Uk, economia a zero emissioni vale oltre 123 miliardi di euro


La transizione verso un’economia a zero emissioni non rappresenta più un semplice obiettivo di sostenibilità ambientale o una politica di nicchia, bensì il nucleo centrale di una profonda trasformazione strutturale che sta ridisegnando la competitività e la geografia industriale del Regno Unito.

L’evidenza macroeconomica più dirompente mostra che il comparto legato al net zero si è consolidato come un pilastro fondamentale della base produttiva nazionale, superando per valore generato settori storici e strategici come la ricerca scientifica e lo sviluppo. L’ecosistema delle tecnologie pulite e dell’efficienza energetica si sta dimostrando un formidabile moltiplicatore economico, capace di distribuire ricchezza e incrementare l’efficienza dei sistemi produttivi locali anche in un contesto macroeconomico globale caratterizzato da forti tensioni geopolitiche e mercati dei combustibili fossili estremamente volatili.

A certificarlo è il rapporto di Cbi Economics, intitolato The race for net zero: the UK net zero economy and the transition to a competitive future,

emissioni
Foto di Charles Postiaux su Unsplash.

Lo studio adotta una metodologia innovativa basata sulle classificazioni industriali in tempo reale, superando la rigidità dei codici statistici tradizionali per mappare l’impatto reale delle aziende attive nella filiera della decarbonizzazione, includendo gli effetti diretti, quelli indiretti legati alla catena di fornitura e l’indotto generato dai consumi dei lavoratori.

L’effetto moltiplicatore sul Pil

Entrando nel dettaglio dei dati macroeconomici, l’economia a zero emissioni ha generato complessivamente un valore aggiunto lordo pari a ben 123,9 miliardi di euro per il sistema economico nazionale. Di questa imponente cifra, circa 43,3 miliardi di euro derivano direttamente dall’attività delle aziende strettamente catalogate nel settore net zero, mentre l’integrazione profonda con il resto dell’industria ha permesso di sviluppare circa 60,4 miliardi di euro attraverso la catena di fornitura e altri 19,8 miliardi di euro tramite i consumi indotti.

La pervasività di questo comparto è dimostrata dal suo eccezionale effetto moltiplicatore: per ogni singolo euro di valore generato direttamente dalle imprese del settore, si attivano ulteriori 1,85 euro nell’economia più ampia, riflettendo una connessione sistemica che spazia dalla manifattura avanzata alla finanza verde, fino alle costruzioni e alla consulenza specialistica.

Dal punto di vista occupazionale, l’impatto sul mercato del lavoro è altrettanto strutturale, supportando l’equivalente di 1,1 milioni di posti di lavoro a tempo pieno. L’occupazione diretta è quantificabile in 308.000 lavoratori, una cifra che doppia la forza lavoro impiegata nell’intero settore della fabbricazione di autoveicoli e rimorchi nel Paese, a cui si aggiungono 520.000 impieghi generati lungo la catena di fornitura e 234.000 posti legati alle dinamiche dell’indotto.

Ecosistema imprenditoriale dinamico e a elevata produttività

Il tessuto imprenditoriale net zero è composto da circa 23.500 aziende attive che registrano fatturato e dipendenti. Questo ecosistema è in netta prevalenza guidato da piccole e medie imprese, che rappresentano il 96,4% del totale delle ditte censite, evidenziando il ruolo vitale dell’imprenditorialità diffusa nello sviluppo delle catene di approvvigionamento locali e nella capacità di innovazione dal basso. La vitalità del comparto è inoltre testimoniata dalla sua freschezza demografica: quasi il 48% delle imprese è stato fondato nell’ultimo decennio e una quota pari al 20% ha avviato le proprie attività a partire dal 2020, confermando un afflusso costante di nuove iniziative commerciali legate alle tecnologie pulite.

Ciò che rende la transizione ecologica un formidabile motore di crescita è l’elevato valore qualitativo dell’occupazione creata. I posti di lavoro legati alle attività green si rivelano straordinariamente produttivi, generando in media circa 140.774 euro di valore aggiunto per singolo lavoratore a tempo pieno, un dato che si colloca ben il 48% al di sopra della media di produttività del lavoro registrata nel resto dell’economia nazionale. Questa eccellente performance si traduce direttamente in un vantaggio tangibile per i lavoratori, con salari medi annui che si attestano attorno ai 50.907 euro, garantendo un premio retributivo dell’11% rispetto alla media degli stipendi nazionali.

Economia a zero emissioni in Uk: centralità delle rinnovabili

Analizzando la scomposizione interna dell’universo industriale a zero emissioni, il segmento legato alla generazione di energia da fonti rinnovabili e a basse emissioni di carbonio si conferma l’autentico baricentro economico, ospitando 8.020 aziende attive, un numero che doppia il secondo sotto-settore più rilevante, ossia quello della gestione dei rifiuti e del riciclo, che conta 4.440 imprese. A seguire, la mappa delle specializzazioni evidenzia il forte peso delle tecnologie per l’edilizia sostenibile con 3.000 imprese, i servizi professionali di consulenza e compensazione ambientale con 2.980 aziende, e il comparto delle pompe di calore e dei sistemi di riscaldamento rinnovabile, che vede attive 2.770 realtà produttive.

Minori in termini numerici ma cruciali per l’evoluzione tecnologica del sistema sono i comparti dei veicoli a basse emissioni con 2.660 imprese, dello stoccaggio dell’energia con 2.548 imprese e delle infrastrutture per le rinnovabili con 2.184 aziende, seguiti dai segmenti dedicati al monitoraggio delle emissioni, alla finanza verde e all’agritech.

Un piano di investimenti da oltre 500 miliardi di euro

Le prospettive future delineate dal rapporto poggiano su basi finanziarie solide e su una programmazione industriale di lungo termine. La pipeline dei progetti infrastrutturali legati alle energie rinnovabili nel Regno Unito configura un’opportunità di investimento monumentale, stimata in circa 536,9 miliardi di euro, per una capacità complessiva pianificata di ben 262 gigawatt che spazia dall’eolico offshore al solare, fino all’idrogeno e ai sistemi di stoccaggio su larga scala.

Il dato più rilevante sotto il profilo operativo è che ben due terzi di questa imponente pipeline finanziaria si trovano già in una fase avanzata di sviluppo attivo o risultano in corso di costruzione, segnale inequivocabile che il processo di transizione non risponde a vaghe ambizioni future ma si sta traducendo in cantieri reali che generano occupazione immediata e commesse per l’intera catena di fornitura.

Il successo finale di questa corsa globale verso l’industria pulita dipenderà strettamente dalla capacità della politica di garantire stabilità normativa e un quadro di incentivi chiaro, elementi indispensabili per mantenere elevata la fiducia degli investitori privati a fronte delle forti pressioni competitive internazionali e dei costi energetici industriali che rischiano di rallentare la conversione degli impianti più energivori.

Leggi anche Allarme Utilitalia: estendere il sistema ETS ai termovalorizzatori costerà 350 milioni di euro l’anno

Per ricevere quotidianamente i nostri aggiornamenti su energia e transizione ecologica, basta iscriversi alla nostra newsletter gratuita


#Adessonews seleziona nella rete articoli di particolare interesse.
Se vuoi leggere l’articolo completo clicca sul seguente link
 Redazione

Source link

Di