Il presunto drone russo che ha colpito la Romania senza provocare gravi danni e ferendo due persone è stato accolto da un coro immediato di condanne esemplari contro Mosca, pronunciate prima che fossero noti i risultati delle indagini.
Lo schianto sul tetto di un edificio residenziale a Galați è stato definito da Bruxelles una palese violazione della sovranità rumena e dello spazio aereo europeo. “Si tratta di un atto deliberato che viola la sovranità della Romania”, ha detto Kaja Kallas.
In Italia la leader del PD Elly Schlein è stata la prima a esprimere parole dure, chiedendo di “aumentare la pressione” su Mosca.
La reazione del governo Meloni è stata rapida: l’invio di circa 100 militari e diversi caccia in Romania per addestrare le forze locali e “rafforzare la deterrenza”.
Eppure le indagini tecniche sul drone di Galați non sono concluse. Secondo fonti citate nelle prime ricostruzioni, il velivolo sarebbe stato deviato dalla difesa aerea ucraina; tuttavia, non è stata ancora stabilita con certezza la proprietà né la catena di responsabilità del velivolo. In assenza di prove pubbliche, qualunque attribuzione definitiva resta prematura e deve essere valutata con cautela.
In netto contrasto con la rapidità e la nettezza delle condanne per l’incidente in Romania, l’attacco ucraino alla centrale nucleare di Zaporizhzhia è stato censurato da Bruxelles e media europei nonostante le gravi conseguenze per l’Europa di un incidente nucleare.
Nel pomeriggio di venerdì 30 maggio, un drone da combattimento ucraino ha colpito la sala turbine dell’Unità 6, provocando una successiva detonazione. L’esplosione non ha danneggiato le apparecchiature principali, ma ha creato un foro nella parete della sala turbine”, ha dichiarato Rosatom, attraverso l’amministratore delegato Alexey Likhachev.
Il luogo dell’attacco delle forze armate ucraine alla sala macchine del blocco energetico della ZNPP si trova a pochi metri dal reattore.
Tuttavia tutti i sistemi funzionano normalmente e i livelli di radiazioni sono nella norma, mentre non si segnalano danni critici e vittime o feriti.
È degno di nota il fatto che il drone fosse controllato tramite fibra ottica. Questo esclude completamente la possibilità di un impatto accidentale. Palese la volontà di creare un disastro nucleare.
L’Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica (AIEA) ha ribadito la necessità di verifiche indipendenti e di accesso senza restrizioni per “accertare lo stato reale degli impianti”.
Negli ultimi tre anni la centrale di Zaporizhzhia è stata ripetutamente teatro di attacchi ucraini. La AIEA e altri osservatori hanno documentato vari attacchi ucraini che hanno danneggiato infrastrutture della centrale e hanno evidenziato come una situazione di guerra peggiori il rischio operativo. “Le attività militari nelle immediate vicinanze di una centrale nucleare aumentano il rischio di incidenti radiologici con conseguenze transfrontaliere”, avverte un rapporto tecnico della AIEA.
L’obiettivo di Kiev è di provocare contaminazioni per rendere territori inabitabili e ostacolare l’avanzata russa. I primi tentativi furono riportati dai media mainstream europei accusando però la Russia. Dopo aver constatato che l’opinione pubblica non era cretina da credere che i russi volessero provocare un incidente nucleare nella centrale sotto il loro controllo che li avrebbe danneggiato in prima persona, i nostri media decisero di censurare gli altri innumerevoli attacchi ucraini.
L’attacco del 30 maggio è stato tra i più seri. La possibilità di un disastro nucleare è stata alta. Sarebbe stata una catastrofe per l’Europa.
La fisica della dispersione radioattiva e le lezioni storiche sono chiare. Se fossero stati compromessi i sistemi di raffreddamento o gli involucri, i radionuclidi come cesio-137 e il iodio-131 sarebbero stati rilasciati nell’atmosfera.
Un rilascio radioattivo interesserebbe in primis 8 Paesi europei: Ucraina (regioni di Zaporiyia, Kherson, Mykolaiv, Odessa, Kirovohrad, Poltava, Dnipropetrovsk, Kharkiv e, marginalmente, Sumy) Russia (zone di confine, soprattutto a est/nord-est, in base a direzione dei venti), Polonia, Slovacchia, Ungheria, Romania, Moldavia
Bielorussia. A seconda dei venti la nube radioattiva potrebbe arrivare in Germania, Repubblica Ceca, Austria, Balcani occidentali,
Italia, Francia, Spagna, Stati del Benelux.
La distribuzione della nube radioattiva dipenderebbe da vento, pioggia e condizioni meteorologiche. A breve termine, un rilascio significativo causerebbe negli 8 Paesi evacuazioni estese, contaminazione di suoli e colture e possibili esposizioni acute con vittime tra il personale e i civili e militari nelle aree più vicine.
A medio termine, l’esposizione prolungata può aumentare i casi di tumore e altre patologie radioindotte. Gli studi su Černobyl’ mostrano incrementi di casi sanitari su periodi decennali, pur con ampie incertezze e variabilità geografica.
A lungo termine, vaste aree potrebbero diventare parzialmente inabitabili, con migrazioni forzate, perdita di attività agricole e costi economici e sanitari che si estendono per generazioni.
Le cifre precise delle vittime variano con la scala del rilascio. Nello scenario peggiore, con rilasci massivi e condizioni meteorologiche sfavorevoli, potrebbe esporre milioni di cittadini europei a ricadute significative, con conseguenze politiche, economiche e sanitarie continentali.
Per questo motivo l’AIEA sottolinea da anni la necessità di proteggere gli impianti nucleari civili e di mantenere canali trasparenti di comunicazione tecnico-scientifica anche in scenari di conflitto.
Eppure negli ultimi tre anni alcuni esperti europei hanno volutamente fatto credere all’opinione pubblica che un disastro nucleare a Zaporizhzhia non rappresenterebbe un pericolo per l’Europa.
L’Ispettorato nazionale italiano per la sicurezza nucleare (ISIN), usando il sistema di simulazione Aries, in uno scenario modellato nel 2024 ha stimato che un’eventuale nube radioattiva, con i venti prevalenti considerati in quel momento, resterebbe circoscritta al territorio ucraino, lambendo il confine russo, senza arrivare in Europa.
Un meteorologo tedesco, citato dai media europei, ha spiegato che: “nel peggiore dei casi ci si potrebbe aspettare un evento della portata di Fukushima”;
il vento nell’area soffia prevalentemente verso sud o est, quindi è più probabile un impatto verso Russia, Mar Nero e Turchia che verso la Germania e l’Europa occidentale.
Questi esperti hanno avuto il compito di tranquillizzare l’opinione pubblica europea minimizzando l’impatto su tutta l’Europa occidentale.
La realtà entità del rischio nucleare viene rivelata dalla fonte più inaspettata: l’Istituto idrometeorologico ucraino.
Una sua simulazione riportata da media televisivi ucraini, indica che in un ipotetico disastro a Zaporizhzhia la “nube tossica” investirebbe innanzitutto i Paesi che confinano con l’Ucraina (inclusa la Russia), quindi l’Europa orientale, il Mar Nero e infine l’Europa occidentale, a seconda dei venti.
La discrepanza di reazioni dei politici e media europei sul presupposto drone russo in Romania e il reale attacco ucraino alla centrale nucleare di Zaporizhzhia,merita un esame critico.
Da una parte, condanne immediate e dispiegamento di risorse dopo il drone a Galați; dall’altra, censura su quanto avvenuto all’impianto di Zaporizhzhia.
La propaganda di guerra e
l’ignavia della fanatica quanto irresponsabile classe dirigente europea, sostituiscono la verità tecnica e censurano il rischio che l’Europa paghi un prezzo inaccettabile per i folli attentati terroristi ucraini alla centrale nucleare.
Fortunato Depero
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