Emergenza sicurezza, in consiglio comunale esplode la battaglia. Viscogliosi sotto assedio, la Giunta rilancia il piano estate


Raffica di interrogazioni all’assessora alla polizia locale e sicurezza su centro storico, Darsena, litorale, movida, stazioni, bivacchi, presidi fissi e patti per la sicurezza urbana. La maggioranza difende il lavoro della Giunta, l’opposizione chiede risposte incisive

La sicurezza diventa il terreno dello scontro politico più duro in consiglio comunale. Dopo gli ultimi episodi di violenza in città e mentre Genova si prepara alla stagione estiva, con l’aumento di presenze sul litorale, nel centro storico, nelle zone della movida e negli spazi pubblici più frequentati, l’aula ha concentrato una raffica di interrogazioni sull’assessora alla polizia locale e sicurezza Arianna Viscogliosi. Il tema è stato posto da consiglieri di maggioranza e opposizione, ma con impostazioni molto diverse: da una parte la richiesta di conoscere nel dettaglio il piano estivo dei controlli, dall’altra l’accusa alla Giunta di non aver ancora dato una risposta adeguata a quella che le minoranze descrivono ormai come una vera emergenza sicurezza.

Il confronto si è acceso su più fronti: servizi estivi della polizia locale sulle riviere cittadine, controlli dei locali, sosta selvaggia, decoro, movida, presidi fissi nel centro storico, Patti per la sicurezza urbana, osservatori municipali, stazioni ferroviarie, bivacchi, persone senza fissa dimora, Darsena e aree considerate più esposte al degrado. A rendere ancora più teso il dibattito c’è il clima politico seguito ai gravi fatti avvenuti negli ultimi giorni, con l’opposizione che ha rinnovato le critiche alla gestione della delega alla sicurezza e la maggioranza che ha respinto le accuse, difendendo l’impostazione della nuova amministrazione.

Il sostegno della maggioranza: Romeo difende Viscogliosi

La prima interrogazione è stata presentata da Massimo Romeo, di Alleanza Verdi e Sinistra, che ha chiesto alla Giunta di illustrare i servizi estivi già avviati dalla polizia locale sul litorale di Levante e di Ponente, da Voltri a Nervi. Il consigliere ha richiamato l’arrivo del picco estivo e l’aumento di turisti e residenti lungo la costa, sottolineando la necessità di un presidio costante su viabilità, sosta irregolare, decoro, locali commerciali e movida. Prima di entrare nel merito della richiesta, Massimo Romeo ha espresso sostegno politico e personale all’assessora Viscogliosi, definendosi testimone diretto del lavoro svolto nei quartieri e ricordando gli incontri nelle periferie, in particolare nel Medio Ponente, a Sestri Ponente e nelle aree dove i cittadini avevano segnalato criticità. Il consigliere ha citato anche Cornigliano e il contributo dell’assessora rispetto alla chiusura di un locale oggetto di precedenti iniziative politiche, invitandola ad andare avanti senza farsi condizionare dalle richieste di dimissioni arrivate dall’opposizione.

Gandolfo attacca: “Città in balia della criminalità”

Di tono completamente diverso l’intervento di Nicholas Gandolfo, di Fratelli d’Italia, che ha legato la questione della sicurezza cittadina all’avvicinarsi dell’estate e agli episodi avvenuti in diverse zone di Genova, da Corso Italia alla Darsena, dal centro alle spiagge. Il consigliere ha sostenuto che i cittadini chiedono risposte concrete e ha contestato all’assessora l’impostazione secondo cui molti profili della sicurezza rientrano nelle competenze dello Stato. Secondo Gandolfo, i genovesi chiedono di capire che cosa intenda fare il Comune su ciò che può governare direttamente, dagli osservatori della sicurezza nei municipi alla partecipazione della polizia locale, dal rapporto con la Prefettura alle stazioni ferroviarie, fino alla gestione della movida sulle spiagge e dei bivacchi. Il consigliere ha accusato la Giunta di aver dato l’immagine di una città in balia della criminalità e ha chiesto spiegazioni anche sui rapporti con i municipi, sostenendo che alcuni organismi territoriali sarebbero stati convocati e poi rinviati o comunque non pienamente valorizzati.

Pellerano rilancia i presidi fissi nel centro storico

L’intervento più centrato sui presidi fissi è stato quello di Lorenzo Pellerano, di Orgoglio Genova, che ha parlato apertamente di escalation di violenza e ha concentrato l’attenzione sul centro storico. Il consigliere ha ricordato aggressioni e regolamenti di conti in zone diverse dei vicoli, riprendendo il lavoro già svolto nel consiglio monotematico sulla sicurezza dello scorso novembre. In quell’occasione, ha ricordato, il suo gruppo aveva proposto l’istituzione di presidi fissi in punti nevralgici come piazza delle Vigne, Santa Fede e la Commenda di Prè. Per Pellerano, la presenza stabile delle divise avrebbe un doppio valore: aumentare la percezione di sicurezza dei cittadini e rendere più rapido l’intervento in caso di aggressioni o episodi violenti. Il consigliere ha citato segnalazioni arrivate dal territorio su interventi avvenuti con tempi giudicati troppo lunghi, sostenendo che un presidio fisso nel centro storico consentirebbe di raggiungere in pochi minuti aree come via del Campo, vico Casana o le zone più interne dei vicoli. La sua richiesta è stata esplicita: sperimentare presidi continuativi nelle aree più sensibili, senza trasformare il tema in uno scontro ideologico.

I presidi fissi hanno fallito più volte

Va detto: i presidi fissi non funzionano. Li chiedeva la sinistra dai banchi della minoranza nei passati cicli amministrativi, li chiede ora la destra che ha perso il governo della città. I presidi fissi li chiede la gente che vive in difficoltà per quello che sta accadendo. Ma gli abitanti non sanno “come si fa”, non conoscono le tecniche e l’organizzazione della sicurezza. Nonostante questo, la politica, a rotazione, li rilancia per acquistare consenso. Ma i presidi hanno fallito più volte. Quelli delle forze dell’ordine tra la fine degli anni ’80 e inizio degli anni ’90. Ha fallito quello di polizia locale tra il 2007 e il 2012 in piazza dei Greci. Servono solo a spostare i problemi, impegnando gli operatori e togliendoli di fatto dal servizio.

Il Partito Democratico chiede i Patti per la sicurezza urbana

Dal fronte della maggioranza, Enrico Vassallo, del Partito Democratico, ha impostato la questione in modo diverso, chiedendo di evitare strumentalizzazioni e di distinguere con precisione tra sicurezza pubblica e sicurezza urbana. Il consigliere ha ricordato che i reati denunciati a Genova erano già aumentati negli ultimi anni della precedente amministrazione, passando, secondo i dati da lui citati, da 37.600 nel 2023 a 39.500 nel 2024, collocando la città tra quelle con numeri più critici sul piano della sicurezza. Per Vassallo, il modello che spingeva la polizia locale verso funzioni sempre più vicine all’ordine pubblico si è rivelato sbagliato sul piano normativo e inefficace sul piano operativo. La polizia locale, ha sostenuto, non deve diventare un surrogato delle forze di polizia statali, ma deve essere valorizzata per le sue funzioni proprie: presidio del territorio, controlli amministrativi, conoscenza dei quartieri, contrasto al degrado e sicurezza urbana. Per questo la sua interrogazione ha riguardato i Patti per la sicurezza urbana, previsti dall’articolo 5 del decreto 14 del 2017, intesi come strumento per mettere allo stesso tavolo Comune, Prefettura, Questura, forze dell’ordine, polizia locale, servizi sociali, sistema sociosanitario e realtà del territorio.

Lega all’attacco su Darsena, vittime e ritardi

La linea più dura dell’opposizione è stata confermata da Paola Bordilli, della Lega, che ha ripreso precedenti dichiarazioni dell’assessora e ha sostenuto che i cittadini non si sentono affatto sereni. La consigliera ha parlato di un livello di insicurezza ormai grave e ha contestato il fatto che da un anno, a suo giudizio, non si svolgano commissioni consiliari efficaci su alcuni luoghi sensibili, citando la Darsena e la necessità di garantire condizioni adeguate anche per eventuali sopralluoghi. Bordilli ha richiamato il caso di una persona aggredita in via del Campo e ha chiesto se l’amministrazione si faccia sentire con le vittime degli episodi di violenza. Ha poi chiesto conto del mercatino abusivo, delle richieste legate agli ordini di allontanamento, del progetto Nottambula, dell’ufficio di via Prè e dei Patti per la sicurezza, accusando la Giunta di ritardi e contraddizioni.

Viscogliosi: «I Patti non sono ancora stati sottoscritti»

La risposta di Arianna Viscogliosi è partita proprio dai Patti per la sicurezza urbana. L’assessora ha riferito di aver sentito il prefetto nella stessa mattinata e ha spiegato che, al momento, non sarebbe ancora arrivato alcun riscontro definitivo e non sarebbe stata programmata alcuna sottoscrizione. Ha definito i Patti uno strumento utile per rafforzare il lavoro integrato e collaborativo con le forze dell’ordine, precisando che l’amministrazione li attende con urgenza proprio per rendere più costante ed efficace il coordinamento istituzionale.

Sul tema degli osservatori municipali della sicurezza, Viscogliosi ha respinto l’accusa di voler escludere la polizia locale. L’assessora ha spiegato che il regolamento è pronto e seguirà l’iter previsto, prima in commissione e poi in consiglio comunale. Gli osservatori, ha precisato, nascono proprio per rafforzare il collegamento tra il centro e il territorio e saranno la sede istituzionale di confronto con i municipi. Diversa, secondo l’assessora, è la partecipazione a iniziative alternative organizzate dai municipi, rispetto alle quali la Giunta intende mantenere come riferimento la sede formale degli osservatori una volta approvati.

La sicurezza come questione nazionale

La replica più politica dell’assessora ha riguardato il rapporto tra Comune e Stato. L’assessora ha sostenuto che gli episodi di violenza non riguardano solo Genova ma l’intero Paese, citando casi avvenuti nello stesso periodo in altre città amministrate anche dal centrodestra. La sua tesi è che il problema abbia una dimensione nazionale e che i Comuni, pur lavorando quotidianamente sul territorio, vengano lasciati soli davanti a fenomeni che coinvolgono ordine pubblico, criminalità, marginalità, dipendenze e presidio delle forze statali. In questo quadro ha criticato il Governo, accusandolo di inviare ispettori invece di rafforzare gli strumenti operativi e le risorse a disposizione dei territori.

I numeri rivendicati dalla Giunta

L’assessora ha rivendicato i risultati della polizia locale sul piano dei controlli e della sicurezza stradale. Ha parlato di un aumento del 180 per cento delle attività sanzionatorie sui rifiuti e di una diminuzione del 17 per cento delle sanzioni e dei sinistri stradali, collegando il dato a un maggiore presidio delle strade. Arianna Viscogliosi ha ribadito che la sicurezza stradale è una delle funzioni primarie della polizia locale e ha sostenuto che l’amministrazione abbia aumentato la presenza degli agenti fuori dagli uffici, arrivando a una quota prossima all’80 per cento del personale impegnato in strada.

Il piano estate: centro storico, litorale e movida

Il cuore della risposta è stato però il piano estate. L’assessora ha spiegato che il rafforzamento dei servizi è già partito, anche se non tutto è stato comunicato preventivamente. Il piano riguarda le zone maggiormente coinvolte dai flussi estivi: centro storico, litorale di Levante, litorale di Ponente, aree balneari, spazi della movida e luoghi di maggiore concentrazione turistica. L’impostazione della polizia locale, secondo Viscogliosi, si fonda su tre pilastri: prossimità, prevenzione e ascolto attivo. La prossimità viene intesa come controllo capillare del territorio; la prevenzione come aumento della presenza visibile degli agenti in divisa; l’ascolto attivo come presa in carico delle segnalazioni dei cittadini e dei comitati.

«Centro storico: presidi e controlli in via Prè, Darsena e Maddalena»

Nel centro storico sono stati annunciati presidi e controlli in via Prè, alla Darsena, al Belvedere Pertusio, con un potenziamento nella fascia serale e notturna e una rotazione tra il nucleo centro storico e il reparto sicurezza urbana. L’assessora ha indicato anche un’intensificazione delle attività in vico Mele, vico del Fornaro, via della Maddalena e nella zona della Darsena, aree che l’amministrazione considera particolarmente delicate. Secondo l’assessora, queste zone sono coperte sette giorni su sette e 24 ore su 24, con un rafforzamento progressivo delle fasce pomeridiane, serali e notturne.

Ponente e spiagge: chieste pattuglie interforze

Il piano riguarda anche il litorale. Sul Ponente, l’assessora ha riferito di verifiche già effettuate, con sanzioni e attività informative sulle condotte da tenere. I servizi saranno intensificati soprattutto nei fine settimana, quando aumenta la presenza di genovesi e turisti sulle spiagge. Arianna Viscogliosi ha annunciato che chiederà al prefetto e al questore, nel prossimo Comitato per l’ordine e la sicurezza pubblica, la creazione di pattuglie interforze per alcune spiagge del Ponente. Ha citato in particolare criticità rilevate sulla spiaggia di Multedo e sulle spiagge libere di Voltri, dove in alcuni casi si formerebbero assembramenti anche di 200 o 300 persone. Per questo, secondo l’assessora, serve il coinvolgimento coordinato di più soggetti, inclusi i carabinieri.

Trasporto pubblico e “Sicurezza in movimento”

Confermato anche il servizio “Sicurezza in movimento”, già presentato in commissione consiliare e rivolto ai mezzi del trasporto pubblico. Viscogliosi ha sostenuto che gli episodi di aggressione sui mezzi dell’Azienda mobilità e trasporti sono diminuiti e che si sarebbero azzerate le assenze per malattia legate a scontri con utenti. Durante l’estate il servizio sarà concentrato maggiormente lungo il litorale, dove si spostano i flussi di passeggeri e dove aumentano le esigenze di presidio nelle ore serali e notturne.

Alcol, giovani e guida: tornano gli infopoint “Check and drive”

Per la sicurezza stradale, l’assessora ha annunciato il ritorno degli infopoint ribattezzati “Check and drive”, pensati come punti di verifica volontaria e sensibilizzazione per giovani e giovanissimi nelle zone della movida. Dopo l’esperienza dell’anno scorso in Corso Italia e quella invernale in piazza Matteotti, il progetto sarà riproposto anche a Levante, verosimilmente nei giardini di Quinto, e in altre zone che saranno condivise con i municipi. L’obiettivo è permettere ai ragazzi di sottoporsi volontariamente all’alcol test e aumentare la consapevolezza sui rischi della guida dopo aver bevuto. L’assessora ha collegato anche questo progetto alla riduzione dell’incidentalità.

«Controlli ad ampio raggio nelle zone critiche»

Nel piano rientrano inoltre i servizi di pattugliamento serale contro l’alta velocità e la guida in stato di ebbrezza, il presidio delle direttrici metropolitane con maggiore incidentalità e le attività ad ampio raggio. Queste ultime prevedono l’intervento coordinato di più nuclei della polizia locale in zone critiche della città, con 20 o 25 agenti impegnati contemporaneamente su controlli commerciali, antidegrado e microcriminalità, ciascuno secondo la propria competenza. L’assessora ha spiegato che l’attività proseguirà e sarà concentrata anche nelle zone centrali e lungo il litorale, dove durante l’estate si sposta la pressione maggiore.

Zone rosse e Darsena: il nodo delle competenze

Sulle cosiddette zone rosse, Arianna Viscogliosi ha precisato che la loro individuazione non spetta al Comune ma al prefetto. L’assessora ha riferito che l’amministrazione ha chiesto attenzione anche su un’area che non sarebbe stata inizialmente presa in considerazione e ha sostenuto che il regolamento comunale di polizia locale consente già interventi più tutelanti in alcuni casi, perché non richiede necessariamente la presenza di precedenti penali per applicare determinate sanzioni amministrative.

Un passaggio significativo ha riguardato la Darsena e il mercato dello Statuto. Viscogliosi ha respinto l’idea che basti mettere una pattuglia fissa per risolvere criticità profonde. Secondo l’assessora, la sicurezza in quella zona è legata anche a problemi urbanistici, commerciali e culturali. Ha descritto il mercato come uno spazio vuoto, un “buco nero”, privo di attività e quindi più esposto alla presenza di spaccio e prostituzione. La soluzione, ha sostenuto, non può limitarsi al presidio di polizia, ma deve passare anche dalla rigenerazione degli spazi e dalla riattivazione delle funzioni urbane.

Le repliche: maggioranza soddisfatta, opposizione all’attacco

Le repliche hanno confermato la frattura politica. Massimo Romeo si è detto soddisfatto, sostenendo che i numeri e le azioni previste per i prossimi mesi rispondono pienamente alla sua interrogazione. Ha rinnovato il sostegno politico e personale all’assessora, invitandola a proseguire nel lavoro avviato. Di segno opposto la replica di Nicholas Gandolfo, che ha dichiarato di non ritenere soddisfacenti le risposte. Il consigliere di FdI ha contestato il mancato chiarimento su stazioni ferroviarie, bivacchi, clochard, punti luce, rapporti con i municipi e presidi, tornando a chiedere un cambio di passo e arrivando a suggerire all’assessora di lasciare la delega alla sicurezza se non intende dimettersi.

Presidi fissi, la richiesta che divide l’aula

Anche Lorenzo Pellerano ha espresso insoddisfazione, sostenendo che sulla richiesta più puntuale, quella dei presidi fissi nel centro storico, l’assessora non abbia dato una risposta adeguata. Il consigliere ha richiamato un episodio avvenuto in via delle Vigne, dove una realtà sociale frequentata da bambini sarebbe stata aggredita da una persona sotto l’effetto di sostanze, per sostenere che il presidio fisso in piazza delle Vigne avrebbe potuto garantire un intervento molto più rapido. Per Pellerano, il Comune non può limitarsi a dire che la sicurezza non è di sua competenza: deve lavorare in sinergia con gli altri soggetti e sperimentare soluzioni nuove, soprattutto nei luoghi più sensibili del centro storico.

Enrico Vassallo ha precisato di non aver espresso un sostegno pregiudiziale ai presidi fissi, ma di aver riconosciuto che una misura di questo tipo può rientrare nelle competenze della polizia locale quando si parla di presidio del territorio. Il punto, per il consigliere del Partito Democratico, resta però la necessità di arrivare rapidamente ai Patti per la sicurezza urbana, perché senza quello strumento sarà difficile coinvolgere stabilmente le forze di polizia negli osservatori municipali e costruire una cooperazione efficace tra Comune, Prefettura e Questura. Vassallo ha insistito sul fatto che microcriminalità, spaccio, degrado e marginalità richiedono sinergie operative e una migliore integrazione delle risorse disponibili.

Bordilli chiude lo scontro: «Vergognatevi»

Durissima la replica di Paola Bordilli, che ha accusato l’assessora di rispondere attraverso comunicati e annunci mentre i cittadini continuano a non sentirsi sicuri nelle strade. La consigliera della Lega ha contestato la priorità data ad alcune attività sanzionatorie della polizia locale e ha riportato l’attenzione sui Patti per la sicurezza, sostenendo che l’amministrazione avrebbe attribuito ritardi alla Prefettura già nei mesi scorsi ma che l’invio degli atti al Ministero dell’interno sarebbe avvenuto solo di recente. La conclusione è stata politicamente frontale, con l’accusa alla Giunta di non aver agito con la rapidità necessaria.

La città resta il banco di prova

Il risultato è un’aula divisa su tutto: sulle competenze, sugli strumenti, sulla lettura dei dati, sui presidi fissi, sul ruolo della polizia locale e sul rapporto con il Governo. Da una parte la maggioranza rivendica un cambio di metodo, più orientato a prossimità, prevenzione, ascolto e coordinamento istituzionale. Dall’altra le opposizioni parlano di emergenza sicurezza, chiedono presidi visibili, tempi rapidi e una presa di responsabilità politica. In mezzo resta la città, con il centro storico, la Darsena, le spiagge, le stazioni e le aree della movida al centro di una stagione estiva che si annuncia già come un banco di prova decisivo per la Giunta e per l’assessora Arianna Viscogliosi.


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