l’odissea giudiziaria e personale di Alberto Stasi dal 2007 a oggi


Garlasco (Pavia), 12 giugno 2026 – Sotto i riflettori da quasi vent’anni, gli anni migliori della sua vita – come si dice in questi casi – trascorsi nei ruoli di fidanzato di una ragazza uccisa, poi di sospettato di un omicidio, poi di indagato, successivamente di persona assolta e infine di condannato per omicidio. Da un anno a questa parte come possibile, ipotetico innocente, dopo che la nuova indagine della Procura di Pavia che vede indagato Andrea Sempio potrebbe aprire nuovi scenari per ora tutti solo suggestivi. La parabola personale e mediatica vissuta Alberto Stasi, oggi un uomo di 42 anni, all’epoca in cui il suo nome inizia a diventare conosciuto dagli italiani solo 24enne, non ha eguali nella storia giudiziaria italiana. Ecco le principali tappe che lo hanno riguardato, e che lo hanno portato nelle aule dei tribunali di Vigevano, Pavia, Milano, Roma e Strasburgo.

Viene iscritto nel registro degli indagati una settimana dopo quella tragica mattina del 13 agosto 2007. Il 24 settembre scatta il fermo. A giustificarlo, per la pm del tribunale di Vigevano Rosa Muscio è un quadro “preciso, grave e concordante”. Le due prove regine, ritenute almeno all’epoca tali, sono il Dna di Chiara Poggi sui pedali della bicicletta di Alberto usata quella mattina per raggiungere la villetta di via Pascoli, e le scarpe su cui non vengono trovate le benché minime tracce di sangue – nonostante abbia attraversato la scena del delitto – a cui si aggiunge quella che si ritiene essere la “falsa descrizione” del volto di Chiara (“pallido” anziché intriso di sangue come sarà descritto dai soccorritori che accorrono sulle scale che portano alla taverna) e un alibi che nel suo complesso non tiene. 

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L’istruttoria si conclude nella primavera del 2009 quando, il 9 aprile, Stasi compare davanti al Gup del tribunale di Vigevano Stefano Vitelli. Il processo si celebra col rito abbreviato, ma vista la complessità del caso e quelle che da parte del Gup vengono ritenute delle “incompletezze d’indagine” che richiedono approfondimenti attraverso delle consulenze esterne, il processo dura molto di più di quanto inizialmente previsto. Nel dicembre dello stesso anno, dopo 24 udienze, Alberto Stasi viene assolto. Respinta la condanna a 30 anni di carcere richiesta dall’accusa, che lo ritiene responsabile di avere ucciso Chiara.

Alberto Stasi assieme alla madre il 20 agosto 2007, il giorno dei funerali di Chiara Poggi

Alberto Stasi assieme alla madre il 20 agosto 2007, il giorno dei funerali di Chiara Poggi

Nel novembre 2011 Stasi è di nuovo davanti ai giudici, questa volta della Corte d’appello di Milano per il processo di secondo grado. Restano, a due anni di distanza dall’assoluzione di Vigevano, ancora diversi punti oscuri, su cui nemmeno il primo grado è riuscito a fare chiarezza: i frammenti delle unghie di Chiara, un capello trovato nella mano della vittima, l’acquisizione della bici nera in possesso della famiglia Stasi, compatibile con quella vista da una testimone fuori da casa Poggi la mattina del delitto. La necessità infine di estendere la perizia della camminata ai primi due gradini della scala che l’imputato calpesta prima di scoprire il corpo esanime di Chiara. I giudici d’appello scelgono però di non riaprire il dibattimento, e il 6 dicembre la Corte d’assise d’appello conferma l’assoluzione. 

Il 5 aprile il processo arriva in Cassazione a Roma. Secondo il sostituto procuratore generale presso la Suprema Corte l’ex fidanzato è il responsabile dell’omicidio della 26enne: “Ha simulato il ritrovamento del cadavere”, sostiene. È anche vero che sono gli stessi ermellini a riconoscere che sia difficile “pervenire a un risultato, di assoluzione o di condanna, contrassegnato da coerenza, credibilità e ragionevolezza”, e sia quindi “impossibile condannare o assolvere Alberto Stasi”. I giudici preferiscono tuttavia non confermare l’assoluzione in attesa dei nuovi esami scientifici. La richiesta di aprire il caso e istruire un nuovo processo d’appello viene così accolta.  

Alberto Stasi esce dal palazzo della Corte di Cassazione a Roma, è il 17 aprile 2013

Alberto Stasi esce dal palazzo della Corte di Cassazione a Roma, è il 17 aprile 2013

Si apre così l’appello bis. Siamo sempre nel 2013. i giudici della prima sezione della Corte d’Appello accolgono la gran parte delle richieste dell’accusa: viene sequestrata una bici nera di Alberto, è disposta una perizia per analizzare le unghie della vittima e il capello trovato nella mano di Chiara, anche se da queste due perizie non emerge nulla di dirimente. Mentre la perizia relativa alla “camminata” estesa ai due gradini rivela che la eventualità di non sporcarsi le scarpe è quasi nulla per i periti. Tutti elementi che vanno nella direzione della colpevolezza dell’imputato. Dopo 14 udienze, il 17 dicembre 2014 è il momento del verdetto: Stasi è condannato a 16 anni di carcere, uno sconto di pena rispetto ai 24 anni comminati per “omicidio volontario” grazie al rito abbreviato. Esattamente un anno dopo, il 12 dicembre 2015, la Cassazione conferma la condanna definitiva.   

Marco Poggi (a destra), fratello di Chiara Poggi e amico di Andrea Sempio (a sinistra), accusato dell'omicido della ragazza

Marco Poggi (a destra), fratello di Chiara Poggi e amico di Andrea Sempio (a sinistra), accusato dell’omicido della ragazza

Stasi entra in carcere a Bollate, ma continua intanto a professarsi innocente. La sua difesa gioca la carta della richiesta di revoca della sentenza definitiva per “errore di fatto”. Lo fa sulla base di quella che viene ritenuta una dimenticanza dei giudici della Suprema Corte, che nel processo d’appello “bis” non hanno riascoltato 19 testimoni. Il 28 giugno 2017 la Cassazione respinge la richiesta della difesa. Nel giugno 2020 la difesa di Alberto Stasi deposita una nuova istanza di revisione della sentenza. Alcuni mesi dopo i giudici della Corte d’Appello di Brescia la respingono la richiesta: le presunte nuove prove, presentate dall’avvocato Laura Panciroli, non vengono considerate tali dai giudici. Il 19 marzo 2021 la prima sezione penale della Corte di Cassazione rigetta il ricorso proposto da Stasi contro la decisione della Corte di appello di Brescia, “permanendo la valenza indiziaria di altri numerosi e gravi elementi” contro Stasi. 

La testimonianza di Marco Poggi ai pm. Il fratello di Chiara ha rotto solo di recente il silenzio sull'omicidio della sorella, che aveva mantenuto in tutti questi anni

La testimonianza di Marco Poggi ai pm. Il fratello di Chiara ha rotto solo di recente il silenzio sull’omicidio della sorella, che aveva mantenuto in tutti questi anni

Anche la Corte europea dei diritti dell’uomo a due riprese respingerà la richiesta di revisione della condanna per omicidio di Stasi: nel dicembre 2023, e poi ancora nel febbraio 2025. Alberto Stasi rimane così in carcere. Dovrà attendere il gennaio del 2023, quando il tribunale di sorveglianza di Milano – anche in virtù della buona condotta e del percorso virtuoso intrapreso nel corso della detenzione  – gli concede per la prima volta la possibilità di uscire dal carcere, il cosiddetto “lavoro esterno”: può così svolgere la propria attività professionale come contabile in un’azienda dell’area milanese e rientrare la sera in carcere. 

Chiara Poggi (al centro), uccisa il 13 agosto 2007 a Garlasco. A sinistra il fidanzato Alberto Stasi, a destra in alto l'indagato Andrea Sempio e, in basso a destra, le gemelle Paola e Stefania Cappa

Chiara Poggi (al centro), uccisa il 13 agosto 2007 a Garlasco. A sinistra il fidanzato Alberto Stasi, a destra in alto l’indagato Andrea Sempio e, in basso a destra, le gemelle Paola e Stefania Cappa

Tappa successiva l’aprile del 2025, quando ottiene una misura ulteriormente meno afflittiva: è sempre il tribunale di sorveglianza di Milano ad accogliere la richiesta di semilibertà avanzata dai suoi legali. Alberto Stasi si vede così garantita la possibilità di trascorrere gran parte della giornata fuori dal carcere, e non soltanto per motivi di lavoro, facendo rientro in carcere nelle ore notturne. Oggi dunque, un passo ulteriore verso il traguardo della libertà: l’affidamento ai servizi sociali presso l’azienda per cui il quarantenne lavora come amministratore. Con il parere positivo della Procura Generale di Milano, la stessa che sta valutando la richiesta di revisione del processo. Il fine pena per Stasi è per l’anno 2028.

I.A.


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