di Salerno, accusati di essere stati corrotti da un’organizzazione criminale che avrebbe utilizzato le procedure relative ai lavoratori stranieri come strumento di sfruttamento e ricatto nei confronti degli immigrati.

La seconda indagine presenta contorni ancora più delicati. Tra gli indagati figurerebbe infatti un dipendente dell’Ispettorato che, secondo l’ipotesi accusatoria, avrebbe avuto un ruolo diretto nell’organizzazione della filiera illecita. Nello stesso procedimento è stato coinvolto anche il direttore dell’Ispettorato dell’Area Metropolitana di Napoli e dell’Ispettorato Territoriale del Lavoro di Salerno, raggiunto da una misura cautelare che ne ha disposto la sospensione dalla pubblica amministrazione per un anno. Gli inquirenti contestano la presunta ricezione di favori e regalie da parte di soggetti ritenuti centrali nell’organizzazione investigata.

I rapporti con professionisti esterni

L’inchiesta della Direzione Distrettuale Antimafia non si limita però al tema dei decreti flussi. Tra le contestazioni emergono infatti episodi che riguardano i rapporti tra alcuni soggetti esterni e dirigenti dell’amministrazione. In particolare viene citata la figura del consulente del lavoro Rosario Trimarco, il quale avrebbe regalato numerosi biglietti per assistere alle partite del Napoli e avrebbe chiesto al direttore Cantisano informazioni sull’esito di un accertamento INPS, oltre a sollecitare una forma di promozione del proprio studio professionale all’interno degli uffici dell’Ispettorato.

Secondo quanto riportato negli atti investigativi, la presenza e la visibilità dello studio professionale all’interno degli ambienti dell’ente sarebbero risultate facilmente riscontrabili.

Le intercettazioni e il tema della discrezionalità

Un ulteriore elemento emerge da alcune intercettazioni riportate nell’indagine. In una conversazione, un ispettore tuttora in servizio, descritto dagli investigatori come soggetto “malleabile” rispetto agli interessi del gruppo indagato, dialogando con un dipendente sottoposto a misura cautelare avrebbe sostenuto che all’interno dell’ente si fosse ormai consolidato un sistema caratterizzato da un forte potere personale nella valutazione delle attività ispettive e delle relative sanzioni.

Si tratta di un’affermazione che, indipendentemente dagli esiti processuali, richiama il tema della trasparenza e della tracciabilità delle decisioni amministrative.

Il caso degli accessi alle banche dati pubbliche

La terza inchiesta riguarda invece un vasto sistema di acquisizione illecita di informazioni custodite nelle banche dati INPS e PuntoFisco. L’indagine coinvolge numerosi funzionari pubblici e comprende anche una dipendente dell’Ispettorato Nazionale del Lavoro in servizio presso la Direzione Interregionale del Lavoro Sud, con posizione organizzativa e responsabilità nell’ambito della vigilanza sull’intero Mezzogiorno.

Secondo le risultanze investigative, tra il 2019 e il 2023 sarebbero stati effettuati 302.556 accessi e accertamenti. Una quantità di interrogazioni talmente elevata da indurre lo stesso Responsabile della Protezione dei Dati dell’INPS a dichiarare negli atti che una consultazione così massiva e seriale di dati sensibili risulta incompatibile con qualunque ordinaria attività lavorativa e con le finalità istituzionali dell’amministrazione.

La questione della prevenzione della corruzione

Alla luce di tali vicende, il problema non riguarda esclusivamente il piano repressivo e giudiziario. Si pone infatti la necessità di verificare l’effettiva applicazione delle misure di prevenzione del rischio corruttivo previste dalla normativa e dagli strumenti organizzativi interni.

Particolare attenzione dovrebbe essere rivolta alla valutazione e alla rotazione degli incarichi organizzativi, soprattutto nelle aree più esposte: vigilanza, attività legale e gestione dei rapporti con l’utenza. Allo stesso modo appare centrale il rafforzamento della trasparenza nei processi decisionali, al fine di evitare fenomeni di personalizzazione delle funzioni e di concentrazione eccessiva del potere amministrativo. Si tratta, peraltro, di misure già contemplate dal Piano Integrato di Attività e Organizzazione (PIAO) dell’Ispettorato Nazionale del Lavoro.

Il punto di vista dei dipendenti

L’esigenza di interventi organizzativi emerge anche dalle stesse rilevazioni interne. Una nota della Direzione Centrale Giuridica del 2023, che analizza i risultati di un questionario rivolto ai dipendenti sulla percezione del rischio corruttivo, restituisce dati particolarmente significativi.

Oltre il 90% dei partecipanti ha dichiarato di ritenere presente il fenomeno della corruzione all’interno dell’Ispettorato e di considerarlo un tema prioritario da affrontare.

L’85% degli intervistati ha individuato nell’attività ispettiva il settore maggiormente esposto al rischio corruttivo rispetto ad altri ambiti quali la formazione o le assunzioni.

L’87% ha giudicato la rotazione degli incarichi una misura essenziale di prevenzione, mentre l’85% ha valutato molto negativamente il mancato ricorso a tale strumento, spesso giustificato con esigenze organizzative.

Gli incarichi senza rotazione

Proprio il tema della rotazione degli incarichi rappresenta uno degli aspetti più delicati.

Consultando la sezione Amministrazione Trasparente dell’Ispettorato emerge che l’attuale responsabile del processo di Vigilanza Ordinaria ricopre funzioni di coordinamento riconducibili al medesimo settore sin dal 2006. Nel corso degli anni la dirigente ha mantenuto responsabilità su quindici unità ispettive e, dal 2012, anche sul coordinamento delle attività di vigilanza congiunta svolte insieme a INPS, INAIL, Arma dei Carabinieri, Questura e Guardia di Finanza.

Al di là delle modifiche intervenute nelle denominazioni organizzative, il dato sostanziale è che non risulterebbe alcuna effettiva rotazione da oltre vent’anni.

Una situazione analoga riguarda l’area legale. L’attuale responsabile ha svolto il ruolo di capo settore dell’Area Legale 1 dal 2000 al 2015, assumendo successivamente la responsabilità dell’intero processo legale, incarico tuttora mantenuto.

Si tratta quindi di undici anni consecutivi alla guida del processo nella configurazione attuale e di ventisei anni complessivi all’interno dello stesso ambito funzionale.

Le regole previste dal PIAO

Tali situazioni meritano attenzione anche alla luce delle previsioni contenute nel Piano Integrato di Attività e Organizzazione dell’INL.

Il documento individua infatti la rotazione del personale come una misura fondamentale di prevenzione della corruzione e stabilisce che gli incarichi di posizione organizzativa debbano avere una durata massima di tre anni, rinnovabili fino a un limite complessivo di sei anni consecutivi.

Accanto a questi casi, si segnalano inoltre modalità di conferimento degli incarichi che, per tempi e procedure adottate, appaiono meritevoli di ulteriori approfondimenti.

L’organizzazione della vigilanza

Le criticità non riguardano soltanto gli assetti organizzativi, ma anche il modo in cui viene concretamente pianificata l’attività ispettiva. Un elemento significativo emerge dal sito istituzionale dell’Ispettorato. Pur essendo ormai giugno 2026, risulta disponibile esclusivamente il programma della vigilanza relativo all’anno 2025.

Quel documento prevede che una parte rilevante dell’attività sia fondata sulla vigilanza d’iniziativa, basata su attività di intelligence e programmazione mirate a selezionare aziende di diverse dimensioni e appartenenti a differenti comparti produttivi.

Almeno la metà delle verifiche dovrebbe interessare alcuni settori individuati come prioritari: agricoltura, edilizia, logistica e trasporti, manifattura, alloggio e ristorazione, attività stagionali, intrattenimento, commercio all’ingrosso e al dettaglio e servizi alle imprese.

Il problema della “vigilanza a vista”

Nella pratica, tuttavia, all’Ispettorato di Napoli sembrerebbe prevalere una modalità operativa spesso definita “vigilanza a vista”.

Un approccio che tende inevitabilmente a concentrare i controlli sui soggetti più facilmente individuabili sul territorio, come piccoli esercizi commerciali o attività immediatamente visibili dalla strada. Il rischio è quello di una distribuzione non proporzionata delle verifiche rispetto alla reale dimensione delle imprese e alla presenza di fenomeni di sfruttamento più strutturati e meno evidenti.

Un sistema di questo tipo finisce inoltre per attribuire una responsabilità eccessiva al singolo ispettore, laddove la selezione degli obiettivi dovrebbe essere il risultato di una programmazione amministrativa trasparente e verificabile.

Le richieste di intervento dei lavoratori

Un’altra area particolarmente delicata riguarda le richieste di intervento presentate dai lavoratori. Formalmente sembrerebbe prevalere un criterio cronologico nella gestione delle pratiche. Tuttavia, alcune segnalazioni possono contenere elementi di particolare gravità, compresi possibili profili penalmente rilevanti.

Ad oggi non risulta però possibile comprendere con chiarezza quali siano i criteri effettivamente utilizzati per stabilire priorità e tempistiche di intervento.

Una sfida decisiva per il futuro

L’insieme di questi fattori contribuisce a generare un quadro caratterizzato da una significativa opacità organizzativa. Ciò avviene in un contesto già segnato da problemi strutturali, tra cui la carenza di personale, la necessità di aggiornamenti formativi costanti e la crescente complessità dei fenomeni di sfruttamento del lavoro.

In una realtà come quella napoletana, dove il lavoro irregolare e le forme di abuso continuano a rappresentare una questione sociale rilevante, l’efficacia dell’azione ispettiva dipende sempre più dalla capacità di costruire modelli organizzativi trasparenti, programmati e orientati all’individuazione delle violazioni più gravi.

Per questo motivo l’attenzione si concentra oggi sulla nuova direzione recentemente insediata presso l’Ispettorato di Napoli, dalla quale molti si attendono un cambio di passo sul piano dell’organizzazione e della prevenzione.

L’obiettivo dovrebbe essere quello di rafforzare il ruolo degli ispettori, affinché possano operare con indipendenza, competenza e autorevolezza, contrastando fenomeni di collusione e corruzione che rischiano di compromettere la credibilità dell’istituzione.

Perché, in ultima analisi, le principali vittime di ogni inefficienza, opacità o deviazione nell’azione amministrativa restano sempre le lavoratrici e i lavoratori, la cui tutela costituisce la ragione stessa dell’esistenza dell’Ispettorato del Lavoro.

Ciro Crescentini


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