Premio Hemingway 2026 a Ammaniti (Letteratura). Crepet, Sönmez, MessettiI e Gasparini vincono le altre sezioni – Friulisera


Lo scrittore Niccolò Ammaniti per la Letteratura, lo psichiatra Paolo Crepet nella categoria Avventura del pensiero, la saggista e sinologa Giada Messetti nella sezione Lignano per il Futuro 2026, lo scrittore turco-curdo Burhan Sönmez nella sezione Testimone del nostro tempo e il foto-artista Paolo Gasparini per la Fotografia/Fotolibro sono i vincitori della 42^ edizione del Premio Hemingway, ideato e promosso dal Comune di Lignano Sabbiadoro con il sostegno degli Assessorati alla Cultura e alle Attività Produttive e Turismo della Regione autonoma Friuli Venezia Giulia, attraverso la consolidata collaborazione con Fondazione Pordenonelegge.it.

Anche quest’anno i cinque vincitori daranno vita, da giovedì 25 a sabato 27 giugno, ad un cartellone di incontri, cinque dialoghi chiamati a scandire il conto alla rovescia per la Cerimonia di Premiazione 2026, in programma sabato 27 giugno alle 20.45 al Cinecity di Lignano Sabbiadoro. La partecipazione agli incontri è libera, con possibilità di prenotazione fino ad esaurimento dei posti disponibili, a partire da oggi 10 giugno sul sito www.premiohemingway.it Il Premio offre l’occasione di rinnovare, di anno in anno, la storica visita di Ernest Hemingway a Lignano, nell’aprile 1954, pochi mesi prima che gli venisse conferito il Premio Nobel per la Letteratura: le cinque categorie del Premio a lui dedicato sono altrettanti omaggi alla sua poliedrica personalità e ai suoi talenti: dalla scrittura alla fotografia, dalla curiosità per il suo tempo alla capacità di scandagliare le pieghe più profonde dell’animo umano. I vincitori sono stati annunciati oggi, mercoledì 10 giugno 2026. La Giuria del Premio Hemingway, presieduta da Alberto Garlini, è composta da Gian Mario Villalta, direttore artistico di pordenonelegge, lo storico della fotografia Italo Zannier e il Vicepresidente e Assessore alla Cultura e Sport della Regione autonoma Friuli Venezia Giulia Mario Anzil su delega del Presidente Massimiliano Fedriga.

«Anche quest’anno il Premio Hemingway, intercettando alcune delle voci più autorevoli e significative del panorama culturale internazionale, si conferma luogo di incontro tra linguaggi e visioni diverse, capaci per questo di interpretare il nostro tempo – commenta il Sindaco di Lignano Sabbiadoro, Laura Giorgi – Per la città è motivo di grande orgoglio ospitare una manifestazione che, anno dopo anno, accresce il proprio prestigio. Un Premio che non celebra soltanto il talento e la creatività, ma attraverso il dialogo, promuove la conoscenza e la riflessione sui grandi temi del nostro tempo, mantenendo vivo il legame con l’eredità culturale e umana di Ernest Hemingway e con il rapporto speciale che lo scrittore ebbe con la nostra città».

«Il Premio Hemingway rappresenta uno degli elementi identitari più importanti della nostra città. È una manifestazione che negli anni ha saputo crescere insieme a Lignano Sabbiadoro, contribuendo a costruirne l’immagine, non soltanto come destinazione turistica, ma anche come luogo di confronto e apertura verso il mondo – osserva il Vicesindaco di Lignano Manuel Massimiliano La Placa, delegato alla cultura – Anche quest’anno le categorie in concorso non sono una semplice suddivisione tematica, ma rappresentano, ciascuna dal proprio punto di vista, alcuni dei tratti più significativi dell’identità lignanese: la curiosità verso il mondo, l’attenzione ai cambiamenti della società, il valore della cultura, la capacità di guardare al futuro».

«Il Premio Hemingway è una delle esperienze culturali che meglio raccontano la vocazione del Friuli Venezia Giulia a essere terra di incontro, di pensiero e di apertura internazionale – dichiara il Vicepresidente e Assessore alla Cultura e Sport della Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia, Mario Anzil – Lignano Sabbiadoro custodisce un legame speciale con Ernest Hemingway e lo rinnova ogni anno in un’occasione di confronto capace di parlare al presente. La Regione sostiene con convinzione questo percorso perché riconosce nel Premio un presidio culturale di qualità, uno strumento per leggere la realtà e per allargare il nostro sguardo sul futuro. In un tempo spesso attraversato da semplificazioni e caos, il Premio Hemingway restituisce alla cultura il suo respiro più vero: quello dell’ascolto, della conoscenza e del dialogo, e lo fa da Lignano, dove il mare e la laguna ricordano che ogni confine può diventare opportunità.”

«Questa edizione del Premio Hemingway è un viaggio attraverso alcune delle voci più autorevoli e originali del nostro tempo, capaci di raccontare il mondo, le sue ferite, le sue trasformazioni e le sue speranze – spiega il Presidente di Giuria, Alberto Garlini – A rendere unico questo premio è anche il luogo che lo ospita: Lignano Sabbiadoro, approdo amato da Ernest Hemingway e punto d’incontro tra culture, paesaggi e storie diverse. Qui, tra la laguna e il mare, la letteratura e la cultura continuano a essere uno spazio di libertà, dialogo e immaginazione rivolto al futuro».

 

Il Premio Hemingway 2026 per la Letteratura va allo scrittore Niccolò Ammaniti «per aver saputo raccontare, con una lingua visionaria e concreta, le zone più fragili e oscure dell’esistenza, trasformando la narrazione in uno strumento capace di interrogare le paure e le contraddizioni del nostro tempo. Attraverso personaggi indimenticabili, spesso adolescenti sospesi tra innocenza e ferocia, Ammaniti restituisce un’immagine perturbante e profondamente umana della realtà, dove il confine tra fiaba e incubo si fa incerto e vibrante. Nei suoi romanzi, la tensione narrativa diventa esplorazione dell’animo umano e delle trasformazioni della società contemporanea, in un universo stilistico potente, in equilibrio tra realismo e immaginazione. Con Il custode, ambientato in un isolato borgo siciliano e centrato sul giovane Nilo, incaricato di custodire un segreto oscuro e antico, Ammaniti torna a indagare l’adolescenza come luogo d’amore paura e desiderio, confermando il suo dono di saper addentrarsi, sempre con felicità e leggerezza narrativa, nelle forme più enigmatiche e profonde del nostro animo». Venerdì 26 giugno, alle 21 al Cinecity, Niccolò Ammaniti si racconterà nell’incontro Il custode, dedicato al nuovo romanzo uscito due mesi fa per Einaudi, in dialogo con Gian Mario Villalta.

 

Il Premio Hemingway “Avventura del pensiero” 2026 va allo psichiatra Paolo Crepet «per aver attraversato, con uno sguardo lucido, inquieto e profondamente umano, i punti nevralgici della società contemporanea, facendo della riflessione psicologica uno strumento capace di interrogare il nostro tempo. Attraverso i suoi libri, i suoi interventi pubblici e il dialogo costante con un pubblico vasto e trasversale, Crepet ha indagato le trasformazioni dell’individuo nell’epoca dell’iperprotezione, della solitudine e dell’illusione tecnologica, mostrando come il disagio non sia solo una condizione privata ma un sintomo collettivo. Con un linguaggio diretto, appassionato e mai rinunciatario, ha saputo restituire centralità alle emozioni, alla responsabilità educativa e alla necessità di un pensiero libero, capace di sottrarsi alle derive dell’omologazione. Nel suo ultimo libro Riprendersi l’anima, Crepet prosegue questa indagine con un gesto ancora più radicale, invitandoci a riconquistare la nostra interiorità e a sottrarci a quella forma di anestesia emotiva che rischia di spegnere desideri e passioni». Sabato 27 giugno, alle 17 al Cinecity, Paolo Crepet dialogherà dei temi del suo ultimo saggio, Riprendersi l’anima (HarperCollins 2026) con Valentina Gasparet.

 

Il Premio Speciale Hemingway Lignano per il futuro 2026 va alla sinologa e saggista Giada Messetti «per aver saputo coniugare rigore analitico e capacità narrativa, attraversando con sguardo lucido e partecipe le trasformazioni del mondo contemporaneo e restituendole a un pubblico ampio con chiarezza e profondità. Attraverso i suoi libri e il suo lavoro giornalistico, Messetti ha indagato realtà complesse, costruendo un ponte tra culture e rendendo accessibili dinamiche globali spesso difficili da comprendere. Ma questo premio va soprattutto al suo ultimo libro Quando tornano le rondini, pubblicato in occasione dei cinquant’anni dal terremoto del Friuli, dove l’autrice compie un ritorno alle proprie radici, intrecciando memoria personale e storia collettiva in un racconto intimo e necessario, che restituisce il volto di una terra ferita ma capace di rinascere. In questo senso, il riconoscimento assume anche il valore di un gesto di memoria condivisa: il pensiero si fa così responsabilità civile, e il racconto diventa uno strumento per custodire il passato e interrogare il futuro». Venerdì 26 giugno, alle 18.30 al Cinecity, Giada Messetti converserà con Alberto Garlini del suo ultimo libro uscito quest’anno, Quando tornano le rondini. Friuli 1976: memorie di un terremoto (Mondadori 2026).

Il Premio Hemingway “Testimone del nostro tempo” 2026 va allo scrittore turco-curdo Burhan Sönmez «per aver saputo raccontare, attraverso la forza della letteratura, il dolore, la memoria e la dignità di chi vive ai margini della storia, trasformando la scrittura in una testimonianza civile capace di attraversare confini, lingue e generazioni. Nei suoi romanzi, Sönmez intreccia il destino individuale e quello collettivo, dando voce a perseguitati, esiliati, sconfitti e ribelli, e mostrando come la violenza politica e la perdita della libertà lascino tracce profonde nelle vite e nelle coscienze. Con uno stile poetico, visionario e insieme profondamente concreto, lo scrittore turco-curdo ha saputo trasformare Istanbul e l’Anatolia in luoghi universali dell’animo umano, dove convivono dolore e speranza, memoria e desiderio di giustizia. Alle radici della sua opera vi è anche la tradizione orale curda in cui è cresciuto: una lingua a lungo proibita, custodita nella memoria come primo atto di resistenza. La sua opera, segnata dall’esperienza personale della repressione e dell’esilio, ci ricorda che la letteratura non è soltanto racconto, ma anche resistenza morale e difesa della libertà di pensiero. In un tempo attraversato da guerre, nazionalismi e nuove forme di censura, la voce di Burhan Sönmez continua a testimoniare il diritto degli esseri umani a custodire la propria memoria, la propria identità e la propria libertà». Sabato 27 giugno, alle 11 al Cinecity, Burhan Sönmez presenterà il suo ultimo romanzo, Gli amanti di Franz K (Nottetempo 2025), in dialogo con Michela Fregona.

E al fotografo Paolo Gasparini va il Premio Hemingway Fotografia / Fotolibro 2026- l’unico in Italia dedicato in modo specifico a questo fondamentale linguaggio del nostro tempo – per la pubblicazione Adiós a la fotografía (Ediciones Mal de Ojo, 2026) «Il percorso di Paolo Gasparini nella storia della fotografia contemporanea internazionale – spiegano le motivazioni –è emblematico nel passaggio creativo delle sue immagini, dalla singola informazione didascalia ed estetica, al loro corale assemblaggio dialettico che definisce il suo racconto culturale. Un accorato lavoro, stimolato dall’attenzione, anche politica, al divenire umano e sociale anche di comunità, come quelle latinoamericane, ancora ai margini, e avviata con Para verte memoria America Latina e oggi assemblata nell’attuale fotolibro Adiòs fotografia, al quale viene assegnato il Premio Hemingway Fotografia 2026. Giovedì 25 giugno, alle 21 nella sede della Biblioteca Comunale (via Treviso 2), è in programma l’incontro dedicato alla pubblicazione Adiós fotografía, nel quale dialogheranno il giurato Italo Zannier e il figlio di Paolo Gasparini, Esteban Gasparini, con un saluto video portato dal vincitore.

PREMIO HEMINGWAY, I VINCITORI 2026

Niccolò Ammaniti è nato a Roma. Presso Einaudi sono usciti un suo racconto nell’antologia Gioventú cannibale (1996), i romanzi Branchie (1997), Io non ho paura (2001, 2011 e 2014), Che la festa cominci (2009, 2011, 2015), Io e te (2010), la raccolta di racconti Il momento è delicato (2012) e la raccolta di storie a fumetti Fa un po’ male (2004), sceneggiata da Daniele Brolli e disegnata da Davide Fabbri. Nel 2014, Stile Libero ha ripubblicatoTi prendo e ti porto via e Fango e, nel 2015, Come Dio Comanda. Sempre per Einaudi ha curato l’antologia Figuracce (2014), e pubblicato Anna (2015 e 2017), La vita intima (2023 e 2025) e Il custode (2026). Per la Tv ha scritto e diretto le serie Il miracolo (2018) e Anna (2021). È tradotto in tutto il mondo.

 

Paolo Crepet è considerato uno dei più importanti scrittori italiani. Tra i suoi titoli (dal più al meno recente): Il reato di pensare, Mordere il cielo, Prendetevi la luna, Lezioni di sogni, Oltre la tempesta, Vulnerabili, Libertà, Passione, Il coraggio (editi da Mondadori), La fragilità del bene, L’autorità perduta, Il caso della donna che smise di mangiare, Non mi chiedere di più, Impara a essere felice, Elogio dell’amicizia, Un’anima divisa, Sfamiglia, A una donna tradita, La gioia di educare, Sull’amore, I figli non crescono più, Dannati e leggeri, Voi, noi, La ragione dei sentimenti, Non siamo capaci di ascoltarli, Naufragi (editi da Einaudi), Solitudini, Cuori violenti, Le dimensioni del vuoto (editi da Feltrinelli). Il suo ultimo libro è Riprendersi l’anima (HarperCollins). Ha tenuto più di quattromila serate, con i suoi spettacoli, riempiendo i principali teatri italiani.

 

Giada Messetti, è saggista e sinologa. Originaria di Gemona del Friuli, ha vissuto a lungo in Cina. Interviene come opinionista in Tv, in radio, a convegni e festival e sulla carta stampata. È autrice di trasmissioni televisive e radiofoniche per Rai, Mediaset e La7 e ha ideato e condotto “CinAmerica”, un racconto sulla sfida tra Cina e Stati Uniti, andato in onda su Rai3, ora disponibile su Raiplay. Dal 2025 porta nei teatri lo spettacolo-conferenza “Nella Testa del Dragone. Viaggio alla scoperta della Cina”. Ogni settimana cura una rubrica di notizie cinesi e coconduce il programma “Uno, nessuno, 100Milan” su Radio24. Per Mondadori ha pubblicato la trilogia di saggi Nella testa del Dragone (2020), La Cina è già qui (2022) e La Cina è un’aragosta (2025). È di quest’anno il libro Quando tornano le rondini. Friuli 1976: memorie di un terremoto.

 

Burhan Sönmez è nato nella regione anatolica di Haymana, vicino ad Ankara, da una famiglia curda. Laureatosi in Giurisprudenza, ha lavorato come avvocato spe­cializzato in diritti umani. Dopo essere stato aggredito e ferito dalla polizia turca, è stato rifugiato politico in Inghilterra per circa un decennio, iniziando a scrivere romanzi durante l’esilio. Ora vive tra Istanbul e Cambridge, dove è Senior Member dello Hughes Hall College e del Trinity College dell’Università di Cambridge. Riconosciuto come una delle rivelazioni del panorama narrativo contemporaneo, ha pubblicato con nottetempo i romanzi Istanbul Istanbul (2016, 2023), Labirinto (2019), Nord (2021), Pietra e ombra (2022, selezionato nella cinquina dei finalisti del Premio Strega Europeo 2023) e Gli innocenti (2024), tradotti in oltre quaranta lingue. Ha scritto per The Guardian, Der Spiegel, la Repubblica. Dal 2021 è presidente del Pen International. Ha vinto il Premio Václav Havel nel 2017 e il Premio EBRD Literature Prize nel 2018.

 

Paolo Gasparini è nato a Gorizia, 1934. Si avvicina alla fotografia attraverso le pubblicazioni illustrate, in particolare Il Politecnico di Elio Vittorini e il neorealismo di Luigi Crocenzi. Riceve la prima Leica dal fratello emigrato in Venezuela e trasforma presto la passione in mestiere. Nel 1954 si trasferisce a Caracas. In Venezuela entra in contatto con artisti, architetti e intellettuali centrali per la modernità del Paese, da Carlos Raúl Villanueva ad Alfredo Boulton, Miguel Arroyo e Juan Pedro Posani. Fondamentale è anche l’amicizia con Paul Strand, i cui fotolibri diventano per lui un modello di racconto fotografico. Dalla fine degli anni Cinquanta viaggia tra America Latina, Europa, Cuba e Stati Uniti, documentando disuguaglianze, marginalità sociali, trasformazioni urbane e contrasti tra modernità architettonica e povertà. Fotolibri, mostre e lavori audiovisivi, tra cui Megalópolis e Letanías del polvo, restituiscono realtà spesso sommerse con uno sguardo politico, poetico e solidale. Premiato più volte, tra cui nel 2000 dal CRAF di Spilimbergo, Gasparini è presente in prestigiose collezioni internazionali, dal MoMA alla Bibliothèque Nationale de France. Con Adiós a la fotografía (2026), riflette amaramente sulla fine della fotografia “seria”, ormai trasformata, secondo lui, in intrattenimento da social.


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