25/03/2026 – La filiera HVAC+R si conferma uno dei comparti più rilevanti per l’economia italiana e per la transizione energetica del settore edilizio.
È il quadro che emerge dal Rapporto Strategico TEHA Group presentato ieri all’apertura della 44esima edizione di MCE – Mostra Convegno Expocomfort, secondo cui nel 2024 la filiera estesa ha generato circa 83 miliardi di euro di fatturato, con una crescita del 55% rispetto al 2015, 27 miliardi di euro di valore aggiunto (+59%) e circa 400 mila occupati (+20%).
Il comparto si pone come un acceleratore della transizione energetica degli edifici, in una fase in cui prestazioni energetiche, digitalizzazione degli impianti e comfort interno stanno diventando elementi centrali tanto nelle nuove costruzioni quanto negli interventi sull’esistente.
Il mercato delle caldaie, invece, ha subìto una forte contrazione nel 2025, delineando crescente preoccupazione per l’intero comparto. Il valore dell’export del comparto valvole e rubinetterie ha raggiunto quasi 6,2 miliardi di euro nel 2025, in crescita del 5,2% sul 2024, con una stima di fatturato totale di 9,55 miliardi di euro.
Impianti HVAC+R centrali nella transizione energetica
Per il mondo della progettazione intervenire sugli impianti significa agire su una quota rilevante dei consumi energetici nazionali. Secondo TEHA, in Italia il settore degli edifici rappresenta il 41% dei consumi finali di energia ed è il quarto settore per emissioni di CO2 equivalente.
Il tema dell’efficienza degli impianti HVAC+R non riguarda soltanto l’aggiornamento tecnologico dei sistemi di climatizzazione invernale ed estiva. Coinvolge la qualità energetica complessiva del patrimonio edilizio, la riduzione dei costi di esercizio e la capacità di migliorare comfort e accessibilità economica dei servizi energetici per famiglie e utenti finali.
Il Rapporto rileva anche la distribuzione delle classi energetiche del patrimonio immobiliare, ancora fortemente concentrata nelle fasce intermedie C, D ed E, che sono proprio quelle in cui si colloca una parte rilevante del potenziale di efficientamento, con effetti concreti sia sul fronte delle emissioni sia su quello della spesa energetica.
Povertà energetica e qualità dell’abitare
La riflessione aperta a MCE non si ferma ai numeri industriali. Il settore edilizio, infatti, viene letto anche in chiave sociale. Se quasi il 10% delle famiglie nel 2024 ha avuto difficoltà a riscaldare adeguatamente la propria abitazione, l’efficienza energetica non può più essere considerata solo come un obiettivo ambientale.
Per chi progetta edifici e riqualificazioni, questo significa ripensare il ruolo degli impianti in un’ottica più ampia: non solo generatori, terminali e regolazione, ma sistemi capaci di incidere sul benessere abitativo, sulla stabilità dei consumi e sulla resilienza economica degli utenti. In altre parole, la prestazione impiantistica si lega sempre più alla qualità dell’abitare.
Edifici smart, BACS e competenze: cosa cambia per i professionisti
Uno degli aspetti più interessanti per i tecnici riguarda i fattori di trasformazione individuati da TEHA nel settore edilizio. Da un lato, il mercato premia sempre più gli edifici energeticamente efficienti, con un differenziale di valore di mercato molto ampio rispetto agli immobili da ristrutturare; dall’altro, cresce rapidamente la domanda di tecnologie integrate e smart.
Il mercato italiano della smart home, secondo i dati richiamati nel Rapporto, è cresciuto di oltre cinque volte nell’ultimo decennio ed è atteso in ulteriore espansione fino al 2030. Questo scenario spinge la filiera HVAC+R verso soluzioni sempre più interconnesse, in cui impianti termici, controllo, automazione, sensoristica e gestione digitale dialogano all’interno di una logica di edificio intelligente.
Il nodo del mercato: caldaie in forte calo nel 2025
Accanto alla fotografia positiva della filiera, da MCE arrivano però anche segnali di rallentamento che interessano direttamente il comparto impiantistico. Assotermica segnala infatti che nel 2025 il mercato italiano delle caldaie ha registrato una contrazione marcata, con oltre 140 mila unità in meno vendute rispetto al 2024.
La flessione più pesante riguarda le caldaie murali, scese da 911.899 a 769.090 unità, con un calo del 15,7%. In discesa anche le caldaie a basamento (-24%), le caldaie soffiate (-14,7%) e gli scaldacqua a gas (-7,5%). Rallentano anche gli apparecchi ibridi e gli scaldacqua in pompa di calore, mentre solo i bruciatori mostrano un andamento positivo.
Per il settore delle costruzioni e della riqualificazione, il dato è rilevante perché tocca il ritmo di rinnovo degli impianti esistenti. In Italia resta infatti molto ampia la quota di apparecchi obsoleti, con effetti diretti su consumi, emissioni e costi di gestione. Il rallentamento delle sostituzioni rischia quindi di frenare un pezzo importante del processo di efficientamento del patrimonio edilizio.
Incentivi e normativa: l’industria chiede stabilità
Dal mondo industriale arriva la richiesta di regole stabili e una visione di medio-lungo periodo. Il rapporto TEHA indica fra le priorità il consolidamento del quadro normativo almeno fino al 2030, insieme a politiche per le competenze e a un raccordo più stretto con il sistema ITS Academy.
In assenza di un contesto stabile, il rischio è una frenata degli investimenti proprio mentre la domanda di edifici più efficienti e digitalizzati cresce.
Valvole e rubinetteria, export in aumento e incognite internazionali
L’altro segnale arrivato da MCE riguarda la filiera delle valvole e della rubinetteria. Secondo l’Associazione Italiana Costruttori Valvole e Rubinetteria (AVR), nel 2025 l’export del comparto ha raggiunto quasi 6,2 miliardi di euro, in crescita del 5,2% sul 2024, mentre il valore delle sole valvole e rubinetterie a uso civile ha superato i 3,2 miliardi di euro (+6%).
Per il settore edilizio è un indicatore importante, perché conferma la tenuta internazionale di una parte qualificata della componentistica impiantistica italiana. Allo stesso tempo, però, le imprese segnalano criticità che potrebbero riflettersi anche sulla competitività della filiera building: instabilità geopolitica, costi energetici, incertezza sui dazi, difficoltà logistiche e un quadro normativo europeo percepito come non ancora sufficientemente chiaro.
Climatizzazione, il 2025 chiude con un segno positivo
Accanto alla frenata registrata nel mercato delle caldaie, da MCE arriva però un segnale di segno opposto dal comparto della climatizzazione. La rilevazione statistica 2025 di Assoclima, presentata oggi, mostra infatti un andamento complessivamente positivo del mercato italiano dei componenti per i sistemi di climatizzazione, con un fatturato Italia salito a 2.921 milioni di euro (+8,5% rispetto all’anno precedente) e una produzione nazionale pari a 1.279 milioni di euro (+6,4%).
A sostenere la crescita è soprattutto il comparto dell’espansione diretta, che registra incrementi diffusi sia a volume sia a valore per climatizzatori monosplit, multisplit e sistemi VRF. Un andamento che conferma come il raffrescamento e, sempre più spesso, anche il riscaldamento tramite pompe di calore elettriche stiano assumendo un ruolo stabile nelle scelte impiantistiche, spinti dalla maggiore attenzione all’efficienza energetica, dal peso del mercato di sostituzione e dall’aumento delle temperature estive.
Più articolato, ma nel complesso stabile, il quadro del comparto idronico, dove emergono segnali positivi soprattutto nelle medie e alte potenze, trainate anche dagli interventi nel terziario e nelle grandi infrastrutture. Il dato è interessante per il settore delle costruzioni perché suggerisce una dinamica meno uniforme rispetto ad altri segmenti: il residenziale continua a mostrare qualche cautela, mentre gli impianti destinati a edifici complessi e usi collettivi evidenziano una maggiore capacità di tenuta.
Pompe di calore, per farle crescere servono misure su prezzi e tariffe
Accanto ai dati di mercato diffusi da Assoclima, a MCE è stato presentato anche lo studio TEHA Group “Il futuro delle pompe di calore tra competitività, mercato e policy”, che mette a fuoco uno dei nodi centrali della transizione energetica degli edifici. Secondo l’analisi, le pompe di calore sono già oggi una tecnologia matura, coerente con gli obiettivi di decarbonizzazione e con ampi margini di diffusione nel residenziale e nel terziario, ma il loro potenziale in Italia resta frenato soprattutto da fattori economici.
In particolare, continua a pesare il rapporto ancora poco favorevole tra prezzo dell’energia elettrica e del gas, che nel 2025 ha ridotto la convenienza di questa soluzione per famiglie e imprese, nonostante l’elevata efficienza della tecnologia.
Per superare questo ostacolo, lo studio propone un pacchetto di misure mirate: riduzione selettiva degli oneri generali e dell’accisa sull’energia elettrica per gli utenti con pompa di calore, interventi sulle componenti tariffarie che penalizzano l’aumento della potenza impegnata e sviluppo di offerte commerciali dedicate. L’obiettivo è rendere più competitivo l’uso elettrico per la climatizzazione e la produzione di calore, così da favorire una diffusione più ampia delle pompe di calore in coerenza con gli obiettivi di transizione energetica, competitività industriale e indipendenza energetica del Paese.
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Rossella Calabrese
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