Posizionamento delle regioni e delle province autonome sui temi della ricerca e dell’innovazione


BOLOGNA – L’Italia è oggi chiamata a una scelta di civiltà istituzionale: trasformare la straordinaria diversità dei suoi territori da limite sistemico in vantaggio competitivo europeo. Ricerca e innovazione non sono politiche settoriali. Sono la grammatica del futuro. Le Regioni e le Province autonome, con questo Posizionamento, assumono un ruolo di partecipazione attiva alla costruzione delle politiche nazionali ed europee per Ricerca e Innovazione (R&I), a partire dall’intelligenza viva dei loro ecosistemi.

L’intento è quello di posizionare il sistema italiano delle Regioni come interlocutore strutturato e propositivo nei processi decisionali delle politiche europee per R&I, con particolare riferimento alla programmazione Horizon Europe 2028-2034, allo European Innovation Act e all’Industrial Accelerator Act, al rafforzamento delle Regional Innovation Valleys come strumento di coesione territoriale.

Il presente Posizionamento si articola in paragrafi e presenta, a seguire, l’impegno delle Regioni e le tre richieste specifiche.

1)      Le Regioni e le Province autonome per la competitività del Paese

Assumendosi l’impegno a costruire un futuro dell’Innovazione più connesso, condiviso e ambizioso per il Sistema Italia, le Regioni e le Province autonome italiane, con i rispettivi ecosistemi territoriali della Ricerca e Innovazione, insieme a rappresentanti istituzionali di livello nazionale ed europeo, con il patrocinio di MAECI, MIMIT e MUR si sono riunite a Bologna, il 12 e 13 maggio 2026, per la prima edizione di “R2I – Research to Innovate Italy”.

“Research to Innovate Italy”, organizzato dalla Conferenza delle Regioni in collaborazione con la Regione Emilia – Romagna, intende costruire una piattaforma nazionale permanente di dialogo strategico e confronto operativo per sviluppare l’integrazione tra Istituzioni a livello regionale, nazionale, europeo e internazionale e con il mondo dell’innovazione, della ricerca, del business e della finanza.

Ma l’obiettivo di R2I va oltre la periodicità annuale e si declina negli obiettivi seguenti, che intendono farne un punto di riferimento nazionale per contribuire alle politiche nazionali ed europee per R&I, con l’obiettivo di facilitare e promuovere:

  1. la collaborazione tecnica e politica tra le Regioni e le Province autonome sulle politiche per la Ricerca e l’Innovazione, anche per rappresentare gli interessi delle Regioni italiane nelle decisioni europee che riguardano Ricerca e Innovazione e presidiare i dossier più strategici fin dalla primissima fase della loro ideazione;
  1. il dialogo e la collaborazione orizzontale tra gli ecosistemi regionali su Ricerca e Innovazione, favorendo il coinvolgimento attivo degli stakeholder secondo il modello della quadrupla elica e sostenendo il coinvolgimento delle diverse reti orizzontali, a partire dalla rete dei Science and Technology Parks (STP) e le Aree di Innovazione (AOI), quali attori chiave degli ecosistemi regionali della Ricerca e Innovazione e modelli di collaborazione multilivello tra ecosistemi a livello regionale, nazionale ed europeo;
  2. l’approccio multilivello e place-based delle politiche per Ricerca e Innovazione, guardando alla valorizzazione delle competenze, alle catene di valore e alle infrastrutture di ricerca come piattaforme aperte, ottimizzandone l’impatto sul sistema produttivo e la coerenza con le strategie regionali;
  3. il trasferimento tecnologico e la valorizzazione dei risultati della ricerca lungo l’intera filiera dell’innovazione (dalla ricerca al mercato) anche attraverso il rafforzamento delle connessioni tra università, centri e infrastrutture di ricerca e sistema produttivo;
  4. lo sviluppo e l’attrazione di capitali e strumenti finanziari, a supporto della nascita, crescita e scalabilità di startup e scaleup ad alto contenuto tecnologico;
  5. la capacità di tutte le Regioni e le Province autonome di aggiudicarsi i finanziamenti europei diretti per Ricerca e Innovazione, a partire da Horizon (in particolare nell’ambito di Horizon Europe 2021-2027, incluso l’European Innovation Council), sostenendo la costruzione di pipeline progettuali mature e partenariati pubblico-privati competitivi, per massimizzare il tasso di successo nei programmi a gestione diretta;
  6. un approccio integrato e multifondo, garantendo sinergie operative tra i programmi a gestione diretta e i fondi della politica di coesione lungo tutta la filiera dell’innovazione, per massimizzare l’impatto degli investimenti sui territori;
  7. l’attrazione, la formazione e la retention dei talenti, creando connessioni solide tra le filiere strategiche regionali e gli ecosistemi dell’innovazione;
  8. la Cooperazione interregionale per le Grandi Sfide Europe volta a fare massa critica aggregando le eccellenze dei singoli ecosistemi regionali per competere con i grandi hub di innovazione europei.

2)      Ambiti di policy prioritari “R2I 2026”

“R2I 2026” ha messo in campo un intenso programma di attività laboratoriali, formative, confronti tecnici e politici di alto livello, con il coinvolgimento di rappresentanti delle istituzioni europee, nazionali, regionali, e delle eccellenze dell’innovazione provenienti dai territori di tutte le Regioni. A partire dai temi prioritari per il 2026, le Regioni e le Province autonome hanno coordinato una serie di laboratori, i cui esiti saranno oggetto di un documento di sintesi sulle politiche per la Ricerca e l’Innovazione basato sui seguenti osservazioni, priorità, impegni.

  1. Ecosistemi regionali di Ricerca e Innovazione

La dimensione ecosistemica territoriale ha assunto nel tempo un connotato sempre più rilevante e una crescente attenzione nelle politiche regionali, nazionali ed europee per l’innovazione: ecosistemi regionali più forti rappresentano un fattore abilitante per la competitività dei territori, mentre la complementarità tra regioni consente di consolidare filiere più resilienti e interconnesse, contribuendo al rafforzamento delle catene del valore europee. Le Regioni investono da tempo e con continuità nei propri ecosistemi dell’innovazione, con attori specializzati, asset distintivi e infrastrutture dedicate. In questa prospettiva, potenziare gli ecosistemi regionali e rafforzare le connessioni tra essi è una priorità condivisa a livello europeo, come da ultimo esplicitato nel “Piano d’Azione congiunto per rafforzare la dimensione regionale nella ricerca e nell’innovazione, recentemente sottoscritto dalla Commissione Europea e dal Comitato Europeo delle Regioni, che richiede una conoscenza approfondita dello stato dell’arte: attraverso la rilevazione dei modelli di governance, dei servizi e delle attività a supporto delle imprese (e connesse evidenze), e dei modelli di collaborazione multilivello, è possibile individuare best practice e approcci replicabili per definire le traiettorie delle future politiche di sostegno agli ecosistemi.

Per garantire quanto sopra delineato risulta necessario dialogare con la nuova visione di sistema definita a livello nazionale, in un’ottica piena di complementarità. Tale approccio permette di mettere in connessione le competenze, le esperienze e gli asset ecosistemici maturati dalle Regioni con le politiche nazionali quali la Misura PNRR sugli Ecosistemi dell’Innovazione territoriali (nel tempo finanziati dal MUR), focalizzati sulle fasi iniziali della ricerca con TRL 3-6, la rete dei Centri di Competenza e degli European Digital Innovation Hub (EDIH) (promossi dal MIMIT), specializzati nel trasferimento tecnologico e nell’adozione industriale con TRL 5-9. In questo contesto le Regioni giocano un ruolo chiave anche nel favorire una complementarità multifondo, che armonizzi le risorse della Politica di Coesione con gli strumenti nazionali ed europei a gestione diretta, come Horizon Europe e il futuro Fondo per la Competitività, per massimizzare l’impatto degli investimenti sui territori lungo tutta la catena del valore. L’allineamento delle politiche regionali e delle Roadmap Tecnologiche Strategiche nazionali e l’utilizzo di piattaforme comuni consentono di valorizzare le specializzazioni territoriali anche nei burning challenges individuati nei processi di mappatura RIV (Regional Innovation Valleys), in tal modo garantendo che le competenze regionali siano rappresentate efficacemente nei processi decisionali europei. Un simile processo di rafforzamento della connessione tra ecosistemi per la ricerca e l’innovazione rispetto ad una competitività ultraregionale potrà esser coltivato altresì ricorrendo a strumenti sin d’ora disponibili per la piena operatività di partenariati estesi (si veda il Piano Mattei per l’Africa).

  1. STEP – Piattaforma europea per le Tecnologie strategiche

La Piattaforma STEP (Strategic Technologies for Europe Platform) rappresenta uno degli strumenti chiave dell’Unione Europea per sostenere lo sviluppo, la diffusione e la scalabilità di tecnologie strategiche quali le tecnologie digitali e deep tech, le tecnologie pulite ed efficienti sotto il profilo delle risorse e le biotecnologie. Tali ambiti sono fondamentali per rafforzare l’autonomia strategica e la resilienza dell’Unione di fronte alle crisi globali, incrementare la competitività industriale europea e accelerare il trasferimento dalla ricerca al mercato.

STEP opera come cornice di coordinamento tra diversi strumenti di finanziamento europei, nazionali e regionali promuovendo sinergie tra programmi, semplificazione degli interventi e orientamento agli impatti. La sua efficacia dipende in modo significativo dalla capacità di declinare le priorità europee in funzione delle specificità territoriali, valorizzando ecosistemi regionali, filiere produttive e competenze locali. In tale contesto, la dimensione regionale, tramite il ruolo delle Regioni e delle Province autonome in ambito STEP, rappresenta un elemento chiave per garantire un’efficace traduzione delle priorità europee in interventi concreti, coerenti con le specializzazioni produttive, le traiettorie di innovazione e le capacità industriali dei territori.

  • S3 e politiche regionali di innovazione: monitoraggio e valutazione a cavallo di due periodi di programmazione

Il passaggio tra due cicli di programmazione offre l’occasione per rafforzare i sistemi di monitoraggio delle politiche di ricerca e innovazione, rendendoli strumenti di orientamento strategico oltre che di rendicontazione. A questo fine, le Regioni e le Province autonome intendono definire raccomandazioni condivise su standard minimi di raccolta dati S3, armonizzazione dei metadati, interoperabilità tra fonti regionali, nazionali ed europee, principi di open data e uso responsabile dell’IA, al fine di migliorare analisi, trasparenza e capacità di indirizzo delle politiche pubbliche.

In questo quadro, diventa cruciale rafforzare anche l’adozione di strumenti analitici avanzati in grado non solo di raccogliere, ma di “leggere” e interpretare i dati provenienti dai sistemi di monitoraggio. Tali strumenti – basati su tecniche di data analytics e intelligenza artificiale – possono supportare l’identificazione di benchmark tra territori, evidenziando le performance relative e le pratiche più efficaci. Allo stesso tempo, consentono di individuare aree di integrazione e complementarità tra diverse regioni, favorendo la costruzione di iniziative congiunte, la specializzazione intelligente su scala interregionale e l’ottimizzazione dell’uso delle risorse pubbliche. In questa prospettiva, il dato non è solo informazione, ma diventa infrastruttura abilitante per una cooperazione più strategica e mirata tra ecosistemi regionali dell’innovazione.

In tale contesto, si evidenzia l’importanza di favorire momenti periodici di confronto tra Regioni sui sistemi di monitoraggio S3, finalizzati alla condivisione di approcci metodologici, strumenti e pratiche operative, anche valorizzando le esperienze di collaborazione già avviate negli ultimi anni.

In parallelo, appare utile promuovere una progressiva convergenza su standard e indicatori comuni, nel rispetto delle specificità territoriali, al fine di migliorare la comparabilità e la leggibilità delle politiche regionali.

Un ulteriore elemento strategico riguarda la capacità di leggere trasversalmente le categorie delle aree di specializzazione regionali, mettendole in relazione con macrocategorie nazionali ed europee, come quelle definite nell’ambito della piattaforma STEP. Questa operazione di “allineamento semantico” consente di superare la frammentazione delle classificazioni locali, rendendo più visibili le convergenze tematiche tra territori e facilitando l’accesso a programmi e strumenti di finanziamento

europei. Inoltre, una lettura integrata tra livelli regionali, nazionali ed europei permette di posizionare meglio le traiettorie di sviluppo, individuando nicchie di specializzazione ad alto potenziale e rafforzando la coerenza complessiva delle politiche di innovazione.

In questa prospettiva, risulta altresì rilevante rafforzare l’utilizzo dei dati di monitoraggio come strumento a supporto delle scelte strategiche, anche attraverso analisi comparative e letture integrate tra territori, nonché favorire, ove possibile, un dialogo con il livello nazionale volto a migliorare l’allineamento tra sistemi informativi regionali e fonti dati nazionali.

  1. Nuovo scenario europeo sui fondi per R&I: verso la programmazione 2028-2034

L’Unione europea sta ridefinendo le strategie di investimento in Ricerca e Innovazione per far fronte alle sfide della competitività globale e per affermare la propria autonomia strategica e tecnologica. Tra i temi prioritari: l’integrazione tra i fondi di Horizon Europe e il Fondo europeo per la Competitività, l’ottimizzazione delle sinergie tra fondi, la semplificazione e il rafforzamento della collaborazione pubblico-privata. In questo dibattito, le Regioni e le Province autonome, insieme ai loro ecosistemi, intendono mettere a sistema le attività che svolgono a Bruxelles nelle reti dedicate a R&I e le attività che le stesse Regioni svolgono in coordinamento a Roma nell’ambito della Conferenza delle Regioni, con l’obiettivo di portare nel confronto con il Governo le istanze dei territori sul futuro dei Fondi europei per R&I e di costruire fin d’ora un approccio strategico di accesso ai nuovi fondi diretti per R&I.

Le Regioni devono prepararsi alla programmazione europea 2028-2034 costituendo da subito una cabina di regia tecnica stabile in ambito R&I, collegata a Bruxelles e alla Conferenza delle Regioni, per presidiare Horizon, Fondo Europeo per la Competitività, STEP e fondi di coesione. La priorità dovrebbe essere quella di costruire pipeline regionali di progetti già maturi, con partenariati pubblico-privati, imprese, università, centri di ricerca e infrastrutture strategiche, pronti per bandi europei diretti e strumenti combinati. Occorre attivare servizi regionali di coaching su Horizon, EIC e Digital Europe, rafforzando il Project Factory, anche con il supporto di APRE, scouting progettuale e accompagnamento delle PMI innovative. Le sinergie FESR-FSE+-Horizon devono finanziare non solo ricerca, ma anche Proof of Concept, trasferimento tecnologico, tutela della proprietà intellettuale, prototipazione, validazione industriale e accesso al capitale.

  1. Talenti e competenze

L’Italia vive una grave crisi di retention dei giovani talenti: tra il 2011 e il 2024, circa 440.000 giovani hanno deciso di lasciare il Paese. Si tratta di una fuga di cervelli stimata in una perdita di 160 miliardi di euro. A ciò si associa un importante mismatch tra domanda e offerta di lavoro ricondotto alla necessità di introdurre nuove professionalità o di aggiornare le competenze del capitale umano negli ambiti tecnologici o digitali emergenti. Le Regioni e le Province autonome intendono confrontarsi sulle strategie comuni per trattenere i talenti ad elevate specializzazioni, con riferimento a tre ambiti principali: territori, sistema delle imprese e università e ricerca. Per ciascuna direttrice, individuate opportunità, ostacoli e criticità che limitano l’efficacia delle misure adottate, le Regioni intendono elaborare proposte operative e raccomandazioni, declinate su tre livelli – regionale,

interregionale e nazionale – con l’obiettivo di contribuire alla definizione di politiche più efficaci e coordinate per potenziare le competenze e di conseguenza la competitività dei territori, per attrarre nuove risorse e consolidare la presenza di professionalità di eccellenza e di valore.

In tale contesto, emerge la necessità di rafforzare un approccio integrato alle politiche per i talenti, basato su modelli di governance capaci di coordinare gli interventi, orientare le strategie e monitorare i fabbisogni del sistema produttivo e della ricerca. Ciò implica lo sviluppo di strumenti strutturati per la mappatura delle competenze e dei fabbisogni, anche attraverso piattaforme integrate, nonché il potenziamento di meccanismi di matching tra domanda e offerta qualificata.

In questa prospettiva, risulta fondamentale il rafforzamento di reti territoriali di servizi (one-stop-shop), anche in modalità multilingue, in grado di offrire accoglienza, orientamento, mentoring, supporto amministrativo (visti, riconoscimento titoli) e accesso coordinato alle opportunità e agli incentivi. Parallelamente, assume un ruolo strategico lo sviluppo di ecosistemi collaborativi che connettano talenti, imprese, università e centri di ricerca, anche attraverso piattaforme di open innovation, favorendo processi di co-innovazione e valorizzazione delle competenze.

In coerenza con le strategie di specializzazione intelligente (S3), le politiche per i talenti devono essere integrate con le filiere strategiche territoriali, promuovendo percorsi strutturati tra il mondo della scuola, ITS, università e imprese nei settori chiave (digitale, energia, aerospazio, salute, blue economy, industrie creative e manifattura sostenibile) e sostenendo l’inserimento e la permanenza di competenze avanzate attraverso strumenti mirati, tra cui contratti di ricerca industriale, dottorati innovativi, voucher per l’occupazione qualificata, incentivi al rientro e programmi di mobilità circolare.

  1. Infrastrutture di Ricerca e futuro dei Territori

L’Italia ospita già una rete straordinaria di infrastrutture di ricerca di frontiera, distribuite su tutto il territorio nazionale. Le grandi infrastrutture scientifiche non sono soltanto apparati tecnici. Sono acceleratori di trasformazione territoriale, generatori di filiere industriali ad alto contenuto tecnologico, dispositivi che — se governati con intelligenza strategica — ridisegnano il destino di una regione per decenni. Per comprendere gli effetti sul territorio è necessario prendere in considerazione quattro dimensioni strategiche: la social innovation nelle comunità residenti; l’innovazione industriale hardware e software lungo la filiera tecnologica; il cambiamento culturale; l’architettura istituzionale multilivello. Intorno a queste quattro dimensioni le Regioni e le Province Autonome italiane che ospitano Grandi Infrastrutture di Ricerca — dall’Einstein Telescope di Sos Enattos al Gran Sasso, dai laboratori di fisica delle astroparticelle alle infrastrutture marine — propongono l’istituzione di una Rete Nazionale delle Regioni per le Grandi Infrastrutture di Ricerca (RNRGIR), con tre funzioni strategiche: (i) costruire una governance territoriale integrata per massimizzare l’impatto economico, industriale e sociale delle infrastrutture sui territori ospitanti; (ii) sviluppare modelli condivisi di accompagnamento della trasformazione locale — dalla social innovation alla filiera industriale, dalla formazione specializzata all’attrattività internazionale; (iii) costruire una posizione comune italiana in sede europea per garantire che il framework 2028-2034 riconosca le Grandi Infrastrutture come strumenti di coesione territoriale oltre che di eccellenza

scientifica. La RNRGIR intende diventare il contributo italiano all’ESFRI e al processo di aggiornamento della Roadmap europea per le infrastrutture di ricerca.

Le infrastrutture di ricerca devono diventare hub territoriali aperti: accesso semplificato per PMI, catalogo dei servizi, tariffe trasparenti, sportelli per test-before-invest e accordi con cluster e distretti. Ogni grande infrastruttura va collegata a un piano locale di impatto (anche sociale): nuova occupazione qualificata, fornitori tecnologici, formazione tecnica, startup deep-tech, procurement innovativo e ricadute sui territori. Occorre predisporre degli hub regionali di coordinamento, integrando trasferimento tecnologico, Startup House, Pre-Seed e Seed Fund, voucher per PoC, Open Innovation House e osservatori su competenze e innovazione. Il risultato atteso dovrebbe configurarsi in una strategia unica: più fondi europei intercettati, più talenti attratti e trattenuti, più infrastrutture utilizzate dalle imprese, più ricerca trasformata in prodotti, servizi e lavoro qualificato.

Dopo “R2I 2026”

In esito ai lavori di “R2I 2026” e in attuazione degli obiettivi strategici sopra richiamati, le Regioni e le Province autonome di Trento e Bolzano intendono avviare una collaborazione strutturata finalizzata a contribuire attivamente alla costruzione di politiche di Ricerca e Innovazione (R&I) che tengano conto, a tutti i livelli – regionale, nazionale, europeo – delle effettive esigenze dei territori nonché, in modo trasversale, alla costruzione di politiche favorevoli all’innovazione.

A tal fine,

le Regioni e le Province autonome si impegnano:

  • ad inviare al Governo e al Parlamento il documento finale che raccoglierà gli esiti dei lavori svolti dalle Regioni e Province autonome sulle tematiche individuate come prioritarie;
  • sulla base del documento finale di cui al punto 1) sopra citato, ad avviare un dialogo costante sulle politiche per Ricerca e Innovazione con il Governo ed il Parlamento, e con le Istituzioni europee, per assicurare al Paese un percorso di crescita e competitività, ed un nuovo protagonismo italiano anche a livello europeo ed internazionale;
  • a sviluppare i temi individuati quali ambiti di policy prioritari per l’edizione “R2I 2027” in collaborazione con le strutture di ricerca, innovazione e formazione sui rispettivi territori, secondo il Programma di lavoro “R2I 2027” (di cui all’allegato 1) sotto riportato);
  • ad avviare l’attività preparatoria dell’edizione 2027 di “R2I”, tenendo conto fin d’ora della prossima presidenza italiana del Consiglio europeo, prevista per il primo semestre

Al riguardo,

le Regioni e le Province autonome rivolgono al Governo italiano e alle Istituzioni europee le tre seguenti richieste specifiche, che intendono sottoporre all’attenzione della Conferenza Stato-Regioni, del CIPESS e delle Commissioni competenti del Parlamento europeo:

  • l’istituzione di un Tavolo permanente Governo-Regioni per la co-programmazione delle politiche nazionali per Ricerca e Innovazione, con sessioni dedicate al raccordo tra i Programmi Operativi regionali, il Piano Nazionale della Ricerca e la programmazione europea Horizon 2028-2034;
  • il riconoscimento, nella legge di bilancio 2027, di un fondo pluriennale per il cofinanziamento nazionale delle Grandi Infrastrutture di Ricerca, quali leve di sviluppo territoriale oltre che di eccellenza scientifica, con una quota dedicata allo sviluppo territoriale delle regioni ospitanti, in coerenza con il principio di coesione territoriale sancito dall’art. 174 TFUE;
  • il mandato alla delegazione italiana in sede europea di sostenere attivamente, nel negoziato su Horizon Europe 2028-2034 e sulla European Competitiveness Fund, il rafforzamento della dimensione regionale e place-based delle politiche per Ricerca e Innovazione.

ALLEGATO 1)

Prime ipotesi per il Programma di lavoro “R2I 2027”

  • Attuazione della Strategia europea per le start-up e le scale-up;
  • Innovazione Sociale quale sfida per il mondo della ricerca, per contribuire alla costruzione di un nuovo approccio all’Economia Sociale, dove la logica redistributiva sia sostituita da quella generativa;
  • Politiche europee per le Grandi Infrastrutture di Ricerca e sviluppo dei territori: verso un framework integrato di governance multilivello per la programmazione 2028-2034;
  • Talenti e territorialità: modelli regionali di attraction e retention nell’era della competizione globale per le competenze avanzate;
  • STP e AOI come attori chiave dell’ecosistema europeo dell’innovazione: necessità di un quadro di riconoscimento giuridico chiaro a livello europeo;
  • il futuro della Smart Specialization Strategy quale piattaforma di regia territoriale che integra coesione, ricerca e competitività e ruolo degli ecosistemi regionali dell’innovazione;
  • sinergia tra fondi unionali e statali/regionali: modelli di strutturazione di schemi sinergici di supporto consequenziale alle attività di research and development and innovation (R&D&I) e conseguenti fasi di industrializzazione.


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 Redazione Il Corriere Nazionale

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