Chiedere scusa? Neanche per sogno


A DiMartedì si torna a parlare della grazia a Nicole Minetti e dell’inchiesta condotta da Il Fatto Quotidiano. Marco Travaglio si difende e risponde alle critiche piovute sul giornale per il caso, che vede Minetti e il compagno Cipriani al centro di un raggiro per ottenere la grazia che avrebbe sfruttato il figlio adottivo. Per Travaglio non è il tempo di chiedere scusa. Dice: “Neanche per sogno”.


La richiesta di risarcimento

Il caso Minetti, alla fine, ha visto confermata la grazia. La Procura generale di Milano ha infatti espresso un nuovo parere sulla richiesta di grazia e la risposta è positiva. Si legge che dagli accertamenti svolti “risulta che i fatti riportati nelle notizie di stampa dalle quali ha tratto origine il presente supplemento di attività non corrispondono al vero e che non sono emersi fatti contrastanti con il quadro probatorio già acquisito”.

Da questa conferma parte la richiesta di risarcimento. La società Cipriani Usa Inc. ha chiesto un risarcimento di 250 milioni di dollari a Il Fatto Quotidiano, ma anche alla Rai e a Report. Il motivo sarebbe legato ai danni che avrebbe riportato dalle notizie sulla grazia a Nicole Minetti.

E ancora, Cipriani e Minetti chiedono 5 milioni a Il Fatto Quotidiano. Il 26 giugno è stata fissata l’udienza di mediazione. Dietro la richiesta c’è la lesione dei diritti della reputazione, onore, immagine, identità personale e riservatezza attraverso quella che ritengono una violenta campagna diffamatoria.

Cosa risponde Travaglio?

A DiMartedì Marco Travaglio risponde alle critiche arrivate al giornale direttamente da altre testate, che il conduttore Giovanni Floris mette tutte nella stessa categoria, ovvero “i giornali di destra”.

Questi hanno titolato con “Le carte che inguaiano Travaglio” o ancora “Dai festini sexy all’adozione facile. I legali: tutte balle, ora Travaglio paghi” e simili. Floris chiede al direttore qual è il clima in questo momento.

Marco Travaglio risponde che se fossero solo i giornali di destra si farebbe una risata. “Sono quelli che hanno creduto a Ruby nipote di Mubarak, quindi puoi immaginare da quale pulpito possano dare lezioni di verità e attendibilità a me e a Il Fatto Quotidiano”. Il problema, prosegue, è che ci sono anche i giornali di sinistra che “stanno facendo lo stesso gioco” con più educazione e anche più malizia, dice.

La testimone

Marco Travaglio sottolinea che Giuseppe Cipriani non abbia fatto causa al giornale per ottenere solo dei soldi, ma per farlo chiudere. L’intento, dichiarato proprio dallo stesso, citando le parole del direttore, è quello di far chiudere un giornale “per avere intervistato una testimone”.

La stessa testimone che è stata intervistata anche da altri, come la televisione uruguaiana e il Corriere della Sera. “Se viene smentito Il Fatto, allora è smentito anche il Corriere”, dice.  Quindi, secondo Travaglio, o Il Fatto Quotidiano ha fabbricato una verità oppure ha sentito una testimone, una persona con nome e cognome, che per tre mesi ha detto la stessa cosa a diversi giornalisti.

“Ha portato, in 700 e passa messaggi, foto e ore di conversazione, degli elementi per raccontare quello che aveva visto”, prosegue Travaglio. Che aggiunge: “Poi ha sperato che almeno la magistratura italiana la volesse ascoltare”, ma così non è stato. Hanno invece ascoltato la difesa di Cipriani e Minetti. A quel punto, secondo la ricostruzione di Travaglio, la testimone ha firmato “quella che tutti chiamano ritrattazione“. Per il direttore però, leggendo questa ritrattazione, la testimone non avrebbe davvero fatto un passo indietro su molti punti.

Scuse “nemmeno per sogno”

Sull’ipotesi di chiedere scusa, Travaglio dice “nemmeno per sogno”. Il lavoro de Il Fatto Quotidiano, rivendicato dal suo direttore, è di essere partiti dalle due considerazioni che hanno portato alla grazia: la necessità di curare il figlio adottivo all’estero perché in Italia non era possibile e il fatto che Minetti avesse cambiato vita.

Per Travaglio non è vera nessuna delle due affermazioni, perché in Italia c’erano strutture capaci di curare il figlio adottivo e perché Minetti non avrebbe cambiato stile di vita. Non in base alla testimonianza, ma su altri elementi: racconta di un reportage sul mensile Millennium, dove si poteva notare Minetti in un locale di Ibiza insieme a “signorine allegre a disposizione di clienti vip”.

Per Travaglio, queste sono le stesse scene che erano visibili a casa di Berlusconi e descritte a casa di Cipriani in Uruguay. “Non abbiamo creato noi la notizia”, dice. Le tempistiche riportate farebbero pensare diversamente, infatti, perché in Italia si parlato del caso ad aprile, ma la grazia sarebbe arrivata a febbraio. Periodo nel quale in Uruguay è andato in onda un servizio che aveva come fonte proprio la stessa testimone che raccontava di presunti festini con giovani donne e droga.



marco-travaglio-caso-minetti-1

ANSA




#Adessonews seleziona nella rete articoli di particolare interesse.
Se vuoi leggere l’articolo completo clicca sul seguente link
 VirgilioNotizie

Source link

Di