Francesco Costantino, la pittura tra ossessioni e materia in mostra a Palermo


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Olio, carta, tela. Francesco Costantino dipinge con poesia, velocemente, paradosso, vista la lentezza che la materia impone, e non fa bozzetti. Una formazione europea, un’esperienza come assistente di Aleksandra Mir, ha fondato uno studio di comunicazione e diretto una rivista. Fino all’11 luglio i suoi oli più recenti sono visibili a Palermo, negli spazi di MARTHA, in una personale dal titolo “Accendere sigarette ai fantasmi”, curata al dettaglio che include anche le tele degli anni settanta di sua madre, la pittrice Laura Natangelo. Un incontro per parlare di materia, simboli e ricerca.

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Chi è Francesco Costantino

La formazione di Costantino passa per l’Accademia di Belle Arti di Palermo e poi in Francia, all’École des Beaux-Arts di Rennes. Racconta di un periodo breve ma molto intenso, che lo ha indotto a ragionare su cosa fosse la pittura per lui e su come non volesse viverla: pur riconoscendo la qualità del panorama figurativo palermitano, di cui nutre grande stima, ha sentito l’esigenza di pensarla come un’installazione, come scultura.

È a Rennes che nasce embrionalmente il concetto delle coperture, ma è durante la sua personale allo spazio Zelle Arte Contemporanea, di Federico Lupo, che arriva l’epifania: individuare nella sovrapposizione di materiali, colori e tecniche con superfici e supporti un proprio alfabeto pittorico, le coperture, che celano simboli e immagini. La pittura come fenomeno, in cui il pittore è l’amanuense di qualcosa che sta per accadere, senza una struttura prefissata.

I simboli, appunto. Nel suo lavoro tornano con insistenza — un cane, un cappello, un’agave. Costantino durante l’intervista racconta di come spesso inizi a dipingere da immagini conosciute, familiari, e avvia un percorso di sintesi, di astrazione e di rappresentazione simbolica. Non compaiono più i volti dei familiari, ma simboli universali, metafore. Ognuno può leggere e interpretare a modo proprio. A volte questi simboli diventano ossessioni, ripetizioni infinite, come l’agave in mostra allo spazio MARTHA. La ripetizione per lui è una certezza, afferma “ripetere per esistere, un simbolo di permanenza nel mio lavoro”.

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Agave 3.24 2026, olio su tela 30×24

La collaborazione con Aleksandra Mir

Lavorando come assistente di Aleksandra Mir, artista che opera su scala internazionale, eredita e fa propria la visione della carta come organismo vivente, in evoluzione, soggetto a trasformazioni. “La carta è viva. L’opera cambia, è metamorfosi, evoluzione. Non immobile”, dice.

Belville 2026, olio su carta 120x180, di Francesco Costantino
Belville 2026, olio su carta 120×180

Del lavoro con lei racconta di come gli sia rimasto il “toccare la carta come fosse una persona”, attribuire un valore nobile ma onesto a un supporto spesso considerato minore. Da quell’esperienza nasce la consapevolezza di poter affermarsi come pittore e di guardare alla scala internazionale: la Mir stessa gli riconosce l’uso del colore, invadente, contrastato, così come la città di Palermo, come se Francesco con la sua pittura riuscisse a fare una sintesi perfetta della rappresentazione della città. Osservando le opere durante uno studio visit curato da Giulia Monroy, Studio Moy, è impossibile non apprezzarne la maestria: il colore è acido, corrosivo, veloce come la sua pittura, che ricorda un po’ il linguaggio fauves, e si distacca dalla materia come questo.

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Dopo l’esperienza con la Aleksandra Mir, Costantino definisce sempre più il tipo di artista che è e che vuole essere: “La pittura è un lusso, un piacere, nutrimento personale. Non sono un artista-artigiano, costante, metodico, che ogni giorno frequenta lo studio. Il mio è un lavoro mentale”, spiega.

Non esistono bozzetti; i suoi dipinti non iniziano con un progetto a-priori e non terminano in modo didascalico. Come nella scultura, la sua pittura è un’operazione sottrattiva, di scoperta su ciò che già c’è, e l’instabilità della carta si fonde totalmente con questa poetica.

Agave e Penteo (anime antiche)2026, olio su carta 120x80
Agave e Penteo (anime antiche) 2026, olio su carta 120×80

Il suo lavoro oggi

Fonda Azoto Project, dirige la rivista Post per Mimesis, cura workshop. Tutto ciò però non invade la pittura, che vuole permanere nella dimensione del piacere; talvolta la contaminazione tra le sue attività è inevitabile, ma mai cercata. Un carattere tipografico non compare mai nel suo lavoro, “ma magari c’è un volto che può sembrare un carattere”. Il linguaggio visivo e la grafica sono nutrimento, riferimento, quasi la quinta scenografica di tutto ciò che mette in scena e poi sovverte. L’olio impone lentezza, tecnica — eppure la sua pittura è veloce, rimane il registro di qualcosa che accade tra la materia, il colore e il supporto.

Francesco Costantino, la pittura tra ossessioni e materia in mostra a Palermo - Be Sicily Mag - 5 Manifesto 2026 olio su carta 120x80 1
Manifesto 2026, olio su carta 120×80

La mostra di Francesco Costantino da MARTHA

L’ultima personale allo spazio MARTHA, curata da Federico Lupo e Martina Martire, porta a compimento ogni filo fin qui tracciato: simboli, materia, memoria, sovrapposizione, scoperta. L’intuizione dei curatori è rovesciare il tempo: la mostra inizia dalla svolta di Costantino e finisce con l’origine. Nell’ultima sala, le sue tele affiancano quelle della madre, Laura Natangelo, in un dialogo che Costantino stesso descrive come consacrazione e gratitudine: “Ho digerito le sue tele, quasi un momento di superamento di un conflitto naturale. Uccidere per rinascere”.

Un’affermazione di grande onestà — come in psicanalisi, in fondo — in cui l’uccisione metaforica dell’operato dei propri genitori è stata compiuta, distrutta e ricreata, per essere poi di nuovo amata, digerita, accettata. Con questa crescita arriva la distanza, l’affermazione di un’identità propria. La mostra, fondamentale da visitare, racconta solo una parte del lavoro che Costantino fa e le direzioni su cui la sua arte si sta dirigendo.

Giungla 2 2026, olio su carta 70x50
Giungla 2 2026, olio su carta 70×50

Con una voce forte ed entusiasta, durante il dialogo con lui, emerge anche una visione dell’arte democratica e accessibile. Costantino auspica una conversazione attiva tra artisti palermitani, un dibattito reale che ponga al centro le opere, i temi, l’attualità. Il modello che cita è la Scuola di Santa Rosa, progetto artistico legato a Gibellina Capitale Italiana dell’Arte Contemporanea 2026, fondato a Firenze nel 2017 da Francesco Lauretta e Luigi Presicce: ogni martedì sessioni di disegno gratuite, aperte ad artisti e appassionati, con i bar come sede di un laboratorio partecipativo. “Vorrei replicare questo modello” dice: ogni mercoledì, amici, curatori, colleghi nel suo studio, presenti nel momento in cui l’opera nasce, per contribuire alla genesi, alla messa in discussione, alla critica attiva e positiva di quello che sta avvenendo. Il dialogo per lui è ancora una volta ibridazione, contaminazione. Francesco detesta le parole ispirazione, passione. E questo lo rende decisamente un artista.

Quello che resta, a mostra visitata e conversazione chiusa, è la sensazione di aver incontrato un pittore che non cerca di spiegarsi. Francesco Costantino lavora nell’opacità consapevole di chi sa che il significato, se c’è, arriva dopo — attraverso chi guarda, non attraverso chi dipinge. Le sue tele sono fenomeni, nel senso più letterale: cose che accadono. E lui, come ha detto, è solo parte del processo, l’amanuense.

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 Alexia Messina

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