Il modellatore ha passato tre giorni a disegnare le viti del corrimano. Le filettature sono perfette, la geometria è esatta, persino il bordo zigrinato della testa è stato ricostruito. Quando consegna il file, il responsabile di cantiere apre il modello una volta sola, controlla che il corrimano sia al posto giusto e prosegue. Le viti non saranno mai estratte come distinta, non saranno mai ordinate da quel modello, non finiranno mai in nessuna lista di acquisto. Esistono perché il capitolato chiedeva LOD 400, e LOD 400 prevede i dettagli di assemblaggio.
La scena si ripete ogni settimana in molti studi italiani. È il sintomo di una criticità diffusa nel settore BIM: l’idea che più dettaglio sia sempre meglio. In molti casi non lo è, e in alcuni progetti il sovra-dettaglio diventa un costo senza ritorno.
Il LOD (Level Of Development) non è una scala di qualità
La specifica LOD del BIMForum – working group sui livelli di sviluppo affiliato ad AGC of America (Associated General Contractors of America), non un ente di normazione – aggiornata nel 2024 dopo dieci anni di gap, definisce cinque scalini: LOD 100 per le masse concettuali, LOD 200 per la geometria approssimata, LOD 300 per la geometria precisa, LOD 350 per le interfacce di coordinamento, LOD 400 per i dettagli di fabbricazione e installazione, LOD 500 per il modello as-built verificato. È una scala descrittiva, non valutativa. Eppure nei capitolati italiani “LOD 400” viene letto spesso come indicatore implicito di qualità, una sorta di livello premium che renderebbe il progetto più serio. È un equivoco con conseguenze concrete.
Il LOD descrive cosa contiene un elemento, non quanto è buono il modello. Un edificio modellato a LOD 300 ben coordinato risulta più utile di un modello a LOD 400 con interferenze irrisolte. La maturità nel BIM non si misura in livelli, si misura nella calibrazione del livello sull’uso reale del modello.
Tre standard in convivenza
Se la specifica del BIMForum è relativamente semplice, in Italia la situazione è più articolata di quanto chi cita “LOD 400” nel BEP sembri sospettare. E non perché la normativa nazionale sia indietro: perché convivono tre standard in parallelo, spesso senza che il capitolato lo dichiari esplicitamente.
La UNI 11337 è una serie articolata, non un singolo documento. La parte 4 del 2017 codifica i livelli di sviluppo, le parti 1, 5, 6 escono nello stesso anno per modelli, flussi e capitolato informativo, le parti 3 e 7 arrivano nel 2018 per oggetti di prodotto e competenze professionali, la parte 2 sulla classificazione è del 2021, e altre parti sono in lavorazione.
Su questo impianto la 11337-4 ha scelto deliberatamente di non usare i numeri 100-500: lettere da A a G, e soprattutto separa quello che il BIMForum tiene insieme, distinguendo LOG (livello di geometria) e LOI (livello informativo), con il LOD come sintesi dei due. Nella scala UNI, LOD A corrisponde grosso modo a LOD 100, LOD C a LOD 300, LOD E a LOD 400, LOD F a LOD 500. Il mapping resta approssimativo perché la struttura concettuale è diversa.
Nel frattempo l’Italia ha recepito le ISO 19650 come UNI EN ISO 19650-1 e -2 nel 2019, la -3 e la -5 nel 2020. Sono parte integrante della normativa nazionale, e introducono un terzo termine, LOIN – Level of Information Need – che sposta il fuoco dal modello al destinatario: cosa deve sapere chi userà l’informazione, in che forma, in che momento. UNI partecipa al lavoro CEN/TC 442 sui temi LOD/LOIN, quindi la convergenza tra i due impianti è in costruzione attiva, non un processo passivo.
Il risultato osservabile nei capitolati è una sovrapposizione frequente: contratti che chiedono “LOD 400 secondo UNI 11337” mentre nello stesso paragrafo richiamano la ISO 19650, modelli consegnati come “LOD 350” senza specificare se geometrico o informativo, BEP che parlano di livelli senza dichiarare a quale dei tre standard si riferiscano. Il problema non è l’assenza di norme, è l’assenza di una loro convivenza dichiarata. Il modello più rischioso non è quello sotto-specificato: è quello in cui non è chiaro cosa sia stato consegnato.
Fit-for-purpose: il principio di calibrazione
Il principio di calibrazione adeguata si traduce in inglese con un’espressione efficace: fit-for-purpose. Significa modellare ciò che serve, al livello che serve, quando serve. Non è un’idea rivoluzionaria, ma in pratica viene spesso disattesa.
Un esempio operativo. La fase di progetto definitivo richiede LOD 300 per la maggior parte degli elementi: dimensioni, posizione, materiali corretti. Per gli elementi critici di interfaccia – un nodo strutturale complesso, un cavedio impiantistico stretto, una facciata ventilata – può essere opportuno arrivare a LOD 350 o LOD 400, perché in quei punti il dettaglio risolve un coordinamento che altrimenti emergerebbe in cantiere a costo molto superiore. Per il resto, LOD 300 è adeguato. Modellare le viti del corrimano a LOD 400 mentre il nodo trave-pilastro è ancora a LOD 300 rappresenta un’inversione di priorità rispetto a dove il dettaglio porta valore.
I dati di settore indicano un aumento intorno al 25% dei cicli di coordinamento nei progetti con LOD inconsistente, e una quota del 60% di rework imputabile a errori di coordinamento. Si tratta di numeri da industry survey, non da studi accademici peer-reviewed – i dati esatti su ore di modellazione a LOD 300 contro LOD 400 non sono disponibili in forma pubblica – ma la direzione è coerente. Il LOD 400 di default non risolve queste criticità: spesso le aggrava, perché produce file più pesanti, modelli più lenti e errori che diventano difficili da individuare sotto il dettaglio accumulato.
BibLus, riferimento divulgativo italiano, lo afferma esplicitamente: il LOD 400 brucia risorse ingenti in fase iniziale. È un’osservazione che meriterebbe maggior peso nei BEP. Non si modella a LOD 400 per principio. Si modella a LOD 400 quando il prossimo destinatario dell’informazione – il fabbricante, l’installatore, il manutentore – ne ha effettivamente bisogno per il proprio lavoro.
Oltre il LOD: cosa serve sapere a chi
L’evoluzione interessante è già in corso, e si chiama LOIN. La ISO 19650 chiede di non ragionare più in termini di livelli astratti ma in termini di necessità informativa del destinatario: chi userà questo dato, per fare cosa, in che momento.
Tradotto in pratica: invece di scrivere nel BEP “questo elemento sarà a LOD 400”, si specifica “al fabbricante serve la geometria di assemblaggio, all’installatore la sequenza di montaggio, al gestore il codice prodotto e l’intervallo di manutenzione”. Le tre informazioni vivono nello stesso oggetto BIM ma rispondono a tre LOIN diversi. Il modello smette di essere una piramide di livelli crescenti e diventa una mappa di esigenze incrociate.
buildingSMART ha codificato questo passaggio con l’IDS – Information Delivery Specification, un formato machine-readable che descrive cosa deve contenere ogni elemento per ciascun caso d’uso. È una direzione già tracciata: alcuni capitolati nordici lo richiedono esplicitamente, in Italia il suo uso è ancora marginale. Continuare a scrivere “LOD 400” nei contratti senza specificare a chi serve l’informazione significa restare ancorati a un paradigma che il quadro normativo internazionale sta superando.
Il rischio del LOD 400 di default
Il LOD 400 come scelta automatica non è una decisione tecnica, è una scelta cautelativa. Permette al progettista di sentirsi al sicuro (“ho coperto tutti i livelli possibili”), al committente di sentirsi premium (“ho richiesto il massimo dettaglio”), al consulente BIM di giustificare le ore impegnate (“era LOD 400, era prevedibile che richiedesse settimane”). È una convergenza di interessi che fornisce un alibi a tutti i soggetti coinvolti, ma non porta beneficio al progetto.
Non c’è una soluzione che chiuda il tema in modo definitivo. C’è però una domanda da farsi prima di scrivere “LOD 400” in un capitolato: se chi userà quell’informazione ne ha davvero bisogno e in che fase. Se la risposta non è chiara, il problema non è il LOD. È il modo in cui si sta pensando il modello.
In sintesi
Cosa: il LOD (Level of Development) indica il livello di sviluppo di un elemento in un modello BIM, definendo quanto è dettagliato e affidabile sia dal punto di vista geometrico che informativo. Serve a chiarire cosa rappresenta realmente un oggetto nelle diverse fasi del progetto e come può essere utilizzato.
il LOD 400 il LOD 400 di default è una scelta che spesso non porta valore al progetto – calibrare il livello di sviluppo sull’uso reale del modello è la pratica più matura.
Per chi: progettisti BIM, BIM coordinator, capi progetto, redattori di BEP e capitolati informativi.
Il punto: il LOD descrive cosa contiene un elemento, non quanto è buono il modello. La domanda corretta non è “a che LOD modelliamo”, ma “a chi serve l’informazione, in che forma, in che momento” – cioè LOIN, secondo ISO 19650.
Dati chiave:
• La BIMForum LOD Specification 2024 (specifica di settore prodotta dal working group affiliato ad AGC of America, non standard normativo) definisce cinque scalini: LOD 100, 200, 300, 350, 400, 500 (LOD 500 = as-built verificato).
• La serie UNI 11337 è articolata in più parti pubblicate tra il 2017 e il 2021 (con altre in lavorazione). La parte 4 del 2017 codifica i livelli di sviluppo nella scala lettere A→G e separa LOG (geometria) da LOI (informazioni). LOD A ≈ LOD 100, LOD C ≈ LOD 300, LOD E ≈ LOD 400.
• L’ISO 19650 è recepita in Italia come UNI EN ISO 19650-1 e -2 dal 2019, -3 e -5 dal 2020. Introduce il LOIN – Level of Information Need – spostando il problema da “quanto dettaglio” a “quale informazione serve a chi”. UNI partecipa al CEN/TC 442 sulla convergenza dei due impianti.
• Industry surveys riportano un +25% di cicli di coordinamento nei progetti con LOD inconsistente e una quota intorno al 60% di rework imputabile a errori di coordinamento.
• BibLus (ACCA): “il LOD 400 brucia risorse ingenti in fase iniziale”.
Domande frequenti:
Quando conviene modellare a LOD 400 invece di LOD 300?
Quando il prossimo destinatario dell’informazione – fabbricante, installatore, manutentore – ha bisogno dei dettagli di fabbricazione o installazione per il proprio lavoro. Per la maggior parte degli elementi in fase di progetto definitivo, LOD 300 è sufficiente. Il LOD 400 è opportuno per gli elementi critici di interfaccia: nodi strutturali complessi, cavedi impiantistici stretti, facciate ventilate, prefabbricati custom.
Qual è la differenza tra UNI 11337 e BIMForum?
La specifica LOD del BIMForum (working group industriale USA affiliato ad AGC of America, non ente di normazione) usa una scala numerica 100-500 e considera il LOD come sintesi unica di geometria e informazione. La serie UNI 11337 (Italia) è articolata in più parti pubblicate tra 2017 e 2021: la parte 4 codifica i livelli di sviluppo usando una scala lettere A-G e separa LOG (livello geometrico) da LOI (livello informativo), con LOD come sintesi dei due. Il mapping tra le due scale è approssimativo: LOD A≈100, LOD C≈300, LOD E≈400, LOD F≈500. In Italia convivono inoltre le UNI EN ISO 19650 (parti -1, -2, -3, -5 recepite dal 2019-2020), che introducono il LOIN come superamento del LOD geometrico. Citare i tre impianti insieme nello stesso capitolato senza dichiarare lo standard di riferimento è una fonte continua di ambiguità.
Cosa significa LOIN e perché sostituisce il LOD?
LOIN sta per Level of Information Need ed è il concetto introdotto dalla ISO 19650-1:2018. Sposta la domanda dal modello al destinatario: invece di chiedere “a che livello deve essere modellato questo elemento”, chiede “quale informazione serve, a chi, in che forma, in che momento”. Lo stesso elemento BIM può rispondere a più LOIN diversi a seconda del caso d’uso. buildingSMART ha codificato l’approccio con l’IDS (Information Delivery Specification), un formato machine-readable per descrivere queste esigenze.
Risorse correlate:
• BIMForum LOD Specification 2024
• UNI EN ISO 19650-1:2019 – Recepimento italiano dello standard ISO sulla gestione informativa BIM
• ISO 19650-1:2018 – Information management using building information modelling
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Giuseppe Paccione
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