“È una scelta che riguarda il porto, il territorio e il modello di sviluppo che la città intende costruire nei prossimi decenni. Eppure il confronto pubblico appare ancora debole, limitato, quasi assente”
“A distanza di settimane dalla riapertura della procedura relativa al rigassificatore previsto al Molo Polisettoriale, Confartigianato torna sul tema. Lo fa perché, al di là delle posizioni istituzionali già espresse, continua a colpire la limitata attenzione pubblica che sembra accompagnare una delle scelte più importanti e potenzialmente più impattanti per le prospettive della città.” Così in una nota il segretario generale di Confartigianato Taranto, Fabio Paolillo.
“Una scelta che riguarda il porto, il territorio e, più in generale, il modello di sviluppo che Taranto intende costruire nei prossimi decenni. Eppure il confronto pubblico appare ancora debole, limitato, quasi assente. C’è una cosa che colpisce più del progetto stesso del rigassificatore: il silenzio. Un silenzio che avvolge la città, il dibattito pubblico e gran parte delle rappresentanze economiche e sociali, quasi che non stessimo discutendo della possibile realizzazione di una delle più grandi infrastrutture energetiche del Mezzogiorno, capace di condizionare per molti anni le prospettive di sviluppo del territorio.
Eppure il progetto prevede un impianto fisso a terra in grado di gestire fino a 12 miliardi di metri cubi di gas naturale liquefatto. – Sottolinea – Una dimensione che dà immediatamente la misura della rilevanza dell’opera e dei suoi possibili effetti sul territorio, sul porto e sugli equilibri economici della città. In Italia esiste un solo rigassificatore onshore storico, quello di Panigaglia, in Liguria, di dimensioni sensibilmente inferiori rispetto a quelle previste per Taranto.
La sua storia dimostra quanto complesso possa essere il rapporto tra una infrastruttura di questo tipo e il territorio che la ospita. Basta una semplice ricerca per comprendere come, a distanza di decenni, il dibattito attorno a quell’impianto continui ancora oggi a coinvolgere istituzioni, cittadini e comunità locali.
Eppure qui da noi sembra quasi che la questione non interessi nessuno, o quasi. – Prosegue la nota – Da anni ci viene detto che Taranto deve diversificare la propria economia, valorizzare il mare, il turismo, la cultura, la portualità, la cantieristica, i servizi e la micro e piccola impresa. Ci viene continuamente ricordato che il domani della città non può dipendere esclusivamente dall’industria pesante e che il territorio deve essere accompagnato verso una maggiore pluralità di opportunità economiche.
Poi però ci ritroviamo a discutere dell’insediamento di una nuova grande infrastruttura industriale, con enormi serbatoi, impianti dedicati, aree operative e un continuo traffico di navi metaniere all’interno del porto. – Evidenzia il segretario generale di Confartigianato Taranto – E allora una domanda sorge spontanea: questa è la diversificazione di cui si parla da anni? Confartigianato una propria valutazione l’ha già espressa e continua a ritenerla attuale. E proprio per questo ritiene che la città non possa permettersi di affrontare una scelta di tale portata nell’indifferenza, nella rassegnazione o nel disinteresse.
Se davvero Taranto deve ampliare la propria base economica e valorizzare tutte le sue potenzialità, appare difficile comprendere come una nuova infrastruttura industriale ad elevato impatto possa rappresentare la scelta più coerente con questo percorso. – Evidenzia Paolillo – Non si tratta di essere contro l’industria o contro l’energia. Si tratta di chiedersi se il destino della città debba continuare a essere affidato quasi esclusivamente a nuove servitù industriali oppure se sia arrivato il momento di accompagnare davvero Taranto verso un modello economico più equilibrato, diversificato e capace di valorizzare tutte le sue risorse.
Naturalmente ognuno è libero di avere la propria opinione. C’è chi ritiene il rigassificatore necessario per sostenere il processo di decarbonizzazione e il rilancio dell’ex Ilva e chi, al contrario, lo considera incompatibile con il percorso di diversificazione economica della città. Proprio per questo il confronto non può restare confinato a pochi addetti ai lavori. Taranto deve discuterne nelle piazze, nei luoghi di lavoro, nei circoli e nei comitati politici e civici. Dovrebbe discuterne persino nelle scuole, perché le scelte che si compiono oggi influenzeranno la vita delle nuove generazioni molto più di quanto si possa immaginare.
Pur nel rispetto delle posizioni già assunte dalle istituzioni cittadine, appare evidente come attorno a questa vicenda non si sia ancora sviluppato quel confronto pubblico ampio, diffuso e partecipato che il tema meriterebbe. Un confronto di questa portata non nasce spontaneamente. – Si legge nella nota – Deve essere promosso e alimentato affinché ogni cittadino possa maturare una propria opinione consapevole. È una responsabilità che coinvolge istituzioni, corpi intermedi, associazioni, mondo della cultura e della formazione, chiamati a favorire partecipazione e consapevolezza su una scelta che riguarda l’intera comunità. I cittadini hanno il diritto di conoscere ogni aspetto della questione: i benefici attesi, i rischi, i sacrifici richiesti al territorio, i vincoli che l’infrastruttura comporterebbe, gli impatti sul porto e sulle opportunità di sviluppo future. Solo una comunità pienamente informata può esprimere una valutazione realmente consapevole.
Vorremmo conoscere le posizioni del Governo, del Parlamento, della Regione Puglia, della Provincia, del Comune e degli enti coinvolti. Vorremmo leggere gli atti, comprendere le scelte e ascoltare le motivazioni di chi sostiene questa infrastruttura. – Afferma – Lo dobbiamo a cittadini ai quali da decenni viene chiesto un tributo straordinario in termini ambientali, sociali ed economici e che troppo spesso hanno pagato sulla propria pelle il prezzo di decisioni assunte altrove. E vorremmo che la città partecipasse. Che il confronto coinvolgesse tutti: giovani e anziani, studenti e lavoratori, professionisti e operai, imprenditori e dipendenti, genitori e figli.
Perché questa non è una questione che riguarda soltanto Lido Azzurro o il porto. Non riguarda poche migliaia di residenti né una sola comunità di quartiere. Riguarda tutti. Riguarda il modello di sviluppo che immaginiamo per Taranto. Ma forse il vero tema non è soltanto il rigassificatore.
Ciò che più colpisce è il rischio che una comunità, dopo decenni di scelte subite, abbia progressivamente perso fiducia nella possibilità di incidere sul proprio destino. – Conclude Paolillo – E invece è proprio adesso che occorrerebbe discutere, capire e partecipare. Perché le grandi scelte non diventano meno importanti se smettiamo di parlarne. Ed è proprio questo che dovrebbe preoccuparci di più, non il dibattito ma la sua assenza.”
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