Consiglio UE approva la nuova strategia industriale marittima


Il Consiglio dell’Unione Europea ha ufficialmente adottato le conclusioni sulla Strategia industriale marittima, un passaggio cruciale volto a salvaguardare, rafforzare e proteggere la competitività della manifattura navale e dello shipping continentale. Il documento, nato a seguito della comunicazione della Commissione Europea presentata lo scorso marzo, ha ricevuto il via libera formale durante la sessione del Consiglio Trasporti, Telecomunicazioni e Energia (Tte). Le negoziazioni, coordinate dalla Presidenza e perfezionate attraverso confronti in seno al Gruppo di lavoro sul Trasporto marittimo e al Comitato dei rappresentanti permanenti (Coreper), testimoniano la forte presa di coscienza degli Stati membri sull’importanza strategica dei mari. Il comparto marittimo non viene più valutato solo come un asset commerciale, ma come un pilastro fondamentale per l’autonomia strategica, la resilienza energetica, la difesa e la sicurezza economica dell’Unione.

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La necessità di un intervento strutturato emerge chiaramente dall’attuale scacchiere competitivo globale. Se da un lato l’Europa vanta una leadership indiscussa nella costruzione di imballi complessi ad altissima tecnologia — basti pensare che ben il 97% della flotta mondiale di navi da crociera viene costruita nei cantieri europei, rappresentando l’80% del valore del portafoglio ordini commerciale del settore — dall’altro il mercato soffre la pressione geopolitica e commerciale di Paesi terzi.

Catena del valore da blindare tra appalti e alleanze

I ministri europei hanno espresso profonda preoccupazione per le distorsioni di mercato e i sussidi transoceanici sleali, evidenziando come le disparità nei costi energetici penalizzino le industrie locali. Da qui nasce l’appello a studiare nuove opzioni di difesa commerciale, considerando l’inapplicabilità dei vecchi regolamenti internazionali sui prezzi dannosi dei pescherecci a causa della mancata ratifica di storici accordi Ocse.

Per rispondere alla sfida globale, l’Europa intende valorizzare la sua eccezionale filiera interna, guidata da una fitta rete di fornitori di attrezzature e tecnologie che possiedono portafogli ampi e diversificati. Le nuove linee guida del Consiglio UE tracciano una rotta ben definita: è necessario utilizzare in modo strategico le procedure di appalto pubblico. Questo significa che, nel pieno rispetto delle regole del mercato interno e degli obblighi internazionali, i criteri di aggiudicazione delle gare dovranno includere, ove appropriato, requisiti non legati al prezzo, come la sostenibilità ambientale, i principi di economia circolare e la percentuale di componenti prodotte in territorio europeo.

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Verso il lancio della EU Industrial Maritime Value Chains Alliance

Uno degli strumenti operativi più rilevanti sarà il rapido lancio della EU Industrial Maritime Value Chains Alliance, un’alleanza industriale concepita per stimolare la cooperazione interna e identificare con precisione gli investimenti prioritari. Il piano si poggia sulla promozione di cluster marittimi nazionali e regionali in grado di far cooperare cantieri, piccole e medie imprese, centri di ricerca, università e istituzioni finanziarie. Questa sinergia territoriale punta ad accelerare l’innovazione e a facilitare l’accesso al credito per le realtà medio-piccole.

Parallelamente, l’iniziativa Shipyards of the Future spingerà i cantieri verso una trasformazione profonda basata sull’intelligenza artificiale, la robotica, la sensoristica avanzata e la manutenzione predittiva, prevedendo tutele e misure dedicate per le strutture minori situate nelle regioni di coesione, nelle isole e nelle aree periferiche.

L’efficienza industriale passerà inevitabilmente da logiche di standardizzazione, modularità e produzione in serie, senza però perdere il focus sui segmenti di mercato a più alto valore aggiunto, come le navi militari, le unità di supporto per l’eolico offshore, i traghetti e le navi da ricerca. Un capitolo specifico riguarda infine il riciclaggio delle imbarcazioni: l’Unione Europea chiede un maggiore allineamento tra le norme internazionali delle convenzioni di Hong Kong e Basilea e il regolamento comunitario, promuovendo lo sviluppo di una capacità di riciclo sostenibile interna per recuperare materie prime secondarie preziose e non disperdere il know-how tecnologico.

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Consiglio EU: l’incognita dei carburanti del futuro

La transizione ecologica rappresenta lo sforzo economico e tecnologico più imponente per l’intero ecosistema marittimo europeo. Gli armatori europei sono i principali motori della domanda manifatturiera e lo shipping continentale ha caratteristiche uniche: il settore bulk e tramp, ossia il trasporto di merci sfuse e non di linea, rappresenta da solo il 75% di tutto lo shipping dell’Unione Europea, configurandosi come il vero custode della sicurezza alimentare ed energetica degli Stati membri. Per preservare la competitività di questa imponente flotta, il Consiglio ribadisce la centralità di un quadro stabile e prevedibile per gli aiuti di Stato, scongiurando il rischio di distorsioni della concorrenza e la potenziale diversione del traffico commerciale verso scali portuali extra-UE.

La transizione verso la neutralità climatica, fissata per il 2050, dovrà basarsi su un approccio di stretta neutralità tecnologica che lasci spazio a elettrificazione, cattura del carbonio, propulsione eolica, idrogeno e persino tecnologie nucleari. Il Consiglio ha affrontato anche il tema dell’intreccio normativo globale. Qualora venissero adottate misure vincolanti a livello mondiale in linea con le strategie dell’Organizzazione Marittima Internazionale (Imo), i regolamenti europei come il FuelEU Maritime e il sistema di scambio delle quote di emissione (Ets) dovranno essere tempestivamente adattati. L’obiettivo è evitare doppie imposizioni finanziarie o gravosi appesantimenti burocratici per le imprese di navigazione.

La decarbonizzazione non potrà gravare solo sulle spalle degli armatori: l’intera catena del valore, inclusi i produttori e i fornitori di energia, deve essere coinvolta per garantire che i carburanti alternativi siano disponibili in quantità sufficienti, in tempi rapidi e a prezzi competitivi. Date le ingenti spese di trasformazione, che rischiano di impattare sui prezzi dei beni e sui collegamenti di territori vulnerabili come le isole e le regioni ultraperiferiche, il testo sollecita l’utilizzo mirato dei proventi dei diritti Ets marittimi. Tali risorse dovranno essere reinvestite direttamente nel comparto per supportare il rinnovo delle flotte, i progetti di retrofit ecologico e le infrastrutture portuali.

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