Come può considerarsi negativa una stagione terminata con la conquista di un’incredibile Supercoppa e del secondo posto in classifica al netto di difficoltà e infortuni? Eppure a Napoli c’è più di qualcuno che non è soddisfatto. Sicuramente non i tifosi che sono sempre rimasti al fianco della squadra e ricordano bene cosa sia successo in quest’annata irta di imprevisti, salite e difficoltà, dando merito, così come ha fatto Antonio Conte, anche all’incredibile stagione dell’Inter. Gli azzurri hanno raggiunto i propri obiettivi: confermare il piazzamento Champions con una medaglia d’argento più che di lusso e arricchire la propria bacheca con un altro blasonato trofeo più che meritato, figlie di due partite perfette contro Milan e Bologna. Una macchia in tutta la stagione però resta ed è quella del cammino Champions, con un 30° posto nel super girone che fa ancora male. Analizziamo insieme il cammino 2025/26 dei partenopei dando i voti ai migliori e ai peggiori.
Napoli, obiettivo centrato: secondo posto e piazzamento Champions
Inutile negarlo: il consueto obiettivo stagionale del Napoli è costantemente centrare il piazzamento Champions, beneficiando dei ricchi introiti che la partecipazione alla blasonata competizione regala. In secondo luogo, quando i presupposti lo consentono, si aggiunge il monito di dar fastidio alle big in testa, fino alla fine, onorando in questa stagione il tricolore apposto sulla maglia, creando un solco rispetto allo scorso post scudetto di Spallettiana memoria, quando la truppa partenopea ha concluso la sua stagione al decimo posto.

Un piazzamento invocato allo sfinimento anche dallo stesso Conte, donando alla squadra una nuova identità dopo quella tragica annata, terminata persino con la conquista di un nuovo tricolore. Quest’anno però, già alla vigilia si sapeva che tutto sarebbe stato più complicato: non solo ripetere una stagione bellissima, al cardiopalma e sempre punto a punto con l’Inter concentrata sul fronte Europa ma ancor di più gestire un mercato molto ricco e alquanto frettoloso, che in molti casi non ha portato i frutti sperati. Eppure, il Napoli è riuscito a chiudere il campionato alle spalle dei nerazzurri novelli campioni d’Italia e con una Supercoppa in più in bacheca, figlia di due partite perfette contro Milan e Bologna. Non è un caso che all’ultima di campionato i tifosi della Curva A abbiano ringraziato squadra, mister e staff per il lavoro svolto, con un bel 7.5 in pagella per la stagione partenopea. Mica male.
Il percorso in salita tra un mercato frettoloso e i tantissimi infortuni
Ma perché quest’annata sarebbe stata già alla vigilia più difficile della precedente? Antonio Conte aveva notato qualcosa che sarebbe saltato soltanto qualche mese dopo. Il Napoli infatti, aveva deciso di accontentare il suo tecnico con due richieste specifiche sul mercato: avere almeno due ricambi per ruolo e avere la squadra già pronta e finita per l’inizio del ritiro di Dimaro, cioè metà luglio. Una mission quasi impossibile considerando che i migliori affare si effettuano a fine agosto, a campionato già iniziato, eppure in quel del Trentino i partenopei avevano già presentato Lang, Marianucci, Beukema, Milinkovic-Savic, Lucca e persino Kevin De Bruyne. Ogni giorno un volto nuovo, ogni giorno una novità… forse troppe, con i primi intoppi nello spogliatoio.
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L’infortunio di Lukaku fa mischiare le carte in tavola con l’occasione Hojlund che arriverà soltanto a fine agosto e quel piano ridefinito si confermerà il più bello degli imprevisti. La defezione dell’attaccante belga è stata solo tra le prime di una lunghissima serie: da Di Lorenzo a Rrahmani, passando per i lungodegenti Anguissa, De Bruyne, Neres, Vergara e aggiungendo persino Lobotka, lo stesso Hojlund, Mazzocchi e Olivera, la lista in infermeria si è andata man mano ampliandosi durante tutto l’anno, con il picco emergenziale a dicembre proprio a ridosso della Supercoppa e del momento topico in Champions. Il Napoli però, è stato resiliente, gettando il cuore oltre l’ostacolo per come ha potuto: le seconde linee come Vergara ed Elmas sono diventate titolari inamovibili e, complice qualche cessione a gennaio, il gruppo si è ricompattato alla conquista dei suoi obiettivi.
La macchia del percorso Champions e la conquista della Supercoppa
La stagione partenopea presenta però due ossimori: l’eliminazione dalla Champions League avventura anzitempo nel maxi girone, terminando la propria avventura al 30° posto su 36 e, al contempo, la conquista della Supercoppa. Il Napoli falcidiato dagli infortuni ha dato il massimo a Rihad, motivato dalla conquista di un ambizioso trofeo, complicandosi invece la vita nella blasonata competizione internazionale con partite che resteranno impresse negativamente nella mente dei tifosi come quella di Copenaghen e il tonfo clamoroso per 6-2 contro il PSV Eindhoven. Prestazioni scialbe, il gol che non arriva, serate completamente storte: un percorso europeo non positivo per Antonio Conte che cerca di limitare come può i danni, mettendo in campo però un atteggiamento sempre troppo conservativo e arrendevole. Resterà una macchia nella stagione del Napoli, così come nella notte di Coppa Italia contro il Como, quando gli azzurri si arrendono ai lariani ai rigori.

I top e i flop partenopei
Una stagione positiva con la conquista di un trofeo e del secondo posto in classifica, non può che terminare con un bilancio di coloro che hanno fatto la differenza e coloro che, invece, hanno ancora tanto da dimostrare in azzurro. Tra le sorprese più belle dell’anno partenopeo c’è assolutamente Alisson Santos, miglior acquisto di gennaio per distacco. Arrivato in un momento difficile con l’infortunio di Neres, è stato decisivo tra gol, assist e ottime prestazione, presente e futuro del club all’ombra del Vesuvio. Garra e samba, 8. Stesso voto congiunto per McTominay, Hojlund e Rrahmani, perni inamovibili dell’undici titolare partenopeo. Leader indiscussi dentro e fuori dal campo, hanno dato brio e compattezza nei rispettivi reparti, chiamati agli straordinari in particolar modo nei periodi di grandi defezioni. Più che promosso a pieni voti anche il duo Milinkovic-Savic e Meret: una situazione non facile da gestire ma che ha apportato sempre sicurezza tra i pali azzurri…e anche qualche rigore magistralmente parato.
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Andiamo alle dolenti note dei flop: da insufficienza la stagione di Alessandro Buongiorno, mai ripreso totalmente dal post infortunio. Tanti gli errori, anche gravi, che hanno causato numerosi rigori fischiati a sfavore, giocatore ben diverso da quello che abbiamo conosciuto nella prima stagione partenopea. Un 5 di incoraggiamento. Non valutabile la stagione di Romelu Lukaku: falcidiato dagli infortuni, è tornato per pochissimi scampoli in campo, assolutamente non al top della forma, dando vita a una caldissima polemica a fine stagione sulla sua gestione medica, con una fuga non programmata in Belgio. Senza rancore, 4.5. Terminiamo con un flop di lusso, che però conquista una sufficienza più che piena: è Kevin De Bruyne che ha pennellato magia e talento in campo, spesso però non valorizzato e preso nella giusta considerazione da Conte. Complice anche un brutto e lungo infortunio non è riuscito a dare al massimo ciò che avrebbe voluto in campo ma è stato meraviglioso per ogni amante del calcio vederlo in Italia e all’ombra del Vesuvio.
Dulcis in fundo, la società: un 7 per Antonio Conte, che ha limitato i danni come ha potuto, impossibilitato a dare un gioco diverso e più spumeggiante al Napoli per le grandi defezioni ma che spesso non ci ha messo la buona volontà e la reale intenzione di sperimentare, osare, innovare. Fa sicuramente abbassare la media l’addio silenzioso e poi ufficializzato all’ombra del Vesuvio, senza donarsi la giusta possibilità di un riscatto in un anno più standard, senza imprevisti. Un bell’8 in pagella al presidente De Laurentiis che ha accontentato Conte in tutto e per tutto, lasciandogli gli spazi che aveva richiesto e voltando pagina dopo l’addio del tecnico, senza perdersi mai d’animo. Un 6.5 infine per Manna, capace di acquistare grandi talenti come Hojlund, De Bruyne, Gutierrez, Alisson Santos e tenere Vergara ma incappando nei clamorosi e onerosi errori di mercato Lucca, Giovane e Marianucci su tutti.
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Alessia Bartiromo
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