Il Terziario di mercato alla prova dell’AI: dati, visioni, prospettive nel Convegno dell’Unione provinciale Confcommercio. La rivoluzione algoritmica sotto la lente sociologica, economica ed etica della Confcommercio provinciale


Tutti ne parlano, molti la utilizzano, pochi ne comprendono i confini e le applicazioni concrete. Da queste premesse è nato il convegno, organizzato oggi dall’Unione provinciale Confcommercio svoltosi oggi presso il Seminario vescovile, dedicato all’AI ed ai processi di digitalizzazione nel terziario di mercato. Il convegno ha presentato il primo Report ufficiale sull’impatto e la conoscenza reale della rivoluzione algoritmica nel terziario. Sotto la lente di Format Research – cui è stato il Report che ha coinvolto 800 imprese della provincia di Treviso – sono finite molte domande che hanno generato risposte dalle quali si è delineata una fotografia reale del cambiamento, degli investimenti, dei timori, degli ostacoli, dei diversi approcci che si stanno generando con l’avvento dell’AI. Due le motivazioni che hanno indotto la Confcommercio provinciale a scattare questa inedita fotografia. Le ha illustrate, in apertura di convegno, il Commissario dell’Unione e Vicepresidente nazionale Giovanni Da Pozzo: “la prima: la rivoluzione algoritmica si può considerare la quarta dell’era moderna e, a differenza delle precedenti rivoluzioni che impattavano su un aspetto (per citarne le tre fondamentali: 1750: macchina a vapore, città industriale, proletariato urbano, 1870: produzioni di massa, consumi di massa, fordismo, 1970-80 calcolatori, microprocessori, automazione) è una rivoluzione pervasiva che non cambia solo la produzione ma riformatta tutto ciò che ci circonda: istituzioni, mercati, relazioni personali, politiche pubbliche, accelerando ulteriormente il ritmo del cambiamento e la densità delle innovazioni. Più si procede, più si riducono i tempi: dal primo smartphone all’AI sono passati pochi decenni, mentre le precedenti rivoluzioni hanno avuto bisogno di tre secoli per svilupparsi. Ciò significa che il tempo per adattarsi si è azzerato e che non possiamo permetterci di essere spettatori o di pensare che basti imparare a fare bene le domande: occorre governare questo cambiamento mentre lo stiamo vivendo. L’AI è tecnica, si basa su processi logico matematici, ha lo scopo di progredire all’infinito, non ha coscienza e per questo motivo è necessario interrogarsi sui suoi limiti per capirne il potenziale nei processi di cambiamento e per governarla. Per questo, il ruolo delle Associazioni di categoria come soggetti attivi ed orchestratori del cambiamento è fondamentale”. Ma l’AI è già entrata nel quotidiano di ogni professione, lavoro, impresa. Alcuni esempi: gli algoritmi predittivi vengono utilizzati per la gestione delle scorte, i sistemi di raccomandazione personalizzati, i chatbot per il customer care, elementi che pongono rischi per la riduzione del personale nelle mansioni ripetitive. Nel turismo, le piattaforme di prenotazione che integrano AI per suggerire pacchetti personalizzati, traduzione automatica per i turisti stranieri, sistemi di pricing dinamico per hotel e ristoranti. Nei servizi consente l’automazione di compiti amministrativi, supporto diagnostico, ottimizzazione di flussi. Il Report in sintesi: due velocità e tre scenari per il terziario trevigiano I dati – ha spiegato Pierluigi Ascani, direttore di Format ed autore del Report – restituiscono un quadro del terziario che corre a due velocità: da un lato, una quota minoritaria ma dinamica di imprese che ha già intrapreso o sta pianificando un percorso di adozione dell’AI; dall’altro, una maggioranza ancora ferma all’attesa, per ragioni che vanno dalla mancanza di interesse strategico alla carenza di competenze interne. Il 56,4% delle imprese con almeno due addetti dichiara di investire in innovazione. È una quota superiore alla metà, ma che non deve ingannare: le forme prevalenti di innovazione riguardano i servizi (32,0%) e i prodotti (25,4%), vale a dire innovazioni orientate al mercato ma non necessariamente connesse alla trasformazione digitale o all’AI. Gli investimenti si sono concentrati soprattutto sullo sviluppo di nuovi prodotti (50,9%) e in misura minore sui servizi (35,3%). Guardando alle prospettive, prodotto e servizi restano prioritari anche nelle intenzioni future, seppur con intensità più contenuta. L’adozione dell’intelligenza artificiale è, per ora, un fenomeno minoritario: solo il 25,4% delle imprese ha investito o intende investire in AI. Tre quarti del campione (74,6%) ne rimane al di fuori. Il dato è in linea con il contesto nazionale Le ragioni del non investimento sono rivelatrici: il principale ostacolo dichiarato è la mancanza di interesse o di esigenze strategiche (40,9%), seguita da scetticismo culturale (17,2%) e da carenza di tempo e risorse (16,2%). Non si tratta dunque, in prevalenza, di un problema economico o tecnologico, ma di un deficit di consapevolezza strategica: le imprese non percepiscono ancora l’AI come una leva competitiva che le riguarda. Tra chi invece ha intrapreso o prevede di intraprendere un percorso di adozione, le aree di maggiore interesse riguardano l’analisi dei dati e il marketing (entrambi citati dal 51,5% delle imprese orientate all’AI), la gestione documentale (39,6%) e l’assistenza clienti (36,6%). Gli strumenti più diffusi o previsti sono gli assistenti virtuali (38,6%), le piattaforme di marketing automation (31,7%) e i chatbot e sistemi predittivi (23,8%). Rimane critico il tema delle competenze: il 54,5% delle imprese che investono in AI dichiara di avere competenze interne limitate, e solo il 6,9% si ritiene adeguatamente attrezzato. Le principali difficoltà sono la mancanza di know-how specifico (38,6%), i problemi di integrazione con i sistemi esistenti (35,6%) e le preoccupazioni per la privacy e la sicurezza dei dati (25,7%). La principale leva di aggiornamento identificata dalle imprese è la formazione (55,4%), seguita dalla partecipazione a conferenze (26,7%) e dal networking (23,8%). Un dato che controbilancia il quadro di cautela è il giudizio sui benefici attesi: il 77,2% delle imprese che hanno adottato o prevedono di adottare l’AI ritiene che essa migliorerà la qualità del lavoro, principalmente in termini di efficienza operativa (62,8%). Al tempo stesso, la quasi totalità del campione (94,7%) esclude che l’AI possa sostituire la conoscenza acquisita con l’esperienza imprenditoriale. È un segnale culturale rilevante: le imprese del terziario della Provincia di Treviso percepiscono l’AI come uno strumento di supporto, non come un agente sostitutivo del capitale umano e relazionale su cui il terziario di prossimità si fonda. Il Report evidenzia, per il terziario provinciale di Treviso, tre scenari di foresight possibili: il primo ottimistico, con formazione capillare, innovazione collettiva ed AI utilizzata anche dalle microimprese, il secondo pessimistico con una previsione di polarizzazione in cui solo poche, grandi imprese riescono a digitalizzarsi, occupazione in calo non compensata da aumento di servizi avanzati. Il terzo, quello che la Confcommercio giudica più probabile, è definito come scenario incrementale, uno scenario di crescita reale dove AI ed ecommerce si integrano, con una trasformazione lenta, costante, progressiva accompagnando sviluppo, crescita, passaggi generazionali, dove la scomparsa di alcune fasce occupazionali viene compensata dall’inserimento di nuove figure occupazionali. I commenti dei relatori: Alessandro Minello Alessandro Minello, economista, fondatore di EConlab “Occorre governare e far entrare l’AI nella formula imprenditoriale e non nelle singole funzioni, nelle reti di impresa, nel Sistema imprenditoriale. Solo così il terziario potrà continuare ad essere il comparto trainante che produce il 70% dell’occupazione e del PIL dimostrando di aver saputo interpretare il paradigma della complessità. Ci troviamo di fronte a situazioni caotiche ed il caos- diceva F. Nietzsche – genera creatività. Il terziario è il settore che più di altri può adattarsi alla condizione di antifragilità, prosperando nel caos. Per affrontare la metamorfosi e gestire la complessità algoritmica, tre sono gli approcci nuovi da adottare: l’iperdigitalizzazione, ovvero integrazione di AI e cloud con servizi adattivi al contesto, la sostenibilità delle reti di impresa, l’ibridazione tra umano e tecnologia. Salvaguardando il valore etico dei servizi nelle innovazioni di processo, prodotto, servizio e guardando ad un nuovo, inedito, aspetto fondante: l’empatia, una nuova, caratterizzante dimensione che consente di comprendere il cambiamento, vivere la metamorfosi e favorire l’accesso alle nuove opportunità”. Andrea Granelli, saggista e presidente di Kanso “Esprimere giudizi morali definitivi sul digitale è certamente prematuro, ne sappiamo ancora troppo poco… ma è comunque utile e necessario prendere posizione…soprattutto per orientare i meno attrezzati. La tesi che vorrei sostenere e condividere è che la tecnologia è un pharmakon: può curare ma anche distruggere. La sua eticità non dipende dalla tecnologia in quanto tale, ma dalla forza morale e dalle competenze di chi la usa. La sfida è dunque in primis una sfida di competenze e di visione…legata a una scelta implicita: vogliamo essere leader o follower, guidare o essere guidati dall’AI?

Scopri di più https://www.confcommercioprovinciaditreviso.it/articolo/ai-e-terziario-tra-visioni-prospettive-e-timori-




#Adessonews seleziona nella rete articoli di particolare interesse.
Se vuoi leggere l’articolo completo clicca sul seguente link
 Daniela Pivato

Source link

Di