L’entrata in vigore della Corporate Sustainability Reporting Directive (CSRD) e la conseguente applicazione degli European Sustainability Reporting Standard (ESRS) hanno rappresentato per il settore bancario europeo un passaggio di discontinuità rilevante. La rendicontazione di sostenibilità, e in particolare quella ambientale, è stata ricondotta entro un quadro normativo armonizzato che richiede maggiore granularità informativa, comparabilità e trasparenza.
Se, da un lato, gli ESRS introducono nuovi obblighi di disclosure, dall’altro essi abilitano una lettura più profonda e strutturata dei percorsi di decarbonizzazione delle banche, trasformando il reporting da adempimento regolamentare a leva per la riflessione strategica.
La misurazione come fondamento delle scelte strategiche
I risultati 2025 dell’Osservatorio Green Banking di ABI Lab mostrano come la misurazione dell’impronta di carbonio sia ormai un processo consolidato nel settore bancario. La rilevazione, che ha coinvolto 16 banche e gruppi bancari rappresentativi di circa il 57% del totale attivo del settore, evidenzia una diffusa capacità di rendicontare in modo strutturato le emissioni Scope 1 e Scope 2, nonché alcune categorie di Scope 3 non finanziario.
I dati quantitativi confermano questa maturità informativa. La somma delle emissioni scope 1 (emissioni dirette generate da fonti di proprietà o sotto controllo dell’organizzazione) e scope 2 marked based (emissioni indirette legate all’energia acquistata, calcolate in base ai contratti e strumenti di mercato) si attesta mediamente intorno a 0,572 tCO₂eq per dipendente per banche di grandi dimensioni e 0,849 tCO₂eq per dipendente per banche di minori dimensioni. Tali valori sono fortemente influenzati dalle scelte di approvvigionamento energetico, in particolare dall’utilizzo di energia elettrica certificata rinnovabile (attraverso le Garanzie di Origine).
La scomposizione delle sole emissioni dirette (Scope 1) rafforza ulteriormente la capacità di indirizzare le politiche di riduzione: circa il 65% delle emissioni Scope 1 deriva dalla combustione stazionaria (riscaldamento autonomo e cogenerazione), mentre circa il 30% è legato alla flotta aziendale. Queste evidenze consentono di individuare con chiarezza le principali leve di intervento.
La maturità informativa abilita l’analisi puntuale delle leve di intervento per la riduzione dell’impronta carbonica
Coerentemente con questo quadro, le banche stanno agendo in modo deciso sulle azioni di riduzione. Il 100% dei rispondenti analizzati ha adottato interventi di efficientamento degli impianti di climatizzazione e illuminazione; oltre il 70% ha introdotto sistemi di monitoraggio dei consumi, modalità strutturate di lavoro agile e iniziative di space management.
Questi dati testimoniano un impegno concreto, che si traduce in interventi infrastrutturali, gestionali e organizzativi.
Tuttavia, proprio la maggiore accuratezza della rendicontazione secondo gli European Sustainability Reporting Standard rende evidente come, anche in presenza di politiche di riduzione mature, permanga una quota di emissioni difficilmente abbattibile nel breve periodo. È in questo spazio che emerge il tema della compensazione delle emissioni attraverso l’acquisto di crediti di carbonio certificati, non come alternativa alla riduzione, ma come possibile strumento di completamento del percorso di decarbonizzazione.
Il ruolo della compensazione nel percorso di decarbonizzazione
Il progetto ABI Lab “Action Plan for CO₂ Offset” ha affrontato in modo sistematico il ruolo della compensazione all’interno delle strategie climatiche delle banche. Il lavoro sviluppato nell’arco di due anni (2024-2025) di confronto strutturato e con il coinvolgimento di 12 gruppi bancari, parte dal presupposto che l’utilizzo dei crediti di carbonio può contribuire efficacemente a finanziare l’azione climatica globale solo agendo nell’ambito di una più ampia strategia aziendale che veda al suo centro la riduzione strutturale delle emissioni e il raggiungimento di specifici target di abbattimento.
Il contesto di riferimento è tuttavia complesso. Gli standard e le linee guida internazionali – come ISO 14068-1, le indicazioni di IETA e le posizioni della Science Based Targets initiative – non offrono ancora un orientamento pienamente univoco sul ruolo dei crediti di carbonio lungo il percorso verso l’obiettivo zero emissioni. Questa incertezza rafforza la necessità di approcci consapevoli e coerenti, capaci di ridurre i rischi reputazionali e di comunicazione.
Strategia, piani di transizione e strumenti di governance
È in questo contesto che la riflessione sulle singole scelte da compiere in termini di riduzione e compensazione delle emissioni va inserita in una più ampia capacità di governo della transizione. Le banche stanno sempre di più strutturando piani di transizione pluriennali, nei quali obiettivi di lungo periodo, target intermedi specifici e leve operative vengono esplicitati in modo coerente. All’interno di questi piani, la compensazione può essere collocata lungo la traiettoria di decarbonizzazione, distinguendo tra emissioni riducibili nel breve termine, emissioni che richiedono orizzonti temporali più lunghi ed emissioni residue.
Un ruolo crescente può essere svolto, in questo contesto, dall’internal carbon price come strumento di governance. Attribuire un valore economico interno alla tonnellata di CO₂ consente di integrare il fattore carbonico nei processi decisionali, rendendo confrontabili investimenti in efficienza energetica, iniziative organizzative e – laddove previsto – il ricorso alla compensazione.
la transizione evolve in un processo governato, misurabile e orientato nel tempo
Nel loro insieme, gli obblighi di rendicontazione previsti dalla CSRD (Corporate Sustainability Reporting Directive), l’emergere di piani di transizione strutturati e la possibile adozione di strumenti di governance come l’internal carbon price delineano un’evoluzione significativa nel modo in cui le banche affrontano la transizione climatica. La decarbonizzazione non è più una somma di iniziative tecniche, ma un processo governato, misurabile e orientato nel tempo.
I dati presentati in questo articolo fanno parte di uno studio annuale ABI Lab “Scenario e trend del mercato ICT del settore bancario”.
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Giorgio Recanati Francesca Rosati
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