Nel bilancio del primo anno di amministrazione, il vicesindaco Alessandro Terrile, l’assessora all’ambiente Silvia Pericu: l’azienda comunale verso la gara per l’impianto regionale di chiusura del ciclo con un partner industriale, raccolta differenziata al 53 per cento e più controlli contro gli abbandoni

La tassa sui rifiuti non dovrebbe aumentare. La certezza arriverà soltanto nelle prossime settimane, quando sarà completato l’iter di determinazione delle tariffe, ma l’obiettivo politico della giunta della sindaca Silvia Salis è già fissato: assorbire l’aumento dei costi del servizio senza trasferirlo direttamente sulle famiglie genovesi. È il messaggio consegnato dal vicesindaco e assessore al bilancio Alessandro Terrile durante la conferenza stampa di bilancio del primo anno di amministrazione, in un capitolo dedicato a rifiuti, raccolta differenziata, impianti, controlli e prospettive dell’azienda comunale di igiene urbana.

Il tema della tassa sui rifiuti arriva in un anno particolare, segnato dallo slittamento delle scadenze per effetto del bonus nazionale automatico destinato alle famiglie con determinati requisiti economici. Questo meccanismo, ha spiegato Terrile, ha spostato in avanti la definizione delle tariffe e si è intrecciato, in Liguria, con l’avvio del nuovo ruolo dell’Agenzia regionale ligure per i rifiuti, chiamata per la prima volta a validare i piani finanziari. Dentro questo quadro tecnico e amministrativo ancora in movimento, il Comune sta lavorando per chiudere il piano senza aumenti a carico dei cittadini.

«Stiamo lavorando giorno e notte perché non ci sia aumento della tassa sui rifiuti», ha detto Alessandro Terrile, aggiungendo che l’amministrazione è «ottimista» sull’esito finale. Il vicesindaco ha però precisato un punto politicamente delicato: evitare l’aumento della tariffa non significa che il costo complessivo del servizio non stia crescendo. I rincari ci sono e riguardano Genova come le altre città. Pesano l’inflazione, l’aumento dei costi operativi e in particolare quello del gasolio, che per l’azienda comunale di igiene urbana comporta diversi milioni di euro in più ogni anno.
La questione, quindi, non è se il servizio costi di più, ma come evitare che questo aumento si traduca automaticamente in una bolletta più pesante per famiglie e attività. Terrile ha rivendicato il lavoro in corso sui meccanismi finanziari e sulla possibilità di coinvolgere l’azienda comunale di igiene urbana in una gestione che consenta di contenere l’impatto tariffario. È una partita contabile, ma anche politica, perché la tassa sui rifiuti è una delle voci più sensibili per i cittadini e diventa immediatamente il termometro della capacità dell’amministrazione di governare i costi.
Il capitolo tariffario si lega però a un tema più ampio: la chiusura del ciclo dei rifiuti. L’assessora all’ambiente Silvia Pericu ha spiegato che sulla gara regionale per l’impianto destinato a completare il ciclo è stato applicato lo stesso metodo usato su altri dossier complessi, cioè partire da uno studio tecnico, da dati verificabili e da valutazioni da portare poi nella discussione politica, in maggioranza e con la città. Lo studio è appena arrivato e sarà condiviso, ma la direzione indicata appare già abbastanza chiara: l’azienda comunale di igiene urbana dovrebbe partecipare alla gara con un partner industriale.
Per Pericu, restare fuori da quella partita sarebbe una scelta poco opportuna, perché Genova produce da sola tra il 50 e il 60 per cento dei rifiuti regionali. Una città con questo peso nel sistema ligure non può limitarsi a conferire, pagare e dipendere dalle decisioni di altri soggetti. Deve avere un ruolo nella fase industriale della chiusura del ciclo, proprio per governare meglio costi, strategie e prospettive ambientali. La gara è attesa a stretto giro, con il passaggio del 30 giugno, e nelle prossime settimane il dibattito entrerà nel vivo.
La chiusura del ciclo non è un dettaglio tecnico. È il punto da cui dipendono sostenibilità ambientale, autonomia del sistema, costi futuri e capacità di non scaricare sui cittadini inefficienze strutturali. Se Genova produce la maggior parte dei rifiuti liguri, il tema dell’impianto regionale diventa anche una questione di responsabilità amministrativa. L’assessora all’ambiente ha quindi collegato la partecipazione alla gara alla necessità di non lasciare l’azienda comunale ai margini di una decisione strategica per i prossimi anni.
Accanto all’impianto, resta il nodo della raccolta differenziata. La quota del 2025 è intorno al 53 per cento, un dato che l’amministrazione considera ancora insufficiente rispetto agli obiettivi da raggiungere. Silvia Pericu ha ricordato che la giunta ha trovato una città nella quale era stato fatto un investimento importante sui cassonetti bilaterali, ma con risultati inferiori alle attese. Quei contenitori, ha spiegato, hanno funzionato poco e ora il sistema deve essere rivisto.
La prima risposta è stata una grande campagna di comunicazione, “La differenziata è un gioco di squadra”, avviata a inizio anno con il sostegno dei consorzi e del Consorzio nazionale imballaggi. L’obiettivo è ricostruire il rapporto con i cittadini e far capire che la raccolta differenziata non può funzionare soltanto con l’organizzazione del servizio, ma richiede comportamenti corretti, attenzione quotidiana e partecipazione. L’amministrazione sta accompagnando la campagna con incontri sul territorio e con un confronto con le associazioni di categoria, perché il coinvolgimento deve riguardare famiglie, attività economiche e tutti i soggetti che producono rifiuti.
La revisione del sistema dei cassonetti bilaterali è un altro passaggio decisivo. Pericu ha spiegato che il Comune sta completando una parte dell’installazione nei quartieri della Foce e di Sampierdarena a costo zero, attraverso una trattativa che ha consentito di procedere senza nuovi oneri. Questa fase servirà anche a capire quali correttivi adottare per ridisegnare il sistema sull’intera città e arrivare poi alla conclusione degli interventi nei quartieri del Ponente.
L’amministrazione sta valutando anche nuove ordinanze per regolare meglio il conferimento dei rifiuti, seguendo una strada già adottata in altre città italiane. Tra le ipotesi c’è il superamento del sacco nero e l’introduzione di sacchi trasparenti o semi-trasparenti, in modo da rendere più controllabile ciò che viene conferito e contrastare gli errori, ma anche gli abusi. Non si tratta solo di una misura repressiva, ma di uno strumento per rendere più ordinato e verificabile il sistema.
Il tema dei controlli è stato approfondito dall’assessora alla polizia locale e sicurezza Arianna Viscogliosi, che ha fornito i dati sulle sanzioni. Le multe per abbandono di rifiuti ingombranti sono aumentate del 148 per cento, mentre quelle per abbandono di rifiuti in generale sono cresciute del 37,5 per cento. Un incremento che, secondo l’assessora, deriva sia dall’attività della polizia locale sia dalle segnalazioni dei cittadini, sempre più determinanti per individuare situazioni di degrado e conferimenti irregolari.
Per l’assessora, l’aumento delle sanzioni dimostra un’attività significativa sul territorio. L’amministrazione non intende presentare le multe come unica risposta, ma ritiene necessario un maggiore controllo, anche a tutela dei cittadini che rispettano le regole. La logica è quella del doppio binario: comunicazione e coinvolgimento da una parte, sanzioni e verifiche dall’altra. Chi differenzia correttamente e conferisce nei modi previsti non deve essere penalizzato dai comportamenti di chi abbandona rifiuti o utilizza in modo scorretto i contenitori.
Il bilancio del primo anno, sul fronte rifiuti, consegna quindi una fotografia ancora in evoluzione. La tassa sui rifiuti è sotto osservazione e la giunta punta a evitare aumenti, nonostante l’incremento dei costi. L’impianto di chiusura del ciclo apre una partita industriale regionale nella quale Genova vuole avere un ruolo da protagonista attraverso la propria azienda comunale. La raccolta differenziata, ferma attorno al 53 per cento, richiede una revisione del sistema, più comunicazione, nuove regole e controlli più efficaci.
La sfida è tenere insieme tre piani che spesso vengono affrontati separatamente: tariffe, impianti e comportamenti quotidiani. Senza una chiusura del ciclo più solida, i costi rischiano di restare fragili. Senza una raccolta differenziata più alta, il sistema non migliora. Senza controlli, i cittadini corretti finiscono per pagare anche il disordine prodotto dagli altri. La giunta della sindaca Silvia Salis prova a presentare una strategia integrata: non aumentare la tassa sui rifiuti, partecipare alla partita dell’impianto regionale e riportare la differenziata al centro di una responsabilità condivisa tra Comune, azienda, categorie economiche e cittadini.
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