In una società satura di rumore, la sua missione è far emergere voci che hanno qualcosa da dire e che, senza un intermediario, resterebbero inascoltate. Valentina Cucinella lo fa da sempre, da giornalista, da scrittrice, da agente letteraria. Ma la verità è che è nata con la penna in mano. Fin da bambina si estraniava dagli altri e si rifugiava in un mondo che creava lei stessa.
Palermo, da periferia a centro narrativo
Per quasi dieci anni ha collaborato con La Repubblica, raccontando storie, più che dando notizie, alla ricerca di persone che non avrebbero trovato spazio altrove: “Quando faccio la giornalista divento narratrice nel momento in cui devo trasformare la storia che mi è stata raccontata. Devo vestire quelle parole di inchiostro e farle diventare una storia che arrivi agli altri, con emotività ed empatia”.
Palermo è stata il suo primo territorio narrativo. I primi autori arrivavano tutti da lì, perché l’Agenzia letteraria Valentina Cucinella era appena nata e il passaparola era locale. Oggi la maggior parte degli scrittori che segue arriva da fuori, ma la città resta un punto di osservazione costante. E anche l’editoria, negli anni, ha cambiato approccio. Ciò che un tempo veniva considerato “troppo palermitano”, oggi è diventato un valore.
“Uno dei primi romanzi che ho seguito – racconta – era una storia ambientata a Palermo e tanti editori mi dicevano: ‘Ma a chi vuoi che importi di Palermo?’. Parliamo di tanti anni fa. Oggi la percezione è diversa. Palermo è diventata centro, e, soprattutto, da fuori viene vista come una realtà dalle mille sfaccettature, che incuriosisce tantissimo. Quando un romanzo è ambientato in Sicilia, adesso ha un’eco diversa”.
L’agenzia letteraria nata per colmare un vuoto
La scelta di diventare agente nasce dalla Valentina-scrittrice che, dopo la pubblicazione dei suoi primi due romanzi, si ritrova da sola. Presentazioni da organizzare, contratti da capire. Non c’è nessuno a prendersi cura di lei e ad accompagnarla davvero. Valentina Cucinella, così, decide di colmare quel vuoto che ha sofferto sulla sua pelle. “L’editor non è un postino, un semplice tramite tra l’autore e la casa editrice. È una figura che segue l’autore dall’inizio alla fine, dalla valutazione del testo alla promozione”.
Il suo modello sono gli agenti letterari statunitensi, professionisti abituati a costruire carriere, negoziare diritti, seguendo ogni passaggio che può arrivare anche al cinema. È quel tipo di approccio che Valentina Cucinella ha portato qui, per dare un’opportunità ai “figli di nessuno”, come in fondo era stata anche lei.
L’approccio all’editing di Valentina Cucinella
Legge tutto. Sempre. Non salta pagine, non si affida all’intuizione. Scava in profondità, alla ricerca dell’anima, della vera essenza di un testo. Molti nascono da un’urgenza personale – la scrittura, si sa, è terapeutica – ma non sempre questo basta. Per Valentina Cucinella il dolore deve diventare conoscenza, non essere un semplice sfogo: “Bisogna chiedersi perché vogliamo che un nostro testo venga letto da altre persone”.
Alcune delle storie più forti che ha seguito arrivano da chi non si sarebbe mai definito scrittore. Un parcheggiatore abusivo che le porta poesie dedicate al figlio scomparso, grezze, struggenti. Perfette. Soltanto da riorganizzare. Una cassiera che, nel tempo libero, costruisce mondi fantasy e che, quando le consegna il manoscritto, la sorprende per maturità e immaginazione. Due percorsi lontanissimi che hanno in comune una voce autentica. Una voce che può emergere solo se trova qualcuno disposto ad ascoltare.
Valentina Cucinella di solito lavora per sottrazione. Via il superfluo, come un Michelangelo della parola, che “con ardore ad ogni colpo di scalpello va a scoprire la figura che è già dentro il blocco di marmo. Dobbiamo spegnere il rumore per arrivare all’essenziale“, dice.
Ogni tanto, però, capita che le arrivi qualcuno convinto di aver esaurito ciò che aveva da dire in appena dieci pagine di manoscritto. Casi rari, che con il suo “metodo socratico”, fatto di domande, confronto e riscrittura, permette di far emergere ciò che l’autore non vede ancora.
La Valentina-lettrice e la Valentina-scrittrice cercano storie “cervellotiche”, romanzi che scavano nell’animo umano, che attraversano gli abissi senza compiacersene. Il dolore, per lei, dev’essere costruttivo, non un esercizio di autocommiserazione. Scrive quando la storia arriva, non quando il mercato lo richiede. Non usa scalette, non lavora per obiettivi editoriali. Le storie, dice, le si presentano già formate. E lei diventa un tramite. Valentina Cucinella è una scrittrice giardiniera che segue la crescita naturale del racconto, ma con una struttura ben chiara in mente. La Valentina-agente, invece, sa adattarsi al proprio autore, fornendo la struttura a chi ha bisogno di una guida.
La storia d’amore tra uno scrittore e il suo agente
“È vero, si scrive molto, ma non è un problema”. Perché un dato in controtendenza riguarda il fatto che si sta lentamente ricominciando anche a leggere di più. Il problema, semmai, è l’ego“, ci tiene a sottolineare. I testi migliori, racconta, arrivano da chi si avvicina con umiltà. Scrivere è un mestiere, un’arte. Non un atto di autoproclamazione. Ed è proprio per questo che dice no quando con l’autore non scocca la scintilla. Per Valentina Cucinella la relazione agente-autore è un lavoro di fiducia, non un contratto. Una vera storia d’amore, fatta anche di battaglie e compromessi.
L’unica cosa a cui non cederà mai è l’intelligenza artificiale: “Sono testi che riconosco subito, e ne arrivano tanti, ma sono tutti accomunati dal fatto che sono perfetti e senza anima – racconta – Invece, dobbiamo tornare a sporcare le parole, a non aver paura degli errori, perché spesso i romanzi che emozionano e lasciano una traccia sono proprio quelli imperfetti ma diretti al cuore”.
“La storia che sto aspettando? – si chiede Valentina Cucinella – Potrei rispondere banalmente: una storia che dia speranza. Ma la speranza da sola non è sufficiente e non sempre i libri devono lasciarti uno spiraglio. A volte devono lasciarti domande. Mi piacerebbe, però, aiutare a pubblicare una storia di rivalsa, la storia di qualcuno che, attraverso un dolore in cui tutti possiamo riconoscerci, abbia trovato poi una ricetta per la felicità“.
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Alessia Anselmo
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