Negli ultimi anni l’Osservatorio contro la militarizzazione della scuola e dell’università si è consolidato come una rete nazionale di docenti, ricercatori, sindacati di base e associazioni impegnate nel monitoraggio della presenza di logiche militari nei luoghi della formazione. Nato nel 2023 nell’alveo di convegni promossi dal CESP e da realtà del mondo della scuola pubblica, l’Osservatorio si propone di documentare e criticare quello che definisce un processo di progressiva “normalizzazione” della cultura bellica all’interno dei percorsi educativi.
Al centro dell’iniziativa vi è l’idea che scuola e università debbano restare spazi autonomi di formazione critica, non permeati da linguaggi o pratiche riconducibili alla sfera militare. In questa cornice si inserisce il lavoro del professor Michele Lucivero, tra i promotori e animatori del progetto, impegnato nella costruzione di una rete di confronto tra realtà accademiche e movimenti pacifisti.
Il dossier e la produzione di analisi critiche
Tra le principali iniziative dell’Osservatorio figura la pubblicazione di dossier e atti di convegni dedicati al tema della militarizzazione dell’istruzione. Uno dei lavori più significativi è il “Dossier sulla militarizzazione delle scuole”, che analizza riforme, pratiche amministrative e collaborazioni istituzionali che, secondo i promotori, contribuiscono a introdurre nella scuola logiche estranee alla sua funzione educativa originaria.
All’interno di questi materiali viene evidenziato come l’ingresso di linguaggi legati a sicurezza, difesa e competenze militari si accompagni a una trasformazione più ampia del sistema formativo, sempre più intrecciato con esigenze economiche e strategiche esterne al mondo dell’istruzione.
Il vademecum contro la “presenza militare” nelle scuole
Una delle iniziative più recenti e concrete è il “vademecum per le scuole smilitarizzate”, uno strumento operativo rivolto a docenti, studenti e consigli d’istituto. Il documento propone linee guida per contrastare iniziative considerate espressione di una crescente presenza militare nei contesti scolastici.
Tra i punti principali vi è la valorizzazione degli organi collegiali come strumenti decisionali fondamentali, e l’invito a utilizzare gli spazi democratici della scuola per discutere e, se necessario, respingere progetti di collaborazione con enti legati al settore militare. L’obiettivo dichiarato è quello di offrire strumenti concreti per “ridurre la presenza di personale in divisa e iniziative di matrice militare nei percorsi educativi” e promuovere invece una cultura della pace.
Convegni, seminari e rete territoriale
Accanto alla produzione di documenti, l’Osservatorio ha sviluppato negli anni una fitta rete di incontri pubblici, seminari e convegni su scala nazionale. In queste occasioni si discutono temi come l’aumento delle spese militari, la presenza di iniziative promozionali delle forze armate nelle scuole e il rapporto tra ricerca universitaria e industria della difesa.
In vari eventi pubblici, anche recenti, Lucivero è intervenuto presentando analisi sulla cosiddetta “militarizzazione del sapere”, sostenendo la necessità di rafforzare l’autonomia della formazione rispetto a logiche esterne di tipo strategico o industriale.
Un’altra linea di attività riguarda la collaborazione con reti pacifiste e movimenti per la nonviolenza, che partecipano a incontri e giornate di studio dedicate al tema dell’educazione alla pace e alla cittadinanza critica.
Un dibattito aperto
Il lavoro dell’Osservatorio si inserisce in un dibattito più ampio e controverso. Da un lato, i promotori denunciano una crescente permeabilità tra scuola, università e settore della difesa; dall’altro, alcune istituzioni e osservatori sottolineano come molte collaborazioni con il mondo militare riguardino anche ambiti civili come tecnologia, cybersicurezza, aerospazio e ricerca scientifica.
Resta quindi centrale la questione del confine tra formazione tecnica, ricerca applicata e influenza culturale, un confine che l’Osservatorio invita a discutere pubblicamente, proponendo la scuola come luogo di coscienza critica e non di consenso acritico.
Il cammino percorso
L’Osservatorio contro la militarizzazione della scuola e dell’università si è sviluppato negli ultimi anni come una rete strutturata di docenti, sindacalisti, ricercatori e realtà associative che hanno posto al centro del dibattito pubblico il rapporto tra sistema educativo e presenza delle logiche militari nei percorsi formativi. Il suo percorso, dal 2023 a oggi, si è articolato attraverso una serie di iniziative pubbliche, dossier e momenti di confronto nazionale che ne hanno consolidato il ruolo nel panorama delle mobilitazioni sul tema.
Il primo passaggio risale al 3 marzo 2023, quando a Roma prende forma la costituzione dell’Osservatorio, con l’obiettivo dichiarato di monitorare la presenza delle forze armate, dell’industria bellica e di linguaggi legati alla sicurezza nei contesti scolastici e universitari. Pochi giorni dopo, il 9 marzo 2023, il progetto viene presentato pubblicamente alla Camera dei Deputati, in un incontro che segna l’ingresso dell’iniziativa nel dibattito politico nazionale. In quella sede vengono illustrate le linee guida dell’Osservatorio e il quadro critico che ne ispira l’azione, con il contributo anche del professor Lucivero, tra i promotori del percorso.
Sempre nel marzo 2023 viene pubblicato il primo dossier nazionale, un documento che raccoglie analisi e segnalazioni su riforme scolastiche, progetti di alternanza scuola-lavoro e collaborazioni istituzionali con soggetti legati al comparto difesa. Il testo interpreta questi fenomeni come segnali di una tendenza più ampia alla normalizzazione della presenza militare nei percorsi educativi. Nel corso dell’estate dello stesso anno, l’attività prosegue con una serie di assemblee territoriali e nazionali, in cui docenti e studenti condividono esperienze e criticità legate a incontri nelle scuole con rappresentanti delle forze armate o iniziative di orientamento ritenute vicine al mondo militare.
“Comprendere i conflitti. Educare alla pace”
Nel 2024 l’Osservatorio entra in una fase di consolidamento e approfondimento. A maggio viene diffuso un secondo dossier che amplia lo sguardo al mondo universitario e alla ricerca scientifica, evidenziando i rapporti tra industria della difesa e percorsi accademici, in particolare nei settori tecnologici e STEM. Nello stesso periodo si svolge a Roma il primo grande convegno nazionale intitolato “Comprendere i conflitti. Educare alla pace”, un momento di formazione e confronto che coinvolge docenti, studiosi e attivisti, tra cui ancora il professor Lucivero. Gli atti di questo incontro vengono successivamente pubblicati, contribuendo a strutturare una riflessione più sistematica sul tema della “militarizzazione del sapere”.
Il 2025 rappresenta invece l’anno della traduzione operativa di queste analisi in strumenti concreti. Tra maggio e giugno si tiene un’assemblea nazionale molto partecipata, con interventi in presenza e collegamenti online, in cui si discutono strategie di contrasto alla presenza militare nei contesti educativi. Nello stesso anno viene pubblicato un volume di atti che raccoglie contributi teorici e pratici sul rapporto tra scuola e guerra, mentre l’Osservatorio diffonde un vademecum operativo rivolto a docenti e organi collegiali. Il documento fornisce indicazioni su come discutere e, in alcuni casi, contestare iniziative scolastiche che coinvolgono soggetti del comparto difesa, proponendo strumenti di intervento all’interno delle istituzioni scolastiche. Parallelamente si moltiplicano seminari, incontri territoriali e momenti di formazione, spesso legati anche a campagne più ampie per l’educazione alla pace.
La relazione tra storia, guerra ed educazione
Nel 2026 l’attività prosegue con nuovi appuntamenti pubblici e convegni tematici. Tra questi, incontri dedicati alla relazione tra storia, guerra ed educazione, che cercano di collocare il fenomeno della militarizzazione del sapere in una prospettiva storica più ampia. Viene inoltre aggiornata la produzione di materiali e vademecum, con ulteriori strumenti di analisi e intervento rivolti al mondo della scuola.
Nel complesso, il percorso dell’Osservatorio ha portato a iniziative concrete con un contributo teorico e pedagogico alla costruzione di una lettura critica del rapporto tra istruzione, società e industria bellica, con particolare attenzione alla funzione della scuola come spazio di formazione del pensiero critico e non di adesione a logiche esterne di tipo militare.
Laura Tussi
#Adessonews seleziona nella rete articoli di particolare interesse.
Se vuoi leggere l’articolo completo clicca sul seguente link
redazione
Source link



