A quasi duemila chilometri dall’Olimpico, tra le strade ordinate di Copenaghen e i pub della capitale danese, c’è un angolo di Roma che si accende ogni volta che i giallorossi scendono in campo. È il Roma Club Copenhagen, una realtà nata poco più di un anno fa dall’iniziativa di Nicolò Pantaleo e Julia Hallman, ma già capace di riunire decine di tifosi italiani e danesi.
Una comunità per radicata sul territorio, divenuta presto un vero punto di riferimento e una seconda famiglia lontano da casa. Tra derby vissuti come in Curva Sud e amicizie nate davanti a una partita della Roma, il club continua a crescere inseguendo un sogno comune: vivere insieme, un giorno, una finale europea dei giallorossi.
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Le origini del Roma Club Copenhagen
Quando è nato il vostro club e quanti soci conta?
“Siamo un club molto giovane, nato il 13 marzo del 2025. Al momento contiamo 56 tesserati ufficiali, anche se in realtà abbiamo persone che non si sono ancora tesserate, ma fanno parte del club. A rotazione siamo all’incirca sulle 30 persone di media partita. Il derby, invece, è un discorso a parte, perché arriviamo ad essere anche in 60 o 70. Al contrario, quando la Roma gioca con una squadra più piccola magari di lunedì sera siamo soltanto 15-20″.
Poi riavvolge il nastro: “Quando io e la mia ragazza ci siamo trasferiti qui a Copenhagen abbiamo voluto provare questa iniziativa. Lei è svedese, super appassionata di calcio e di Roma. Infatti, ufficialmente è lei la presidente del club, mentre io sono il vice. Il tutto è nato perché, dopo aver girato parecchio per l’Europa, ho scoperto che non c’era ancora una realtà dedicata ai tifosi romanisti qui a Copenhagen. E quindi, insieme a Julia, abbiamo deciso di provare a tirare su questa realtà. Il primissimo passo è stato quello di tastare il terreno, spammando un po’ su varie pagine italiane a Copenhagen. E da lì è partito tutto: la prima e la seconda partita eravamo in 12 persone, un ottimo risultato per essere agli inizi. Da quel momento abbiamo preso coraggio e man mano ci siamo resi conto che c’era buona risposta, le persone erano estremamente felici di ritrovarsi tutte insieme”.

Da quel momento una crescita continua: “Nel corso del tempo è diventato più di un semplice ritrovo calcistico dedicato alla partita, è diventato un vero e proprio scambio di idee tra chi magari cercava una stanza o aveva bisogno di aiuto per altre questioni. Riuscivamo a darci una mano reciprocamente. Voglio specificare che insieme a noi c’è anche una piccola comunità danese che tifa Roma. Perché in realtà dal 2012 al 2019 un gruppo di danesi si è cominciato a ritrovare qui e, quando siamo arrivati, li abbiamo contattati. Ci hanno spiegato che loro non erano più un club attivo, però li abbiamo stimolati chiedendogli di unirsi alla nostra iniziativa. Quindi c’è una sorta di gemellaggio tra con il Roma Club Danimarca che c’era in precedenza, composto praticamente solo da danesi. Ora oltre agli studenti e ai lavoratori che vivono qui a Copenhagen, ci sono anche i turisti che quando vengono qui ci scrivono sui social e ci vengono a trovare“.
Un club aperto a tutti (purché romanisti): “Quando gioca la Roma abbiamo i nostri due bandieroni sempre presenti al pub. La nostra formula di tesseramento include la sciarpa, la tessera, lo sconto sulle birre al pub e la possibilità di avere dei biglietti per determinate partite. Non obblighiamo nessuno a farsi la tessera, l’unico prerequisito è che le persone devono essere romaniste“.
La prima trasferta e le emozioni del derby
Riuscite a organizzare anche qualche viaggio?
“Per il momento siamo riusciti ad andare a Glasgow per Celtic-Roma. Purtroppo il cammino della Roma in Europa si è interrotto abbastanza rapidamente quindi non c’è stato modo di organizzarne altre. Nel frattempo, abbiamo organizzato varie attività qui a Copenhagen. Ad esempio, la cena di fine anno che riproporremo anche quest’anno. Inoltre, abbiamo fatto una sorta di festa per il primo anno del club il 13 marzo. Poi c’è la Fan Club Cup, una competizione che si gioca ad agosto qui a Copenhagen con club di tutte le squadre d’Europa. Si tratta di un bellissimo contesto, perché si ha la possibilità di conoscere un sacco di gente e va oltre il calcio. Ovviamente è a livello amatoriale. A mio avviso, è fondamentale fare comunità, specialmente nei paesi nordici, dove non sempre è facile connettere con la realtà circostante. Infatti, il successo più grande è vedere la felicità di tutti quando siamo al pub e le amicizie che sono nate“.

C’è una partita particolarmente simbolica che avete vissuto tutti insieme?
“Forse il derby dell’anno scorso. Ricordo bene l’esplosione che ci fu al momento del gol, sembrava di stare veramente in curva. C’era gente che si abbracciava, sedie cadute, birra finita ovunque, lacrimoni agli occhi. Quella è stata probabilmente l’emozione più grande. In quell’occasione, ci siamo detti per la prima volta: ‘stiamo creando qualcosa di incredibile’. Non pensavamo di avere una risposta simile“.
L’amore per Ranieri e un sogno nel cassetto
C’è un giocatore della Roma, attuale o del passato, in cui vi identificate come club?
“Ranieri. Quando è tornato eravamo in una situazione disastrosa e ci ha regalato delle emozioni incredibili. Tutte quelle vittorie di fila ci hanno fatto sognare. Come giocatore, onestamente, dopo che ci hanno lasciato Totti e De Rossi è difficile affezionarsi di nuovo. Dybala lo ami perché è Dybala, però non saprei. Ranieri ha dimostrato di avere la resilienza di un vero vichingo, che è proprio il logo del nostro club. Va oltre il campo, è un romanista, ha dimostrato a più riprese di rappresentare il romanismo“.
Caricamento post Instagram…
Se invece ci fosse la possibilità di invitare qualcuno del mondo Roma chi scegliereste?
“Darò una risposta banale, ma dico Totti. Poi anche Mancini, per quanto sia un personaggio un po’ divisivo, mi piacerebbe incontrarlo. Se non lo hai, lo odi, ma se è in squadra con te, lo ami. Nonostante sia toscano, è riuscito a prendersi grandi responsabilità e a fare da collante, soprattutto quando altri giocatori sono venuti meno, vedi Pellegrini. Andando indietro nel tempo, invece, mi piacerebbe conoscere Bruno Conti o Sebino Nela“.
Qual è il sogno per il futuro del vostro club?
“Julia dice ‘continuare ad allargare la comunità e a costruire questi legami tra persone’, però quello penso che sia un obiettivo più che un sogno. Il mio desiderio è che la Roma ci porti in una finale europea e di poterla vivere tutti insieme come club. Sarebbe molto bello, non abbiamo una tradizione così vincente e quindi sarebbe qualcosa di speciale. Come obiettivo, invece, vogliamo cercare di creare connessioni con più club possibili della Roma nell’ambito nord-europeo. Stiamo cercando di organizzare delle attività e ci piacerebbe più ambizioso organizzare un torneo di calcio in una specifica città e ritrovarci tutti quanti lì, sarebbe un bellissimo evento“.
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Luca Gilardi
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