il Regno Unito al punto di non ritorno?


Roma, 10 giu – L’Irlanda del Nord (o Ulster oppure Nord dell’Irlanda, a seconda di come la vogliate chiamare in base alle vostre convinzioni politiche e sociali), è cosa nota, è sempre stata una polveriera. La comunità protestante e quella cattolica sono state per molto tempo rigorosamente separate. La violenza settaria l’ha fatta da padrona. Con i cosiddetti “Troubles” (un termine eufemistico per definire la violenza estrema, al quale gli abitanti del posto sono talmente abituati da definirla semplicemente “Problemi”), fino all’Accordo del Venerdì Santo del 10 aprile 1998, che mise in parte fine ad oltre trent’anni di scontri.

Da Southampton a Belfast

Come però scritto nel meraviglioso romanzo Eureka Street di Robert McLiam Wilson, ci poteva giusto mancare un’altra religione, un’altra etnia o un altro fattore esterno per far saltare del tutto il banco. La situazione nel Regno Unito era già una polveriera dopo la diffusione delle immagini della bodycam della polizia di Southampton. Invece di soccorrere il diciottenne Henry Nowak accoltellato gravemente da un sikh, lo ammanetta accusandolo di razzismo, fino alla morte del povero ragazzo.

Lunedì sera nel nord di Belfast, precisamente a Kinnaird Avenue vicino ad Antrim Road, una zona storicamente repubblicana, un cattolico del posto benvoluto nella sua comunità, viene attaccato senza apparente motivo da un trentenne immigrato sudanese. Quest’ultimo pare sia arrivato in Francia nel 2023 e giunto a Belfast via Dublino pochi mesi fa. Il video dell’aggressione è veramente scioccante: l’africano colpisce alla gola l’uomo con un coltello usando forza inaudita. A quel punto solamente il coraggioso intervento di un uomo con una mazza da hurling (un tipico sport gaelico) ne impedisce la decapitazione. In ogni caso la vittima viene trasportata immediatamente in ospedale, dove ancora lotta tra la vita e la morte.

Manifestazioni in tutto il Regno Unito

Immediata è la reazione sdegnata. Una città che cerca da decenni un ritorno alla normalità e nella quale negli ultimi tempi si sono moltiplicati i problemi con gli immigrati. E qui assistiamo ad un paradosso. Benché la vittima appartenga alla comunità cattolica, ad indignarsi e a mobilitarsi fin da subito è però la comunità protestante, invitando di fatto a seppellire almeno parzialmente l’ascia di guerra per far fronte comune contro un nemico che minaccia l’esistenza di tutti. Tra social e chat inizia così a circolare una sorta di chiamata alle armi a partire dalle 19:00 del martedì. Invitando qualunque uomo dai 18 anni in su ad occupare le strade della città. Ed esortandolo a vestirsi di nero e ad essere pronto a combattere o ad essere arrestato.

Parallelamente si annunciano analoghe manifestazioni di supporto anche in tutto il resto dell’Ulster, in Inghilterra, Scozia e Galles. Mentre persino i patrioti storici nemici della Repubblica d’Irlanda annunciano che sarebbero saliti a nord per unirsi alla protesta. In tutto questo manca però un protagonista. Ovvero la componente cattolica di Belfast e dell’Irlanda del Nord in generale non scende per le strade, se non in una componente assai minoritaria. La ragione? Nonostante l’evidente malcontento albergante anche tra i cattolici, essi sono costretti a dover obbedire alle direttive dello Sinn Féin, il braccio politico dell’IRA, che da tempo ha ormai abbandonato la sua carica identitaria nazionalista per diventare a tutti gli effetti una sorta di Sinistra Ecologia Libertà o Green Party che dir si voglia. Ecco quindi che da anni il partito organizza manifestazioni recanti il famigerato slogan Welcome Refugees. Sancendo così, come nel resto d’Europa, l’assurda saldatura tra sinistra ormai woke ed Islam.

Union Jack e tricolore irlandese

La serata di ieri per le strade di Belfast è andata ovviamente come ci si poteva aspettare. Ben presto la protesta è degenerata in atti di violenza contro la polizia (vista ormai come un nemico dell’uomo bianco) e contro negozi e case di immigrati. La parola d’ordine è divenuta “Enough” (“Abbastanza”). I gruppi paramilitari lealisti hanno preso il controllo di larga parte dei loro quartieri, effettuando blocchi stradali e setacciando le case occupate da stranieri, in alcuni casi costringendoli ad andarsene e poi dando fuoco alle abitazioni. In qualche zona si è visto persino sventolare fianco a fianco la Union Jack ed il Tricolore irlandese.

La forza pubblica, comprendendo la portata della situazione, ha di fatto usato una mano molto morbida. Sperando che la situazione potesse tornare alla normalità, cosa avvenuta alle prime luci dell’alba. Ma potrebbe essere in realtà solamente una tregua in attesa delle prossime serate, soprattutto nel caso che l’uomo in ospedale dovesse perdere la vita. Ciò che è certo è che si stia per superare il punto di non ritorno in tutto il Regno Unito. Qui, a discapito di ciò che sostengono i mass media, la cosiddetta estrema destra non è poi così numericamente rilevante. Eppure quando succedono eventi di questa portata il popolo britannico risponde in massa scendendo nelle strade, disposto anche a combattere.

In Italia, come ormai da triste consuetudine, per la stampa hanno fatto più notizia i disordini serali piuttosto che ciò che li ha scatenati: per il Corriere  della Sera l’attacco è “attribuito” ad un migrante (evidentemente il video non è sufficientemente esplicito), mentre Sky TG24 dal titolo ha omesso del tutto la causa scatenante. Surreale poi l’ANSA, che parla di accoltellamento shock di un rifugiato, ambiguamente non facendo intendere chi sia la vittima e chi il colpevole.

In attesa di capire i prossimi sviluppi, per chi volesse avere una visione completa della particolare situazione nord irlandese, vi consigliamo la lettura di Nessuna Resa! Dall’Irlanda con amore, scritto da Fabio Bellani ed edito da Passaggio al Bosco.

Roberto Johnny Bresso




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