La politica osserva e non si intromette, il mercato apprezza e corre a comprare, gli analisti promuovono e rilanciano nuovi scenari internazionali. L’offerta lanciata da Intesa Sanpaolo, di concerto con Unipol e Bper, per rilevare il Monte dei Paschi, e quindi Mediobanca che porta in dote la preziosa e ambita dote della partecipazione al 13% delle Generali, ha messo tutti d’accordo. A distanza di ventiquattro ore dall’entrata in scena dell’istituto guidato da Carlo Messina, gli unici delusi da questa enorme faccenda di banche e potere – ma ben attenti a non tradire pubblicamente lo scontento – si aggirano nella sede della Lega di via Bellerio, a Milano, dove per mesi hanno accarezzato il sogno di orientare la nascita di un terzo polo del credito che fosse in grado di insidiare, al più presto o al più tardi, i giganti Intesa Sanpaolo e Unicredit. Un progetto costruito intorno alla proposta di merger “alla pari” avanzata da Banco Bpm con l’istituto senese, per la nascita di un presidio del credito nell’Italia centro settentrionale. Un matrimonio “combinato”, secondo il sistema, e quindi destinato a non essere consumato. “Gli amori si costruiscono, non si improvvisano” per cui “le possibilità di successo di un innamorato di concupire un’amata solo con una letterina prima che arrivi un altro, sono i tentativi di un innamorato disperato che hanno poche possibilità di successo”, ha commentato, con toni quasi irrisori, Carlo Cimbri, presidente di Unipol e partner di Messina nella grande manovra che si candida a ridisegnare l’assetto italiano del credito al consumo, del private banking, dell’investment banking e del risparmio gestito.
“Generali non è una priorità nell’offerta per Monte dei Paschi di Siena”, ha ribadito il ceo di Intesa Sanpaolo a Bloomberg Tv. Ma è parte dell’offerta, naturalmente, del resto Intesa Sanpaolo ha preventivamente acquistato il 3% delle Leone di Trieste per evitare contromosse difensive. L’offerta su Mps è stata possibile solo “dopo aver affrontato potenziali problemi antitrust”, grazie all’accordo con Unipol alla quale saranno ceduti degli asset. L’operazione darebbe impulso alle “attività di gestione patrimoniale di Intesa Sanpaolo”, ha aggiunto ma soprattutto rappresenta il “punto di partenza per una posizione nel consolidamento europeo”. In effetti l’istituto nato dalle ceneri del Banco Ambrosiano ha, nei suoi obiettivi, quello di rafforzarsi sul mercato europeo.
I rischi legati a questioni Antitrust che si annidano nell’operazione sono numerosi, e riguardano sia il mondo delle banche che delle assicurazioni. Non c’è dubbio che ogni mossa, ogni quota e ogni spartizione degli sportelli tra gli istituti coinvolti sia stata attentamente ponderata per evitare intralci di natura regolatoria. “Questa operazione ha radici più antiche e tempistiche definite che nulla hanno a che vedere con altri soggetti, abbiamo fatto quello che era programmato che dovessimo fare già da qualche tempo”. Discorso che vale anche per le Generali, la dote che negli ultimi mesi il mondo finanziario si è conteso duramente con le mosse dirompenti del duo Caltagirone-Delfin in Mps e Mediobanca. “A differenza di quando Mps irruppe con un’operazione aggressiva su Mediobanca, con Delfin e Caltagirone intenzionati a rivoltare la governance delle Generali, ora quest’ultima sembra meno a rischio di scossoni”, ha commentato a Repubblica Salvatore Rossi, ex dg di Bankitalia.
“L’ingresso di Intesa in Generali è una garanzia per il risparmio italiani”, ha detto Cimbri. Il Leone di Trieste, con un capitalizzazione di mercato di 50 miliardi e 900 miliardi di asset in gestione, cassaforte del risparmio nazionale ma con un affaccio anche all’estero – in Francia e in Germania soprattutto – per anni punto di equilibrio del potere finanziario gelosamente custodito da Piazzetta Cuccia a guida Nagel, è la vera posta in gioco, del resto.
Basta fare un salto indietro, a novembre scorso. “Il risparmio delle assicurazioni è un’altra cosa” e “non vedo Generali spossessarsi della gestione dei soldi dei suoi assicurati”, disse sempre Cimbri, commentando la fine delle trattative tra le Generali e la francese Natixis per la creazione di un colosso europeo del risparmio gestito. La partnership era stata annunciata con un memorandum d’intesa non vincolante il 21 gennaio 2025 e avrebbe dato vita a uno dei maggiori gestori patrimoniali europei, con circa 1.900 miliardi di euro di asset gestiti. Ma la gestione del risparmio in condominio con i francesi non è mai andata giù al sistema Italia, né tantomeno al Governo Meloni, che ne favorì il tramonto. Del resto è francese Credit Agricole, primo azionista di Banco Bpm, con una quota di quasi il 23%, che si sarebbe diluita al 12% circa in caso di matrimonio con Mps. Restando prima azionista anche nel nuovo terzo polo.
In questo senso le mosse di Caltagirone e Delfin della famiglia Del Vecchio tanto a Siena quanto a Trieste hanno puntellato la dote custodita Mediobanca. Ora però è la banca di sistema a scendere in campo, e il sistema si accoda. Il mercato promuove l’operazione: Bper guadagna il 2,90%, Banco Bpm il +1,54%, Intesa, sulla scia anche di numerosi report positivi da parte degli analisti, sale dello 0,91% mentre Mps avanza del 4,67%. Unipol registra un progresso del 4,67% e Mediobanca del 2,97%. Unicredit quasi invariata (-0,08%). Generali ha superato per la prima volta i 40 euro per azione (+2,13%). Gli analisti di Kepler hanno aumentato il target price di Bper da 13,3 a 13,8 euro e il giudizio da ‘Hold’ a ‘Buy’.
“Monte dei Paschi di Siena è stata salvata con il denaro degli italiani. E’ importante che questo denaro ritorni sotto forma di attività che può essere condotta da questa banca. La banca è stata risanata ma adesso bisogna metterla in grado di competere a livello internazionale. E questo entrando in Intesa Sanpaolo è assicurato”, ha detto Gian Maria Gros-Pietro, presidente di Intesa Sanpaolo.
Tutti contenti, e tutti con un posto al sole. Nel caso andasse in porto, post-operazione cambierebbe l’assetto del nuovo soggetto bancario. Il mondo delle Fondazioni scenderebbe dal 20% al 16% del totale del capitale mentre gli azionisti privati di Mps, Delfin e Caltagirone potrebbero posizionarsi intorno al 6/7%, ha calcolato Messina. “Tutti gli azionisti privati riconosceranno la bontà di questa operazione. Abbiamo buoni rapporti con Delfin e Caltagirone e sono certo che l’accoglieranno con favore. Il premio e il pagamento in cash non hanno alcun rischio nell’esecuzione. In Intesa Sanpaolo troveranno un management molto forte e questo credo che ci porterà il favore degli azionisti”. Intesa ha messo sul piatto un sostanzioso premio del 12,5%, e la borsa si sta tarando su quello.
Nel dettaglio l’azionariato del nuovo gruppo che nascerà dall’operazione di Intesa Sanpaolo su Mps, in caso di adesione all’offerta, vedrà le fondazioni socie di Ca’ de Sass scendere al 15,59% dal 19,89% e quelle che aderiscono al patto al 14,05% dall’attuale 18%. Compagnia San Paolo resterà sempre prima azionista con il 5,16% (6,60% attuale), a seguire Fondazione Cariplo al 4,30% (5,5%). Le altre fondazioni al 6,13% (7,85%). L’assetto degli attuali soci vedrà Delfin scende al 3,81% dall’attuale 17.53%; Caltagirone al 2,03% (13.49%), il Mef all’1,06% (4,86%), Banco Bpm allo 0,81% (3,73%), Giorgio Girondi allo 0,44% (2,03%). Blackrock, che attualmente ha il 7,77% di Intesa e il 4,99% di Mps, si attesta al 6,98% del nuovo gruppo; Vanguard 3,46% (3,63% di Intesa e 3,28% Mps), Norges Bank all’1,67% (1,35% – 2,98%) , Enpam allo 0,59% (0,72% – 0,11%).
Resta sullo sfondo il convitato di pietra, Unicredit, che in Generali ha consolidato una partecipazione dell’8,8%. “Non si può però dimenticare che Unicredit ha costruito una posizione intorno al 9% in Generali e che Messina, forse, voglia marcare stretto il principale competitor. Non comandare, ma neppure lasciare che sia Orcel a farlo”. Ma Messina è ecumenico, anche sulla coabitazione col rivale nel gigante assicurativo: “Se c’è la possibilità che questo utile netto di Generali possa aumentare attraverso un accordo con UniCredit ne sarò assolutamente felice. Quindi non sono contro UniCredit”, ha detto il Ceo di Intesa. “In ogni caso, in questa operazione, possiamo trovare anche una forma di accordo per aumentare l’utile netto di Generali. Il mio punto è questo, e voi sapete che sono amico di Andrea Orcel. Quindi possiamo fare tutto con un approccio molto amichevole. Quindi la priorità, ripeto, è l’aumento dell’utile netto del Leone”. Il punto di caduta è uno: nessuno comanda da solo nelle Generali.
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di Claudio Paudice
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