Il giudice amministrativo può determinare direttamente l’importo delle spese legali da rimborsare a un dipendente pubblico, senza dover necessariamente rinviare la pratica all’Amministrazione e all’Avvocatura dello Stato.
È il principio stabilito dal Consiglio di Stato, in Adunanza plenaria, con la sentenza 8 luglio 2026, n. 3, destinata ad avere conseguenze rilevanti nelle controversie riguardanti il personale pubblico non contrattualizzato.
La decisione interviene sul rimborso previsto dall’articolo 18 del decreto-legge n. 67 del 1997 per i dipendenti statali coinvolti in procedimenti civili, penali o amministrativi connessi al servizio e conclusi con un provvedimento che ne escluda la responsabilità. In materia consigliamo il volume Il rapporto di lavoro nelle esternalizzazioni e negli appalti di servizi – Tutele retributive, responsabilità solidale e nuove clausole sociali, disponibile su Shop Maggioli e su Amazon. Abbiamo anche organizzato la seconda edizione del Corso di formazione in sicurezza sul lavoro – Analisi dei rischi, appalti privati e pubblici e tecniche ispettive INL.
1. Da 42 mila a 5.910 euro: il caso arrivato al Consiglio di Stato
La vicenda riguardava un militare assolto con sentenza definitiva dai reati che gli erano stati contestati. Nel 2014 aveva chiesto alla propria Amministrazione il rimborso di 42 mila euro per le spese legali sostenute.
L’Avvocatura distrettuale dello Stato di Bari aveva espresso parere favorevole sul diritto al rimborso, riducendo però la somma riconoscibile a 5.910 euro, oltre alle spese generali e agli accessori.
L’erede del militare aveva impugnato il provvedimento, contestando soprattutto la mancanza di un’adeguata motivazione sulla forte riduzione dell’importo. Il TAR Puglia aveva accolto il ricorso e rideterminato il rimborso in 10 mila euro.
Il Ministero della Difesa aveva quindi proposto appello, sostenendo che il giudice amministrativo non potesse sostituirsi all’Avvocatura dello Stato nella quantificazione delle spese. In materia consigliamo il volume Il rapporto di lavoro nelle esternalizzazioni e negli appalti di servizi – Tutele retributive, responsabilità solidale e nuove clausole sociali, disponibile su Shop Maggioli e su Amazon
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2. Quando spetta il rimborso delle spese di difesa
L’articolo 18 del decreto-legge n. 67 del 1997 stabilisce che le spese legali sono rimborsate quando il procedimento è stato promosso contro il dipendente per fatti connessi all’espletamento del servizio o all’adempimento di obblighi istituzionali e si è concluso con l’esclusione della sua responsabilità.
Il rimborso non coincide però automaticamente con la parcella richiesta dall’avvocato o pagata dal dipendente. La somma è riconosciuta nei limiti ritenuti congrui dall’Avvocatura dello Stato.
La finalità della disciplina è evitare che il funzionario, quando agisce per conto e nell’interesse dell’Amministrazione, debba sostenere personalmente le conseguenze economiche di un procedimento giudiziario terminato senza l’accertamento di responsabilità.
3. Il parere dell’Avvocatura non è insindacabile
Secondo l’Adunanza plenaria, il parere di congruità consiste essenzialmente nel confronto tra l’attività difensiva concretamente svolta e i parametri previsti per i compensi degli avvocati.
Devono essere valutati, tra gli altri elementi, il valore della controversia, la natura e la complessità delle questioni affrontate, la gravità dei fatti, l’impegno professionale richiesto e le caratteristiche del procedimento.
Non si tratta, quindi, di una valutazione politica o riservata esclusivamente alla Pubblica amministrazione. La liquidazione delle spese è un’attività tecnica che può essere controllata dal giudice e, quando ne ricorrono le condizioni, svolta direttamente in sede giurisdizionale.
4. Il giudice può stabilire direttamente quanto deve essere pagato
Il passaggio decisivo della sentenza riguarda i poteri del giudice amministrativo. Quando il parere dell’Avvocatura dello Stato è privo di una motivazione adeguata, il giudice non è obbligato a limitarsi all’annullamento del provvedimento, ordinando all’Amministrazione di ripetere la valutazione.
Su specifica domanda del dipendente e a condizione che nel processo sia stata depositata tutta la documentazione necessaria, il giudice può accertare direttamente l’importo spettante, applicando i parametri normativi vigenti.
L’Adunanza plenaria ha quindi confermato la decisione del TAR, riconoscendo la correttezza della liquidazione del rimborso nella misura di 10 mila euro e respingendo l’appello del Ministero.
5. Una tutela più rapida contro i rimborsi immotivati
La pronuncia rafforza la tutela dei dipendenti pubblici, soprattutto nei casi in cui l’Amministrazione riconosca importi molto inferiori alle spese sostenute senza spiegare in modo puntuale i criteri utilizzati.
Non viene riconosciuto un diritto automatico al rimborso integrale della parcella, ma si evita che il lavoratore debba attendere una nuova valutazione amministrativa dopo aver già ottenuto l’annullamento del parere.
Quando gli elementi disponibili consentono di effettuare il calcolo, il processo può dunque concludersi con una decisione definitiva sull’importo dovuto, garantendo una tutela più concreta, rapida ed effettiva.
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