Al via la rivoluzione energetica per immobili a emissioni zero


Il percorso dell’Unione Europea verso la neutralità climatica degli immobili compie un passo decisivo. Sono entrate ufficialmente in vigore le nuove norme comunitarie pensate per migliorare le prestazioni energetiche degli edifici. L’ambizioso obiettivo è supportare i Paesi membri nella modernizzazione profonda del proprio patrimonio immobiliare. Un’operazione su vasta scala concepita non solo per risparmiare energia e alleggerire le bollette dei cittadini, ma soprattutto per raggiungere un parco edilizio completamente decarbonizzato e a zero emissioni entro il 2050. La spinta normativa poggia sulla revisione della Direttiva sulla prestazione energetica nell’edilizia (Epbd, Energy Performance of Buildings Directive), contrassegnata come Direttiva UE/2024/1275.

Foto di Stefan Lehner su Unsplash.

Il peso del mattone sul clima

Per comprendere la portata di questo intervento, è sufficiente guardare ai dati sui consumi e sulle emissioni generati dal comparto immobiliare europeo. Oggi gli edifici rappresentano il singolo maggiore consumatore di energia in tutta l’Unione Europea. Da soli assorbono il 40% del consumo energetico complessivo dell’UE e sono responsabili del 36% delle emissioni di gas serra legate all’energia. Il problema principale risiede nell’obsolescenza strutturale: una quota considerevole degli immobili europei è vetusta e il 75% di essi presenta scarse prestazioni energetiche. Proprio per questo la ristrutturazione è stata individuata come una priorità assoluta e non più rimandabile.

Agire sull’efficienza delle strutture significa intervenire direttamente su tre pilastri fondamentali che determinano la prestazione energetica di un edificio, a partire dall’involucro edilizio, con l’ottimizzazione dell’isolamento termico e la sostituzione degli infissi per contenere la dispersione. In secondo luogo, incide l’efficienza degli impianti, attraverso la modernizzazione dei sistemi di riscaldamento, raffrescamento e produzione di acqua calda sanitaria. Infine, gioca un ruolo chiave l’integrazione di energie rinnovabili, mediante la diffusione di tecnologie pulite per l’autoconsumo, come l’installazione di pannelli solari.

Sicurezza, investimenti e 25 milioni di posti di lavoro

L’impatto della direttiva Epbd supera i confini della mera tutela ambientale, configurandosi come una poderosa leva economica. Il taglio dei consumi permetterà di ridurre la dipendenza dalle importazioni estere, rafforzando la sicurezza energetica dell’Unione e abbassando la necessità di massicci investimenti infrastrutturali sulle reti di distribuzione. Il traguardo intermedio stabilito dall’UE prevede una riduzione dell’11,7% del consumo energetico entro il 2030 rispetto alle proiezioni effettuate nel 2020. Un target che camminerà di pari passo con un’accelerazione della diffusione delle fonti rinnovabili nei contesti urbani.

Sul fronte produttivo, i massicci investimenti previsti daranno un forte impulso al mercato del lavoro, stimolando la competitività del settore edile europeo. Si tratta di un comparto strategico composto prevalentemente da piccole e medie imprese che dà impiego a quasi 25 milioni di persone. L’iniziativa accelererà inoltre lo sviluppo delle aziende specializzate nelle tecnologie pulite. Non da ultimo, gli interventi garantiranno condizioni di vita più salubri all’interno delle mura domestiche, rendendo le abitazioni più sostenibili, moderne e accessibili.

Cronoprogramma non residenziale: scattano i minimi di prestazione

La direttiva si concentra con decisione sull’incremento del tasso di ristrutturazione, puntando il dito in via prioritaria gli immobili che registrano le peggiori performance energetiche. Le aree di intervento sono rigidamente differenziate a seconda della destinazione d’uso. Per quanto riguarda il patrimonio edilizio non residenziale, l’Unione Europea introduce un meccanismo graduale basato su standard minimi di prestazione energetica, le cui soglie di riferimento verranno stabilite a livello locale dai singoli governi.

La tabella di marcia impone ritmi serrati.

  • Entro il 2030: ristrutturazione del 16% degli edifici con le prestazioni peggiori.
  • Entro il 2033: ristrutturazione del 26% degli edifici con le prestazioni peggiori.

Per le abitazioni dei cittadini, la strategia europea abbandona l’imposizione di obblighi identici per tutti e sposta il focus sulla media nazionale. Ogni Paese dell’UE adotterà una propria traiettoria di efficientamento per ridurre il consumo medio di energia primaria degli edifici residenziali del 16% entro il 2030, per poi spingersi a una contrazione del 20-22% entro il 2035.

Questa impostazione garantisce ai governi la flessibilità necessaria per calibrare le misure in base alle caratteristiche geografiche, climatiche e strutturali del proprio territorio. I singoli Stati saranno liberi di scegliere su quali immobili concentrare gli sforzi finanziari e normativi, purché venga rispettato un vincolo preciso: almeno il 55% della riduzione del consumo medio di energia primaria dovrà essere ottenuto tassativamente attraverso la ristrutturazione degli edifici con le prestazioni peggiori.

Immobili, nuovi strumenti per i proprietari: Ape rinforzati

Per guidare e supportare i proprietari di immobili in questo percorso di transizione, la direttiva introduce e potenzia specifici strumenti informativi. Gli Attestati di Prestazione Energetica (Ape) verranno profondamente rafforzati grazie all’adozione di un modello e di criteri comuni a livello europeo per la classificazione dei gradi di efficienza. Questo consentirà una maggiore trasparenza per i cittadini e faciliterà l’accesso a finanziamenti e mutui verdi erogati dagli istituti bancari.

Parallelamente, debutteranno i nuovi passaporti per la ristrutturazione degli edifici. Si tratterà di vere e proprie guide personalizzate che accompagneranno passo dopo passo i proprietari intenzionati a pianificare e realizzare interventi di riqualificazione energetica progressivi nel tempo.

Lo standard del futuro: emissioni zero, fotovoltaico e stop ai combustibili fossili

La direttiva guarda anche alle nuove costruzioni, stabilendo che lo standard a emissioni zero diventerà l’unico modello costruttivo consentito per i nuovi progetti. Tutti i nuovi edifici dovranno essere nativamente predisposti per l’installazione di impianti solari, risultando idonei a ospitare pannelli fotovoltaici o sistemi solari termici. L’integrazione del solare diventerà la norma per le nuove edificazioni e verrà progressivamente estesa anche ad alcuni edifici non residenziali già esistenti, laddove tecnicamente ed economicamente opportuno.

La svolta investe direttamente anche i sistemi di riscaldamento domestico, decretando la graduale eliminazione delle caldaie alimentate a combustibili fossili. Il primo passaggio chiave è già tracciato, poiché la normativa prevede lo stop totale a qualsiasi incentivo o sussidio finanziario pubblico destinato all’acquisto e all’installazione di caldaie autonome a combustibili fossili.

Infine, per favorire un’edilizia pienamente sostenibile, l’UE introduce l’obbligo di calcolare il potenziale di riscaldamento globale del ciclo di vita per i nuovi edifici. Questo dato dovrà essere espressamente indicato negli attestati Ape a partire da gennaio 2028 per i nuovi immobili sopra i 1.000 metri quadri, e da gennaio 2030 per la totalità delle nuove costruzioni.

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