L’autotrasporto, convocato domani pomeriggio a Palazzo Chigi da Giorgia Meloni nel tentativo estremo di evitare un fermo di 5 giorni che porterebbe in Italia scaffali vuoti e grossi problemi nelle catene di produzione, in questi anni ha cambiato pelle. La miriade di padroncini, aziende con un camion e un camionista a gestione familiare, si è assottigliata sempre più lasciando spazio a colossi del calibro di Amazon, MSC o grandi corrieri come BRT, oramai nell’orbita del gruppo francese Geopost (controllato da La Poste), primo in assoluto in Italia per fatturato se si considerano le società con sede legale lungo la Penisola. Oggi un’élite di 1.068 aziende detiene la maggior parte del potere contrattuale: è in grado di generare un terzo del fatturato del settore e possiede il 32,5% dei camion in circolazione. Con queste aziende generalmente fanno affari i grandi committenti che, tra responsabilità legali crescenti e filiere sotto pressione, selezionano sempre più chi può garantire solidità, flessibilità e rapidità.
Questa immagine deriva dalla quinta edizione dei “100 numeri per capire l’autotrasporto – Tutti sotto pressione davanti ai cambiamenti”, edito da Federtrasporti (Federservice), realizzata dalla redazione di Uomini e Trasporti. Un volume che ripercorre le tappe più importanti di un processo iniziato molto prima della pandemia, ma che il Covid ha sicuramente accelerato, mentre la spallata finale è arrivata dalle crisi geopolitiche degli ultimi anni – la guerra in Ucraina, la crisi di Suez fino all’ultimo conflitto in Medio Oriente – che hanno ridisegnato le filiere internazionali, le strategie di approvvigionamento delle merci e provocato ricorrenti impennate dei costi delle materie prime, carburanti in primis, mettendo a dura prova le piccole e medie realtà. Sul processo di concentrazione, molto hanno influito, inoltre, le inchieste della Procura di Milano che hanno acceso un faro sull’illegalità diffusa nel settore accusando brand internazionali di sfruttamento del lavoro, evasione fiscale e somministrazione illecita di manodopera attraverso la ricostruzione delle responsabilità per ogni step della filiera, fino a risalire ai committenti e ai vertici, segnando una cesura netta e ridefinendo il concetto stesso di rischio. I numeri parlano chiaro: 37 indagini hanno portato grandi committenti a versare oltre un miliardo di euro all’Erario e 116 milioni a Inail e Inps, oltre alla regolarizzazione di 54.229 lavoratori.
Negli ultimi dieci anni, quindi, l’autotrasporto italiano ha perso oltre 20.000 aziende. Più di 4.500 solo dal 2024. Attualmente sono 76.083 le imprese di trasporto merci su strada registrate nelle banche dati di Infocamere-Unioncamere, di cui il 37,4% è una società di capitali, l’unica forma societaria cresciuta del 46% dal 2015 al 2025. I padroncini, quindi, appaiono sempre più deboli: più di 20mila ditte individuali hanno chiuso i battenti con una riduzione del 40% anche sulla scia di un ricambio generazionale sempre più difficile. Chi è rimasto sul mercato (poco più di 33mila piccole imprese) è alla ricerca di una strategia per sopravvivere, intrappolato in margini tra il 2% e il 3%, insufficienti per investire in mezzi, tecnologie o organizzazione.
Il sistema, inoltre, si trova a fare i conti con una grande emergenza demografica: nei prossimi 5 anni andranno in pensione 86.224 autisti italiani, il 28% dell’attuale forza lavoro. Sarebbero necessari oltre 17.000 nuovi conducenti ogni anno per compensare i pensionamenti, ma negli ultimi 2 anni i giovani al volante di un Tir sono aumentati di poco più di 2mila unità. Oggi per reclutare un nuovo autista sono necessari 4,4 mesi di ricerche.
I giovani in Italia si allontanano da questo mestiere definito poco sexy per via delle condizioni in cui si è costretti a farlo: aree di sosta insufficienti e poco sicure, incidenti (anche mortali) crescenti, ma soprattutto tante, tantissime ore di attesa al carico e scarico delle merci non compensano buste paga rimpolpate dall’ultimo rinnovo contrattuale. L’unica via d’uscita è il reclutamento di personale dall’estero, da paesi extraUe, ma qui la strada è in salita tra normative europee, tempi lunghi e costi alti: oltre 20mila euro solo per la formazione di un autista non comunitario.
Luci e ombre di un settore che rimane fondamentale per l’economia. Nel 2024 in Italia sono state trasportate su strada in totale 1,11 miliardi di tonnellate di merci, la maggior parte sul territorio nazionale, con volumi cresciuti del 29,6% dal 2014. Parliamo del 92,1% in termini di tonnellate di merci che si muovono lungo la Penisola (86,9% delle tonnellate-chilometro). Dati (Istat) che fanno dell’Italia il quinto paese in Europa, dopo Polonia, Germania, Spagna e Francia, per volumi di prodotti che viaggiano sui camion. Più della metà del giro d’affari della contract logistics, che si attesta a 112 miliardi di euro (Osservatorio Polimi, dati 2025), è prodotto dall’autotrasporto con un fatturato che vale 60 miliardi, di cui 17,4 sono generati da appena 1.068 imprese. Le altre si dividono 42,6 miliardi, con un fatturato medio di 433 mila euro contro i 16,3 milioni dei grandi operatori. Quindi, la concentrazione è una forza che sta ridisegnando l’intero sistema cambiando la natura della domanda e dell’offerta.
Incrociando i dati di Unioncamere–Infocamere con le informazioni di bilancio disponibili (riferiti al 2024) su ufficiocamerale.it, emerge una fotografia chiara: sono 94 le aziende che hanno superato la soglia dei 50 milioni di euro di fatturato. Nella top 10, in cima alla classifica si conferma BRT, con un fatturato di 1,9 miliardi di euro, unica realtà del comparto capace di superare la soglia del miliardo. Il corriere espresso storico, oggi nell’orbita di GeoPost (gruppo La Poste), mantiene un distacco netto rispetto al resto del settore. Subito dietro si collocano, Arcese Trasporti (587 milioni) e Stef Italia (585 milioni). Due realtà diverse, ma entrambe solide: la prima attiva nella logistica integrata con forte vocazione internazionale, la seconda specializzata nella gestione della catena del freddo.
Appena fuori dal podio si posizionano il Gruppo Executive, con 578 milioni di euro di fatturato, attivo nei servizi di logistica e trasporto conto terzi, e Zenit, che raggiunge i 463 milioni grazie alle attività legate alla distribuzione di carburanti. Proseguendo nella top 10 troviamo Dachser & Fercam Italia che supera i 400 milioni di fatturato, seguita da Italtrans (375 milioni), attiva tra trasporto e distribuzione, e Arco Spedizioni (355 milioni), specializzata in segmenti particolari come merci pericolose, vini e olio. Chiudono la graduatoria SDM (348 milioni), operativa tra logistica e facility management, e SGL (333 milioni), focalizzata sui trasporti ADR e carburanti.
#Adessonews seleziona nella rete articoli di particolare interesse.
Se vuoi leggere l’articolo completo clicca sul seguente link
di Deborah Appolloni
Source link


