GLI STADIO – CosmoPolis


Domenica prossima il Taranto si gioca sul campo una stagione intera. La sfida di ritorno contro il Gladiator vale il salto in Serie D, obiettivo sportivo inseguito con sacrifici da società, squadra e tifosi. È una settimana che dovrebbe essere dedicata esclusivamente al calcio, alla concentrazione, all’entusiasmo e alla mobilitazione della città attorno ai propri colori. Invece il dibattito è stato improvvisamente spostato sul futuro della gestione dello stadio Iacovone

Lo Iacovone non è di nessuno. È della città. Ci sono momenti nei quali le parole pesano più del solito. E ci sono settimane nelle quali certe dichiarazioni andrebbero semplicemente evitate. Per questo le parole pronunciate dal presidente del Taranto Calcio, Sebastiano Ladisa, secondo cui l’impegno della proprietà sarebbe legato all’ottenimento della gestione dello stadio Erasmo Iacovone, lasciano inevitabilmente perplessi. Non tanto per il contenuto in sé, quanto per il momento scelto e per il messaggio che rischiano di trasmettere.

Domenica prossima il Taranto si gioca sul campo una stagione intera. La sfida di ritorno contro il Gladiator vale il salto in Serie D, obiettivo sportivo inseguito con sacrifici da società, squadra e tifosi. È una settimana che dovrebbe essere dedicata esclusivamente al calcio, alla concentrazione, all’entusiasmo e alla mobilitazione della città attorno ai propri colori. Invece il dibattito è stato improvvisamente spostato sul futuro della gestione dello stadio Iacovone.

Una scelta che appare fuori luogo, inappropriata e soprattutto intempestiva. Perché una cosa deve essere chiara: il Taranto Calcio e lo stadio Erasmo Iacovone non sono la stessa cosa. Il Taranto è la squadra che rappresenta la città. Lo Iacovone è un bene pubblico appartenente alla collettività. Due realtà destinate a convivere, ma che non possono essere sovrapposte.

Le parole del presidente Ladisa, pur legittime nell’esprimere una posizione imprenditoriale, finiscono inevitabilmente per assumere i contorni di un aut aut rivolto all’amministrazione comunale. Una comunicazione che rischia di essere percepita come una pressione impropria sul decisore pubblico proprio nel momento in cui sono in corso valutazioni sul futuro degli impianti sportivi cittadini.

E qui occorre sgombrare il campo da qualsiasi equivoco. La gestione dello stadio Iacovone non può essere assegnata per appartenenza, tradizione o investitura morale. Esistono norme precise che disciplinano l’affidamento dei beni pubblici e degli impianti sportivi. Norme che impongono procedure trasparenti, criteri non discriminatori, concorrenza tra i soggetti interessati e valutazioni fondate sull’interesse pubblico.

Il modello più coerente con il quadro normativo è quello della concessione pluriennale affidata attraverso una procedura pubblica aperta e trasparente, con aggiudicazione basata sull’offerta economicamente più vantaggiosa. Significa che chi gestisce l’impianto assume il rischio operativo, investe nella manutenzione e nello sviluppo della struttura, ricava entrate dalla sua gestione, ma senza mai acquisire la proprietà del bene che resta saldamente pubblica.

Il Comune mantiene la titolarità dell’infrastruttura e il concessionario, sia esso una società sportiva, una fondazione, un consorzio o un operatore specializzato, deve garantire sostenibilità economica, manutenzioni programmate, accesso alle associazioni sportive del territorio, tariffe socialmente sostenibili, obblighi di rendicontazione e verifiche periodiche sui risultati raggiunti. In altre parole: nulla può essere regalato a nessuno. Né ai fratelli Ladisa in quanto Taranto calcio, né ad altri soggetti eventualmente interessati. È il principio stesso della tutela del patrimonio pubblico.

Da questo punto di vista l’interesse manifestato da operatori internazionali come Legends Global rappresenta un elemento che merita attenzione e approfondimento, non pregiudizi. Parliamo di una realtà che opera ai massimi livelli mondiali nella gestione di eventi e infrastrutture sportive e che avrebbe manifestato interesse per il sistema impiantistico cittadino attraverso un piano industriale orientato allo sviluppo economico e occupazionale.

Va altresì precisato che, almeno nelle intenzioni dichiarate, tale modello non sarebbe incompatibile con l’attività delle società sportive locali né con quella del Taranto Calcio. La gestione di una struttura e la pratica sportiva sono due aspetti distinti che possono convivere all’interno di un progetto moderno ed efficiente.

Semmai, se un errore è stato commesso, esso va ricercato sul piano della comunicazione istituzionale. L’incontro con Legends Global avrebbe probabilmente richiesto un coinvolgimento preventivo delle principali realtà sportive cittadine. Un confronto preliminare avrebbe evitato incomprensioni, sospetti e tensioni che oggi rischiano di alimentare polemiche inutili. Ma una leggerezza comunicativa dell’amministrazione non può trasformarsi in un argomento per rivendicare corsie preferenziali.

I fratelli Ladisa hanno certamente il merito di aver investito nel calcio tarantino in una fase estremamente difficile e di aver presentato una proposta progettuale che comprende anche una più ampia cittadella dello sport. Le loro idee, come quelle di qualsiasi altro operatore, meritano di essere valutate con attenzione. Ma dovranno essere giudicate all’interno di una procedura pubblica, alla pari con tutte le altre.

Perché lo Iacovone non appartiene a chi oggi guida il Taranto Calcio, così come non appartiene a chi governa temporaneamente Palazzo di Città. Lo Iacovone appartiene ai tarantini. Ed è proprio per questo che il suo futuro deve essere deciso attraverso regole certe, trasparenti e uguali per tutti.

Oggi, però, c’è un’altra partita da giocare. Quella contro il Gladiator. Una partita che riguarda il campo, la maglia, la passione di migliaia di tifosi e il futuro sportivo della città. Il resto verrà dopo. Sarebbe stato opportuno che anche le dichiarazioni della proprietà attendessero quel momento.

Perché gli interessi imprenditoriali sono legittimi e meritano rispetto. Ma il calcio vive soprattutto di appartenenza, emozioni e passione popolare. Con il Taranto che, in ogni caso, non potrà mai essere “sfrattato” dallo stadio Iacovone. E quando il pallone sta per rotolare nella partita più importante della stagione, sarebbe sempre meglio lasciare che a parlare siano soltanto il campo e i suoi protagonisti.


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 Vittorio Galigani

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