Neanche le urla a squarciagola di Antonio Tutolo, durante il comizio di domenica 12 aprile scorso del candidato sindaco Vincenzo Checchia (Noi per Lucera), sono riuscite a smuovere le acque riguardo al famigerato bando per l’affidamento dei monumenti lucerini. Ciò di cui si parlava ammizz o’ larghe negli ultimi giorni è stato soltanto l’alterco avvenuto quella sera in Piazza Duomo tra lo stesso Tutolo (con molti che si chiedevano ironicamente se fosse lui il candidato sindaco) e Gianni Finizio, più che l’argomento della discussione in sé. Lo show andato in scena è il sintomo di una questione ben più ampia, fatta di interrogativi ancora senza risposta, con un avviso comparativo dalle tempistiche fulminee a ridosso delle amministrative.
Merita dunque di essere sviscerata oltre le grida, la superficie dello scontro politico, gli editoriali frizzanti come distrazione di massa e le mistificazioni del sindaco Giuseppe Pitta volte a sviare il dibattito.
Venerdì 10 aprile sono scaduti i termini del bando, pubblicato il 12 marzo, per la presentazione delle proposte di gestione dell’Anfiteatro augusteo e della Fortezza svevo-angioina tramite Partenariato Speciale Pubblico-Privato. La scadenza, inizialmente fissata al 25 marzo, era stata prorogata dal Comune di Lucera con la determina n. 44, adottata due giorni prima del termine originario.
Il provvedimento si inserisce nel solco del bando regionale PR Puglia 2021–2027, la cui scadenza per la presentazione delle candidature è stata a sua volta posticipata al 30 aprile.
L’avviso finanzia progetti finalizzati alla valorizzazione e all’innovazione dei luoghi culturali pubblici non statali in Puglia e assegna punteggi premiali a chi dispone già di un accordo di partenariato attivo con un soggetto privato. Infatti, l’Amministrazione ha l’obiettivo di accedere a finanziamenti regionali fino a 5 milioni di euro per interventi sull’Anfiteatro, quest’ultimo al momento sottoposto a lavori di ampliamento, partiti nel 2024 grazie alla sovvenzione PNRR (avviato nel ciclo 2021–2026) da circa 1,65 milioni di euro.
La regolare procedura per il PSPP è stata avviata in seguito a una proposta progettuale di oltre 140 pagine presentata al Comune di Lucera il 23 febbraio scorso dalla cooperativa di comunità Lux Cereris, come emerge soltanto dalla Determina n. 39. Il dossier, tuttavia, non è mai stato reso pubblico.
Inoltre, nella delibera di Giunta n. 53 viene menzionata la Relazione istruttoria preliminare prot. com. n. 11301 del 05/03/2026 (documento tecnico-amministrativo redatto dagli uffici comunali per valutare la conformità del progetto prima della sua approvazione definitiva), indicata come parte integrante e sostanziale con il nome di “Allegato A“, sebbene in realtà non è mai stata acclusa nell’atto di indirizzo. In aggiunta, nella determina n. 39 risulta che la stessa Relazione istruttoria sia comprensiva della proposta progettuale della cooperativa lucerina. Ma per quindici giorni non v’è stata traccia alcuna sull’Albo Pretorio del sito istituzionale del Comune.
Insomma, pur essendo la relazione istruttoria formalmente esistente e richiamata negli atti, la sua mancata allegazione o pubblicazione contestuale alla delibera non consente di ricostruire immediatamente il percorso di valutazione seguito dagli uffici, con riferimento alle attività di raccolta, analisi e ponderazione degli elementi istruttori necessari alla decisione della Giunta, chiamata a deliberare nei limiti delle rispettive competenze dell’ente, e successivamente all’attivazione della procedura di avviso pubblico comparativo per l’individuazione del partner per la gestione e valorizzazione dei monumenti appartenenti alla res publica.
Una domanda sorge spontanea: Nel caso di una delibera di Giunta che avvia un procedimento di PSPP, la mancata allegazione o pubblicazione di una relazione istruttoria richiamata come parte integrante dell’atto può integrare un vizio di motivazione per relationem o una violazione dei principi di trasparenza e accessibilità degli atti ai sensi della L. 241/1990 e del D.Lgs. 33/2013? Ai competenti in materia l’ardua sentenza, con tutte le verifiche del caso.
Seppure questo non sia un dettaglio di poco conto, il fulcro dell’argomento tanto discusso e criticato riguarda le tempistiche e le modalità con cui si è proclamato il bando. E attenzione: nulla quaestio in relazione alla procedura di PSPP adottata che è, ai sensi dell’art. 134, comma 2, del D.Lgs. 36/2023, conforme al quadro normativo di riferimento.
Diverso il profilo relativo alle dichiarazioni rese dal sindaco uscente Giuseppe Pitta durante il comizio inaugurale di ieri sera, secondo cui «la legge consentiva al Comune di Lucera di affidare i monumenti in via diretta senza evidenza pubblica né bando», millantando il proprio spirito di trasparenza.
Affermazione che può risultare corretta solo se riferita al fatto che nel PSPP non è previsto un bando di gara in senso rigido e tipico delle procedure d’appalto; essa diventa invece fuorviante se intesa nel senso che l’amministrazione possa procedere all’affidamento senza alcuna forma di pubblicità o di confronto concorrenziale, poiché anche nel PSPP restano fermi i principi di trasparenza, concorrenza e pubblicità dell’azione amministrativa.
In via del tutto eccezionale, forme più limitate di pubblicità o confronto possono non essere attivate solo in presenza di condizioni particolarmente stringenti, ad esempio quando l’amministrazione dimostri l’oggettiva unicità del soggetto proponente o del progetto sotto il profilo tecnico, culturale o gestionale, tale da non rendere realisticamente praticabile un confronto concorrenziale. Analogamente, ciò può avvenire in ipotesi in cui non esista un mercato comparabile o non risultino concretamente individuabili alternative progettuali. Si tratta tuttavia di situazioni residuali, che richiedono una motivazione particolarmente rigorosa e sono comunque suscettibili di sindacato giurisdizionale.
La modalità ascendente di attivazione di un PSPP, come in questo caso, prevede che, una volta che il soggetto privato presenta la propria proposta progettuale, l’amministrazione verifichi, tramite un’istruttoria interna, se essa sia di interesse pubblico e coerente con gli obiettivi; qualora la proposta sia ritenuta consona, la Giunta approva un atto per avviare la procedura e il Comune procede di norma alla pubblicazione di un avviso o all’attivazione di una procedura comparativa per consentire ad altri operatori di partecipare alla procedura e presentare proposte concorrenti.
Ed è bene rimarcare, che non si tratta di un appalto né di una concessione, ma di una forma di collaborazione “speciale” tra il Comune, che manterrà pieno controllo e proprietà dei beni, e un partner privato che contribuirà alla gestione e alla valorizzazione delle attività culturali.
La Fortezza resterà di proprietà comunale, l’Anfiteatro continuerà a essere un bene culturale di proprietà del demanio dello Stato, nella disponibilità funzionale dell’Ente locale, unitamente a una convenzione sottoscritta nel luglio 2025 con il Ministero della Cultura, nell’ambito della partecipazione a Puglia Culture.
Oltre alla rapidità dell’attività istruttoria (dove in meno di tre settimane si è passati dalla proposta all’atto ufficiale), ciò che ha sollevato dei dubbi è stato il poco tempo disponibile (prima del rinvio del 23 marzo) per inviare le candidature: circa due settimane soltanto (poi estese di altre quindici giorni circa, soltanto in seguito alla proroga dell’avviso regionale) per elaborare e presentare un solido programma culturale, un prospetto economico sostenibile e una proposta gestionale all’altezza dei due monumenti lucerini.
Un bando per un PSPP non ha una tempistica standard fissa, ma si attesta generalmente su un arco temporale medio-lungo di circa 30 giorni per permettere la coprogettazione.
La stessa amministrazione ha motivato la scelta con le «restringenti tempistiche» legate al bando regionale di riferimento. Ma l’avviso regionale era stato pubblicato il 29 settembre 2025, offrendo circa sei mesi per la presentazione delle proposte, diventati adesso sette con la dilazione al 30 aprile. Un lasso di tempo tutt’altro che circoscritto.
Da qui l’interrogativo sulle ragioni di un bando comunale così fulmineo: o il soggetto proponente ha impiegato mesi per predisporre il dossier, oppure ha pianificato l’avvicinarsi della scadenza regionale, inducendo l’amministrazione a un avviso repentino che, inevitabilmente, restringe drasticamente la platea dei potenziali partecipanti.
Resta da chiedersi, inoltre, come mai, da settembre scorso, il Comune di Lucera, non abbia preso esso stesso l’iniziativa, tramite la modalità discendente del PSPP (ovvero senza l’impulso di un proponente), ricercando attivamente un partner speciale per la valorizzazione dell’Anfiteatro mediante un avviso pubblico, così da non partecipare poi al bando regionale sul filo di lana.
Tenuto conto anche che l’idea di Partenariato Speciale era già prevista nel dossier di candidatura a Capitale della Cultura nel 2024 e poi mai portata a compimento durante l’annata di Capitale Regionale della Cultura dello scorso anno.
Si è preferito avviare la procedura durante una fase molto delicata per la città, ossia a due mesi dalle amministrative, dove fra l’altro la cooperativa promotrice si interseca con la lista civica SìAmo Lucera (il cui referente è Gianni Finizio, presidente della Lux Cereris), che sostiene la candidatura del sindaco Pitta, e fa della valorizzazione del patrimonio culturale lucerino il proprio programma elettorale. E questo rilevante aspetto dal primo cittadino non è mai stato chiarito, né tantomeno accennato.
Al contrario, ha reso le acque ancora più torbide con le sue dichiarazioni dell’ultimo periodo, utilizzando la sua misera e subdola tecnica di vacua retorica del «non far fare», dei lucerini rosi dall’invidia «che odiano Lucera e i cittadini» e che vogliono «cavalcare ancora la stagione del malcontento e della polemica a tutti i costi», sopprimendo sul nascere qualsiasi forma di dibattito pubblico costruttivo e diafano.
La sua comunicazione demagoga a senso unico non ammette contradittorio e svia destramente il nocciolo della questione. E chi tenta di avanzare delle critiche, riassestando così il focus sul tema, viene additato come un disfattista che getta fango sulla veste immacolata di qualcuno e lede l’alma pura di una città coperta dal velo incorporeo del “Tutto va bene, Madama la Marchesa“.
Per Pitta, carente di qualsivoglia argomentazione, si tratta semplicemente di cose «dette e scritte del tutto prive di fondamento, mistificando la realtà», ergendosi, col cerone in viso, a paladino dei lucerini e delle associazioni lucerine contro un gruppo di dissenzienti che, sempre nella sua narrazione delirante, sollevano delle mirate e concrete obiezioni perché auspicano a una calata degli Hyksosnella città federiciana per la cura dei monumenti.
Ma è lecito porsi degli interrogativi, senza passare per traditori della patria, se il patrocinatore corrisponde poi ad una società che risulta attualmente inattiva, e secondo le informazioni disponibili, non avrebbe ancora depositato bilanci nei circa due anni dalla sua costituzione. Inoltre, non emergono evidenze documentate di precedenti esperienze nella gestione di beni culturali di particolare rilievo. Tutto ciò sembra riflettersi anche nella proposta progettuale presentata all’Ente, nel quale, sulla base degli elementi disponibili, alcuni aspetti non risultano pienamente definiti, in particolare quelli relativi alla sostenibilità finanziaria nel medio-lungo periodo, alle competenze scientifiche richieste, nonché all’organizzazione del personale e delle risorse umane da impiegare. Ulteriori profili critici riguardano la stima dei flussi di visitatori, la definizione degli obiettivi in termini misurabili e la strutturazione complessiva del modello gestionale, che appare, in più parti, ancora di carattere prevalentemente programmatico.
Il prossimo step sarà la valutazione comparativa delle proposte ricevute dal Comune, affidata a una commissione tecnica composta da esperti con adeguata competenza tecnico-amministrativa, nominata con apposito provvedimento dirigenziale.
Sebbene vi sia una sospensione amministrativa pre-elettorale, il segretario Caso sarà tenuto a concludere la procedura e a proseguire con l’eventuale affidamento.
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Luigi Vecchiarino
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