Da 25 giorni Stella, la bambina di Monteverde difesa da un intero condominio, non vede sua madre. Il Tribunale per i minorenni di Roma la ha prima collocata presso il padre, poi ha confermato l’allontanamento dalla donna con cui la bambina – che ha soli sei anni – è sempre vissuta e il divieto di avvicinamento alla figlia. Un decreto urgente, datato 14 maggio, ha disposto il trasferimento immediato della piccola nell’abitazione paterna. Il prelevamento è stato eseguito a scuola il giorno seguente. Poi, il 27 maggio, il collegio composto dal presidente relatore Giuseppe Magliulo, dalla giudice Flavia Martinelli e dai giudici onorari Paola Popolla e Nico Gizzi ha confermato la scelta.
La decisione del Tribunale
Nell’atto si legge che il Tribunale «ritiene opportuno confermare tutti i provvedimenti urgenti adottati con il decreto del 14 maggio 2026». Tra questi, il collocamento della bambina presso il padre, le visite protette con la madre e il divieto per la donna di avvicinarsi alla figlia per un anno. Stella è stata portata via dalla scuola, con l’intervento dei servizi sociali e con l’avallo del Comune di Roma, guidato dal sindaco Roberto Gualtieri, dal quale quei servizi dipendono. Lo stesso provvedimento del 14 maggio ha nominato tutore provvisorio della minore il sindaco di Roma. Poi, il 18 maggio, la delega è passata all’assessora alle Politiche sociali Barbara Funari. Ed è proprio la tutrice, in udienza, ad essersi espressa per la conferma del collocamento presso il padre.
Le pronunce del Tribunale ordinario
Ma per comprendere fino in fondo questa vicenda bisogna riavvolgere il nastro. Tornare al 28 febbraio 2025, quando il Tribunale civile di Roma, con un provvedimento firmato dal collegio presieduto da Cecilia Pratesi, con le giudici Stefania Ciani e Valeria Chirico, aveva già indicato la strada della casa famiglia. Linea poi confermata il 20 giugno dalla prima sezione civile, con un’ordinanza a firma della presidente Marta Ienzi e delle giudici Cecilia Pratesi e Stefania Ciani, che aveva confermato il collocamento della piccola in una struttura e autorizzato l’uso della forza pubblica per eseguirlo. La ragione era sempre la stessa: Stella rifiutava di incontrare il padre, disperandosi (in un caso esiste un certificato del pronto soccorso che ha documentato il suo malessere, tanto che nel 2024 il Tribunale aveva deciso di sospendere gli incontri), ma secondo le consulenze tecniche subentrate e richiamate negli atti la bambina presentava un «disturbo dell’adattamento di aspetto traumatico» e il suo rifiuto andava ricondotto alla condotta materna, ritenuta di ostacolo al rapporto con il padre.
Il provvedimento di dicembre
A dicembre, però, arriva un passaggio decisivo. Il Tribunale ordinario di Roma, con una sentenza pubblicata il 5 dello stesso mese, supera l’ipotesi della casa famiglia e dispone il collocamento della bambina presso la madre, pur dichiarando la decadenza della donna dalla responsabilità genitoriale e la sospensione del padre. La sentenza, firmata sempre dalla presidente Ienzi e dalle giudici Pratesi e Ciani, nomina un tutore, trasmette gli atti al giudice tutelare e incarica il servizio sociale di raccordarsi con il tutore e con la psicologa della bambina per organizzare «non appena ve ne siano le condizioni» gli incontri assistiti padre-figlia». In mezzo, il 22 settembre, è intervenuta una nuova consulenza, stavolta affidata a un medico: la dottoressa Margherita Rosa, specialista in nefrologia e dialisi dell’ospedale San Camillo-Forlanini, ha segnalato che l’allontanamento dall’ambiente materno poteva costituire un fattore di rischio per Stella, affetta da sindrome di Fabry, una rara sindrome genetica.
Il contrordine del Tribunale dei minorenni e il richiamo all’alienazione parentale
Ma in questa tormentata vicenda, a distanza di molti mesi, arriva il contrordine e quel percorso si interrompe. Il Tribunale dei minori, intervenuto su segnalazione del padre, ordina alla madre «la immediata cessazione della condotta pregiudizievole nei confronti della figlia minore» e dispone che la donna, «per la durata di un anno», deve «evitare di andare nei luoghi abitualmente frequentati» dalla bambina, tra gli altri, ad esempio, casa e scuola, e non avvicinarsi «a meno di metri 500» alla figlia e al padre. Nello stesso atto si dispone il «collocamento immediato della minore presso l’abitazione paterna», autorizzando «sin d’ora l’assistenza della Forza Pubblica se ritenuta necessaria per l’esecuzione del provvedimento». Nella comparsa di costituzione e adesione al Pm, si leggeva che «il permanere di condotte ostative e alienanti» da parte della madre «rischia di cristallizzare nella minore un rifiuto non autonomamente formato ma indotto dal contesto, con ulteriore aggravamento del quadro psicologico già descritto dai consulenti».
Per i giudici nessuna evidenza di violenza domestica protratta
La piccola Stella fino a quel 15 maggio aveva sempre vissuto con la madre. E il padre risulta rinviato a giudizio per un episodio di lesioni nei confronti della ex moglie e mamma della bambina (il processo è iniziato a giugno 2025), come ricostruito negli stessi atti. Il procedimento penale riguarda una contestazione relativa a una discussione nella quale l’uomo avrebbe spinto un cancello contro la moglie, provocandole una dorsalgia post traumatica giudicata guaribile in cinque giorni. Il Tribunale per i minorenni, richiamando in toto la sentenza del giudice ordinario, definisce quella condotta «sicuramente esecrabile» ed «esemplificativa della difficoltà dell’uomo di contenere i propri impulsi», pur escludendo che, secondo quella ricostruzione, l’episodio basti a provare una situazione di violenza domestica protratta.
L’incontro delle Garanti dell’infanzia con la mamma
Ma intanto si muovono le tre Garanti dell’infanzia. L’Autorità nazionale Marina Terragni, la regionale Monica Sansoni, e la comunale Iside Castagnola hanno incontrato lunedì 8 giugno la madre della piccola Stella. Secondo una nota dell’Authority nazionale, le Garanti hanno rilevato che la decisione del minorile, confermata il 27 maggio pur dopo la dichiarazione di incompetenza in favore del Tribunale ordinario, «contravviene a quella assunta dal Tribunale di Roma» il 5 dicembre, quando era stato disposto il collocamento della bambina presso la madre. Terragni ha segnalato inoltre che nell’udienza del 27 maggio «gli atti del competente centro antiviolenza non sarebbero stati menzionati» né sarebbero state acquisite le relazioni del Sismif sugli accessi bisettimanali nella casa materna e quella della psicologa che segue la bambina da gennaio. Nel frattempo la tutrice delegata dal sindaco Gualtieri, l’assessora Funari, ha espresso parere favorevole al collocamento dal padre, mentre Castagnola ha sottolineato che Funari ha prenotato visite pediatriche e specialistiche e sta fissando gli incontri protetti. Le Garanti chiedono ora «accurati accertamenti», l’acquisizione delle relazioni, l’ascolto della minore in luogo neutro e «massima attenzione alla salute psicologica e fisica» della bambina.
Le relazioni del centro antiviolenza
Sin da marzo, il centro antiviolenza che segue la madre dal 2019 ha inoltrato ripetute segnalazioni urgenti, esprimendo «forte preoccupazione per l’incolumità della signora» e riferendo di atteggiamenti aggressivi e ostili e di «comportamenti di controllo e sorveglianza» da parte del padre, nonché dei post dell’uomo sui social «dai contenuti minacciosi», che la hanno costretta a «modificare le proprie abitudini di vita cercando percorsi alternativi per accompagnare la figlia a scuola». Nella prima relazione il Cav osservava come, dal questionario somministrato alla donna, emergeva un alto rischio di recidiva nel piano di gestione di intervento e auspicava che venissero adottate «misure preventive e cautelari nei confronti dell’autore». Dopo un’altra sollecitazione ad aprile, a maggio lo stesso centro inoltrava al Comune una richiesta di «intervento immediato», con il riepilogo di tutti gli episodi che a giudizio delle operatrici testimoniano «una condotta reiterata di sorveglianza, pressione, intimidazione e persecuzione» del padre nei confronti della madre. Che ha presentato altre denunce: nel 2024 per maltrattamenti verso la bambina, sostenendo che il papà legasse le mani alla bambina; nel 2025 per stalking, integrata due volte.
La lettura del Tribunale: nessuna vittimizzazione secondaria
Sulla presenza di violenza, però, il Tribunale per i minorenni richiama le conclusioni cui era giunto il Tribunale ordinario: «È opportuno chiarire – anche a fronte delle numerose distorsioni mediatiche che nessun contributo hanno offerto alla individuazione di una soluzione effettivamente tutelante per Bianca – che non si è di fronte ad una forma di vittimizzazione secondaria di una donna oggetto di violenza domestica, e che tale argomento non può e non deve essere invocato a giustificazione della sua ormai radicale mancanza di adesione ai provvedimenti via via emessi a tutela della figlia». Le giudici della I sezione civile ricordavano che le articolate accuse mosse dalla madre nei confronti dell’ex marito sono cadute e che un precedente procedimento è stato archiviato, «con provvedimento dal cui tenore si evince che dall’istruttoria è emerso un quadro reciprocamente conflittuale che vede i due protagonisti muoversi su un piano di sostanziale parità.
La «grave e violenta conflittualità familiare»
Indipendentemente dall’esito del giudizio penale – aggiungeva il collegio – «anche in questa sede è stata svolta una istruttoria sulle condotte tenute dalle parti nel corso della vita comune; sono stati ricostruiti in tal modo due episodi, relativi rispettivamente al dicembre 2019 e al dicembre 2020: quanto al primo episodio emerge che la lite avesse lasciato segni tanto sulla persona della moglie che su quella del marito; su di esso hanno deposto alcuni colleghi del ricorrente ed una vicina di casa della resistente». Anche il Tribunale per i minori riporta dunque che «il contesto non è quello di uno squilibrio di potere all’interno di una relazione familiare, bensì quello di una grave e violenta conflittualità tra due protagonisti entrambi attivi».
Una vicenda destinata a continuare a far discutere
Va da sé che la vicenda è destinata a continuare a far discutere. Quel che è certo è che non si tratta più soltanto della storia di Bianca. È diventata una questione pubblica: dai suoi meandri emerge il modo in cui tribunali, servizi sociali e istituzioni leggono la paura dei bambini, ascoltano o non ascoltano la loro voce, sanno o no distaccarsi dall’assioma della bigenitorialità a ogni costo. E mentre la politica si interroga, le attiviste organizzano appelli e petizioni e gli avvocati studiano le mosse future, Stella – a sei anni – non vede sua madre. Un’assenza imposta da 25 giorni.
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Flavia Landolfi e Manuela Perrone
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