Oltre 220 persone al Teatro Comunale di Russi per una serata tra memoria storica e attualità per ricordare che i diritti conquistati vanno difesi, esercitati e trasmessi alle generazioni future
Si è svolta ieri sera, giovedì 4 giugno 2026, al Teatro Comunale di Russi, l’iniziativa “Donne, Madri, Costituenti“, promossa da CNA Ravenna per celebrare l’80° anniversario del voto alle donne e della nascita della Repubblica Italiana. Oltre 220 persone hanno assistito a una serata che ha intrecciato memoria storica e dialogo tra le generazioni.
Ad aprire l’appuntamento, condotto da Valery Maniscalco, le note del Quartetto dell’Orchestra Giovanile Luigi Cherubini — con Sofia Ceci, Martina Rossetti, Leia Cattani e Claudia Notarstefano — in un programma dedicato alla musica al femminile, da Mayer a Tailleferre.
Ylenia Betti, Presidente di CNA Impresa Donna Ravenna, è entrata nel vivo del tema con il suo intervento di apertura: “Ottant’anni fa milioni di donne entrarono in un seggio elettorale e da quel gesto nacque un’Italia più libera e più democratica. Nacque, anche grazie a loro, la Repubblica Italiana. Ma quella conquista non arrivò da sola: dietro il voto femminile c’era una lunga battaglia iniziata decenni prima, portata avanti da donne che avevano saputo costruire alleanze anche quando le idee politiche erano lontane, perché l’obiettivo era comune: rendere questo Paese più giusto. Le 21 Madri Costituenti portarono nella Carta principi allora rivoluzionari che ancora oggi ci appartengono. Siamo qui questa sera non per una celebrazione simbolica, ma per ricordare che i diritti non vivono da soli: hanno bisogno di essere difesi, esercitati e custoditi ogni giorno”.
I saluti istituzionali sono stati portati da Valentina Palli, Sindaca di Russi e Presidente della Provincia di Ravenna, da Eleonora Proni Consigliera della Regione Emilia-Romagna, e da Matteo Leoni, Presidente di CNA Territoriale Ravenna.
Valentina Palli ha ricordato che, con l’88,1% di voti a favore della Repubblica, la Provincia di Ravenna fu la più repubblicana d’Italia. “Il voto alle donne nel 1946 ha segnato l’inizio di un processo importante, anche se purtroppo a volte molto lento: solo nel 1963 le donne poterono diventare magistrate e solo nel 1996 lo stupro diventò un reato contro la persona e non contro la morale”. Sono solo alcuni esempi di come la stretta collaborazione femminile è riuscita a ottenere diritti e risultati fino a prima impensabili.
È seguito l’intervento della Consigliera regionale Eleonora Proni: “è necessario che sempre più donne occupino gli spazi dove le decisioni vengono prese. Le Madri Costituenti quello spazio l’hanno occupato: hanno portato la propria voce, rappresentato le altre donne e si sono occupate di temi fino ad allora relegati alla sfera privata. Hanno costruito una strada entro cui non solo le donne, ma l’intero Paese è potuto crescere. Sta a noi non soltanto percorrerla, ma ampliarla con la stessa responsabilità e consegnarla alle generazioni future”.
“Il voto alle donne non è stato soltanto una conquista politica – ha affermato il presidente di CNA Ravenna Matteo Leoni – è stato l’allargamento della partecipazione alla costruzione del bene comune. Un messaggio di straordinaria attualità, oggi che il mondo è attraversato da guerre, tensioni internazionali e crescenti spinte alla chiusura. In questo contesto il rischio è pensare che la soluzione stia nella concentrazione del potere e nell’affidarsi a pochi decisori. Le donne del 1946 ci insegnano invece una lezione diversa: una comunità è più forte quando allarga la partecipazione. Non è un caso che lo statuto di CNA Ravenna richiami esplicitamente la democrazia associativa e che il sistema CNA si impegni a promuovere le pari opportunità e un’adeguata rappresentanza nelle sedi decisionali. Una società cresce quando nessuno resta ai margini: non si tratta solo di democrazia, ma di economia. Il modo migliore per onorare quelle donne è continuare a costruire luoghi in cui le persone possano partecipare, contribuire e generare futuro insieme”.
Dopo la proiezione di un estratto del documentario “Ragazze per sempre”, realizzato dall’Istituto Storico della Resistenza e dell’età contemporanea, che ha emozionato il pubblico raccontando l’impegno delle donne ravennati nella lotta partigiana, si sono susseguiti gli interventi di Laura Orlandini, ricercatrice e studiosa di storia contemporanea e partecipazione femminile nei processi di costruzione civile, e Francesca Schianchi, giornalista de La Stampa, che hanno raccontato il voto femminile e i diritti conquistati da due prospettive diverse: quella della memoria storica e quella più attuale.
Orlandini ha ripercorso la storia che portò al voto del 2 giugno 1946, a partire dalla petizione del Comitato pro-voto — nato nell’ottobre 1944 nell’Italia ancora occupata — con cui le donne rivendicavano il diritto di partecipare alle elezioni in piena parità con gli uomini. Orlandini ha ricostruito le resistenze e i timori che accompagnarono quel passaggio, i dati sulla partecipazione femminile alle elezioni amministrative della primavera 1946 — in provincia di Ravenna le donne andarono a votare in percentuale superiore agli uomini — e il ruolo delle 21 Madri Costituenti, che riuscirono a inserire nella Carta articoli fondamentali: dalla parità salariale alla parità tra coniugi, fino all’articolo 11 sul ripudio della guerra. “Un primo seme – ha concluso Orlandini – di una storia che si è rivelata molto più lunga e tortuosa del previsto, ma che ottant’anni fa fu immaginata con coraggio da una generazione di donne che guardò oltre”.
Francesca Schianchi ha raccontato ottant’anni di storia repubblicana attraverso le figure di chi ha raccolto e passato il testimone delle Madri Costituenti. Da Lina Merlin — che si batté per inserire nell’articolo 3 le parole “senza distinzione di sesso” e ricordata per la legge che contrastava la prostituzione di Stato — a Nilde Iotti, che a 26 anni piantò nella Costituzione il seme della parità tra coniugi. Fino alle 95 deputate di ogni schieramento politico che nel 1996, riunendosi in segreto, riscrissero trasversalmente il reato di stupro, allora ancora classificato come crimine contro la morale. Una staffetta, ha detto Schianchi, che non si è ancora conclusa: oggi occorre raccogliere e continuare a passare quel testimone partito ottant’anni fa. “La buona notizia – ha concluso – viene dai giovani: al referendum dello scorso marzo i ragazzi e le ragazze tra i 18 e i 28 anni hanno votato al 68%, nove punti sopra la media nazionale. Segno che quella Repubblica nata ottant’anni fa è ancora viva, e vale la pena tenerla tale.
L’iniziativa è stata realizzata con il patrocinio del Comune di Russi, della Provincia di Ravenna e della Regione Emilia-Romagna e grazie al contributo di Arco Lavori e La BCC ravennate, forlivese e imolese.
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Beatrice Ghetti
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