Garlasco, l’intervista di Marco Poggi a Quarto Grado: “Spero ora basta fango”


Anche in una vicenda ormai polarizzata in assurde tifoserie calcistiche come quella di Garlasco, è difficile non provare empatia dopo aver assistito a un’intervista come quella fatta a Marco Poggi e andata in onda ieri sera, venerdì 6 giugno 2026, a Quarto Grado.

Il fratello di Chiara Poggi ha deciso di parlare per la prima volta in pubblico a 19 anni dal delitto su Retequattro e quel che il pubblico ha avvertito è stata una sofferenza evidente, in tutto questo tempo mai sopita. Gli haters terrapiattisti continueranno comunque con le loro tesi complottiste, eppure Poggi, parte lesa non solo per aver perso una sorella, ma anche per esser stato lui stesso oggetto di un’ondata di fango inconcepibile, non si è tirato indietro e ha risposto a tutte le domande, anche le più delicate, poste dalla giornalista Martina Maltagliati.

L’intervista di Marco Poggi a Quarto Grado

Nel circo Barnum di questo anno e mezzo, Marco Poggi addirittura si è sentito persino dire d’aver avuto una relazione omosessuale con Andrea Sempio… ma il sospetto più infamante resta quello di aver partecipato in prima persona (tornato di nascosto dalla montagna) all’omicidio della sorella, oltre ad esser finito allora in giri loschi per la cocaina o più recentemente in una clinica psichiatrica, più altre teorie fantastiche postulate soprattutto sui social, ma purtroppo non solo (a volte sono finite anche in tv o sulla carta stampata).

“Essere accusato di essere coinvolto nell’omicidio di Chiara è l’accusa che mi ha fatto più male. Non è stato facile, in questi mesi… rabbia, stanchezza, anche rassegnazione. Non sembra mai esserci un freno, una fine. E’ stato detto di tutto di più. Fantasia che più fantasia non potrebbe essere. Probabilmente il fatto di non aver mai rilasciato interviste ha alimentato queste fantasie. Un minimo di colpa ce l’ho: se avessi fatto interviste prima, magari queste voci non nascevano. E’ stato ferito il suo ricordo, di Chiara è stata detta qualsiasi cosa per provare a raccontarla per quella che non era”.

Oggi naturalmente non c’è alcun dubbio su dove fosse Marco Poggi quel maledetto 13 agosto del 2007.

“Chi indagava però poteva smorzare alcune piste con cui si è giocato per un anno sulla morte e sulla vita di Chiara. Mi sarei aspettato che la Procura zittisse alcune voci, non è giusto lasciar tutti in balia di questo circo mediatico. Spero ora, a indagini finite, ci sia l’umanità per dire basta, dopo che s’è lucrato per un anno, spargendo un fango che non ci scivolerà mai del tutto di dosso. Spero tutto questo si possa interrompere, arrivare a un basta. Giusto se ci sarà un processo o che la stampa faccia cronaca, non è giusto tutto il resto”.

Questa resta la sua convinzione.

Cosa ti rimane di lei?

Almeno quello vorrei tenerlo per me. Poi vorrei dire che non faccio l’avvocato di Sempio, lo faccio per me e per la mia famiglia. Siamo rimasti dispiaciuti per essere stati intercettati, ma posso capire. Del resto tutte le volte che sono stato chiamato dalla Procura è stato per qualcosa di importante. Per i miei invece si poteva evitare. Ad ogni modo siamo stati sempre tenuti da parte, come se non esistessimo… Il mio DNA prelevato in caserma con una scusa, quello dei miei dalla spazzatura… Avrei pensato che all’apertura dell’indagine ci convocassero almeno come segno di rispetto”.

Perché la famiglia Poggi non vuol cercare la verità?

“Non è non voler cambiare idea. Ho seguito tutte le udienze, tutte le prove nuove discusse nei vari procedimenti, le perizie in contraddittorio: le sentenze emesse ci hanno convinto. All’inizio, nel 2007, non credevamo alla colpevolezza di Stasi, l’abbiamo difeso, ero convinto fosse sbagliato incarcerarlo, del resto Chiara in quel momento aveva lui come persona più vicina e che gli dava più affetto. Poi, leggendo le motivazioni della scarcerazione, mi sono chiesto perché tante bugie su tanti passaggi, come la spiegazione del DNA sui pedali della bicicletta”.

“E non mi hanno convinto le prove contro Sempio, non ho cambiato idea: siamo convinti che il colpevole sia Stasi, che le sentenze siano verità. Non pretendiamo che siano verità per tutti, ma che ci sia rispetto per nostra convinzione sì. Credo Andrea Sempio sia estraneo. Se potessimo mettere un punto, saremmo i primi a volerlo, non si immagina quanto siamo stanchi di mettere in discussione tutto e fare sempre ciclicamente gli stessi pensieri”.

Perché parte dell’opinione pubblica sembra aver assolto stasi?

“C’è stata una forte campagna mediatica di notizie false che hanno indirizzato l’opinione pubblica. E’ difficile da accettare. Non abbiamo mai avuto contatti con lui dal carcere, ma al momento i toni sono così alti, le tifoserie così schierate, che vorrei solo i toni si abbassassero un po’”.

E Sempio?

“Con Sempio ci siamo conosciuti alle medie. Siamo ancora amici: anche se non ci si vede, le amicizie del passato rimangono“.

Poggi quando non ricorda qualcosa lo dice, come nel caso delle telefonate intercorse con l’amico in quei giorni.

“Ma Chiara mi avrebbe chiamato in caso di moleste telefoniche o se ci fosse stato un problema con un mio amico. Me lo sarei aspettato, oppure che l’avesse detto ad Alberto o mia cugina. Non ricordo se Chiara e Andrea si siano incrociati in casa, in tutti gli anni sarà successo, ma faccio fatica a trovare una logica nel movente sessuale ipotizzato dalla procura, perché non c’era alcun ricordo di Chiara coi miei amici“.

Poggi ribadisce di non aver mai visto video intimi della sorella col fidanzato, ma di averne intuito l’esistenza da una chat di Msn.

“Non posso escludere che io sia uscito dalla stanza di Chiara mente giovavamo ai videogiochi, quello era il computer di famiglia e tutti usavamo quello. Non credo siano state prese cose di nascosto da quella stanza”.

Poggi non ricorda di aver mai visto Sempio in bici a casa sua o averlo visto calzare scarpe Frau (ma nemmeno Stasi), poi entra sul tema dagli ormai famosi soliloqui dell’amico.

“Quando mi hanno fatto leggere i brogliacci in Procura ero incredulo, non riuscivo a trovare un nesso, sono uscito quel giorno abbastanza confuso, ma rimango della mia idea a caldo e per altro non sono nemmeno sicuro delle parole trascritte”.

La cantina di via Pascoli con la famosa impronta 33?

“Ricordo che siamo scesi alcune volte, era una sorta di magazzino con consolle vecchie, riviste di videogiochi, giochi da tavolo, è capitato che siamo scesi, non saprei dire chi c’era.

Ho detto queste cose agli inquirenti spontaneamente, prima che mi parlassero della 33. Poi mi hanno mostrato una foto e mi hanno detto che era di Andrea Sempio. Ho visto che era rossa, era la stessa foto apparsa sui media poi quella sera stessa. E’ stato un po’ uno shock, ho capito dopo che era la nidrina… un’impronta insanguinata sarebbe stata difficile da spiegare”.

Poi Marco Poggi torna con la memoria ancora a quei giorni lontani.

“La mattina della partenza per la montagna è un ricordo che mi spiace sia sfumato completamente: non ricordo l’ultimo saluto, ma non metto in dubbio che papà ci abbia provato fino all’ultimo a convincerla a non rimanere a casa da sola. Il 13 agosto eravamo in montagna, io e papà in passeggiata, a un rifugio ci cercavano perché i cellulari erano irraggiungibili. Il padre del mio amico Biasibetti ha parlato al telefono coi soccorritori, ci aveva detto che non si era sentita bene mamma, poi con una jeep del soccorso alpino siamo scesi a valle e mamma ci ha detto la verità. E’ stato un viaggio interminabile, un lungo silenzio, quello verso Garlasco. Pensavamo a un ladro o qualcosa del genere, poi arriviamo in caserma, i miei genitori vengono portati in uno stanzino, io resto in una saletta d’attesa. Ho visto passare Alberto, forse l’ho anche salutato. Poi hanno sentito me e poi a casa di mia nonna, dove abbiamo vissuto per otto mesi”

Come è stato tornare a vivere in quella casa?

“Volevamo tornare dove poter rivivere i ricordi di Chiara. Ho il ripianto di non aver potuto vivere Chiara quando la differenza d’età diventava meno evidente, quando il rapporto poteva trasformarsi in amicizia“.

TUTTI GLI ALTRI NOSTRI ARTICOLI SUL DELITTO DI GARLASCO


#Adessonews seleziona nella rete articoli di particolare interesse.
Se vuoi leggere l’articolo completo clicca sul seguente link
 Daniele Pirola

Source link

Di