Aviano, la protesta contro la guerra arriva davanti alla base Usa – Il Desk


Sono oltre cento le organizzazioni che sfileranno il 6 giugno contro riarmo, spese militari ed escalation dei conflitti internazionali

Più di cento associazioni, sindacati e movimenti hanno aderito alla manifestazione nazionale per la pace in programma il 6 giugno ad Aviano, sede della principale base aerea statunitense in Italia. L’iniziativa nasce in un momento di forte attenzione verso il ruolo strategico della struttura friulana, interessata negli ultimi mesi da un intenso traffico di velivoli militari collegati alle operazioni statunitensi tra Europa, Medio Oriente e Africa.

Secondo i promotori, la mobilitazione vuole lanciare un messaggio contro l’escalation dei conflitti, l’aumento delle spese militari e la crescente centralità delle basi NATO nei teatri di crisi internazionali. Il corteo partirà dal centro cittadino per raggiungere l’ingresso della base, trasformando Aviano nel simbolo di una richiesta di disarmo, diplomazia e investimenti nelle politiche sociali.

La manifestazione arriva mentre osservatori e giornalisti locali continuano a monitorare i movimenti aerei che interessano la base. Da oltre due mesi, infatti, Aviano è al centro di una rete di collegamenti che coinvolge installazioni militari statunitensi distribuite tra Regno Unito, Germania, Turchia, Romania, Giordania e Corno d’Africa.

Entrando nel dettaglio, il sito di informazione locale PordenoneOggi ha documentato numerosi arrivi e partenze di aerei cargo impiegati nel trasporto di materiali destinati a diverse aree operative. Tra le rotte osservate figurano quelle che collegano la base britannica di Fairford alla Giordania, con scali intermedi ad Aviano o a Ramstein, in Germania.

Altri movimenti hanno riguardato velivoli provenienti da Lakenheath, nel Suffolk, diretti verso la base turca di Incirlik, installazione considerata strategica per la sua posizione vicino alla Siria e per la presenza di armamenti nucleari statunitensi. In diversi casi gli aerei hanno successivamente fatto ritorno in Europa transitando nuovamente per Aviano.

Parallelamente sono stati registrati frequenti spostamenti di personale militare verso Camp Lemonnier, a Gibuti, una delle più importanti basi americane nel continente africano. Rimangono inoltre costanti i collegamenti con Ramstein e con la Romania, paese che negli ultimi anni ha assunto un ruolo crescente nello scenario militare dell’Europa orientale.

A seguire questi movimenti è anche il giornalista Alessandro Rinaldini, che da tempo monitora il traffico aereo militare collegato alla base friulana e alle principali installazioni statunitensi presenti nello scacchiere euro-mediterraneo.

La scelta di organizzare la manifestazione proprio ad Aviano nasce dalla volontà di richiamare l’attenzione pubblica sul ruolo delle infrastrutture militari presenti sul territorio italiano. Al momento sono 112 le sigle aderenti, tra cui Anpi Friuli-Venezia Giulia, Cgil, Tavolo della Pace, Global Sumud Flotilla e Rete italiana Donne in Nero.

Il raduno è previsto alle ore 15 davanti al Duomo di Aviano. Da lì i partecipanti raggiungeranno in corteo l’ingresso della base statunitense. Lo slogan scelto dagli organizzatori è “Aviano, una voce collettiva per la pace, contro la guerra e il riarmo”.

Nel manifesto diffuso per l’occasione si sostiene che la costruzione della pace debba coinvolgere direttamente la società civile e non essere affidata esclusivamente alle istituzioni. Il documento denuncia l’aumento delle spese militari, il rafforzamento delle logiche di deterrenza e il ritorno di spinte nazionalistiche in diversi paesi.

Tra i punti evidenziati compare anche la critica al sostegno politico e militare fornito a Israele da numerosi governi occidentali e la richiesta di fermare l’allargamento dei conflitti in Medio Oriente. Viene inoltre espressa solidarietà alle popolazioni coinvolte nelle guerre che interessano varie aree del mondo, dall’Ucraina al Sudan, dal Myanmar al continente africano.

Durante la conferenza stampa di presentazione, il segretario generale della Cgil di Pordenone, Maurizio Marcon, ha sottolineato come la manifestazione intenda avanzare proposte concrete oltre alla protesta. Tra le richieste rivolte alle istituzioni figurano maggiori investimenti nel welfare, nella tutela ambientale e nelle politiche necessarie per contrastare il cambiamento climatico.

Antonella Lestani, coordinatrice regionale dell’Anpi, ha invece richiamato i principi contenuti nell’articolo 11 della Costituzione italiana, ribadendo il rifiuto della guerra come strumento di risoluzione delle controversie internazionali e la necessità di promuovere la convivenza tra i popoli.

Nel corso degli interventi sono stati presentati anche dati relativi agli armamenti nucleari e alle spese militari. Michele Negro, rappresentante della Rete per i diritti, l’accoglienza e la solidarietà internazionale, ha evidenziato come nel mondo siano presenti oltre 12 mila testate nucleari, esprimendo preoccupazione per la crescita degli investimenti destinati al settore bellico.

Secondo gli organizzatori, tali risorse potrebbero essere destinate a fronteggiare emergenze sociali, occupazionali e ambientali che interessano il Paese. Tra gli esempi citati figurano le difficoltà economiche e industriali che colpiscono alcuni territori italiani.

Un ulteriore richiamo è arrivato da Massimo Marchini della Flotilla di terra, che ha posto l’attenzione sulle conseguenze umanitarie delle guerre contemporanee e sull’elevato numero di vittime civili registrato nei conflitti in corso.

La manifestazione di Aviano punta quindi a trasformare una delle più importanti basi militari statunitensi in Europa nel luogo simbolico di una mobilitazione che chiede il rilancio della diplomazia, la riduzione della spesa militare e il rafforzamento delle politiche di pace.

Alessandro Manna


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