#Finsubito news – Francia a rischio per i tassi, il contagio raggiungerà l’Italia?


Quindici anni dopo la crisi dei debiti sovrani, l’Europa torna a guardare lo spread con apprensione, e questa volta l’epicentro è la Francia. Il governatore della Banque de France, Emmanuel Moulin, ha avvertito che senza un risanamento dei conti la seconda economia dell’Eurozona rischia di soffocare sotto il peso dei tassi. L’Oat decennale ha toccato i massimi dal 2002, il differenziale con il Bund è tornato ai livelli del 2011 e l’euro è sceso ai minimi da maggio 2025.

Il destino dei conti francesi passa ora da una legge di bilancio che il governo Lecornu deve far approvare senza maggioranza. Intanto la tensione ha già varcato le Alpi, spingendo i Btp ai massimi da aprile 2025.

 

In questo articolo:

 

  • La Francia “non è la Grecia”
  • Rendimenti tornati al 2002
  • Francia, la partita dei conti si gioca in Parlamento
  • Il contagio raggiunge i Btp
  • La Spagna sceglie le urne

 

La Francia “non è la Grecia”

Emmanuelle Moulin, alla guida della Banque de France da giugno, ha spiegato nell’intervista pubblicata sul Financial Times che senza interventi sulle finanze pubbliche la Francia corre il rischio di essere “gradualmente strangolata dall’aumento dei tassi di interesse”. Il governatore ha definito “gravi e preoccupanti” i movimenti degli ultimi giorni sul mercato obbligazionario e ha indicato nel bilancio la via per riconquistare la fiducia degli investitori. Una legge approvata entro l’anno, con tagli alla spesa e al disavanzo, sarebbe letta dai mercati come un passo concreto verso il consolidamento fiscale.

“La Francia non è la Grecia durante la crisi dell’Eurozona”, ha sottolineato, escludendo che sia il momento di discutere un intervento della Banca centrale europea. La rete di protezione, nella sua lettura, è “più vicina a casa” e dipende dalla capacità dei cittadini e dei loro rappresentanti di riconoscere la necessità di rimettere in ordine i conti. Il riferimento implicito è al Transmission Protection Instrument, lo strumento creato dalla Bce nel 2022 per acquistare i titoli di un Paese in caso di rialzi dei rendimenti ingiustificati e disordinati.

Il Tpi consente di correggere divergenze nei costi di finanziamento senza toccare i tassi di riferimento, e il suo utilizzo è subordinato alla sostenibilità del debito e al rispetto delle regole di bilancio. Di conseguenza, non rappresenta una garanzia incondizionata per Parigi. 

Rendimenti tornati al 2002

Nel corso della seduta di lunedì il rendimento dell’Oat decennale è arrivato al 4,92%, il livello più alto da luglio 2002, sullo slancio di un’ondata più ampia di vendite sui mercati obbligazionari globali. In chiusura si è attestato al 4,86%, contro il 3,49% del Bund, dopo aver sfiorato il 5% venerdì. Lo spread tra i due titoli ha superato venerdì i 152 punti base, il valore più alto dal 2011.

Il rialzo dei tassi ha una dimensione globale, legata all’impennata dei prezzi dell’energia provocata dalla guerra in Iran, e la Francia risulta più esposta per i dubbi degli investitori sulla tenuta del deficit. Le conseguenze si riflettono sul cambio. Lunedì l’euro è sceso a 1,1161 dollari nelle contrattazioni asiatiche, il minimo da maggio 2025, perdendo terreno anche su franco svizzero e sterlina. Gli analisti valutari di Intesa Sanpaolo Luca Cigognini e Fabio Vacchelli non escludono una discesa fino a 1,10.

Secondo Ana Munera, responsabile della strategia di mercato globale di Bbva, una pausa della Bce peserebbe sulla moneta unica attraverso il differenziale dei tassi, e una stabilizzazione dei mercati obbligazionari riporterebbe flussi di capitale verso l’euro. 

Francia, la partita dei conti si gioca in Parlamento

Il destino dello spread francese passa ora dall’Assemblea nazionale. La bozza di bilancio per il 2027, presentata la scorsa settimana, punta a portare il deficit al 5% del Pil dal 5,4% stimato per quest’anno. Da mercoledì il testo sarà all’esame della Commissione Finanze e il dibattito in aula si aprirà il 13 ottobre.

Il governo non dispone di una maggioranza parlamentare e alcune misure, come il congelamento di stipendi e pensioni dei dipendenti pubblici oltre una determinata soglia, rischiano di scatenare la reazione delle opposizioni. Munera avverte che il premier Sébastien Lecornu potrebbe non raccogliere un sostegno sufficiente ed essere costretto a lasciare l’incarico.

In assenza di un bilancio approvato, Parigi dovrebbe ricorrere per il terzo anno consecutivo a una legge finanziaria d’emergenza per garantire le spese essenziali dello Stato, come già accaduto nel 2025 e nel 2026. L’incertezza politica ha già un costo nei conti dello Stato. Con 340 miliardi di euro da raccogliere sui mercati nel 2027, ogni decimo di punto in più sul debito pesa per miliardi sulla spesa per interessi.

Il contagio raggiunge i Btp

Le onde partite da Parigi hanno raggiunto rapidamente il debito italiano. Secondo gli strateghi di Ing Michiel Tukker e Benjamin Schroeder, durante la crisi francese gli spread dei titoli di Stato italiani e greci rispetto al Bund si sono allargati di quasi 15 punti base. “Le dinamiche del debito non sono più percepite come un problema esclusivamente francese”, scrivono.

A metà agosto il differenziale tra Btp e Bund si collocava intorno ai 78 punti base, il 29 settembre il rendimento del decennale italiano ha raggiunto il 4,60%, il livello più alto del 2026 e il giorno successivo lo spread ha toccato quota 100 per la prima volta dalla primavera del 2025. L’accelerazione è arrivata il 2 ottobre, con il differenziale salito in apertura a 126 punti, nuovo massimo da aprile 2025, e il Btp decennale al 4,69%.

Gli operatori riconducono il rialzo alle tensioni in Medio Oriente, all’inflazione, al rincaro dell’energia e al peso dei debiti pubblici. La fiammata arriva nei giorni in cui il governo ha fissato la cornice della manovra: il Documento programmatico di finanza pubblica approvato il 2 ottobre stima un deficit sotto il 3% nel 2026 e al 3,4% nel 2027, per effetto della clausola nazionale di salvaguardia su energia e difesa, senza la quale il disavanzo si fermerebbe al 2,8%. Il debito è previsto al 138,1% del Pil quest’anno e al 138,6% il prossimo. 

La Spagna sceglie le urne

Sull’altro versante dei Pirenei, lunedì, Madrid ha scelto il voto. Il premier Pedro Sánchez ha annunciato lo scioglimento delle Cortes e la convocazione di elezioni generali anticipate per domenica 29 novembre, chiudendo la legislatura nove mesi prima della scadenza naturale. La decisione è arrivata dopo che venerdì il Congresso aveva respinto due decreti con misure contro l’emergenza abitativa, con il voto contrario di Pp, Vox e Junts. Sánchez ha motivato il ricorso alle urne con la necessità di disporre di più voti in Parlamento per approvare le riforme rimaste bloccate. 

Nella seduta di lunedì il rendimento del Bonos decennale è salito al 4,123% dal 4,086% di venerdì, portando lo spread con il Bund tedesco a 64 punti base. La Borsa di Madrid ha chiuso in rialzo: l’Ibex 35 ha guadagnato l’1,12%, arrivando vicino ai 19.300 punti. Oggi il Bonos rende il 4,15% e il differenziale si muove intorno ai 66 punti base, a oltre 80 punti di distanza dallo spread francese. Durante il mandato di Sánchez la Spagna ha ridotto di circa 25 punti base il proprio premio al rischio rispetto alla Germania, nello stesso periodo in cui quello francese si è allargato di 85 punti. Gli analisti prevedono un impatto limitato del voto sul mercato, salvo uno scenario di frammentazione che impedisca l’approvazione dei bilanci.


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