16/03/2026 – Le Società tra professionisti (STP) fanno registrare redditi medi più alti del lavoro individuale, soprattutto tra i giovani, ma restano una forma ancora marginale tra architetti e ingegneri.
È questa la contraddizione da cui partono i dossier di Fondazione Inarcassa presentati nella II Giornata della libera professione del 10 marzo a Roma: da un lato un’analisi sullo stato delle STP in Italia, messo a confronto con i modelli europei; dall’altro un approfondimento sulle criticità normative che continuano a frenare la crescita delle aggregazioni professionali.
La giornata ha fatto da cornice a questi contenuti con un confronto sull’aggregazione professionale ed il rapporto tra liberi professionisti e Pubblica Amministrazione, evidenziando come il mercato richieda strutture più organizzate, multidisciplinari e capaci di investire, ma il quadro fiscale e regolatorio continui a non rendere la società tra professionisti una scelta semplice e naturale.
Società tra professionisti al centro della II Giornata della libera professione
I contenuti dei dossier di Fondazione Inarcassa, presentati in occasione della II Giornata della libera professione, sono stati al centro di un confronto più ampio sulle condizioni in cui oggi operano architetti e ingegneri, evidenziando, da un lato, la necessità di favorire forme organizzative più stabili e strutturate e, dall’altro, i limiti di un contesto fiscale e normativo che continua a rendere poco lineare il passaggio dal lavoro individuale alla società tra professionisti.
In questa cornice, i due studi riportano l’attenzione anche sui dati economici legati all’aggregazione ed i principali aspetti fiscali e normativi che ne condizionano lo sviluppo.
STP tra quadro normativo e modelli europei
Fondazione Inarcassa analizza lo stato delle società tra professionisti in Italia e lo mette a confronto con i principali modelli aggregativi europei.
Il documento raccoglie gli atti della tavola rotonda promossa al Consiglio Nazionale dell’Economia e del Lavoro (CNEL) e, sulla base dei dati della Funzione Studi e Ricerche di Inarcassa, prova a individuare alcune proposte per favorire la diffusione dell’aggregazione tra architetti e ingegneri.
Il dato più netto riguarda il reddito. Secondo lo studio, i professionisti iscritti a Inarcassa che operano in STP realizzano un reddito medio superiore rispetto a chi lavora in forma individuale ed il vantaggio cresce ancor più nelle fasce più giovani.
Questo risultato è dovuto alla maggiore capacità delle strutture aggregate di organizzare il lavoro, ampliare le competenze e sostenere meglio la complessità delle commesse.
Accanto a questi numeri, lo studio evidenzia però un limite strutturale, ovvero il tasso di aggregazione che resta fermo allo 0,8% del totale.
La distanza tra performance economiche e diffusione effettiva è quindi il primo vero tema politico e tecnico che emerge dal lavoro della Fondazione.
Società tra professionisti: cosa dicono i numeri
I numeri richiamati mostrano un divario reddituale netto tra chi opera in forma individuale e chi lavora in società tra professionisti.
Secondo lo studio, i professionisti iscritti a Inarcassa organizzati in STP registrano un reddito medio circa 2,1 volte superiore rispetto ai colleghi che esercitano individualmente. Il vantaggio cresce tra i più giovani, dove, per gli ingegneri under 35, si arriva a 3,46, mentre per gli architetti under 35 si attesta a 2,59.
Nonostante questo, la quota di professionisti che opera in STP resta ancora molto contenuta: 1.336 realtà aggregate contro 172.807 professionisti individuali.
Lo studio aggiunge altri elementi utili a leggere il fenomeno. La distribuzione per età dei soci STP risulta sostanzialmente omogenea, con una lieve prevalenza nella fascia 36-45 anni, mentre il divario reddituale rispetto ai professionisti individuali resta rilevante in tutte le classi.
Il caso più evidente riguarda gli ingegneri under 35, che in STP superano i 123 mila euro di reddito medio, contro circa 31.500 euro dei colleghi che lavorano da soli; tra gli architetti, il picco si registra nella fascia 46-55 anni, con redditi superiori a 126 mila euro.
Sul piano territoriale, il fenomeno è concentrato soprattutto nel Nord Italia, dove si colloca il 55% delle STP e si produce il 64% del fatturato complessivo; il Centro pesa per il 26% delle strutture e il 22% del fatturato, il Sud per il 19% e il 14%.
Il dossier richiama inoltre un sondaggio su oltre 2.000 professionisti, da cui emerge un interesse elevato verso le forme aggregate: l’88% manifesta un interesse medio-alto e il 68% collega l’aggregazione alla possibilità di ampliare occasioni di lavoro e competenze.
Le criticità normative che frenano la diffusione delle STP
Nel volume dedicato alle criticità normative delle società tra professionisti, il focus si sposta verso le cause che ancora ne limitano la diffusione. Le STP, infatti, sono percepite come uno strumento potenzialmente utile,ma ancora poco conosciuto e non del tutto lineare sul piano regolatorio.
L’indagine del Centro Studi del Consilgio Nazionale degli Ingegneri, richiamata durante la Giornata della libera professione, evidenzia infatti che la conoscenza della disciplina è particolarmente debole: solo il 4% degli intervistati dichiara una conoscenza approfondita delle STP, il 40% le conosce per grandi linee e il 56% non ne ha alcuna conoscenza. Per le società di ingegneria, invece, la conoscenza risulta leggermente più consolidata.
Il documento, però, segnala anche che l’atteggiamento verso le STP non è di chiusura. La maggioranza degli intervistati non considera particolarmente problematici alcuni elementi tipici della loro disciplina, come l’oggetto sociale limitato alle prestazioni professionali proprie dei soci iscritti all’albo, l’obbligo di partecipare ad una sola STP o l’iscrizione alla sezione speciale dell’Albo.
Il problema, quindi, non sembra stare tanto nell’impianto generale dello strumento, quanto nella difficoltà di trasformarne il potenziale organizzativo in una convenienza normativa e fiscale percepita come chiara e competitiva.
Regime forfettario, disciplina fallimentare e confronto con le società di ingegneria
Lo studio si sofferma in particolare sul trattamento fiscale delle società tra professionisti e sull confronto con le società di ingegneria.
Tra i professionisti che dichiarano di conoscere la disciplina delle STP, il 69% ritiene prioritario rendere praticabile il regime forfettario anche per chi opera all’interno di una STP, mentre il 55% chiede che queste società siano escluse dal campo di applicazione della disciplina fallimentare.
Sono questi i due punti su cui si concentra con maggiore chiarezza la richiesta di revisione normativa, nel quadro della riforma degli ordinamenti professionali avviata dal Governo.
Il confronto con le società di ingegneria, poi, aggiunge un ulteriore elemento di lettura. Il 63% degli intervistati le considera un modello organizzativo più competitivo rispetto alle STP, probabilmente anche per effetto di una disciplina più consolidata e di una presenza più lunga nel mercato.
Allo stesso tempo, però, più del 73% riconosce nelle STP la possibilità per il libero professionista di esprimere capacità e competenze, mostrando come questa forma societaria non viene respinta, ma sconta un problema di convenienza comparata e di chiarezza normativa.
Le società tra professionisti mostrano un potenziale economico e organizzativo rilevante, ma per crescere hanno bisogno di un contesto fiscale e regolatorio più favorevole.
Il rapporto con la PA e le indicazioni emerse dal confronto
Se i due studi di Fondazione Inarcassa mettono a fuoco il tema dell’aggregazione professionale e i limiti che ancora frenano la crescita delle STP, l’attenzione si è concentrata anche sul contesto in cui architetti e ingegneri si trovano a operare, cioè sul rapporto quotidiano con la Pubblica Amministrazione.
La possibilità di lavorare in forme più strutturate, infatti, dipende anche da un sistema di regole, procedure e interlocuzioni amministrative che, secondo molti professionisti, resta spesso complesso e poco lineare.
A tal proposito il Consiglio Nazionale degli Architetti ha riportato i risultati dell’indagine del proprio Centro Studi, da cui emerge che il 64% dei professionisti si interfaccia con gli uffici pubblici e che le criticità più avvertite riguardano la lentezza delle procedure, la difficoltà di interlocuzione diretta e l’uso non sempre agevole delle piattaforme digitali.
Nello stesso quadro, il Consiglio Nazionale Architetti, Pianificatori, Paesaggisti e Conservatori ha richiamato la necessità di regole chiare e concretamente applicabili, collegando questo obiettivo anche al nuovo Testo Unico dell’Edilizia e rilanciando il tema dei concorsi di progettazione come strumento da valorizzare per selezionare progetti di qualità nelle opere pubbliche.
Su un piano analogo, Federarchitetti ha insistito sulla necessità di legare l’aggregazione a specializzazione e multidisciplinarità, sottolineando al tempo stesso che la digitalizzazione oggi coincide spesso con la sola trasmissione telematica delle pratiche e finisce per trasferire sul professionista oneri documentali già disponibili alle Pubbliche Amministrazioni.
Sul versante degli appalti, invece, l’Autorità Nazionale Anticorruzione ha spostato l’attenzione sul tema della trasparenza, osservando che la semplificazione non dovrebbe ridurre i controlli ma rafforzarli, anche alla luce delle criticità legate agli accordi quadro, all’appalto integrato e agli affidamenti diretti, soprattutto di piccola dimensione, e alla necessità di mantenere un sistema che premi qualità e merito, non la semplice prossimità ai soggetti affidanti.
#Adessonews seleziona nella rete articoli di particolare interesse.
Se vuoi leggere l’articolo completo clicca sul seguente link
Redazione Edilportale
Source link





