“Abbiamo paura, sa dove abitiamo”  – Lavocedigenova.it



Due ragazzine di 15 anni molestate verbalmente in strada, inseguite fino al portone di casa e poi una serata degenerata tra urla, bottiglie rotte, cocci di vetro, una colluttazione e il ferimento di una delle due madri intervenute per cercare di placare la situazione. È quanto è accaduto sabato sera in via Cornigliano, in una vicenda che in questi giorni è circolata sui social tra ricostruzioni parziali, commenti durissimi e versioni, secondo le famiglie coinvolte, non sempre corrette.

A raccontare quanto accaduto, in esclusiva a La Voce di Genova, sono le madri delle due ragazze. Per tutelare la privacy delle minorenni e dei rispettivi nuclei familiari, i loro nomi non saranno riportati. Le giovani hanno entrambe 15 anni, una delle due ne compirà 16 a breve. Le famiglie abitano in una traversa di via Cornigliano e sabato sera si trovavano insieme quando è iniziata la vicenda.

A parlare sono due madri: una italiana, l’altra marocchina, residente a Cornigliano da 22 anni. Un dettaglio che entrambe scelgono di chiarire subito, perché nelle ore successive all’episodio la vicenda è stata letta da molti anche attraverso la lente dell’origine delle persone coinvolte.

Ci sono stati molti errori da parte dei media nel raccontare la vicenda”, spiega la madre italiana di una delle due ragazze. “È stato scritto perfino che il papà di una delle ragazze avrebbe accoltellato l’uomo, ma non è così. Ci tengo a dire che la mia famiglia è italiana e la famiglia dell’amica di mia figlia è marocchina, ma sono persone integrate, sono persone italiane. Lo dico perché molti nei commenti dicevano ‘ammazzatevi fra di voi’, ma non ha alcun senso. È sbagliatissimo dire che, siccome la signora è marocchina ed è successo il ferimento, allora sono fatti così. Lei ha difeso mia figlia”.

Il racconto parte dalle 20.15 circa. Le due ragazzine erano uscite per portare fuori il cane della nonna di una delle due, a pochi passi da casa. Doveva essere un giro breve, il tempo di scendere, accompagnare l’animale e rientrare. “Siamo entrambe famiglie che abitano in una parallela a via Cornigliano”, racconta la madre italiana. “Ho chiesto alle ragazze di portare fuori il cane di mia madre. Dovevano solo fare un giro e tornare indietro. Mentre rientravano hanno incontrato quest’uomo, che stava facendo pipì per strada e ha iniziato a parlare in marocchino all’amica di mia figlia, dicendole frasi pesantissime e oscene”.

Secondo il racconto della donna, l’uomo avrebbe rivolto a una delle due ragazze frasi sessualmente esplicite, tra cui “ti voglio s*****” e altre espressioni molto pesanti e volgari. Le due minorenni, spaventate, avrebbero accelerato il passo verso casa. Ma l’uomo le avrebbe seguite fino all’ingresso dell’abitazione. “È entrato nella proprietà privata, salendo le scale. Mia figlia è corsa verso la porta e io l’ho fatta entrare subito in casa”, prosegue una delle mamme. “Poi mi sono affacciata alla finestra e ho iniziato a dirgli di vergognarsi, che erano bambine. Ero furiosa. Lui mi rispondeva con i pantaloni aperti, urlando frasi oscene. L’amica di mia figlia, essendo marocchina, capiva quello che diceva anche quando parlava in marocchino e ci traduceva”.

In quei minuti, raccontano le famiglie, anche alcuni residenti avrebbero iniziato a urlare all’uomo di andarsene. Poi, dopo che l’uomo si sarebbe allontanato, i genitori hanno cercato di capire chi fosse e di raggiungerlo per chiedere spiegazioni. “A quel punto ho detto alla ragazza di chiamare suo padre”, prosegue la madre italiana. “Lo ha chiamato e siamo andati insieme a cercare questa persona, non per fare casino, ma per dirgli di darsi una regolata”.

A ricostruire la seconda parte della serata è l’altra madre, marocchina, da oltre vent’anni residente nel quartiere.Quando mio marito ha ricevuto la chiamata di nostra figlia siamo andati subito. Abbiamo visto che lei era impaurita e agitata, così come la sua amica. Abbiamo cercato di capire chi fosse, ma non lo conoscevamo personalmente. Io qui a Cornigliano conosco tanti marocchini, abito qui da 22 anni. Siamo andati a cercarlo solo per parlare, non per fare altro, per confrontarci civilmente e capire il motivo di quello che aveva fatto”.

Le famiglie lo avrebbero cercato lungo via Cornigliano senza trovarlo. Poi, secondo il racconto, avrebbero pensato di rivolgersi alle forze dell’ordine. “Siamo passati dalla polizia, ma non c’era nessuno, era chiusa”, racconta la donna. “Ci siamo fermati lì vicino. A quel punto mia figlia, girandosi, lo ha visto e lo ha riconosciuto. Mio marito si è girato, ci ha fermato ed è andato a parlare con quell’uomo, che era insieme a un gruppo di persone che bevevano. Gli ha detto: ‘Non si vergogna a fare così a queste bambine? Potrebbe essere tua figlia’. Lui si è messo a ridere, lo ha spinto e gli ha detto: ‘Cosa vuoi?’. Mio marito si è agitato e si sono azzuffati per pochissimo, ma non era andato lì per picchiarlo o per fare altro, solo per parlare”.

Dopo quella prima colluttazione, l’uomo si sarebbe allontanato. Poi, raccontano le madri, sarebbe tornato indietro con alcune bottiglie in mano. “Si è tolto la maglia ed è andato via”, racconta la madre italiana. “Erano quasi le 22. Nel frattempo il marito della signora aveva il cellulare in mano per chiamare la polizia, ma nessuno ha mai risposto. A quel punto l’uomo è tornato con delle bottiglie in mano, le ha rotte per terra e ha iniziato a inveire contro tutti con i cocci”.

Sono stati momenti di panico. Una delle due ragazze, secondo il racconto della madre, avrebbe avuto un attacco di panico in strada. L’altra madre, nel tentativo di fermare la situazione, è rimasta ferita. “Mia figlia si è buttata in mezzo alla strada e ha avuto un attacco di panico. Poi è partita di nuovo la zuffa. La mamma dell’amica di mia figlia si è messa in mezzo per placare la situazione e si è presa dei tagli: ne ha uno molto profondo, che ci metterà mesi a guarire, e un’altra ferita per cui ha preso quattro punti in ospedale. Poi è caduta per terra. È stata una donna forte”.

Secondo il racconto delle famiglie, l’uomo avrebbe poi iniziato a ferirsi da solo con i cocci di vetro. “Diceva frasi come ‘taglio il petto a me, taglio il petto a te’ e si è tagliato da solo”, prosegue la madre. “Molti hanno scritto che il padre della ragazza sarebbe arrivato con un coltello, ma non è assolutamente vero. Siamo andati per parlare, poi è degenerato tutto durante la discussione. Alla fine è passata una pattuglia dei carabinieri, la mamma dell’amica di mia figlia si è buttata in mezzo alla strada, loro si sono fermati e hanno chiamato le altre forze dell’ordine. Hanno trovato l’uomo con la bottiglia in mano”.

Nel frattempo, raccontano ancora le madri, alcune persone del quartiere avrebbero aiutato le due minorenni. “Sotto casa c’è una trattoria. Hanno preso dentro le bambine, hanno dato loro acqua e supporto. Ci hanno aiutati, sono stati meravigliosi”.

La paura, però, non è finita con l’arrivo delle forze dell’ordine e, dunque, alla vicenda. Perché, spiegano le famiglie, l’uomo ha seguito le ragazze fino al portone e sa dove abitano. “Abbiamo paura di quello che potrà succedere quando uscirà”, dice la madre italiana. “Sa dove abitiamo. Abbiamo paura che possa tornare di nuovo qui. È successo sotto casa nostra ed è entrato fino al portone di casa mia. Le nostre figlie devono essere libere di uscire serene, non esiste”.

La donna torna più volte su un punto: il caso non deve trasformarsi in uno scontro tra italiani e stranieri. Per lei, la questione è un’altra: sicurezza, legalità, protezione delle figlie. “Poteva davvero morire qualcuno, potevano essere violentate. Se non avessi aperto la porta in tempo, cosa sarebbe successo? E se non fossi stata in casa? Però voglio anche dire una cosa: molti stranieri ce l’hanno con questi stranieri che fanno casino, perché poi pagano tutti”.

Il tema, per lei, è quello della gestione del quartiere e di una situazione che negli ultimi mesi sarebbe peggiorata. “Io sono per l’accoglienza, ma qui ci buttano tutte le persone sbagliate. Sono qui da tre anni, mi sono sempre trovata bene. È un quartiere accogliente, mi sentivo a mio agio con le persone. Però ultimamente sta peggiorando tantissimo. Non ci si sente più sicuri. Ci sono troppi delinquenti e nessuno fa niente. Il finto buonismo ha rotto le palle”.

Anche la madre marocchina rifiuta qualsiasi lettura etnica della vicenda:“Io sono marocchina, non sono mai stata razzista, sono integrata bene, cerco di stare lontana dai problemi. Però il quartiere di Cornigliano è diventato schifoso. Il problema è che ci sono delinquenti e la sicurezza è diminuita. Vedo gente con le bottiglie per strada, non c’è rispetto. Abbiamo paura anche noi. Prima non avevo mai avuto problemi, ora ho paura quando mia figlia esce: la chiamo ogni minuto per chiederle dov’è e se sta bene”.

Poi il passaggio più netto: “Io sono marocchina, la mamma qui con me è italiana, ma non c’entra l’etnia. Siamo mamme con delle figlie. Non c’entra niente il resto”. Ed è proprio questo un passaggio nevralgico anche della vicenda: due famiglie diverse, una italiana e una marocchina, unite dalla stessa paura e dalla stessa richiesta. Non una contrapposizione tra comunità, ma il racconto di due madri che chiedono di poter lasciare uscire le figlie senza il timore che una passeggiata sotto casa possa trasformarsi in un incubo. “Mio marito stesso, marocchino, durante la discussione glielo ha detto: ‘Siamo marocchini, marocchino contro marocchino, poi si creano problemi’”, racconta ancora la donna. “Era consapevole delle reazioni che poi si sarebbero scatenate. Ma che tu sia italiano o marocchino non c’entra. Noi vogliamo vivere in pace”.

Sul quartiere, il giudizio delle due madri è severo. Cornigliano, nelle loro parole, resta un luogo in cui esiste ancora una rete di solidarietà, come dimostrato dall’intervento dei passanti e dei gestori della trattoria che hanno aiutato le ragazze. Ma è anche un quartiere dove la percezione di insicurezza è cresciuta. “Prima non vivevamo così”, dice la madre marocchina. “Ora ho paura quando mia figlia esce. Non vogliamo fare polemica contro nessuno, vogliamo solo che le nostre figlie possano camminare tranquille”.

La denuncia è stata presentata e ora la vicenda è al vaglio delle autorità competenti. Restano la paura delle due minorenni, le ferite di una delle madri e la richiesta delle persone che, dopo l’ennesima serata di tensione, chiede sicurezza senza trasformare il dolore in odio.




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 Federico Antonopulo

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