Minori in affido, incognite e lacune su allontanamenti e collocamenti in comunità


La vicenda della “famiglia nel bosco” ha diviso l’opinione pubblica, ma soprattutto ha acceso i riflettori su un tema poco conosciuto: i minori allontanati dalle famiglie e affidati alle comunità per minorenni. Oggi conosciamo i tre bambini di Palmoli, allontanati dai genitori ritenuti non idonei dal tribunale, ma quanti sono davvero i bambini, le bambine e gli adolescenti fuori famiglia? Per quali motivi vengono allontanati? E cosa accade dopo?

Rispondere con precisione è difficile, perché in Italia non esistono dati omogenei e completi. Lacune che dovrebbero essere colmate con la legge Roccella-Nordio, pubblicata in Gazzetta Ufficiale l’11 aprile e per la quale si attendono i decreti attuativi entro ottobre. «E’ giusto che servizi sociali e tribunali intervengano, ma devono farlo aiutando prima di tutto le famiglie. Solo in ultima istanza si dovrebbe arrivare all’allontanamento del bambino», spiega la ministra per la famiglia, le pari opportunità e la natalità, Eugenia Roccella. Secondo l’autorità garante per l’infanzia e l’adolescenza, Marina Terragni, tutto il sistema dell’affido deve essere ripensato: «l’obiettivo deve essere sempre il superiore interesse del minore e l’allontanamento dalla famiglia di origine deve essere l’extrema ratio. Ma oggi non sempre accade».

Dati non omogenei

«Oggi non sappiamo quasi nulla e il primo elemento da cui partire sono informazioni attendibili», osserva la ministra Roccella, spiegando che «bisogna costruire una governance dell’affido e avere i dati». Al momento i numeri disponibili sono quelli dei Quaderni della ricerca sociale del ministero del Lavoro e risalgono al 2024, quando i minori fuori famiglia in Italia erano oltre 46mila, in crescita rispetto ai 42mila del 2023. Di questi, oltre due terzi — più di 30mila — erano accolti nelle strutture residenziali.,  numero che scende a 20.592 se si escludono i minori stranieri non accompagnati (18.304 nel 2023). Incrremento che ha un impatto economico significativo, considerando un costo medio di circa 120 euro al giorno per minori. A livello nazionale, i minorenni fuori dalla famiglia di origine rappresentano circa il 10% dei minori presi in carico dai servizi territoriali, pari a oltre 345mila nel 2024, ovvero circa il 4% degli oltre 9,8 milioni di under 18 residenti in Italia.

Nel confronto con gli altri Paesi, l’Italia non presenta un numero particolarmente elevato di minori fuori famiglia. Francia, Germania, Regno unito mostrano, ad esempio, cifre più elevate. Il tasso italiano è di circa 3,9 minori ogni mille residenti minorenni nel 2024 (3,5 per mille del 2023), contro una media Ocse vicina agli 8 ogni mille (dato 2022) per i 26 paesi per cui sono disponibili dati comparabili . La differenza riguarda soprattutto il modello di accoglienza: mentre nella maggior parte dei paesi Ocse prevale l’affidamento familiare (circa i due terzi del totale affidi), in Italia quasi due terzi dei minori fuori famiglia vivono in comunità residenziali.

L’extrema ratio

«Con la nuova legge – spiega la garante Terragni — si dovrebbero finalmente attivare percorsi per comprendere non solo i numeri, ma anche i flussi, le ragioni degli allontanamenti, i tempi della permanenza e gli effetti di queste esperienze. Bisognerà capire se gli allontanamenti abbiano davvero avuto come risultato il superiore interesse del minore. Perché se i bambini escono da queste esperienze in una situazione peggiore rispetto a come sono entrati, allora dobbiamo riconsiderare tutto il sistema. E io, francamente, resto di questa opinione ». Terragni insiste anche sul fatto che gli allontanamenti dovrebbero essere una misura estrema, ma non sempre è così.  «In molti casi che arrivano alla mia attenzione, spesso si tratta di situazioni di reunification therapy: quando il minore ha difficoltà con un genitore, viene forzato a riallacciare il rapporto proprio con il genitore rifiutato». Un tema che negli ultimi mesi è tornato al centro del dibattito pubblico, dopo vicende che hanno suscitato forti polemiche.

Il caso di Stella e Alba

Come sta accadendo a Stella, la bambina di Monteverde, e ad Alba, a Padova. Le due bambine, di 6 e 5 anni, rispettivamente il 15 e il 13 maggio sono state prelevate a scuola da assistenti sociali e forze dell’ordine, allontanate dalle madri con cui hanno sempre vissuto e affidate ai rispettivi padri, con cui hanno dichiarato di non voler stare. Secondo i periti nominati dal tribunale, il rifiuto delle bambine sarebbe stato causato dalle madri, ritenute “ostative”. Per questo i giudici, nel tentativo di riavvicinare le minori ai padri, hanno interrotto i rapporti delle bambine con le madri. Nel caso di Stella, il padre è rinviato a giudizio per lesioni nei confronti della madre della bambina e anche nella vicenda di Padova risultano denunce. La garante dell’infanzia, insieme ad associazioni e rappresentanti politici, si è mobilitata chiedendo che venga ascoltata la volontà delle minori e si evitino traumi irreparabili.

Le motivazioni

Ma quali sono davvero i motivi degli allontanamenti? Anche qui mancano dati precisi e omogenei. Secondo la presidente del tribunale per i minorenni di Milano, Paola Ortolan, bisogna distinguere molto in base all’età dei minori. In Italia il 48% dei ragazzi in struttura ha tra i 15 e i 17 anni, percentuale che scende al 28% se si escludono i minori stranieri non accompagnati. «Per i bambini molto piccoli l’allontanamento è sempre un provvedimento residuale, utilizzato quando non è possibile accedere ad altre risorse e quando i genitori sono davvero in una gravissima crisi delle capacità genitoriali. Grave vuol dire che non sono in grado né di accudire né di sostenere il bambino».

Per gli adolescenti, invece, il quadro cambia profondamente e i collocamenti possono avere natura molto diversa. «Ci sono ragazzi che scappano di casa per conflitti molto gravi con i genitori, situazioni in cui esiste un solo genitore, oppure problematiche educative, sanitarie o dipendenze da sostanze che non consentono un trattamento sul territorio», spiega Ortolan. La presidente del tribunale per i minorenni richiama anche le difficoltà del sistema giudiziario: «Il tribunale per i minorenni di Milano oggi ha meno del 60% del personale previsto, in una pianta organica già sottodimensionata». E questo potrebbe diventare un problema, anche in vista dell’attuazione della legge Roccella e della creazione dei registri per l’affido.

Il caso Milano: primo motivo la conflittualità

Uno spaccato arriva dai dati del portale Minori web di Milano, su cui stanno lavorando il Centro di ricerca sulle dinamiche evolutive ed educative (Cridee) dell’Università Cattolica e la procura per i minorenni di Milano. Tra i minori con cittadinanza italiana (1059 su 2641), come prima motivazione di allontanamento è indicata la conflittualità tra i genitori o la separazione: 237 casi, pari al 22,4%. Seguono le difficoltà educative della famiglia, i gravi problemi di uno o entrambi i genitori – come tossicodipendenza o devianza – e i problemi relazionali all’interno del nucleo familiare. Seguoni gravi episodi di maltrattamento e probemi socioeconomici.  Secondo Sarah Miragoli, professoressa associata di psicologia dello sviluppo e dell’educazione all’università Cattolica, queste categorie andrebbero approfondite.

«Capire quali sono le motivazioni e le caratteristiche dei minori rispetto alla causa principale dell’allontanamento ci permetterebbe di aumentare in modo mirato i fattori di protezione e intervenire davvero dove serve», spiega Miragoli. «Essere esposti alla conflittualità tra i genitori è molto diverso dall’essere coinvolti in dinamiche di violenza. Così come sono diverse le situazioni legate ai problemi socioeconomici o alle difficoltà relazionali con la famiglia. Ogni motivazione produce un danno diverso. E capire qual è il danno, anche in relazione all’età del minore, ci aiuta a costruire un progetto più adeguato». Capire il danno, quindi, diventa fondamentale, così come mettere sempre al centro il superiore interesse del minore, evitando a bambini, bambine e adolescenti traumi difficilmente superabili.

«Il punto è capire se la separazione dai genitori rischi di creare un danno maggiore di quello che si vuole riparare. È questa la domanda che bisogna porsi ogni volta che si prende una decisione », conclude Roccella.

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Puoi rivolgerti a uno dei numerosi centri antiviolenza sul territorio nazionale, dove potrai trovare ascolto, consigli pratici e una rete di supporto concreto. La lista dei centri aderenti alla rete D.i.Re è qui.

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