48
Roma, 3 giu – Ciò che è successo a Roma in uno stabile occupato da africani non è un caso isolato ma l’ennesimo stupro di gruppo perpetrato da stranieri in aree abbandonate al degrado da uno Stato che ne ha perso il controllo.
Il 19 maggio, dopo aver cenato in un ristorante a Roma, una turista colombiana di 32 anni è stata avvicinata da uno sconosciuto. Per poi venire sequestrata e portata in uno stabile occupato abusivamente da africani in zona Tor Cervara. Per tre giorni, è stata stuprata a turno da un gruppo di immigrati, drogata con sostanze per annullarne la volontà e minacciata di morte. Anche con una pistola puntata alla testa. “Hai visto troppa gente, morirai qui”, le dicevano. Il 22 maggio, è riuscita a fuggire, gettandosi da un altezza di quattro metri, scavalcando una recinzione e venendo poi soccorsa da un automobilista italiano. Ad essere arrestati, sono stati cinque africani clandestini, due gambiani, un maliano e due nigeriani, tutti con precedenti, alcuni già destinatari di decreti di espulsione mai eseguiti.
Nel blitz dentro all’interno dello stabile, la polizia ha identificato altri 22 irregolari. Per 11 di loro, è scattata l’espulsione con trattenimento in un Centro di permanenza per i rimpatri. Quello stabile era noto da anni, già sgomberato più volte e sempre rioccupato. Dentro, spaccio e degrado a cielo aperto.
La turista colombiana poteva finire come la giovane Desirée
Nell’ottobre del 2018, sempre a Roma, la 16enne Desirée Mariottini, con un’amica del Botswana di 21 anni, entrò in un immobile abbandonato nel quartiere San Lorenzo, base storica di spaccio e rifugio per clandestini. La ragazzina venne stordita con un cocktail letale di droghe da quattro africani, due senegalesi, un nigeriano e un ghanese. La violentarono a turno, lasciandola morire sul pavimento. Quel palazzo era già noto alle Forze dell’ordine da tempo.
Nel luglio 2025, a Padova, in uno stabile abbandonato dell’ex aeroporto militare Allegri, una 19enne marocchina, residente in Spagna, venne violentata da tre tunisini, due di 19 anni e uno di 21 anni. Tutti clandestini e con precedenti per rapine e altri reati, mentre il fidanzato connazionale veniva minacciato con un coltello puntato alla gola. I tre tunisini avevano trasformato quegli edifici fantasma nella loro zona franca. Qui dormivano, spacciavano e si spartivano la refurtiva delle rapine. Uno dei tre era già fuggito da un centro di permanenza per il rimpatri ed era ricercato per una serie di rapine violente in città.
A Desio, nel 2017, una ragazza di 17 anni, affetta da problemi mentali, venne adescata da un gruppo di clandestini nordafricani mentre attendeva un treno in stazione. Successivamente, fu portata nell’ex Palazzo dell’Arredamento. Un edificio abbandonato da anni, dove era stata ripetutamente violentata da un 22enne marocchino sotto la minaccia di un coltello. Approfittando di un attimo di distrazione del suo aggressore, la ragazza riuscì però a scappare e a sporgere denuncia.
Fuggite dalla comunità e finite in un inferno di stranieri
Nel settembre del 2024, a Firenze, due ragazzine di 16 anni erano fuggite da una comunità per minori, dove erano state trasferite a causa di situazioni familiari difficili. Dopo aver vagato per la città in cerca di un rifugio, incontrarono un gruppo di coetanei nordafricani in un parco. Le giovani li seguirono in uno stabile abbandonato all’Osmannoro e si accamparono in quel luogo per non dovere dormire ancora all’addiaccio. La notte del primo ottobre, un clandestino tunisino sorprese una delle due giovani in una stanza, per poi violentarla. Identificato dopo la denuncia della 16enne, lo straniero era risultato irreperibile.
Una storia fotocopia era successa un anno prima a Novara. Dopo essersi allontanata da una comunità milanese e aver preso un treno per raggiungere Novara, due ragazzine di 14 anni vennero adescate e portate in una occupata abusivamente da due stranieri, 30enni clandestini algerini con precedenti. Giunte in quel luogo, le giovani furono costrette ad assumere droga e poi, approfittando del loro stato di incoscienza, vennero violentate. Dopo essersi riprese, le due minorenni erano riuscite a fuggire e a denunciare la vicenda alle Forze dell’ordine. I due algerini erano stati poi arrestati all’aeroporto di Fiumicino mentre tentavano di scappare dall’Italia.
Donne abusate nel degrado degli stabili occupati da stranieri
A Mestre, nell’aprile 2025, una donna di 32 anni aveva denunciato di essere stata sequestrata, picchiata e violentata per giorni da un 33enne tunisino nel palazzo abbandonato della ex sede Telecom. Un anno dopo, l’uomo è stato condannato a dieci anni di reclusione.
A Torino, nel 2024, una peruviana di 27 anni aveva denunciato di essere stata stuprata da un gruppo di nordafricani all’interno dell’ex discoteca Club 84, struttura abbandonata nel parco del Valentino e frequentata da sbandati e clandestini. Mentre cercava un bancomat, la donna venne avvicinata da un ragazzo con accento arabo che si era offerto di aiutarla, per poi strapparle il telefono dalle mani e fuggire verso il parco. Lei lo aveva inseguito ed era finita nel rudere, dove era stata circondata da 4 o 5 nordafricani. Mentre due bloccavano l’uscita, gli altri l’avevano spinta su un materasso lurido, dove era stata stuprata a turno. Dopo aver ripreso i sensi, la 27enne si era risvegliata parzialmente nuda in un’altra zona del parco, per poi essere soccorsa dal 118 e trasportata in pronto soccorso. Al momento, questa brutale violenza è rimasta impunita.
La mattina dell’8 agosto 2016, mentre stava tornando a piedi a casa dei genitori, nel quartiere Adriano, a Milano, una ragazza italiana di 25 anni incrociò il suo ex, un marocchino clandestino di 35 anni, già denunciato da lei stessa per stalking. Dopo averla minacciata con un coccio di bottiglia, l’aveva costretta a seguirlo in uno stabile abbandonato, una ex RSA dismessa e trasformata da anni in rifugio da extracomunitari irregolari. Una volta dentro, il marocchino aveva picchiato e violentato ripetutamente la giovane donna, nel completo disinteresse degli altri occupanti, per poi addormentarsi. Così, la vittima era risuscita a fuggire e a dare l’allarme.
Stesso schema, stessi luoghi del degrado, stesso modus operandi
Il canovaccio è sempre lo stesso. Edifici abbandonati dallo Stato e occupati da extracomunitari che li trasformano in hub della criminalità, mentre le vittime sono quasi sempre giovani donne, italiane o straniere, spesso vulnerabili. Sgomberi, blitz e denunce, per poi tornare a essere rioccupati in pochi giorni, così le ragazze continuano a finire in quei mattatoi.
I protagonisti di questi orrori sono sempre stranieri, africani subsahariani e nordafricani con precedenti penali. Lo dicono le sentenze, gli arresti, le denunce delle vittime. I palazzi abbandonati diventano il territorio di caccia perché lo Stato ha rinunciato a controllarli. Degrado e violenze sessuali, un binomio che si ripete da anni senza soluzione. mentre una certa parte politica continua a parlare di accoglienza e integrazione.
Da Roma a Torino, passando per Milano, Firenze e Padova, non sono episodi isolati ma la cartina di tornasole di un Paese che ha perso il controllo del proprio territorio. E finché non si deciderà di espellere gli immigrati criminali e presidiare questi buchi neri, i mattatoi resteranno aperti. Pronti per la prossima vittima.
Francesca Totolo
#Adessonews seleziona nella rete articoli di particolare interesse.
Se vuoi leggere l'articolo completo clicca sul seguente link
Francesca Totolo
Source link
