Intervista rilasciata da Philip R. Lane, Membro del Comitato esecutivo della Banca Centrale Europea, a Domenico Conti il 1 Ottobre 2026
6 Ottobre 2026
La prima domanda riguarda gli scenari che la BCE ha elaborato dall’inizio della guerra in Medio Oriente. In quale punto ci collochiamo attualmente rispetto a questi scenari?
Abbiamo ritenuto utile pubblicare questi scenari. Ma lasciatemi sottolineare che essi si basano su ipotesi differenti riguardo al prezzo del petrolio e al prezzo del gas. Si basano però anche su ipotesi differenti, ad esempio, sull’intensità degli effetti di secondo round, sulla rapidità con cui i prezzi dell’energia si trasmettono all’inflazione generale e all’economia nel suo complesso.
È qualcosa su cui non abbiamo aggiornamenti quotidiani. Ciò che è vero è che i prezzi dell’energia sono più alti di quanto previsto nel nostro scenario di riferimento. Ma non voglio ricondurre ciò a uno scenario preciso, perché gli scenari sono un insieme di ipotesi diverse. E quanto agli effetti di secondo round, finora non ne abbiamo osservati di molto intensi. Continuiamo a monitorarli. Per questo, pur essendo io un promotore degli scenari, è troppo semplicistico dire che ci troviamo nello scenario avverso o in quello di riferimento. Sono rappresentazioni utili, ma noi cerchiamo di condurre un’analisi complessiva. E lo ripeto: chiaramente, i prezzi dell’energia sono elevati, ma l’intensità della trasmissione al resto dell’economia resta incerta.
Stiamo osservando un quadro misto per quanto riguarda la crescita. Abbiamo registrato dati molto buoni nel secondo trimestre. Inoltre, la BCE ha reso chiaro che il terzo trimestre potrebbe essere moderatamente positivo. Ma ci sono rischi, naturalmente: il rischio geopolitico, lo shock energetico. Ora abbiamo questo marcato aumento dei rendimenti a lungo termine che si propaga dagli Stati Uniti, con molti paesi europei che affrontano un aumento piuttosto forte dei rendimenti. Vorrebbe indicare il rischio principale che sta monitorando in questo momento?
La sua domanda ha evidenziato la gamma di fattori in gioco. Ma forse, al di là di tutto, a livello globale il tema più grande è l’IA. L’IA ha fatto sì che il commercio mondiale fosse robusto quest’anno, perché sta generando molti scambi, compresi quelli di semiconduttori e altri materiali. E le imprese europee ne fanno parte. Siamo, in una certa misura, parte della catena di fornitura dell’IA. Ma come sa, l’investimento in IA in America significa anche che queste imprese stanno emettendo molto debito a lungo termine.
E uno dei fattori alla base dell’aumento dei rendimenti che lei menzionava è proprio l’ondata di investimenti negli Stati Uniti. Dedichiamo molto tempo all’analisi delle condizioni di finanziamento nel loro complesso, compresa l’importanza del tasso di interesse a lungo termine. E riteniamo che esso eserciti un effetto sostanziale sull’economia e sull’inflazione. Quindi, assolutamente sì: abbiamo sempre detto che la nostra valutazione di politica monetaria tiene conto dell’insieme completo degli indicatori finanziari, e non soltanto del tasso ufficiale che fissiamo.
Sappiamo che la Federal Reserve ha incaricato cinque gruppi di lavoro di analizzare una serie di temi, tra cui l’IA e, in particolare, il suo impatto sulla produttività e sull’inflazione. La BCE ha costituito gruppi di lavoro analoghi o avviato ricerche specificamente dedicate all’IA?E avete già qualche risultato preliminare?
Direi che l’IA sta animando molta della ricerca qui alla BCE, ma anche nelle banche centrali nazionali, tra cui la Banca d’Italia. Ma poiché l’IA tocca parti diverse dell’economia, i nostri esperti del mercato del lavoro stanno esaminando l’effetto dell’IA sull’occupazione. I nostri esperti del sistema bancario stanno esaminando l’effetto dell’IA sul settore finanziario. I nostri esperti di investimento la stanno analizzando in termini di dinamica degli investimenti. L’IA è talmente pervasiva che non si tratta di istituire una singola task force: sono molti gruppi diversi, alla BCE e in tutto l’Eurosistema, che lavorano su questo tema. Qualche mese fa ho aggregato i risultati di tutti questi diversi filoni di lavoro in un discorso intitolato “AI and the euro area economy” (L’IA e l’economia dell’area dell’euro), che rende conto di questa agenda di lavoro molto ricca e molto diversificata.
In molte occasioni recenti la BCE ha evidenziato che l’economia dell’area dell’euro sta mostrando resilienza, nonostante i numerosi rischi e nonostante i fattori di freno provenienti dallo shock energetico. In che misura questa resilienza ha costituito una base per gli aumenti graduali dei tassi degli ultimi mesi?
Il principale motore delle decisioni sui tassi di interesse sia stato l’impatto dello shock energetico sull’inflazione. Quest’anno, in primavera, quando è scoppiato il conflitto in Medio Oriente, c’era il timore che l’economia subisse danni maggiori. Ciò alla fine non si è manifestato nel corso dell’estate, in parte perché c’è stato un periodo in cui i prezzi dell’energia sono ridiscesi: quando è stato concluso il memorandum d’intesa tra Iran e Stati Uniti, abbiamo osservato un miglioramento del clima di fiducia e una certa discesa dei prezzi dell’energia.
Credo che questo abbia aiutato l’economia europea durante l’estate. Ma ora, con la nuova ondata di aumenti dei prezzi e la nuova incertezza sulla durata di questo conflitto, questo è uno dei quesiti che approfondiremo nei dati: quel sostegno all’economia reggerà? Mi permetta inoltre di menzionare che, al di là dello shock energetico, quest’anno c’è stato un sostegno di politica di bilancio. Vorrei evidenziare due fattori. Uno è il programma tedesco su infrastrutture e difesa. Si ricordi inoltre che questo ‘è l’ultimo anno del progetto Next Generation EU.
L’investimento pubblico in diversi paesi, inclusa l’Italia, è relativamente forte quest’anno. Mail programma Next Generation EU si conclude però quest’anno. Quindi, quando guardiamo avanti a quanto la politica di bilancio sosterrà l’economia nel 2027 e nel 2028, il quadro sarà diverso rispetto al 2026.
E poi l’altro elemento è che effettivamente vediamo l’IA sostenere l’economia. Non stiamo osservando il grandissimo boom degli investimenti che c’è in America, ma registriamo una certa ripresa degli investimenti.
Finora la questione dominante per la politica dei tassi di interesse è stata lo shock energetico. Ma l’interazione con l’economia nel suo complesso è importante. La resilienza dell’economia significa che finora non si è materializzato il rischio al ribasso per l’attività economica che avrebbe potuto verificarsi.
L’Italia ha registrato ieri un dato sull’inflazione molto elevato, al 4,1%. E uno dei temi emersi sul piano politico è che l’Italia deve chiedere all’Unione europea una maggiore flessibilità di bilancio. L’anno prossimo ci sono le elezioni. In questo caso, come funziona l’interazione con la politica monetaria? Cioè, in che modo questo cambierebbe l’equazione per una banca centrale?
Riconosciamo, e lo abbiamo detto molte volte, che le persone a basso reddito hanno effettivamente bisogno, a mio avviso, di un sostegno di politica di bilancio. Abbiamo sottolineato che questo sostegno dovrebbe essere il più mirato possibile, perché un sostegno di bilancio a pioggia accresce essenzialmente la domanda nell’economia, e ciò non aiuterà l’inflazione a tornare al 2% in tempi rapidi. Direi che chi è chiamato alle decisioni di bilancio in tutta Europa deve effettivamente fare quanto necessario, in modo mirato, per sostenere le persone a basso reddito. Ma un’espansione di bilancio molto generale e diffusa non sarà d’aiuto.
Un altro rischio evidenziato di recente dalla Presidente, Christine Lagarde, è l’aumento globale dei tassi a lungo termine che stiamo osservando e la possibilità che ciò rallenti la crescita e riduca la trasmissione più di quanto previsto nell’esercizio di settembre. Quindi, gli sviluppi recenti che abbiamo visto modificano l’impostazione di politica della BCE?
Abbiamo individuato nelle condizioni finanziarie più ampie, inclusi i tassi di interesse a lungo termine, un fattore importante che entra nelle decisioni di politica monetaria. Riteniamo che un aumento dei tassi di interesse a lungo termine, soprattutto se trainato più da fattori esterni e globali che da fattori europei, rallenti l’economia europea e, di per sé, riduca il tasso di inflazione. Ciò entrerà nel quadro complessivo, insieme all’analisi dell’inflazione e all’analisi dei rischi, nel determinare dove dobbiamo portare il tasso ufficiale. C’è un ruolo preciso per questa analisi.
Per i suoi lettori vale la pena ricordare che, negli ultimi quattro anni, dall’inizio del 2022, si è registrato un aumento dei tassi di interesse a lungo termine. Ora abbiamo una nuova ondata di aumenti. Ma prima della pandemia c’è stata una fase di “low for long” (tassi bassi per un periodo prolungato): le persone erano convinte che i tassi di interesse sarebbero rimasti bassi a tempo indeterminato. Poi, dall’inizio del 2022, c’è stato un salto di livello. E ora c’è un ulteriore aumento. Perciò è molto importante analizzare attentamente questo fenomeno, ad esempio attraverso la nostra indagine sulla concessione del credito bancario (Bank Lending Survey) e soprattutto attraverso le nostre indagini sulle imprese, per vedere come ciò sta influendo sulle decisioni di investimento, sulle decisioni di occupazione e così via. Quindi, assolutamente sì: siamo data-dependent e studieremo molto da vicino questa tendenza nei dati finanziari.
Lei ha menzionato le politiche di bilancio dei governi. In Italia c’è un dibattito sui salari. In molti chiedono un aumento dei salari. Il contenimento dei salari è stato un mezzo con cui l’Italia ha recuperato molta competitività dopo la pandemia, se si guarda alla posizione esterna netta dell’Italia. Vorrebbe dire qualcosa su questo dibattito? Alcuni dicono che serve più crescita salariale per far crescere di più l’Italia.
I salari e l’occupazione sono una componente essenziale dell’economia nel suo complesso. Nelle nostre proiezioni di settembre, vediamo che in Italia i salari cresceranno più dell’inflazione nel 2027 e nel 2028. Anche se quest’anno i lavoratori non vengono pienamente compensati per l’ondata inflazionistica che stiamo osservando, riteniamo che la buona performance dell’economia italiana dovrebbe consentire un miglioramento dei salari reali e del tenore di vita, l’anno prossimo e quello successivo.
Perciò, anche se in questo momento sono ben consapevole che molte persone non vedono i propri redditi crescere con la stessa rapidità dell’inflazione a causa dello shock energetico, la solidità di fondo dell’economia italiana dovrebbe consentire una certa ripresa l’anno prossimo e quello successivo. Quando un paese membro è attraversato da un dibattito sull’andamento complessivo dei salari, è bene ricordare che i salari relativi sono una componente importante della competitività, e che lasciar crescere i salari troppo rapidamente non aiuta ad attrarre investimenti esteri né a incoraggiare le imprese di tutta l’economia ad assumere, e così via. Non c’è quindi una risposta semplice. Alla fine, l’Italia e l’Europa in generale sono grandi importatrici di energia. Per l’economia europea nel suo complesso, prezzi dell’energia così elevati rappresentano una perdita. E sfortunatamente è impossibile dire che si debbano proteggere pienamente tutti i lavoratori, in ogni momento, da questa perdita. Ma lo ripeto: riteniamo importante che le persone a basso reddito siano protette in modo particolare attraverso misure mirate.
L’Italia è stata tradizionalmente molto favorevole all’euro. Un po’ meno negli anni più recenti. Osserviamo in Italia un atteggiamento che tende a criticare la BCE ogni volta che c’è un aumento dei tassi di interesse, indipendentemente dalle condizioni macroeconomiche. Al tempo stesso, a volte le persone non capiscono davvero perché sia così importante avere una banca centrale che tutela la stabilità dei prezzi. Vorrebbe dire qualcosa a questo proposito al popolo italiano?
L’inflazione è molto dannosa. Le persone soffrono davvero se l’inflazione diventa troppo alta. Peraltro riteniamo che ci siano problemi anche se l’inflazione è troppo bassa rispetto al nostro obiettivo del 2%. Prima della pandemia l’inflazione era al di sotto del 2% e abbiamo portato il tasso di interesse a livelli molto bassi. In altre parole, quando l’inflazione è troppo bassa, il tasso di interesse sarà basso.
Quando l’inflazione è troppo alta, il tasso ufficiale deve salire. La volta scorsa lo abbiamo portato al 4%. Ma poi, una volta migliorata la dinamica dell’inflazione, abbiamo ridotto i tassi dal 4% al 2% abbastanza rapidamente.
E’ vero che rispetto ai cinque anni precedenti alla pandemia, dal 2014 al 2019, quando i tassi di interesse si muovevano poco, questo periodo ha comportato molti movimenti dei tassi. Ma, di nuovo, quanto abbiamo mostrato l’ultima volta è che abbiamo dovuto condurre una campagna temporanea di aumento dei tassi, per poi ridurli nuovamente. Quindi credo che il messaggio per i suoi lettori sia che la politica dei tassi di interesse è importante per riportare l’inflazione al nostro obiettivo del 2%.
Se il tasso di inflazione fosse rimasto al 3 o al 4%, sarebbe stato molto dannoso per i lavoratori italiani, per le famiglie italiane. Quindi facciamo ciò che è necessario, e il modo principale per garantire che l’inflazione torni al 2% è l’aggiustamento del tasso di interesse. Se non lo facessimo, l’inflazione sarebbe troppo alta, e se le persone si aspettano un’inflazione troppo alta, i tassi a lungo termine di cui parlavamo salirebbero. In definitiva gli aggiustamenti dei tassi di interesse sono una fonte di stabilità, perché aiutano a mantenere la stabilità dei prezzi intorno all’obiettivo del 2% su base ciclica.
Un’ultima domanda, sui tassi di mercato. Abbiamo visto, ancora una volta, l’impatto dei tassi a lungo termine più elevati sui mercati negli Stati Uniti e nei paesi europei. Ciò riguarda, naturalmente, anche il finanziamento del debito. E per paesi come l’Italia, che ha un debito di dimensioni piuttosto rilevanti, questo può essere problematico. Cosa direbbe riguardo alla fase attuale, con i mercati un po’ nervosi sul debito, per i paesi che stanno sperimentando un aumento dei rendimenti a lungo termine nei mercati?
Ciò che è importante è che i governi guardino oltre l’orizzonte immediato. Devono decidere i propri bilanci per il 2027, ma quando si pensa alla sfida dei prossimi cinque o dieci anni, è molto importante tenere d’occhio questi tassi di interesse a lungo termine. È anche molto importante guardare alla crescita dell’economia. I governi devono essere realistici: devono incorporare nei propri conti i tassi di interesse che dovranno affrontare nei prossimi anni.
Questo rafforza ulteriormente l’importanza di innalzare il tasso di crescita dell’economia. Tutte le riforme raccomandate da Mario Draghi ed Enrico Letta diventano ancora più importanti quando ci si trova ad affrontare un contesto di tassi di interesse elevati.
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