Questo, per tutti i produttori di TV, è l’anno del Red Green and Blue. Pur continuando a investire sull’OLED per i cinefili e sui miniLED per chi vuole risparmiare, il focus è sull’utilizzo di LED colorati per offrire luminosità e fedeltà cromatica di altissimo livello. Ma se quasi tutti puntano alla “guerra dei numeri”, Sony con i nuovi BRAVIA 9 II e BRAVIA 7 II punta su qualcosa di più complesso ma forse più efficace nella vita di tutti i giorni: il controllo del colore.
C’è chi li chiama Micro RGB, chi miniLED RGB; Sony ha scelto di chiamare la sua versione di questa tecnologia True RGB. E di sottolineare che non bastano colori vivi per rendere l’immagine “cinematografica”. Serve il controllo di chi, anche con le proprie telecamere e i propri monitor per la post-produzione, il cinema lo fa per davvero.
Sony presenta BRAVIA 9 II e 7 II: cosa c’è dietro alla tecnologia True RGB
Siamo andati nella sede inglese di Sony a WeyBridge per vedere in anteprima i nuovi TV BRAVIA 9 II e BRAVIA 7 II. Ma prima di mostrarceli, il brand nipponico ha voluto spiegarci perché non sono dei “LED RGB” come tanti altri. La retroilluminazione True RGB, basata su LED rossi, verdi e blu è controllata in modo indipendente tramite il nuovo RGB Backlight Master Drive Pro. E quando si parla di LED, il controllo è tutto.
La differenza rispetto a un Mini LED tradizionale pare da dietro al vetro del display. Nei televisori LCD, la retroilluminazione è la sorgente luminosa che poi viene modulata dal pannello. In molti casi, il sistema parte da una luce sostanzialmente bianca, che viene poi filtrata per ottenere i colori. Con il True RGB, invece, si lavora già a monte con tre sorgenti luminose separate: rosso, verde e blu.
L’analogia più semplice è questa: un TV tradizionale è come usare una torcia bianca e dei filtri colorati; un sistema RGB ben controllato è più simile a un impianto luci da teatro, dove potete decidere quanta luce rossa, verde e blu usare prima ancora che la scena arrivi sul palco. Non basta avere tre colori, però. Bisogna saperli dosare.

Ed è qui che Sony insiste molto sulla parola “True”. Durante la presentazione, Neil King di Sony Europe ha ammesso che il mercato rischia di diventare confuso tra sigle come RGB, Mini RGB, Micro RGB e varianti assortite. Secondo Sony, alcune soluzioni definite RGB possono usare sistemi a due diodi, blu e verde, senza un vero controllo indipendente del rosso. Per questo l’azienda preferisce parlare di True RGB: tre componenti cromatiche separate, gestite singolarmente.
È marketing? Certo, anche. Ma dietro la sigla c’è una questione reale: non basta dire RGB, bisogna vedere come viene controllata la retroilluminazione.
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Meno guerra dei nits, più controllo dell’immagine
Sony ha scelto un approccio abbastanza controcorrente. Dove molti concorrenti mettono in prima fila luminosità di picco, numero di zone e percentuali da scheda tecnica, l’azienda giapponese preferisce parlare di controllo. Durante una roundtable a margine dell’evento, alla domanda sulla luminosità di picco, Sony ha risposto in modo piuttosto chiaro: nits e zone sono importanti, ma da soli non raccontano la qualità dell’immagine. Quello che conta è come vengono gestiti retroilluminazione e algoritmi.


Per Sony, un televisore può avere un picco luminoso impressionante su una finestra minuscola per pochi secondi, ma questo non significa automaticamente che un film, una partita o un videogioco saranno più belli. Con True RGB, Sony vuole evitare proprio questo: la tecnologia non serve solo a “sparare” più luce, ma a gestirla meglio. Se una scena richiede molto rosso e poco verde, il sistema può ridistribuire l’energia verso i LED più utili in quel momento. Il risultato promesso è un gamut più ampio, un volume colore superiore e una resa più stabile anche in ambienti luminosi.
Durante la conferenza, Sony ha parlato di un volume colore doppio rispetto al BRAVIA 9 Mini LED e quattro volte superiore rispetto al modello OLED con cui l’ha messo a confronto in una delle “stanze tecniche” preparate per l’evento. Non significano automaticamente “immagine quattro volte migliore”, perché la qualità percepita dipende dal contenuto, dall’ambiente e dalla calibrazione. Però indicano chiaramente dove Sony vuole giocare la sua partita: non solo più luminosità, ma più colore quando la luminosità sale.
Più colore, ma il contrasto?
Con i suoi ingegneri in stanze buie, Sony ha ha voluto parlarci di volume colore, riduzione del blooming e stabilità cromatica. Tre caratteristiche fondamentali per una resa del colore migliore.
Il blooming, per capirci, è quell’alone luminoso che può comparire attorno a oggetti chiari su fondo scuro: sottotitoli bianchi, stelle nel cielo, lampioni notturni, spade laser se volete portare tutto nel territorio giusto. Nei Mini LED tradizionali, questo alone tende spesso al bianco. Sony sostiene che, con un controllo RGB più preciso, l’alone possa risultare meno invadente e cromaticamente più coerente con la scena.


Altro punto chiave: la stabilità del colore. I LED non sono creature perfette e immutabili. Cambiano comportamento con tensione, temperatura e degrado. Sony ha spiegato di monitorare le condizioni dei LED e di regolare corrente e lunghezza d’onda per mantenere stabile il punto di bianco e ridurre i viraggi cromatici. Il classico esempio mostrato è quello della pelle delle persone che rischia di prendere una dominante verdastra quando lo sfondo è molto verde.
Tuttavia, c’è un “ma”; lo stesso che abbiamo visto nelle sale tecniche degli altri produttori. Se è vero che i chip Sony sono in grado di fare un lavoro egregio nel gestire il blooming e nel migliorare il contrasto, la tecnologia OLED li gestisce meglio. Meno luminosa, ma con più contrasto: è una questione fisica, che la tecnologia mitiga ma non cancella. True RGB e OLED (come l’ottima BRAVIA 8 II, che abbiamo provato) nascono per raggiungere due obiettivi diversi e due pubblici diversi. Ma per Sony, sono entrambe tecnologie da top di gamma.
Il nodo degli angoli di visione e dei consumi
Sony insiste anche su X-Wide Angle Pro, tecnologia pensata per mantenere colori più coerenti quando non guardate il TV perfettamente di fronte. È un punto molto meno spettacolare di un 115 pollici, ma nella vita reale conta parecchio. E si nota dal vivo: non è una rivoluzione, ma la qualità guardando la TV di lato resta più alta.
Quando si parla di retroilluminazione potente, RGB e grandi diagonali, c’è un tema che non potete ignorare: il calore. Durante la roundtable, Sony ha spiegato che i TV usano un sensore posteriore per misurare lo stato dei LED ogni secondo e regolare la potenza. Il motivo è semplice: se il LED cambia temperatura, può cambiare anche la resa cromatica. E se cambia la resa cromatica, addio accuratezza.
C’è poi il tema dei consumi. Durante la presentazione tecnica, Sony ha dichiarato che il proprio sistema sarebbe circa 1,5 volte più efficiente rispetto ad alcune soluzioni concorrenti citate, con possibili riduzioni di potenza a parità di luminosità. Anche qui, sono dati da verificare in test indipendenti, ma il principio tecnico è chiaro: se il pannello LCD deve bloccare meno luce inutile, la retroilluminazione può lavorare in modo più efficiente.
BRAVIA 9 II e BRAVIA 7 II: due famiglie, stessa idea


I nuovi televisori Sony True RGB arrivano in due linee principali. BRAVIA 9 II è il modello flagship, quello dove Sony concentra la versione più avanzata della tecnologia. Arriverà nei tagli da 115, 85, 75 e 65 pollici. Il BRAVIA 7 II, invece, punta a rendere la tecnologia più scalabile, con diagonali da 98, 85, 75, 65, 55 e 50 pollici.


BRAVIA 9 II porta anche alcune caratteristiche specifiche, come RGB Triluminos Max, Luminance Booster Pro, un trattamento antiriflesso chiamato Immersive Black Screen Pro e, sui tagli compatibili, un sistema audio più evoluto con Acoustic Multi-Audio+. I neri ci sono sembrati più profondi anche in ambienti luminosi rispetto al BRAVIA 7 II. E c’è persino una superficie sviluppata con il contributo di Sony Pictures Entertainment per preservare la resa dell’immagine in condizioni domestiche reali.
BRAVIA Theatre Trio: perché Sony parla anche di audio
La presentazione non si è fermata ai TV. Sony ha annunciato anche BRAVIA Theatre Trio, un sistema audio wireless pensato per accompagnare schermi sempre più grandi. L’idea è semplice: se avete un TV da 85, 98 o 115 pollici, una soundbar tradizionale da circa un metro rischia di suonare un po’ piccola.
BRAVIA Theatre Trio usa tre diffusori frontali separati: sinistro, destro e centrale. Il canale centrale è fondamentale per i dialoghi, perché è lì che vive buona parte dell’intelligibilità di film e serie. Separare solo destro e sinistro può dare più ampiezza, ma rischia di lasciare le voci meno solide. Sony prova quindi a costruire un fronte sonoro più ampio senza sacrificare il centro.
Il sistema supporta 360 Spatial Sound Mapping, che può generare fino a 24 diffusori fantasma per creare un campo sonoro tridimensionale. Supporta anche Dolby Atmos, DTS:X e IMAX Enhanced, con possibilità di aggiungere subwoofer e speaker posteriori. Interessante anche BRAVIA Direct Connect, pensato per chi non vuole o non può aggiungere una soundbar: alcuni TV compatibili potranno collegarsi direttamente a subwoofer o speaker posteriori wireless.
Durante la presentazione tecnica, dobbiamo essere onesti, i bassi del nuovo BRAVIA Theatre Sub 9 rubavano un po’ la scena. Ma discutendo con i colleghi e uno degli ingegneri che si occupa degli effetti sonori nei film invitato da Sony, abbiamo potuto constatare che la qualità del Trio era effettivamente di alto livello. Dovremmo ascoltarli soli per apprezzarli del tutto. Ma all’interno dell’ecosistema Sony, l’effetto era davvero cinematografico.
E TCL? Sony chiarisce: joint venture, non cambio di identità
Se la nuova tecnologia True RGB è rimasta protagonista per tutta la nostra giornata londinese, durante le roundtable non abbiamo potuto che chiedere a Nezu Daisuke, Senior General Manager Home Entertainment arrivato da Tokyo, e Ohama Shoji Charlie, Head of Home Entertainment Europe: che impatto avrà TCL sui futuri TV Sony?


La risposta di Sony è stata netta. L’accordo con TCL viene presentato come una joint venture, non come una licenza del marchio. L’obiettivo dichiarato non è vendere TV TCL rimarchiati, ma ottenere benefici industriali in termini di volumi e velocità, mantenendo il DNA Sony. I rappresentanti dell’azienda hanno ribadito che competenze ingegneristiche, algoritmi e lavoro di sviluppo continueranno a far parte dell’identità BRAVIA.
Sony ha anche sottolineato che il team R&D resta a Tokyo, e che l’operazione non va letta come un’acquisizione di Sony da parte di TCL. Inoltre, almeno per il momento Sony si dice sostanzialmente agnostica sui fornitori: può scegliere pannelli diversi in base alla diagonale e al prodotto, perché il punto centrale, secondo l’azienda, resta ciò che sta dietro al pannello: retroilluminazione, driver, controllo e algoritmi.
Sony True RGB: le nuove TV sembrano promettenti
I nuovi Sony BRAVIA 9 II e BRAVIA 7 II sembrano davvero interessanti sul piano tecnico. Il True RGB promette più volume colore, migliore gestione della luminosità, angoli di visione più convincenti e una resa più stabile in ambienti domestici reali. Noi, da appassionati di cinema sempre attenti al contrasto perfetto, ammettiamo di avere un leggero bias nei confronti dell’OLED. Ma siamo curiosi di provare le nuove BRAVIA per vedere se il True RGB riuscirà a farci ricredere.
Di certo, con i mondiali di calcio in arrivo e lo streaming video in continua ascesa, lo spazio nel mercato TV c’è. E con joint venture e nuove tecnologie, Sony sembra intenzionata a rilanciarsi, dopo 80 anni di eccellenza nipponica. Siamo curiosi di scoprire se i True RGB saranno la chiave giusta per farlo.
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Stefano Regazzi
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