Custodire la Terra dall’avanzata della desertificazione


Mentre i termometri registrano anomalie eccezionali in ogni angolo del Pianeta, il fenomeno della desertificazione bussa con forza alle porte di casa nostra. L’Italia presenta infatti evidenti e preoccupanti segni di sofferenza: in base agli ultimi dati scientifici diffusi dall’Ispra, una porzione significativa del territorio nazionale – pari a circa il 28% della superficie complessiva – mostra i sintomi di un progressivo deterioramento ecologico e strutturale. Questo fenomeno si manifesta a macchia d’olio con caratteristiche eterogenee lungo tutta la penisola. Nelle regioni meridionali, le severe condizioni meteoclimatiche agiscono da catalizzatore accelerando la vulnerabilità alla crisi del suolo attraverso una drastica perdita di qualità degli habitat e una severa erosione del suolo.

desertificazione
Foto di Boudewijn Huysmans su Unsplash.

Parallelamente, i monitoraggi dell’Istituto evidenziano significativi peggioramenti anche in ampie zone del Nord, come in Veneto, Piemonte ed Emilia-Romagna, dove la frammentazione del territorio e l’altissima densità delle coperture artificiali stanno letteralmente soffocando la terra fertile. La gravità di questa emergenza globale trova il suo fulcro nella Giornata Mondiale contro la Desertificazione e la Siccità, che si celebra il 17 giugno, istituita dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite nel dicembre del 1994

Una ricorrenza nata per proteggere la Terra

La maggiore e più evidente urgenza che pone il nostro Paese al centro del dibattito ambientale contemporaneo, sradica l’illusione che la desertificazione sia una minaccia confinata esclusivamente ai margini dei deserti caldi o a latitudini lontane. La ricorrenza del 17 giugno sensibilizza le istituzioni e l’opinione pubblica a promuovere la cooperazione internazionale e stimolare l’adozione di politiche concrete per il ripristino dei terreni degradati, il rafforzamento della resilienza delle comunità rurali e il raggiungimento della neutralità del degrado del suolo.

L’impianto programmatico della Giornata si poggia su solide e rigorose basi scientifiche messe in luce in studi cardine come il Rapporto Speciale sul Cambiamento Climatico e il Suolo, pubblicato dal Gruppo Intergovernativo sul Cambiamento Climatico (Ipcc) nel 2019. In quel testo fondamentale, e nello specifico all’interno del capitolo 3 interamente dedicato alla desertificazione, è stato tracciato il quadro analitico di come il riscaldamento globale antropogenico agisca da moltiplicatore di minaccia sulle fragili dinamiche delle zone aride, semi-aride e sub-umide secche. Gli scienziati dell’Ipcc hanno evidenziato come la desertificazione non sia un fenomeno confinato ai margini dei deserti esistenti, bensì una crisi sistemica globale guidata dall’interazione perversa tra pressione umane dirette e mutamenti climatici su vasta scala.

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Desertificazione, l’impatto antropico e il feedback climatico

I contenuti del terzo capitolo del rapporto Ipcc esplorano a fondo le cause strutturali del fenomeno, evidenziando una responsabilità umana che si articola attraverso pratiche agricole non sostenibili, il sovrapascolamento, la deforestazione intensiva e una gestione spesso predatoria delle risorse idriche. Quando queste pressioni locali si scontrano con l’aumento delle temperature globali e con la crescente frequenza di eventi meteorologici estremi, l’equilibrio ecologico si spezza.

Il suolo perde la sua struttura organica e la sua capacità di trattenere l’acqua, innescando un devastante meccanismo di feedback in cui la terra degradata rilascia nell’atmosfera il carbonio precedentemente stoccato, alimentando a sua volta il riscaldamento globale in una spirale apparentemente inarrestabile.

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La minaccia globale alla stabilità alimentare

Le conseguenze di questo processo si riflettono in modo drammatico sulla sicurezza alimentare globale e sulla stabilità socio-economica di intere regioni, come documentato approfonditamente dall’analisi dell’Ipcc. La perdita di produttività agricola colpisce in modo sproporzionato le popolazioni più vulnerabili, concentrate prevalentemente nelle aree sub-sahariane, nell’Asia centrale e in vaste porzioni dell’America Latina, dove la sussistenza dipende direttamente dalla salute della terra.

La desertificazione riduce la disponibilità di colture essenziali e pascoli, inasprendo la povertà, alimentando conflitti per il controllo delle risorse idriche e spingendo milioni di persone a migrare, trasformando una crisi ecologica in un’emergenza umanitaria di portata geopolitica.

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Strategie di adattamento e gestione sostenibile del suolo

Nonostante la severità della diagnosi, il capitolo 3 del rapporto del 2019 non si limita a registrare il collasso, ma delinea un portafoglio di soluzioni percorribili basate sulla gestione sostenibile del territorio. Gli scienziati indicano la necessità impellente di adottare pratiche di agricoltura conservativa, di riforestazione con specie native resilienti e di implementazione di sistemi agroforestali in grado di ombreggiare il terreno e preservare l’umidità.

Accanto a ciò, una gestione oculata dell’acqua attraverso tecniche di irrigazione efficienti e il ripristino delle conoscenze tradizionali dei popoli indigeni rappresentano strumenti cruciali per invertire la tendenza. Solo un approccio integrato, capace di unire la mitigazione climatica alla tutela della biodiversità del suolo, potrà garantire un futuro alle terre aride e alle civiltà che da esse dipendono.

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