Al Forum Economico Internazionale di San Pietroburgo 2026, la Russia che l’Occidente non è riuscito a isolare (Giulio Chinappi)


Il Forum Economico Internazionale di San Pietroburgo 2026 conferma il ruolo
della Russia come piattaforma di dialogo economico globale. La partecipazione
internazionale, gli accordi con partner asiatici, arabi e africani e i dati economici
smentiscono per l’ennesima volta la narrazione occidentale sull’isolamento di
Mosca.

In corso dal 3 al 6 giugno presso l’Expoforum, questo appuntamento si sta imponendo ancora una volta come uno degli appuntamenti centrali della diplomazia economica russa e, più in generale, del mondo multipolare in formazione. La ventinovesima edizione dello SPIEF si svolge sotto il tema “Pragmatic Dialogue: The Path to a Stable Future”, con l’Arabia Saudita nel ruolo di Paese ospite, e con un programma orientato alla definizione di un nuovo modello di sviluppo globale nel contesto della trasformazione dell’economia mondiale.

Lungi dall’essere una semplice vetrina nazionale, dunque, il Forum Economico Internazionale di San Pietroburgo rappresenta un foro politico-economico nel quale la Russia presenta la propria capacità di resistenza, adattamento e proiezione internazionale.
A beneficio del lettore, ricordiamo che lo SPIEF rappresenta la principale conferenza
economica annuale della Russia, attiva dal 1997, che ad ogni edizione richiama oltre
10.000 partecipanti da più di 100 Paesi. Nel 2025 è stato raggiunto un record di 24.200
partecipanti provenienti da 144 Paesi e territori, mentre dal 2010 il forum ha ospitato la
firma di accordi e memorandum d’investimento per un valore complessivo superiore a
775 miliardi di dollari. Il valore dichiarato degli accordi conclusi nelle edizioni 2024 e
2025 si è attestato rispettivamente a 6,49 e 6,48 trilioni di rubli. Questi numeri, al di là
della dimensione propagandistica che ogni grande forum economico inevitabilmente
porta con sé, indicano un fatto politico concreto: la Russia continua a disporre di una
piattaforma internazionale capace di attrarre governi, imprese, istituzioni
finanziarie e rappresentanti del mondo scientifico.

La retorica occidentale dell’isolamento russo, dunque, viene ampiamente smentita
innanzitutto dalla partecipazione. Kirill Dmitriev, inviato speciale presidenziale per la
cooperazione economica con l’estero e amministratore delegato del Fondo Russo per
gli Investimenti Diretti, ha affermato che allo SPIEF 2026 sono attesi rappresentanti da
oltre 130 Paesi. Secondo Dmitriev, il forum riunisce Stati sovrani pronti a sviluppare
le proprie economie su basi di partenariato, distinguendosi dai format globalisti
occidentali che egli contrappone a San Pietroburgo. In poche parole, mentre l’Occidente
continua a descrivere Mosca come marginalizzata, capitali, delegazioni e operatori economici del Sud Globale e non solo continuano a considerare utile, e in molti casi
necessario, il dialogo con la Russia.

La presenza dell’Arabia Saudita come Paese ospite, in particolare, è uno dei segnali più
rilevanti di questa edizione. Il ministro saudita dell’Energia, principe ʿAbd al-ʿAzīz bin
Salmān Āl Saʿūd, ha annunciato che Russia e Arabia Saudita firmeranno trenta
accordi di cooperazione a margine dello SPIEF, in particolare nei settori dell’energia,
dell’istruzione e del turismo. È un passaggio di grande importanza perché conferma la
densità crescente del rapporto russo-saudita, ben oltre la sola cornice energetica
dell’OPEC+. In un momento di instabilità dei mercati globali, la cooperazione tra due
grandi produttori di energia non rappresenta soltanto un’intesa commerciale, ma anche
un fattore di riequilibrio internazionale rispetto alla pretesa occidentale di dettare
unilateralmente le regole del mercato.

Il tema energetico attraversa infatti l’intero forum. A tal proposito, il vicepresidente del
governo Aleksandr Novak ha sostenuto che l’OPEC+ è oggi più necessaria che mai
per mitigare i rischi e i cambiamenti drammatici nei mercati energetici globali, in un
contesto in cui le incertezze economiche e geopolitiche sono aumentate in modo
esponenziale. Nel complesso, la Russia, lungi dall’essere espulsa dal mercato
energetico mondiale, continua a svolgere un ruolo essenziale nella stabilizzazione
dell’offerta e nella costruzione di canali alternativi a quelli dominati dall’Occidente.
Su questo terreno si innesta anche il rapporto con la Cina.

Al forum, l’ambasciatore cinese a Mosca Zhang Hanhui ha dichiarato che l’interscambio tra Russia e Cina è cresciuto del 19,7% su base annua tra gennaio e aprile, raggiungendo 85,2 miliardi di dollari. Ha inoltre sottolineato che, sotto la guida strategica di Xi Jinping e Vladimir Putin, il partenariato globale tra i due Paesi continua a svilupparsi con slancio stabile.
Mosca e Pechino stanno lavorando all’attuazione dell’accordo aggiornato sulla
protezione degli investimenti, alla promozione di condizioni preferenziali per le imprese
e al rafforzamento dei contatti tra le comunità economiche. Di conseguenza, possiamo
concludere che non solo la strategia occidentale delle sanzioni non ha interrotto la
cooperazione russo-cinese, ma ha addirittura contribuito a spingerla verso una
maggiore integrazione finanziaria, industriale e commerciale.
Nella stessa direzione va la dichiarazione di Putin secondo cui la Russia non
avrebbe compiuto alcuna “svolta” improvvisa verso l’Asia. Il Presidente russo ha
ricordato che la base del rapporto con la Cina risale all’accordo del 2001 e ha indicato
un volume commerciale attorno ai 250 miliardi di dollari, accompagnato da una forte
diversificazione. Questa precisazione è rilevante perché rifiuta la lettura secondo cui
Mosca avrebbe ripiegato sull’Asia solo come reazione alle sanzioni. Al contrario, la
proiezione eurasiatica della Russia precede l’attuale fase di scontro con l’Occidente e si
inserisce in una strategia di lungo periodo.

Un altro asse significativo è quello con l’India. Alla vigilia dello SPIEF, il capo della
United Aircraft Corporation, Vadim Badeha, ha affermato che compagnie aeree indiane
hanno manifestato interesse per l’acquisto di 100-200 velivoli russi Il-114-300 e SJ-100.
La UAC ha inoltre firmato un accordo con la società indiana HAL sulla possibile
produzione su licenza dell’SJ-100 in India e un accordo preliminare con Flamingo
Aerospace per la fornitura di sei Il-114-300. In termini economici, si tratta di un dossier
importante per l’industria aeronautica russa; in termini geopolitici, conferma che l’India
continua a sviluppare una cooperazione tecnologica con Mosca nonostante le pressioni
occidentali.
L’Africa occupa a sua volta uno spazio crescente. La Presidente
della Tanzania Samia Suluhu Hassan, dopo l’incontro con Putin, ha dichiarato che
Tanzania e Russia hanno concordato di intensificare gli sforzi in materia di commercio e
investimenti. Ha ricordato che l’interscambio tra i due Paesi è cresciuto del 72% tra il
2020 e il 2025 e ha indicato tra i settori di cooperazione scienza, tecnologia, istruzione,
agricoltura, energia, infrastrutture, estrazione mineraria e turismo. Il riferimento storico
alla visita di Julius Nyerere nell’URSS del 1969, evocato dalla leader tanzaniana, dà a
questa cooperazione anche una profondità politica: la Russia viene letta da molti Paesi
africani non come una potenza coloniale, ma come erede di un rapporto costruito
anche attraverso il sostegno sovietico ai movimenti di liberazione.

Il Sud-Est asiatico rappresenta un altro fronte di espansione. Il ministro russo dello
Sviluppo Economico Maksim Rešetnikov ha dichiarato allo SPIEF che Mosca è pronta
ad aumentare le forniture di risorse energetiche a basse emissioni verso la Thailandia a
prezzi competitivi, insieme a tecnologie e attrezzature per il settore petrolifero e del gas.

Parallelamente, Sergej Katyrin, presidente della Camera di Commercio e dell’Industria
della Russia, ha riferito che sono in corso negoziati per il funzionamento su larga scala
delle carte Mir in diversi Paesi del Sud-Est asiatico, in particolare Thailandia, Singapore
e Malaysia, dove il traffico turistico russo è significativo. Energia, turismo, pagamenti e
infrastrutture finanziarie diventano così parti di una stessa strategia: rendere più
autonome le relazioni economiche russe rispetto ai circuiti occidentali.

In definitiva, lo SPIEF 2026 dimostra che l’isolamento della Russia è rimasto più un
obiettivo politico dell’Occidente che una realtà del sistema internazionale. La
partecipazione di oltre cento Paesi, il ruolo dell’Arabia Saudita, la crescita del
commercio con la Cina, i dossier industriali con l’India, il rilancio dei rapporti con la
Tanzania, l’apertura verso la Thailandia e il Sud-Est asiatico, la de-dollarizzazione dei
pagamenti e la persistenza di interessi europei verso il mercato russo, come dimostra
la presenza di alcune delegazioni compresa quella tedesca, indicano una Russia
inserita in reti economiche diverse da quelle dominate dal blocco euro-atlantico.

La crisi economica annunciata a ripetizione dalle capitali occidentali non si è tradotta nel collasso auspicato. Al contrario, Mosca utilizza lo SPIEF per mostrare che la pressione esterna ha accelerato la ricerca di nuovi partner, nuovi strumenti finanziari e nuove direttrici di sviluppo.

 

Giulio Chinappi


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