Giacinto Diano il Puteolano: di alcune opere negli Abruzzi e nelle Puglie


Tra i protagonisti della pittura italiana del neoclassicismo italiano credo che un posto lo si debba destinare a Giacinto Diano (Pozzuoli, 1731 – Napoli, 1803). Una vita trascorsa tra la natia Pozzuoli, la capitale Napoli, le principali città continentali del regno e importanti soggiorni a Roma. Da quest’ultima città, dal suo storico ruolo di centro delle arti classiche e luogo di formazione artistica per artisti italiani e del mondo allora conosciuto, inizio queste mie riflessioni sull’artista di Pozzuoli. A Roma il nostro pittore era arrivato dopo aver praticato l’arte pittorica presso l’importante bottega di Francesco De Mura, intorno agli anni cinquanta del 1700. De Mura un maestro che aveva nel suo bagaglio di formazione anni con importanti lavori e commesse nazionali e internazionali, unite a rapporti e soggiorni in importanti realtà extra napoletane, cito qui a titolo di esempio Torino, un’altra capitale, quest’ultima, di minor importanza rispetto a Napoli, ma comunque crocevia di numerosi artisti italiani ed europei. A Roma le fonti documentarie ci dicono di un Diano che ha frequentazioni con Anton Raphael Mengs (1728 – 1779), un altro protagonista dell’arte europea, di origini boeme, che, come Piranesi, Canova, Torwaldsen e altri, fu tra coloro che fecero di Roma la principale sede di ricerca e di produzione artistica del tempo. E di questo contatto e delle sue influenze abbiamo successivamente conferma e contezza nel momento in cui vedremo, nelle opere su tela o ad affresco di Diano, vivere tutto quel repertorio di architetture classiche e fantastiche, in forme costruite o dirute, che sono la cifra stilistica di artisti come Mengs e Piranesi. Ecco quel pittore che, poco più che diciottenne, s’era perfezionato alla bottega di De Mura, e dopo il suo soggiorno romano, tornato a Napoli, sarà cooptato da un Luigi Vanvitelli, architetto e colonna portante di quell’Accademia voluta da Carlo III di Borbone nel 1752. Infatti Diano diventa docente nella prestigiosa istituzione culturale artistica, unica in tutto il Meridione d’Italia fino ed oltre il 1860.

Con questa necessaria premessa possiamo ben comprendere il perché delle numerose opere distribuite nelle chiese e nei palazzi dei comuni dei Campi Flegrei, sia di terra che nelle isole, e nella città di Napoli. Ma, come tutti coloro che di stoffa buona ne hanno, Giacinto Diano ha operato anche fuori dell’ambito regionale, e qui veniamo alle regioni limitrofe quali gli Abruzzi e le Puglie. Diversi interventi nei centri abruzzesi e molisani, sicuramente i più importanti quelli di Lanciano e di Venafro. Nella cittadina abruzzese la sua presenza iniziata nel 1788 con la realizzazione dei quattro evangelisti posti nei pennacchi della cupola della chiesa della Madonna del ponte, ovvero della cattedrale, a cui seguirono nel 1789 tre grandi ovali affrescati nella volta con temi biblici. Gli affreschi della cattedrale di Lanciano riportavano soggetti come La Consacrazione del Tempio di Salomone, che Diano aveva già egregiamente realizzato a Napoli per la chiesa di Sant’Agostino alla Zecca. Un tema che l’artista ripropone a Lanciano in forma quasi identica.

La cosa non deve stupire, la realizzazione quasi seriale dei dipinti non era un mistero, e i cartoni preparatori di molte opere spesso viaggiavano insieme agli autori. Ma se per la Consacrazione del Tempio, Giacinto Diano ripropone un suo lavoro, diversa è la vicenda che accompagna l’altra importante storia biblica ovvero quella di Ester e Assuero. In questa vicenda che narra della forte volontà di una donna che vuole intercedere per il suo popolo, Diano ha ripreso quasi pedissequamente un’opera del pittore veneto Sebastiano Ricci che nel 1734 aveva realizzato un olio su tela sullo stesso tema. E qui il nostro «Pozzolaniello» non si sforza più di tanto a modificare la scena, operando un semplice ribaltamento, quello che oggi con il computer si usa indicare come una specchiatura. Così l’originario re persiano di Ricci, che siede su un trono posto a destra nel dipinto, nell’affresco di Diano siederà sul lato opposto, e così avviene per tutti i personaggi della scena e le architetture presenti.

Perché la madre della arti: l’architettura, è ovviamente presente in questo come negli altri dipinti che Diano realizza a Lanciano e non solo. E sull’architettura, non possiamo fare a meno di ricordare la terza scena biblica dipinta nella cattedrale: Davide che mostra al figlio Salomone i disegni di Gerusalemme.

Un affresco popolato di personaggi, animali e disegni del Tempio che poi Salomone edificherà. Un altro capolavoro della maestria di Diano che organizza lo spazio in maniera scenografica con architetti che mostrano grandi cartigli con piante architettoniche, le stesse che il pittore mette fra le mani degli angeli dipinti nelle quattro vele che sono poste ai lati del grande ovale affrescato.

Oltre agli affreschi nella volta, il pittore di Pozzuoli dipingerà ventidue semilunette raffiguranti, profeti, eroine bibliche e virtù teologali, un importante numero che unito a due pale di altare: quella del Martirio di Santo Stefano e quella della Nascita di Maria, fanno di questa chiesa di Lanciano il luogo dove sono concentrate il maggiore numero di opere di Diano.

Ma se negli Abruzzi e in Molise si contano numerosi altri interventi, anche nelle vicine Puglie la presenza del Pozzolaniello si fa sentire, anche se in questo caso i numeri sono sicuramente inferiori. Abbiamo un nucleo di cinque dipinti, tra cui una grafica, che sono conservati presso la Pinacoteca comunale di Barletta, mentre un dipinto un San Giovanni di Dio in gloria è conservato presso la Galleria nazionale di Bitonto nella bella cornice del Palazzo Sylos Labini.

Ma del nostro artista si deve anche ricordare un dipinto presente nella Cattedrale di Foggia, che contiene al suo interno un grande telero: La moltiplicazione dei pani e dei pesci, firmato da Francesco De Mura e datato 1771; una Deposizione datata e firmata Paolo De Majo 1741 e un San Pellegrino morente sorretto dal padre Guglielmo, un olio su tela che è stato attribuito alla bottega del De Mura. Quest’ultima opera, dalla storica dell’arte Mimma Pasculli Ferrara è attribuita invece a Giacinto Diano. Un’attribuzione che ci sentiamo di condividere, soprattutto sulla scorta della similitudine della posa di alcuni personaggi presenti nel dipinto associabili ad Un’adorazione dei pastori di De Mura ubicata nella chiesa di San Nicola alla Carità a Napoli.

Ma vorrei concludere questa breve riflessione su un’altra opera di Diano che ha varcato in confini italiani e fa bella mostra di sé a Dubrovnik nel Museo del Palazzo dei Rettori.

Un dipinto individuato dallo storico dell’arte Mario Alberto Pavone che ne ha parlato per la prima volta in un saggio (Sulle tracce della pittura napoletana in Croazia tra Sei e Settecento pubblicato nel giugno del 2015 in Tecla Rivista di temi di Critica e Letteratura artistica). E su questo dipinto anch’esso a tema biblico Davide e Abigail, rinvio i lettori all’incontro che si terrà sabato 6 giugno p.v. alle ore 11 a Pozzuoli presso l’Accademia dei Campi Flegrei in via Campi Flegrei n. 12.

Gianfranco Piemontese

Foggia 4 giugno 2026


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