Il costo nascosto della resistenza antimicrobica negli allevamenti stimato da FAO – Ruminantia – Web Magazine del mondo dei Ruminanti


Dal 3 giugno si sono avviati i lavori del Sottocomitato FAO, presso la sede a Roma, sull’allevamento con una revisione delle priorità globali del settore, concentrandosi su trasformazione sostenibile dei sistemi zootecnici e sicurezza alimentare. Le discussioni principali riguardano riduzione dell’impatto climatico, salute animale e resistenza antimicrobica, oltre al rafforzamento delle linee guida FAO per i sistemi di allevamento sostenibili. Ieri, inoltre, è stato presentato il secondo rapporto intitolato Il futuro dell’uso di antimicrobici nel settore zootecnico – Il costo economico dell’azione o dell’inazione“. Il documento analizza l’attualissimo tema della resistenza antimicrobica nel comparto zootecnico globale, dal punto di vista delle ricadute economiche, evidenziando come questa rappresenti una minaccia crescente per la sicurezza alimentare, la produttività degli allevamenti, il benessere economico e la salute umana. Secondo la valutazione economica elaborata dalla FAO attraverso modelli previsionali e scenari di lungo periodo, ciò che emerge è che il settore zootecnico mondiale dovrà riallineare rapidamente i propri incentivi produttivi e sanitari per evitare che i costi dell’inazione diventino progressivamente più elevati e difficili da recuperare.

Come è stato realizzato lo studio

Per comprendere l’impatto economico di questa situazione, lo studio ha utilizzato due grandi modelli economici internazionali: AGLINK-COSIMO, sviluppato da OECD e FAO per simulare i mercati agricoli mondiali, e LPSM-G, utilizzato per stimare gli effetti macroeconomici su PIL, commercio e benessere economico globale. Le simulazioni hanno riguardato i principali comparti zootecnici mondiali — suini, pollame, bovini, latte e uova — considerando oltre quaranta Paesi con diversi livelli di reddito. Lo studio ha simulato due scenari indipendenti: da una parte l’eliminazione graduale dei promotori della crescita (AGP) e dall’altra il progressivo aumento della resistenza antimicrobica (AMR).  

La crescita prevista della produzione animale

Lo scenario di partenza mostra una crescita molto forte della produzione animale mondiale entro il 2040. La produzione complessiva di carne, latte e uova dovrebbe infatti passare da circa 536 milioni di tonnellate a oltre 657 milioni di tonnellate, con un incremento vicino al 23%. Il settore avicolo dovrebbe crescere da 137 a 171 milioni di tonnellate, mentre la produzione di latte potrebbe aumentare da 118 a 156 milioni di tonnellate. Anche bovini, suini e uova mostrano prospettive di crescita costante, trainate soprattutto dall’aumento della popolazione mondiale e della domanda alimentare nei paesi emergenti.

Cosa accade eliminando gli AGP

Mel caso di una progressiva eliminazione degli AGP. Nel breve periodo l’effetto sarebbe inevitabilmente negativo sulla produttività, soprattutto negli allevamenti intensivi di suini e pollame, che oggi dipendono maggiormente dagli antibiotici come promotori della crescita. Nello scenario più severo simulato, la produzione globale diminuirebbe di circa 9,5 milioni di tonnellate già nel 2025. Il settore suinicolo potrebbe perdere circa il 5% della produzione, mentre il pollame registrerebbe una riduzione superiore al 2%. Bovini, latte e uova subirebbero invece impatti più contenuti.

L’adattamento degli allevamenti

Il dato più interessante dello studio è che questi effetti tendono a essere temporanei. Gli allevamenti, infatti, nel tempo si adattano introducendo migliori condizioni igieniche, maggiore biosicurezza, programmi vaccinali più efficaci e nuove tecnologie gestionali. Con il miglioramento delle pratiche sanitarie, la produttività tende gradualmente a recuperare, avvicinandosi nuovamente ai livelli iniziali nel giro di alcuni anni. Questo significa che il costo della riduzione degli antibiotici è elevato soprattutto nella fase iniziale di transizione, ma tende a diminuire nel lungo periodo.

Il vero rischio: la resistenza antimicrobica

Molto più preoccupante risulta invece lo scenario legato alla crescita della resistenza antimicrobica. In questo caso il problema non è temporaneo ma strutturale. Quando gli antibiotici perdono efficacia aumentano le malattie, cresce la mortalità animale e peggiorano le performance produttive degli allevamenti. Lo studio considera tre possibili livelli di gravità della resistenza antimicrobica: un aumento della mortalità del 5%, del 10% e del 15%. Nel caso peggiore, entro il 2040 la produzione mondiale diminuirebbe di circa 15 milioni di tonnellate, cancellando oltre il 16% della crescita prevista del settore zootecnico globale. Le perdite maggiori interesserebbero il latte, con una riduzione vicina al 4%, seguito dal settore bovino e da quello suinicolo. Anche pollame e uova subirebbero contrazioni significative.

Il confronto economico tra i due scenari

La differenza economica tra i due scenari è enorme. Eliminare gradualmente gli AGP comporta certamente costi iniziali: nello scenario più severo le perdite cumulative fino al 2040 vengono stimate in circa 53 miliardi di dollari. Tuttavia i danni economici provocati dalla resistenza antimicrobica risultano molto superiori. Nel caso più grave, le perdite cumulative potrebbero raggiungere 318 miliardi di dollari entro il 2040 soltanto in termini di produzione zootecnica. Questo significa che intervenire oggi per ridurre l’uso degli antibiotici potrebbe risultare economicamente molto meno costoso rispetto al continuare a dipendere dagli antimicrobici senza introdurre correttivi.

Gli effetti sull’economia mondiale

Se si considerano anche gli effetti più ampi sull’economia globale, il quadro diventa ancora più pesante. Lo studio stima che nel 2040 il PIL mondiale potrebbe ridursi dello 0,062% a causa della resistenza antimicrobica. A prima vista può sembrare una percentuale modesta, ma applicata all’economia mondiale equivale a centinaia di miliardi di dollari persi. I paesi più vulnerabili sarebbero quelli a basso e medio reddito, dove gli allevamenti dispongono di minori risorse sanitarie e tecnologiche.In queste aree la mortalità animale è già elevata e la capacità di contrastare infezioni e malattie è più limitata, aumentando ulteriormente i danni economici legati alla resistenza antimicrobica.

Un costo economico che supera il trilione di dollari

Ancora più impressionanti sono le stime sul benessere economico globale. Secondo il modello economico utilizzato dalla FAO, le perdite cumulative generate dalla resistenza antimicrobica tra il 2025 e il 2040 potrebbero superare 1,25 trilioni di dollari. Per confronto, lo scenario di eliminazione degli AGP produce perdite complessive molto inferiori, stimate intorno agli 80 miliardi di dollari. La differenza mostra chiaramente come il costo della mancata prevenzione possa diventare enormemente superiore rispetto agli investimenti necessari per cambiare il modello produttivo.

Conclusioni

Il messaggio finale dello studio è piuttosto chiaro: ridurre l’uso degli antibiotici negli allevamenti comporta costi iniziali e richiede investimenti in biosicurezza, vaccinazioni e gestione sanitaria, ma nel lungo periodo rappresenta una scelta economicamente più sostenibile rispetto al continuare a dipendere dagli antimicrobici. La resistenza antimicrobica non rappresenta soltanto un problema sanitario, ma anche una minaccia concreta per la produzione alimentare mondiale e per la stabilità economica del settore zootecnico. Il vero rischio economico non è la riduzione degli antibiotici, ma l’aumento della resistenza che potrebbe renderli progressivamente inutili sia per gli animali sia per la salute pubblica.

La FAO sta supportando gli Stati membri nella riduzione dell’uso degli antimicrobici negli allevamenti attraverso diverse iniziative internazionali. Tra queste c’è RENOFARM, un programma decennale nato per diminuire il fabbisogno di antimicrobici nelle aziende agricole e favorire una trasformazione più sostenibile dei sistemi agroalimentari. A questo si affiancano il quadro operativo delle buone pratiche Farm 5Gs e il sistema internazionale di monitoraggio della resistenza antimicrobica InFARM, sviluppato per migliorare la raccolta e l’analisi dei dati a livello globale. L’obiettivo comune di questi strumenti è rafforzare la prevenzione delle malattie, migliorare il monitoraggio della resistenza antimicrobica e rendere concretamente applicabile un uso più responsabile degli antibiotici da parte di allevatori, filiere produttive e governi.

Ricordiamo, infine, che durante il Sottocomitato sull’allevamento verrà discusso il nuovo Piano d’azione globale per la trasformazione sostenibile della zootecnia, che definisce priorità operative e azioni concrete per i prossimi anni. Il Piano punta a rafforzare la collaborazione lungo tutta la filiera, dalla produzione fino ai mercati, promuovendo decisioni basate su dati scientifici e sulle specificità locali, con l’obiettivo di rendere gli allevamenti più sostenibili senza compromettere la crescente domanda mondiale di carne, latte e uova.

Il report completo verrà presentato, oggi 5 giugno 2026 alle ore 11 e sarà possibile partecipare all’eventi iscrivendosi QUI!


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 Redazione Ruminantia

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