Pnrr-Pniec, la Commissione accelera: quasi 20 miliardi di investimenti valutati nel primo quadrimestre 2026



Quando Luisa Mosna assume la presidenza della Commissione Pnrr-Pniec il 28 gennaio 2026, una delle sue prime decisioni è quella di mettere mano all’organizzazione interna della struttura. Più gruppi istruttori dedicati all’eolico, rafforzamento dell’area contenzioso, superamento dell’assegnazione territoriale delle pratiche, semplificazione dei pareri e nuovi momenti di confronto con i proponenti.

A poco più di tre mesi da quell’insediamento, la prima relazione quadrimestrale della nuova governance consente di valutare gli effetti di queste scelte. E i numeri sembrano dare ragione alla presidente della Commissione.

Nel primo quadrimestre del 2026 sono state concluse 236 procedure, il 50% in più rispetto allo stesso periodo del 2025. Le procedure di VIA e PUA sono passate da 130 a 172, mentre le verifiche di ottemperanza sono cresciute da 19 a 45. Ancora più significativo il dato sulla produttività: nel periodo successivo all’insediamento della nuova governance, la produttività media per commissario è passata da 2,45 a 3,88 procedure concluse, con un incremento del 58%, nonostante una riduzione del numero medio dei commissari disponibili.

Ma c’è un altro dato che aiuta a comprendere la portata del lavoro svolto dalla Commissione. Nel solo primo quadrimestre 2026 le valutazioni ambientali concluse riguardano opere per un valore complessivo di 19,9 miliardi di euro e una potenza pari a 9.827 MW. Numeri che restituiscono la dimensione economica e strategica dell’attività svolta da una struttura spesso poco conosciuta al grande pubblico ma centrale per il futuro energetico del Paese.

La relazione attribuisce questi risultati a una profonda revisione del modello organizzativo. La Commissione è stata riorganizzata aumentando i gruppi istruttori dedicati ai progetti eolici, tecnologia che negli ultimi anni ha visto crescere in modo significativo il numero delle istanze. Parallelamente è stata potenziata l’area del contenzioso, con commissari dedicati alle istruttorie derivanti dai ricorsi amministrativi e ai procedimenti incardinati presso la presidenza del Consiglio dei ministri.

Particolarmente importante appare il superamento del criterio territoriale nell’assegnazione delle pratiche. Le istruttorie vengono oggi distribuite sulla base di criteri normativi e secondo il principio della precedenza cronologica legata alla procedibilità delle istanze. A questo si aggiungono la standardizzazione dei modelli di parere, il rafforzamento della motivazione giuridica degli atti e la previsione di incontri conoscitivi settimanali con i proponenti.

I risultati di questa riorganizzazione emergono con chiarezza anche osservando la tipologia delle opere valutate.

L’agrivoltaico continua a rappresentare la quota più consistente dell’attività istruttoria con 108 procedimenti conclusi nel primo quadrimestre. Seguono gli impianti eolici onshore con 35 pareri, il fotovoltaico tradizionale con 21 e l’eolico offshore con 2. Proprio l’eolico onshore registra la crescita più significativa rispetto al 2025, con un incremento del 94,4%.

Anche la distribuzione territoriale offre indicazioni interessanti. Puglia, Sicilia, Sardegna e Basilicata concentrano la maggior parte dei procedimenti conclusi. La sola Puglia registra 44 pareri VIA e PUA nel primo quadrimestre 2026. Seguono la Sicilia con 36, la Sardegna con 22 e la Basilicata con 19.

Non si tratta soltanto di numeri amministrativi. Dietro queste procedure ci sono investimenti industriali, occupazione, filiere produttive e una parte rilevante della strategia energetica nazionale.

Particolarmente impressionante è il dato economico delle opere valutate. La Puglia concentra oltre 10 miliardi di euro di investimenti, la Sardegna oltre 3,5 miliardi e la Sicilia circa 1,8 miliardi. Nel complesso, quasi 20 miliardi di euro di opere hanno ottenuto una valutazione ambientale nel corso dei primi quattro mesi dell’anno.

Naturalmente la relazione non nasconde le difficoltà ancora esistenti. Al 30 aprile risultano infatti pendenti 1.342 procedure. Gli impianti agrivoltaici ancora in istruttoria sono 589, mentre gli impianti eolici onshore pendenti sono 544. Si tratta di numeri che dimostrano quanto sia ancora elevata la pressione autorizzativa sulle strutture tecniche dello Stato.

Rilevante resta anche il peso del contenzioso. Dei 172 pareri VIA espressi nel primo quadrimestre, ben 63 sono stati resi in esecuzione di sentenze amministrative. Inoltre risultano pendenti 133 ricorsi per silenzio-inadempimento e 72 ricorsi sul merito contro pareri della Commissione o decreti di compatibilità ambientale.

Sono dati che raccontano una realtà spesso dimenticata nel dibattito pubblico. La Commissione non opera in condizioni ordinarie, ma all’interno di un sistema autorizzativo che negli anni ha accumulato ritardi, ricorsi e un contenzioso particolarmente esteso.

Proprio per questo i risultati ottenuti assumono un significato ancora maggiore.

La stessa relazione, tuttavia, lancia un messaggio chiaro al governo. Il mantenimento degli attuali livelli di produttività dipenderà dalla capacità di consolidare la struttura organizzativa costruita negli ultimi mesi. La Commissione indica come priorità il rinnovo degli incarichi in scadenza nel corso del 2026 e la programmazione del rinnovo di circa quaranta commissari il cui mandato terminerà nel primo trimestre del 2027. Viene inoltre segnalata la necessità di aggiornare il sistema dei compensi, ormai superato dai volumi di attività raggiunti.

La prima relazione della gestione Mosna non sostiene che tutti i problemi siano stati risolti. Sarebbe una conclusione lontana dalla realtà dei numeri. Dice però qualcosa di importante. Che una migliore organizzazione può produrre risultati concreti. Che una pubblica amministrazione efficiente può accelerare senza rinunciare alla qualità delle valutazioni. E che, in un settore decisivo come quello dell’energia, il rafforzamento delle strutture tecniche dello Stato non rappresenta un costo, ma un investimento.

I quasi 20 miliardi di euro di opere valutate nel primo quadrimestre del 2026 dimostrano che dietro il lavoro della Commissione Pnrr-Pniec non ci sono soltanto pratiche e procedure. C’è una parte significativa della transizione energetica italiana.


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 di Massimiliano Iervolino

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