Arrivano certi libri che non chiedono il permesso. Che entrano nella conversazione pubblica come si entra in una stanza in cui tutti stanno parlando sottovoce di qualcosa di importante — e alzano la voce. «Cuba — La verità che non vi hanno raccontato» di Alfonso Bruno e Luciano Vasapollo è uno di questi. E Il Faro di Roma lo segnala ai suoi lettori con la convinzione che ci siano libri che non si possono semplicemente recensire: bisogna leggerli, discuterli, farli circolare.
In appendice un omaggio a Papa Francesco del Direttore della nostra testata, il vaticanista Salvatore Izzo.
Un incontro che diventa libro
Tutto nasce da un incontro. Padre Alfonso Bruno, sacerdote cattolico e giornalista di lungo corso, incontra il prof. Vasapollo di ritorno dall’Avana per aiuti umanitari con le domande che ogni osservatore onesto si porta dentro: quelle che i grandi media non fanno, quelle che richiedono di stare sul posto, di guardare negli occhi, di ascoltare prima di scrivere. Luciano Vasapollo è un interlocutore privilegiato, già professore di politiche economiche alla Sapienza, studioso di fama internazionale, uomo che Cuba la conosce da decenni non dai convegni ma dalle strade, dalle case, dalle conversazioni notturne, dall’Università di L’Avana che gli ha conferito il dottorato honoris causa, con chi vive dentro la storia invece di commentarla da fuori.
Il risultato è un dialogo vivo, serrato, mai compiacente con se stesso. Un libro che sceglie la forma del confronto perché il confronto è già una dichiarazione: la verità non si enuncia, si costruisce insieme.
Le voci che l’Occidente non ascolta
Il cuore pulsante del volume è la lunga conversazione che fa da prefazione con Abel Prieto Jiménez, presidente della Casa de las Américas, intellettuale cubano tra i più lucidi della sua generazione, testimone diretto di stagioni storiche che il nostro dibattito pubblico conosce per sentito dire quando le conosce. Prieto parla di Fidel intellettuale — non solo stratega, non solo comandante, ma uomo che godeva del dibattito, che si nutriva della complessità, che aveva capito prima di molti altri che la battaglia del ventunesimo secolo sarebbe stata culturale prima ancora che militare. Parla della Rete in Difesa dell’Umanità nata a Caracas nel 2004 con Chávez, Chomsky, Howard Zinn. Parla del meticciato cubano — africano, caraibico, spagnolo, cinese, haitiano — come identità irriducibile a qualsiasi schema ideologico importato.
E parla, con una franchezza che disarma, degli errori. Quelli verso gli omosessuali nei primi anni della Rivoluzione: «omofobia assurda», dice senza attenuanti. Quelli verso gli emigrati, quella parola terribile usata in certi periodi e che lui non nasconde né giustifica. Riconosce anche gli errori della chiusura per un certo periodo verso la Chiesa Cattolica, che era ancora franchista ed emanazione del potere coloniale spagnolo. Aggiunge, tuttavia, che mai nessuna chiesa fu bruciata e nessun prete fucilato come lo fu invece in altri Paesi delle Americhe. È questa onestà — rara, coraggiosa, tutt’altro che scontata — che fa di Prieto il testimone più prezioso del libro e di queste pagine le più dense di tutto il volume.
Il blocco che nessuno vuole nominare
Vasapollo porta i numeri. E i numeri, in questo caso, parlano con una chiarezza che nessuna retorica può eguagliare. L’embargo statunitense — quello che a Cuba chiamano bloqueo con una parola che dice meglio la realtà — viene condannato ogni anno dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite con voti che sfiorano l’unanimità: 185 nazioni contro 2. È un record assoluto nella storia delle votazioni onusiane che i telegiornali italiani non trovano mai il tempo di raccontare.
Cuba manda cinquantamila medici in oltre sessanta paesi del mondo. Arriva prima degli Stati Uniti ad Haiti dopo il terremoto del 2010. Guida la missione internazionale più grande contro l’Ebola in Africa nel 2014. Ha un’aspettativa di vita superiore a quella americana e una mortalità infantile inferiore. Sono dati dell’OMS e delle Nazioni Unite — non propaganda. Sono dati che questo libro ha il merito civile di portare all’attenzione del lettore italiano con la chiarezza che meritano.
Francesco, Raúl e la diplomazia che cambiò tutto
C’è un capitolo che vale da solo il prezzo del libro. È quello in cui Vasapollo ricostruisce dall’interno — da testimone e da protagonista — la stagione diplomatica che portò all’incontro tra Papa Francesco e Raúl Castro e che contribuì alla storica riapertura tra Cuba e gli Stati Uniti. Una pagina di storia recente che il grande pubblico non conosce nei suoi retroscena umani: le mediazioni silenziose, il ruolo della Comunità di Sant’Egidio, la campagna per la liberazione dei Cinque eroi cubani condotta anche attraverso il Vaticano, il momento in cui due uomini — uno vestito di bianco venuto da Buenos Aires, l’altro figlio della Sierra e fratello di Fidel — si riconoscono nella stessa sensibilità verso i poveri e nella stessa appartenenza latinoamericana.
Padre Bruno aggiunge a questa narrazione la profondità teologica che gli appartiene: Martí letto come figura spirituale prima ancora che politica, la teologia della liberazione come risposta evangelica all’ingiustizia, il dialogo tra Frei Betto e Fidel come momento di svolta che ha cambiato per sempre il rapporto tra fede e rivoluzione a Cuba. È una lettura che chi viene dal mondo cattolico troverà particolarmente preziosa — e insolita, nel panorama della pubblicistica italiana su quest’isola.
La dottoressa Marlene Velasquez, oggi maggiore esperta mondiale di Martì, offre nella postfazione del libro la perla preziosa della testimonianza su colui che è considerato il padre della patria.
Perché leggerlo adesso
Il libro esce in un momento in cui Cuba è sotto una pressione senza precedenti. La crisi energetica è reale e grave. L’emigrazione dei giovani è un’emorragia che la Rivoluzione fa fatica a fermare. E mentre tutto questo accade, Marco Rubio — espressione politica della diaspora di Miami, quella che Abel Prieto non esita a definire storicamente contigua al terrorismo anticubano — viene ricevuto in Vaticano da Leone XIV nel silenzio generale. Bruno e Vasapollo rompono quel silenzio. Lo fanno con un libro, che è lo strumento più lento e più duraturo che esiste. E lo fanno bene.
«Cuba — La verità che non vi hanno raccontato» non è un libro che semplifica. È un libro che complica nella direzione giusta: aggiunge quello che manca, nomina quello che viene taciuto, porta voci che il circuito dell’informazione dominante non trova il modo di amplificare. Per questo va letto. Per questo va regalato. Per questo, oggi, è necessario.
S.C.
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